sapete sui vampiri quanto ne so io… e probabilmente di piu.

Bussarono alla porta, e Gustav, il valletto, si affaccio. — Le signorine chiedono se volete raggiungerle per un aperitivo prima di pranzo — disse.

— Si, certo. Scenderemo fra qualche minuto.

Poi von Geijerstam si rivolse a Fallada: — Prima di andare, un altro consiglio. Non dimenticate che il vampiro e un criminale. Questa e l’essenza della sua psicologia. E tutti i criminali prima o poi si imbattono nella sfortuna.

Carlsen disse: — E questo che voleva dire la vecchia Moa, quando ha parlato di sfortuna? Avevo capito che i vampiri portano sfortuna alle loro vittime.

Von Geijerstam fece una risatina divertita, mettendogli una mano sulla spalla. — No, non alle loro vittime. A se stessi! Guardate quelle creature. Hanno preparato un piano perfetto per invadere la Terra. E a ogni passo importante, qualcosa va per traverso. Nell’universo esistono poteri benigni oltre che maligni.

Carlsen commento: — Vorrei poterlo credere.

Von Geijerstam lo guardo sorridendo. Disse: — Ci crederete, ancor prima di aver finito con quelle creature.

Carlsen avrebbe voluto fargli altre domande, ma ormai il vecchio conte stava gia uscendo dalla stanza.

3

Il cielo aveva i colori del tramonto, quando l’aereo atterro a Londra. Scendendo la scaletta Carlsen fu colpito gradevolmente dal tepore dell’aria che odorava di carburante.

Essere di nuovo li gli dava una sensazione strana. Pareva incredibile che fosse passato solo un giorno da quando aveva lasciato Londra. Aveva piu l’impressione di essere stato sei mesi nello spazio.

Fallada chiese: — Come ti senti?

— Contento di essere tornato, ma un po’ depresso.

— Per via di Selma?

— Si.

— Non devi avere rimorsi. Non e stata colpa tua. Del resto non potevamo restare ancora.

Carlsen disse: — Non e questo.

— Cosa c’e, allora?

— Io volevo restare — rispose Carlsen. Fallada gli diede un’occhiata. — Oh, non che sia innamorato di lei — riprese Carlsen. Gli sembrava assurdo parlare di cose intime mentre andavano a prendere l’autobus, circondati da voli e rumori. Aggiunse: — Era la sua vitalita… — S’interruppe, incapace di continuare.

Fallada disse subito: — Non devi preoccuparti.

— Non mi preoccupo per me stesso.

— Lo so. Ma ricordati che e soltanto un impulso naturale, come l’istinto sessuale. Lo si puo controllare altrettanto facilmente.

Mentre il pullmino correva silenzioso sul liscio asfalto dell’aeroporto, Fallada cerco di nascondere la propria inquietudine.

Capiva i timori di Carlsen per la moglie e i figli. Aveva visto la teleregistrazione automatica della morte di Seth Adams, e ne aveva avuto l’impressione di un’immediata risposta mortale a uno stimolo, simile al chiudersi di una dionea sull’insetto che la sfiora.

Arrivati all’interno dell’aeroporto andarono verso le cabine dei teleschermi. Carlsen chiamo Jelka, che apparve in accappatoio.

— Stavo lavandomi i capelli — disse lei. — Mandy e Tom hanno detto che saranno qui alle nove. Ci sarai per quell’ora?

— Non ne sono sicuro. Fallada sta chiamando Heseltine in questo momento… Ti richiamo dopo.

Nel frattempo Fallada aveva parlato con il sergente di servizio, il quale gli aveva detto che Heseltine aspettava una chiamata a casa, cosa che lui fece subito. Heseltine comparve sullo schermo, masticando. Fallada disse: — Mi scuso per averti disturbato durante la cena…

— Non importa… avevo quasi finito. Dove sei stato?

— Te lo diro quando c’incontriamo. Identificate, le due targhe?

— Si — disse Heseltine togliendo di tasca un foglietto. — Una era una macchina straniera, di una coppia danese in luna di miele. L’altra appartiene a un certo Pryce, che abita a Holmfirth.

— Dov’e Holmfirth?

— Nello Yorkshire.

— Bene. Sara opportuno che ci si veda subito. Sei libero?

— Certo. Stavo per versarmi un brandy e fumare un sigaro. Vieni al piu presto, cosi mi tieni compagnia. Carlsen e con te?

— Si.

— Bene. Mia moglie non vede l’ora di conoscerlo. Vi aspetto.

Uscendo dall’aeroporto si fermarono all’edicola, e Fallada compero una carta dell’Inghilterra. Nell’elitassi, la spiego, la studio per un paio di minuti, fece un’esclamazione soddisfatta, tese la carta a Carlsen, l’indice premuto sulla pagina, e disse: — Guarda.

Holmfirth era un piccolo centro a una decina di chilometri da Huddesfield. I colori della carta indicavano terreno collinoso, con sfumature gialle e marroni.

Holmfirth si trovava ai margini della zona marrone.

— Saranno circa quattrocento chilometri da Londra. Con una cavalletta possiamo arrivarci in meno di un’ora.

Carlsen disse: — Non questa sera pero!

— Stanco?

— Si — rispose, ma sapeva benissimo che non era vero. Aveva paura. Aveva paura di andare a casa, paura di affrontare gli alieni, paura di tutto. La logica pero gli diceva che non aveva niente da perdere a continuare.

L’elitassi atterro sulla piattaforma di Sloane Square. Da li proseguirono a piedi fino a Eaton Place distante poche centinaia di metri.

— A proposito — disse Fallada — la moglie di Heseltine e ansiosa di conoscerti. E stata una delle piu belle ragazze di Londra. — Poso una mano sulla spalla di Carlsen. — Ti prego quindi di tenere a bada il tuo fascino fatale.

Il tono era scherzoso, ma Carlsen ormai lo conosceva abbastanza da cogliere la serieta sottintesa. Sorrise, a disagio.

Si fermarono davanti all’ingresso di una casa a due piani, in mattoni rossi, con una cancellata dell’epoca vittoriana. La porta venne aperta da una bella donna in kimono verde. Fallada la bacio sulle guance.

— Peggy, ti presento Olaf Carlsen — le disse.

— Sono felice di conoscervi, Comandante.

Carlsen se l’era immaginata meno giovane. Disse: — Il piacere e mio, signora. — Le loro mani si strinsero. Senza averlo voluto, si trovo coinvolto coi pensieri e i sentimenti della donna. Per fortuna nel corridoio la luce era scarsa, poiche lui era certo di essere arrossito.

— Percy e nel suo studio. Dovete parlare di lavoro?

Diplomaticamente Fallada rispose: — Anche, ma basteranno pochi minuti.

— Lo spero — disse la signora Heseltine — ho appena fatto il caffe.

Li accompagno in salotto. Era una stanza simpatica, accogliente, arredata con mobili antichi, stile inizio ventunesimo secolo.

— Adesso chiamo Percy. Non vi aspettava tanto presto.

Fallada disse: — E se salissi io? Olaf, tieni compagnia a Lady Heseltine mentre io salgo a chiamarlo.

Mentre Fallada usciva, Peggy chiese: — Con latte o senza?

— Latte, per favore.

— E brandy?

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