la stanza dei campioni. Li non c’era teleschermo, ma esisteva un sistema visivo e un collegamento di altoparlanti.

Seth Adams era solo. Carlsen fece per parlargli ma qualcosa lo trattenne: Adams stava attraversando la stanza a passi furtivi, come un gatto che si avvicina a una preda. Carlsen si ricollego col laboratorio, cercando Pike, ma l’assistente non c’era. Premette allora il tasto del custode.

— Avete visto uscire Gerald Pike, l’assistente di laboratorio?

— Si, Comandante. E uscito un paio di minuti fa.

Dunque, Seth Adams era solo almeno da cinque minuti. Si ricollego con la stanza dei campioni. Come sospettava, Adams aveva riaperto uno dei cassetti, quello con l’uomo, e tolta di tasca una specie di penna l’appoggio all’occhio. Era una macchina fotografica! Una di quelle macchine miniaturizzate che nel ventesimo secolo venivano usate dalle spie. Carlsen avrebbe dovuto immaginare che un cronista inviato ne avesse una.

Era inquieto. Seth Adams non gli piaceva, ma aveva voluto fare uno sforzo per aiutarlo. Era arrivato persino a provare una specie di complice entusiasmo all’idea di quel servizio speciale di straforo. E adesso, addio intervista! Quello stupido si era rovinato da solo. Appena Bukowsky avesse saputo della cosa l’avrebbe fatto licenziare dal giornale. Altro che carriera!

Impietrito, osservo Seth che rispingeva a posto il cassetto e ne faceva uscire un altro. Fu tentato di schiarirsi la gola e con quel rumore, dall’altoparlante, farlo spaventare. O doveva forse far finta di niente e lasciare che se ne andasse con le fotografie? Sarebbe stato facile ottenere che il giornale non le usasse.

Adams fotografo la ragazza bionda, richiuse il cassetto, apri il terzo cassetto, scatto una foto e rimise la penna nel taschino. Poi si raddrizzo e fece un sospiro di sollievo che arrivo fino a Carlsen, si guardo intorno, e ando in punta di piedi a sbirciare dalla porta. Quindi torno al cassetto e guardo la ragazza. La base del cassetto era all’altezza delle ginocchia di Seth. Lui si chino a toccare il seno della ragazza, le accarezzo la faccia e le sfioro le labbra con la punta delle dita. Infine si inginocchio. Carlsen senti che era venuto il momento di intervenire.

Ando alla porta con l’intenzione di sbatterla, in modo che l’altoparlante trasmettesse il rumore. Aperta la porta si fermo. Vedeva Adams di spalle, chino sul cassetto, ma la posa aveva qualcosa di innaturale. Colto da un’intuizione improvvisa, torno davanti al teleschermo. Adams aveva la testa dentro il cassetto e la sua faccia era premuta su quella della ragazza. Il resto del corpo si inarcava scosso da tremiti. Carlsen lo chiamo, e le spalle del giovane ebbero un sussulto piu violento. Poi s’irrigidi. Resto cosi a lungo. Infine, lentamente, il corpo di Seth Adams si affloscio e cadde all’indietro. Una mano apparve sull’orlo del cassetto. Dapprima incerta, come chi si sveglia da un sonno profondo, la ragazza si tiro su a sedere. Si guardo in giro, ignorando il corpo di Seth sul pavimento, e mise le gambe giu dall’orlo del cassetto, come se stesse alzandosi da un letto.

L’altro teleschermo diede un segnale. La voce di Bukowsky disse: — Carlsen, siete ancora li?

Carlsen non rispose. Corse alla porta. La cabina dell’ascensore era aperta. Pochi secondi dopo correva nel corridoio del piano inferiore verso il laboratorio. Non pensava tanto al pericolo quanto a Violet Mapleson, e sperava che Seth fosse soltanto svenuto.

Il laboratorio era vuoto. Corse alla stanza dei campioni. La prima cosa che vide fu Seth Adams sul pavimento. Poi vide la ragazza distesa nel cassetto, come l’aveva vista l’ultima volta, gli occhi chiusi. Guardo la faccia di Seth, e indietreggio. Non era piu la stessa faccia, quello non era piu il corpo di Seth. Cos’era successo? Le labbra si erano ritratte lasciando scoperti i denti che apparivano giallognoli, e le labbra stesse erano grigiastre e screpolate. Sembrava che tutta la faccia fosse coperta da una ragnatela grigia, invece era la pelle che si era raggrinzita e ritirata, tutta una ruga. Era la faccia di un uomo vecchissimo. E mentre Carlsen guardava, strabiliato, i capelli da neri diventarono grigi… E le mani che uscivano dalle maniche ora troppo ampie erano anch’esse rugose, e la pelle lucida, come se si fosse trasformata in una pellicola di celluloide grigiasta.

Carlsen colse un movimento nel cassetto. La ragazza aveva aperto gli occhi e lo stava guardando. Era viva, non c’era dubbio. Tutto il suo corpo sembrava radiare un chiarore morbido. Gli sorrise dolcemente, come un bambino che si stesse svegliando. Lui la guardo, provando un senso di meraviglia che sembrava diffondersi a ondate. Era qualcosa che non aveva mai immaginato di vedere, una memoria annidata lontano nell’infanzia e che non aveva lasciato traccia nel suo io cosciente. Qualcosa collegata, gli pareva, con alberi, e acqua che scorre, e una fata, spirito dell’acqua, che era anche sua madre. Accanto a quella donna, tutte le donne del mondo erano grezze, rozze, brutte copie semimascoline. Senti la sua faccia tremare come per la voglia di piangere. Fece scorrere lo sguardo sul corpo della ragazza, ma non provo desiderio, solo meraviglia per la sua bellezza.

Lei gli sorrise e gli tese le braccia, come un bambino che chiede d’essere preso dal letto. Lui allungo le mani, e avvicinandosi d’un passo quasi inciampo nel corpo di Seth Adams. Abbasso lo sguardo e vide la faccia grigia e rugosa e i capelli diventati bianchi. Il vestito adesso sembrava di parecchie taglie troppo grande. E solo ora, di colpo, Carlsen si rese conto con chiarezza che Seth era morto, che quella donna, quella creatura aliena aveva succhiato la vita da un essere umano. Torno a guardarla, ma senza provare orrore. Le chiese: — Perche l’hai fatto?

Lei non rispose, ma a Carlsen sembro di udire la sua risposta nella mente. Non era molto chiara: pareva che lei si scusasse, dicendogli che era stato necessario. Gli tendeva ancora le braccia. Lui scosse la testa, e indietreggio di qualche passo. La ragazza si mise seduta e con un movimento pieno di grazia scese dalla lastra. I suoi gesti erano sciolti, agili, come quelli di una ballerina. Gli si avvicino e si fermo a guardarlo sorridendo.

Da vicino, anche una bella donna rivela qualche difetto. Quella ragazza non ne aveva: era perfetta anche vista da un metro. Si avvicino ancora un passo e fece per mettere le braccia intorno al collo di Carlsen. A Carlsen parve di sentire nel cervello la voce della ragazza che diceva: “Abbracciami. Lo so che mi ami. Il mio corpo ti piace, prendilo”.

Era vero. Lui l’amava. Ma Carlsen indietreggio scostando le mani della donna. La sua pelle era calda, piu calda di quella umana. Carlsen la desiderava con un’intensita tale da non poter essere paragonata al desiderio provato per qualsiasi altra donna. Ma era sempre riuscito a controllarsi, e dava grande importanza al suo comportamento. E poi riteneva inammissibile fare l’amore li in quella stanza.

Torno a guardare il corpo di Seth e lo colpi di nuovo l’idea che lei aveva succhiato la vita di un uomo, il risultato di vent’anni di crescita e di sviluppo, cosi, in un attimo, come un bambino goloso succhia un frappe.

Le disse: — L’hai ucciso. Lo sai?

Lei gli prese la mano e lui senti un brivido di gioia a quel contatto. Di colpo tutte le sue inibizioni scomparvero. Lei stava invitandolo mentalmente ad andare con lei, in qualche posto dove avrebbero potuto fare l’amore tranquilli, e lui voleva farlo. Ma guardando il corpo di Seth si rendeva conto che sarebbe stata probabilmente la morte anche per lui. Eppure non gli sembrava importante. Comprendeva qualcosa che non avrebbe potuto esprimere a parole. Il suo rigido addestramento sessuale pero resisteva ancora.

Lei gli mise le braccia al collo e avvicino la bocca alla sua. Lui la bacio, e senti il calore del corpo nudo premuto contro il suo mentre le teneva le mani strette sui fianchi.

Adesso capiva piu coscientemente cio che aveva intuito vagamente quando lei aveva aperto gli occhi. Capiva che lei non avrebbe potuto prendergli la vita, a meno che lui non gliel’avesse offerta. Gli si offriva, ma finche lui avesse resistito lei non avrebbe avuto il potere di prenderlo. Ma sapeva anche che era solo questione di tempo, di quanto tempo sarebbe durata la sua resistenza e il suo autocontrollo.

Senti la voce irritata di Bukowsky. — Carlsen, dove vi siete cacciato? — Veniva dal laboratorio. Carlsen si irrigidi e smise di baciarla. Lei lo lascio andare, semplicemente, e guardo verso la porta.

La senti dire, senza parole: “Devo andare. Come posso uscire?”. I pensieri di lui le dissero che aveva bisogno di abiti. Subito lei guardo il corpo di Seth. Carlsen le disse mentalmene: “No. Sono da uomo”.

Lei gli mise una mano nella tasca della giacca, gli prese il portafogli, ne tolse il tesserino elettronico. Carlsen non fece niente per impedirglielo. Poi la ragazza si volto e usci. Lui la segui fino alla porta. Poteva vedere Bukowsky sul teleschermo del laboratorio. Il direttore stava parlando a qualcuno in piedi davanti alla sua scrivania. Diceva: — So che deve essere su quel piano. — Poi alzo gli occhi e vide Carlsen. — Oh, eccovi! — disse.

La ragazza era uscita. Di colpo Carlsen si rese conto del pericolo corso.

L’orrore lo colse all’improvviso, a scoppio ritardato. Aveva rischiato di essere distrutto da quella ragazza, col proprio consenso. Gli mancarono le forze. Senti che gli si piegavano le ginocchia. Si aggrappo allo stipite della porta e si lascio scivolare sul pavimento, ancora in se, ma completamente esausto, svuotato, come se si fosse esaurito con un eccezionale sforzo fisico.

Bukowsky si stava chinando su di lui. Carlsen non ricordava di essere svenuto, aveva solo l’impressione di essersi assopito.

— Cos’e successo, Carlsen? — chiedeva la voce di Bukowsky.

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