Si rivolse a Carlsen:
— Era da prevedere. Devo ammettere che provo una specie di sinistra soddisfazione nel constatare che era proprio come avevo immaginato.
— Ne siete proprio sicuro? Io ho visto il cadavere del giovane Seth Adams. Lei lo ha assorbito, gli ha preso tutta la vita, non so come dire, e l’ha ridotto come un vecchio. Avete visto quel cadavere? — Fallada annui. — Invece questa ragazza non e affatto ridotta in quel modo. A me sembra che sia rimasta vittima di una normale aggressione di carattere sessuale. Non potrebbe esserci davvero un’altra spiegazione per il curioso comportamento del suo campo vitale?
Fallada scosse la testa. — No. State a sentire. Prima di tutto, non e questione di curioso comportamento. Qui si tratta di porosita o rottura di quel certo non so che, che mantiene il campo vitale, che lo contiene. Non si sa esattamente cosa sia. Vi assicuro di conoscere fior di biologi convinti che l’uomo possiede un corpo immateriale, astratto, oltre al corpo fisico, e che il campo vitale e una funzione degli atomi di questo corpo, come il magnetismo e una funzione degli atomi di un magnete. Pensate alla polpa di un’arancia. Il succo e racchiuso in minuscole celle…
Suono il telefono. La voce della segretaria disse: — Dottor Fallada, Sir Heseltine e fuori sede. Si trova a Wandsworth. Ma tornera entro un’ora.
— Benissimo. Lasciate detto che saro da lui fra un’ora. Dite che e importante. — Fallada torno a rivolgersi a Carlsen: — Dunque, a che punto eravamo?
— All’arancia.
— Ah, si. Stavo per dire che, se lasciamo seccare un’arancia e poi la mettiamo a macerare nell’acqua per un giorno, riprende la sua forma primitiva. Ma se la schiacciamo, se spremiamo l’arancia e ne togliamo il succo, niente puo piu farla tornare come prima. Rotte le celle che contengono il succo, non si puo piu far niente. Succede lo stesso con il corpo umano. Se uno muore di morte naturale, il campo vitale impiega vari giorni a disperdersi. Anche se si tratta di morte violenta, ci vuole ugualmente un po’ di tempo, perche la maggioranza delle celle sono rimaste intatte. In questi casi il cadavere e come un’arancia con una brutta ammaccatura, ma per la disidratazione ci vogliono parecchi giorni. Ora, la struttura cellulare di quella ragazza e stata distrutta come le celle di un’arancia dallo spremitore. Niente che rientri nella norma puo avere provocato un fenomeno simile. Avrebbe dovuto morire bruciata, carbonizzata, o essersi buttata dall’ultimo piano di un grattacielo… — Si interruppe e ando a versare nei bicchieri altro whisky. — O essere stata fatta a pezzi dalle ruote di un treno.
— Un treno, stritolandola, avrebbe distrutto la struttura?
— No, la mia era una battuta. Ma sono convinto che in quel caso nessuno si sarebbe preso il disturbo di misurare il campo lambda. — Si avvicino a Carlsen porgendogli il bicchiere. — Su, beviamo. Dobbiamo tirarci su di morale.
Carlsen prese il bicchiere senza fare obiezioni. Sebbene avesse gia bevuto due whisky si sentiva assolutamente sobrio, senza nemmeno un inizio di euforia.
Fallada disse: — Ditemi una cosa. Credevate proprio che quella aliena fosse morta?
Carlsen scosse la testa. — No, non lo credevo. Se volete sapere la verita, mi rifiutavo di crederlo. — Senti di arrossire mentre lo diceva. Di nuovo gli era costato uno sforzo dire quello che pensava.
Se Fallada rimase sorpreso, non lo dimostro. — Era tanto affascinante?
Carlsen sperimento di nuovo quel muro di resistenza che gli bloccava le parole. Resto in silenzio a lungo. Alla fine disse: — E difficile da spiegare.
— Direste, per esempio, che possedeva una specie di potere ipnotico?
Carlsen si irrito con se stesso nel sentirsi tanto a disagio. Disse, quasi balbettando: — Ecco… e difficile… Voglio dire che e… e strano trovare tanto difficile parlarne.
Fallada disse subito: — Ma e importante parlarne. C’e qualcosa che devo capire.
— Va bene. — Carlsen degluti a vuoto. — Ricordate la poesia del Pifferaio Magico di Hamelin?
— Non ricordo la poesia, ma conosco la favola. E capita che mia madre sia nata proprio ad Hamelin.
— Dunque, nella poesia, il pifferaio suona il suo piffero magico, e tutti i bambini lo seguono fin dentro una montagna. Lo seguono tutti contenti. Soltanto uno resta indietro perche e zoppo, descrive quello che la musica sembrava promettere… non ricordo le parole esatte… un paese felice dove tutto era nuovo e strano. Un posto ideale, meraviglioso, dove le torte pendono dagli alberi e i fiumi sono fatti di panna montata… — Bevve un sorso di whisky sentendo il calore secco ardergli le guance e le orecchie. — Ecco, com’era.
— Potete descrivermi quello che lei sembrava promettere?
— Be’, niente. Niente in quel senso, voglio dire… Ma era la stessa sensazione… si aveva la visione di… della donna ideale, se cosi si puo dire.
— Quello che Goethe definisce “Ewigweibliche”, l’eterno femminino? Il suo “Faust” termina dicendo: “L’eterno femminino ci trae verso l’altro”.
Carlsen annui. Adesso sentiva una strana sensazione di sollievo. — Ecco, proprio cosi. Forse Goethe ha incontrato una donna come quella. E un sogno che da ragazzi si fa. Guardiamo le amiche delle nostre sorelle e pensiamo che siano dee… Ma quando siamo un po’ piu grandi ci accorgiamo che non e cosi. La realta distrugge l’illusione…
Fallada disse a voce bassa: — Il sogno pero rimane…
— Si, il sogno. E per questo che non posso crederci. I sogni non muoiono cosi.
— C’e pero una cosa che dovete ricordare… — Aspetto che Carlsen alzasse lo sguardo dal bicchiere, poi aggiunse: — Quella creatura non era una donna.
Carlsen fece un gesto di protesta, e Fallada continuo in fretta: — Voglio dire che quegli esseri sono completamente diversi da tutto quello che noi consideriamo umano.
Quasi risentito, Carlsen disse: — Ma sono umanoidi!
Fallada ribatte: — No, nemmeno quello. Dimenticate che il corpo umano e una macchina ad alta precisione sviluppatasi per adattamento. Duecentocinquanta milioni di anni fa eravamo pesci. Abbiamo sviluppato braccia e gambe e polmoni per vivere sulla Terra. C’e una probabilita su un milione che esseri di un’altra galassia possano avere avuto un’evoluzione simile alla nostra.
— A meno che le condizioni del loro pianeta siano state simili a quelle della Terra — disse Carlsen.
— Non ci conterei troppo. Il rapporto patologico dei corpi dei tre esseri dimostra che il loro sistema digestivo e identico a quello degli esseri umani.
— Ma allora…
— Ecco, loro vivono assorbendo la vita di altre creature. Non hanno bisogno di cibo.
— Ammettiamo che sia cosi, ma… non so… Non ne sappiamo gran che, vero? Non sappiamo quasi niente su quegli esseri, niente di preciso.
Con tono paziente, come un professore che si rivolge a uno studente che non capisce, Fallada disse: — Qualche dato di fatto l’abbiamo. Per esempio, siamo quasi certi che la ragazza trovata morta lungo la ferrovia e stata uccisa da uno di loro, siano quel che siano. Sappiamo inoltre che le impronte digitali trovate sul suo collo appartengono a un uomo che si chiama Don Clapperton. — Carlsen non disse niente, e Fallada prosegui: — Abbiamo quindi due ipotesi possibili: o Clapperton ha agito obbedendo ai vampiri, o uno dei vampiri si era impossessato del suo corpo.
Era quello che Carlsen si era aspettato, e tuttavia si senti correre un brivido per la schiena e i capelli gli si rizzarono sulla nuca. Fece per dire qualcosa, ma gli manco la voce. Il cuore gli batteva forte.
Fallada disse in tono pacato: — Sappiamo entrambi che questo e possibile, nel qual caso e anche possibile che quegli esseri siano indistruttibili. Questo pero non significa che non possano commettere errori. Per esempio…
Il richiamo del teleschermo l’interruppe. Premette il tasto di risposta. La voce della segretaria disse: — L’Alto Commissario Heseltine desidera parlavi, dottor Fallada.
— Passatemelo.
Carlsen era seduto dall’altra parte della scrivania e non pote vedere la faccia di Heseltine quando apparve sul teleschermo. La voce era secca, il tono militaresco.
— Hans, meno male che ti trovo. Ci sono novita. Abbiamo trovato l’indiziato.
— Il campione automobilistico?
— Si. Sono appena andato a vederlo.
— E vivo?
