— Sfortunatamente no. L’ho visto all’obitorio di Wandsworth. Il suo corpo e stato ripescato dal Tamigi qualche ora fa.
— Allora non hanno ancora fatto l’autopsia?
— Non ancora. Ma a me sembra un evidente caso di suicidio dopo il delitto. Dal nostro punto di vista, il caso e chiuso.
Fallada disse: — Percy, vorrei vedere il cadavere.
— Si, certo. Hai… hai qualche motivo particolare?
— Sono pronto a scommettere che non e morto annegato.
— Perderesti. Ho visto pompargli l’acqua dai polmoni.
Fallada scosse la testa, incredulo. — Ne sei sicuro?
— Sicurissimo. Ma perche… Hans, non capisco.
— Vengo li da te. Ci sarai ancora fra mezz’ora?
— Si.
— Porto con me il capitano Carlsen.
Fallada chiuse la comunicazione. Si alzo, passandosi una mano sugli occhi e sospirando.
— Sapete una cosa? — disse. — Io sono ancora pronto a scommettere che era gia morto prima di finire nel fiume. — Ando a guardare dalla finestra, le mani affondate nelle tasche della giacca. — Quando e arrivata la chiamata, stavo per dire che hanno sbagliato a scegliere Clapperton. Era troppo conosciuto, e quindi non poteva essere utile a loro. Hanno dovuto ucciderlo.
— Forse avete ragione — disse Carlsen.
— Puo darsi — brontolo Fallada. — Andiamo, adesso. — Premette un pulsante e disse alla segretaria: — Fatemi trovare un tassi all’uscita fra cinque minuti, per favore. E dite a Norman che fra poco gli arrivera un altro cadavere da esaminare.
L’ascensore impiego venticinque secondi ad arrivare al pianterreno, circa millecinquecento metri piu in basso. Con quegli ascensori ad alta velocita non si aveva la sensazione del movimento, si provava solo un leggero senso di leggerezza.
Fallada rimase silenzioso, la testa bassa.
Quando uscirono dall’Istituto, l’aria dell’esterno li avvolse come acqua calda. Era primavera ma sembrava una giornata estiva. Gli uomini erano senza giacca, le donne sfoggiavano i nuovi vestiti alla moda: stoffa trasparente e biancheria variopinta. L’aria quasi festosa della gente rendeva difficile credere all’esistenza dei vampiri.
Il piccolo tassi a batterie era gia in attesa. Altri andavano e venivano. Carlsen stava per chiudere lo sportello quando udi la voce del robot giornalaio gridare: — Novita sensazionali sulla “Stranger”! Ultime notizie! — Il cartello con la scritta al neon diceva: — Un astronauta descrive la “Mary Celeste” dello spazio!
Carlsen infilo una moneta nella macchina e prese una copia dell’“Evening Mail”.
Sulla prima pagina c’era la foto di Patricia Wolfson, la moglie del Comandante della “Vega”. La donna teneva due bambini per mano.
Nel tassi Fallada si protese in avanti cercando di leggere da sopra la spalliera. Carlsen disse: — Pare che Wolfson sia salito a bordo della “Stranger”.
Fallada torno ad appoggiarsi allo schienale. — Leggete a voce alta, per favore.
Carlsen lesse: — Un’ora prima di ricevere l’ordine di sospendere l’esplorazione della “Stranger”, il Comandante Derek Wolfson e entrato con altri tre astronauti nella cabina di comando dell’astronave sconosciuta. Ce l’ha rivelato oggi in un’intervisa esclusiva Patricia Wolfson, moglie del Comandante. La signora Wolfson e i due bambini hanno passato cinque ore al centro comunicazioni della base lunare, e la moglie del Comandante ha potuto parlare con lui, che era a bordo della nave spaziale “Vega”, a oltre quattrocento milioni di chilometri di distanza. In un messaggio televisivo di otto minuti e mezzo, il capitano Wolfson ha descritto come la sua squadra era entrata nell’astronave misteriosa passando da un grande squarcio aperto nello scafo. Questo squarcio non esisteva ancora quando la “Stranger” e stata esplorata parzialmente per la prima volta lo scorso novembre dal capitano Carlsen, Comandante della “Hermes”, e dai suoi uomini. “Se quello squarcio fosse stato fatto qualche metro piu in la”, ha dichiarato il Comandante Wolfson, “tutto il ponte di comando sarebbe stato distrutto”. Secondo il dottor Werner Hass, fisico della spedizione, gli strumenti della cabina di comando dimostrano che i costruttori della “Stranger” possedevano una tecnologia molto piu avanzata di qualsiasi scienza tecnologica attualmente conosciuta sulla Terra. Il Comandante Wolfson ha detto inoltre che la cabina di comando non aveva riportato danni, ma che carte e mappe stellari erano sparse sul pavimento. “La cabina” ha detto il Comandante “sembrava che fosse stata abbandonata solo da mezz’ora.” Pero non ha trovato tracce di esseri viventi. Wolfson ha detto a sua moglie che l’astronave abbandonata gli ricordava il mistero della “Mary Celeste”. I documenti trovati nella cabina sono stampati su fogli pesanti, simili a carta cerata. Questo di per se potrebbe fornirci un indizio sulla galassia da cui l’astronave e partita. Wolfson e i suoi erano nella cabina di comando della “Stranger” gia da un’ora, quando la “Vega” ha ricevuto dalla base lunare l’ordine di sospendere l’esplorazione del relitto a causa del pericolo di radiazioni. Il nostro corrispondente…
Carlsen piego il giornale e lo passo sopra le spalle. — Tenete. Se volete continuare…
Fallada disse: — Mi chiedo chi gli abbia dato il permesso di iniziare l’esplorazione.
— Probabilmente nessuno. Wolfson non e tipo da aspettare permessi.
L’autista del tassi disse: — Meglio il mio, d’un lavoro…
Decisero che era meglio sospendere la conversazione. Restarono in silenzio, riflettendo. Carlsen ripensava agli splendidi dipinti sulle pareti della “Stranger” e alle immense colonne, e si chiedeva come avrebbe potuto descrivere quelle meraviglie a Fallada.
— La “Mary Celeste” dello spazio! — disse a un tratto Fallada. — Ci mancava quest’altra trovata giornalistica!
— Speriamo che non attacchi — commento Carlsen.
Entrati a New Scotland Yard vennero riconosciuti dal sergente di servizio.
— Il Commissario vuole che andiate subito da lui — disse il poliziotto. — Conoscete la strada, vero?
Sir Percy Heseltine li stava aspettando. Indossava abiti civili, ma pareva che fosse in uniforme. Era alto, robusto e calvo.
— Percy, questo e il Comandante Carlsen — disse Fallada.
Il Commissario strinse con forza la mano di Carlsen. — Sono felice che siate venuto, Comandante. C’e un messaggio per voi. Ha chiamato Bukowsky, dell’Istituto Ricerche Spaziali, e vuole che vi mettiate subito in contatto con lui.
— Grazie. Da dove posso chiamarlo?
Heseltine gli indico un teleschermo visibile da una porta aperta. — Usate quello della mia segreteria. Nell’ufficio non c’e nessuno.
Carlsen non si preoccupo di chiudere la porta. Intuiva che qualsiasi cosa Bukowsky gli avesse detto avrebbe riguardato tutti e tre.
Un minuto dopo arrivo la voce e l’immagine di Bukowsky. Sembrava preoccupato e irritato.
— Olaf, finalmente vi trovo. E un’ora che vi cerco.
— Ero con il dottor Fallada.
— Si, l’ho saputo. Avete letto i giornali?
— Ho visto che il capitano Wolfson e stato sulla “Stranger”.
— Capitano! Potra ritenersi fortunato se si ritrovera tenente! E quell’idiota di sua moglie… Non so come sia venuto in niente a Zelensky di farla entrare nella base lunare. E adesso, come se non bastasse, abbiamo un altro problema. Il Ministro dello Spazio mi ha appena detto che bisogna esplorare immediatamente la “Stranger” centimetro per centimetro.
— Ditegli di andare a farsi fottere.
— Ci pensero. Ma perche?
— Perche il dottor Fallada ritiene che i tre extraterrestri non siamo morti.
— Non sono morti? Cosa diavolo state dicendo? Li abbiamo visti, no?
In tono pacato Carlsen disse: — Io credo che il dottor Fallada abbia ragione.
Bukowsky rimase in silenzio con aria pensosa. Poi disse: — Che cosa ve lo fa pensare?
— Quello che ho visto oggi nel suo laboratorio. Se vedeste, sareste convinto anche voi.
