Carlsen si sveglio nella stanza buia. Le lancette luminose dell’orologio segnavano le due e trenta. Di mattina o di pomeriggio? Premette il pulsante del sistema insonorizzante. Subito udi le risate dei bambini da un’altra stanza. Ecco la risposta: era pomeriggio. Aziono il meccanismo che comandava l’apertura delle finestre, e le tapparelle scivolarono permettendo al sole di inondare la camera. Rimase disteso per cinque minuti, preparandosi alla fatica di alzarsi. Jelka entro con un vassoio.
— Ecco il caffe. Come ti senti?
Lui sbadiglio. — Te lo diro quando saro sveglio. — Si tiro su a sedere con un leggero sforzo, e aggiunse: — Ho dormito bene.
— Puoi ben dirlo.
Cogliendo il significato di quelle parole, riguardo l’orologio e noto la data: giovedi. — Ma quanto tempo ho dormito?
— Quasi trentatre ore.
— Perche non mi hai svegliato?
— Perche sembravi distrutto.
Entrarono di corsa le due bambine, e la piu piccola, Janette, di quattro anni, si arrampico sul letto e gli chiese di raccontargli una storia. Jelka disse: — Papa vuole bere il caffe — e con decisione le porto fuori.
Lui guardo dalla finestra e si chiese se veramente l’erba era piu verde del solito o se erano i suoi occhi che la vedevano cosi. Sorseggio il caffe che gli diede un piacere quasi sensuale.
Per la prima volta da quando era tornato sulla Terra non si sentiva stanco. Fuori, i giardini e le case del quartiere Twickenham Garden erano belli e tranquilli sotto il sole. Si sfrego gli occhi e si sveglio del tutto, e non ebbe piu dubbi: si sentiva piu vivo. Tutto gli sembrava piu vivido e piu eccitante. Non si sentiva cosi da quando era bambino.
Jelka rientro mentre lui stava bevendo la seconda tazza di caffe. Le chiese: — Novita?
— Niente.
— Niente? Alla TV non hanno parlato di quello che e successo?
— Il notiziario ha detto soltanto che gli extraterrestri erano morti.
— Meglio cosi. Era inutile provocare panico. Nessuno ha telefonato?
— Niente di importante. Chi e Hans Fallada?
— Un criminologo. Ricordi? Interveniva a commentare quella serie di famosi casi di omicidio.
— Ah, si. Be’, ti ha chiamato. Ha lasciato detto di telefonargli. Dice che e urgente.
— Hai il numero?
Appena vestito chiamo Fallada.
Rispose la segretaria. — E a Scotland Yard, capitano Carlsen. Mi ha detto di chiedervi di venire qui appena possibile.
— Cioe, dove?
— Siamo all’ultimo piano dell’Ismeer Building. Vi mandiamo una cavalletta. Fra quanto sarete pronto?
— Facciamo fra un quarto d’ora.
Fece colazione in giardino, all’ombra. Ma anche li faceva molto caldo. Il cielo era terso, d’un azzurro purissimi, sembrava acqua. Veniva voglia di togliersi gli abiti e di tuffarvisi.
Stava bevendo succo d’arancio quando arrivo la cavalletta. C’era una donna poliziotto ai comandi. Mentre salutava Jelka e le bambine, la moglie gli disse: — Non andare vicino all’orlo!
Voleva dire l’orlo del tetto dell’Ismeer Building. Era il piu alto grattacielo del mondo e sorgeva su un’area di mezzo chilometro quadrato nel centro di Londra. Era stato costruito nel periodo del sovraffollamento urbano da una societa del Medio Oriente. Per risolvere il problema della scarsita di aree per uffici nella citta di Londra, avevano deciso di costruire un grattacielo alto mille e cinquecento metri, con cinquencento piani. Il progetto era di costruirne uno simile in ogni capitale del mondo, ma il piano di decentramento aveva fatto abbandonare l’idea. L’Ismeer Building era rimasto l’unico.
La cavalletta stava salendo verticalmente nell’aria pulita, e la parete del grattacielo sfilava a pochi metri da loro. Carlsen ricordo improvvisamente la fiancata della “Stranger” quando l’avevano vista dalla loro astronave e senti un tuffo al cuore.
Chiese alla donna poliziotto: — Dove stiamo andando esattamente?
— All’Istituto Psicosessuale. — Sembro sorpresa che lui non lo sapesse.
— L’istituto dipende dalla Polizia?
— No, e indipendente. Ma collabora spesso con noi.
Mentre smontava dalla cavalletta fu sorpreso del cambiamento di temperatura. Li faceva quasi freddo. Si avvicino al parapetto sormontato da un’alta rete metallica. Da li poteva vedere le curve del Tamigi attraverso Lambeth e Putney fino a Morlake e Richmond. Se Jelka avesse guardato al loro telescopio avrebbe potuto vederlo li sul letto.
La donna poliziotto disse: — Ecco che arriva il dottor Fallada.
Un’altra cavalletta stava dirigendosi verso il tetto dell’Ismeer Building. Si libro sopra le loro teste e poco dopo si posava con leggerezza a due passi dall’altro elicottero. Fallada smonto e alzo una mano a salutare Carlsen.
— Siete stato gentile a venire subito. Come vi sentite?
— Bene, grazie. Mai stato meglio.
— Magnifico. Ho bisogno del vostro aiuto e con urgenza. Scendiamo.
Fece strada verso una rampa di scale. — Scusate un attimo, devo parlare col mio assistente. — Apri una porta con la scritta Lab. C. Li investi un forte odore di prodotti chimici e disinfettanti. Su un tavolo a rotelle vicino alla porta Carlsen vide un uomo nudo, di mezz’eta. Un giovane in camice bianco era chino su un microscopio.
Fallada disse: — Sono tornato. Fra una mezz’ora Scotland Yard ci mandera un altro cadavere. Lasciate perdere tutto il resto ed esaminate subito il corpo. E avvertitemi appena arriva.
— Bene — disse l’assistente.
Fallada chiuse la porta. — Di qua, capitano.
Andarono all’altra estremita del corridoio e Fallada apri una porta su cui era scritto il suo nome seguito dalla dicitura: Direttore. Carlsen chiese: — Chi era quell’uomo?
— Il mio assistente, Norman Grey.
— No, volevo dire il cadavere.
— Oh, un idiota che si e impiccato. Forse lo stupratore di Bexley. Stiamo cercando di venirne a capo. — Apri un armadietto. — Un whisky?
— Grazie, volentieri.
— Accomodatevi, prego.
Carlsen si sedette su una comoda poltrona vicino alla grande finestra. La poltrona lo avvolse morbidamente.
Da lassu il mondo, inondato di sole, sembrava sereno e semplice. Lo sguardo spaziava fino all’estuario del Tamigi e al Southend. Era difficile credere che esistessero violenza e malvagita.
Da uno scaffale di fronte la faccia di Fallada lo guardava dalla copertina di un libro intitolato “Testo di criminologia sessuale”. Le labbra spesse e le palpebre socchiuse gli davano un’aria un tantino sinistra.
Vista al naturale, invece, la faccia del criminologo aveva un non so che di ironico. Dietro le spesse lenti gli occhi pareva si godessero uno scherzo segreto.
— Alla vostra salute. — Il ghiaccio tintinno nel bicchiere.
Fallada si sedette sull’orlo della scrivania. Disse: — Ho appena fatto un’autopsia.
— Ah, si?
— Era il cadavere di una ragazza trovata sulla linea ferroviaria vicino a Putney Bridge. — Si mise una mano in tasca e ne tolse un foglio che porse a Carlsen.
Era scritto a macchina. Il capitano lesse l’intestazione: “Deposizione di Albert Smithers. Indirizzo: Foskett Place n. 12, Putney”. Il testo diceva: “Alle 3.30 circa mi sono accorto di aver dimenticato il thermos del te, e allora ho chiesto al caposquadra di lasciarmi andare a casa a prenderlo. Ho fatto la scorciatoia che fiancheggia la ferrovia, un sentiero lungo cinquecento metri. Un quarto d’ora dopo, alle quattro meno dieci, mentre rifacevo lo stesso percorso, vicino al ponte ho visto qualcosa sui binari. Ero certo che prima non c’era niente. Quando sono stato piu vicino ho visto che era il corpo di una giovane, con la faccia in giu. Aveva la testa sui binari. Stavo per
