spalle larghe e le mani enormi non dava l’impressione di essere un individuo pericoloso.

— Lo porto giu con l’ascensore — disse Lamson alludendo ad Armstrong. — Vi aspetto a pianterreno, in fondo alle scale.

Appena cominciato a scendere, Fallada chiese: — Che cos’e successo?

— Mi sono reso conto che il vampiro si era trasferito in Armstrong.

Heseltine chiese: — Ne siete sicuro?

— Sicurissimo. Avrei dovuto immaginarlo prima. Non so perche non ci abbia pensato. Armstrong era la piu logica come prossima vittima. Mutevole, vanitoso, pieno di complessi sessuali.

— E Lamson come faceva a saperlo?

Carlsen rise: — Lamson non lo sapeva. Ma questa mattina gli ho detto qualcosa che lui ha frainteso. Sbagliando, ha pensato che sospettavamo Armstrong e che eravamo qui per lui. Inoltre detesta Armstrong.

— Come fai a sapere se la aliena e ancora dentro Armstrong? — chiese Fallada. — Cosa puo impedirle di passare in un altro individuo?

Carlsen scosse la testa. — Finche Armstrong resta in stato di incoscienza, la aliena e in trappola, perche e soggetta alle stesse condizioni in cui si trova il corpo di Armstrong.

— Ne sei sicuro?

— No, ma mi sembra logico. Non credo che possa entrare e uscire da un corpo istantaneamente. E una faccenda molto piu complessa… come entrare in una tuta spaziale, direi. Ci vuole tempo.

L’ascensore arrivo, e Lamson usci dalla cabina spingendo la sedia a rotelle con Armstrong afflosciato sopra, la testa poggiata contro Lamson. Gli occhi erano ancora aperti.

— Da questa parte, signori. — Lamson li guido nel locale attiguo all’appartamento di Armstrong. Era un piccolo gabinetto medico, con i soliti schedari, testi di medicina e raccolta rilegata del “British Medical Journal”. Carlsen chiese ai due infermieri di distendere Armstrong sul lettino. Poi tiro le tende e oriento la lampada da tavolo in modo che la luce cadesse negli occhi vitrei del direttore.

— Potete portarmi un’altra dose della stessa iniezione? — disse Carlsen.

Lamson lo guardo incerto. — Si, ma… di solito un’iniezione e sufficiente — disse.

— Potrebbe servire. Quanto dura l’effetto?

— Una dose come questa, almeno due ore.

— Allora e probabile che ce ne serva un’altra.

Mentre i due infermieri uscivano, Heseltine disse loro con calma: — Preferiremmo se non ne diceste niente agli altri.

— Non preoccupatevi — disse Lamson. — Abbiamo capito.

Heseltine chiuse la porta a chiave. Fallada disse: — Non credi che una seconda dose sia pericolosa? Quelle iniezioni affaticano il cuore.

— Lo so. Ma quelle cose sono piu forti di quello che credi. Potrebbe sfuggirci.

Carlsen si chino su Armstrong e gli chiuse gli occhi. Prese dalla scrivania il piccolo microfono del registratore e lo mise in posizione su un tavolino di fianco alla testa di Armstrong. Poi controllo il volume di registrazione e premette un tasto. Si sedette sull’orlo del lettino chinandosi in modo da trovarsi con la bocca vicino all’orecchio di Armstrong.

— Armstrong mi sentite?

Le palpebre vibrarono ma le labbra restarono immobili. Carlsen ripete la domanda, aggiungendo: — Se mi sentite, dite si.

Le labbra tremarono. Dopo una pausa Armstrong mormoro: — Si.

— Sapete dove vi trovate?

Dovette ripetere la domanda.

Poi la faccia di Armstrong comincio a imbronciarsi come quella di un bambino che sta per mettersi a piangere. Con voce stentata disse: — Non voglio stare qui. Voglio andare via. Hoyama. Lasciatemi andare… Lasciatemi andare.

La voce era appena udibile. Per alcuni secondi le labbra continuarono a muoversi, ma senza lasciar uscire alcun suono.

— Dove siete?

Passo piu di un minuto senza che Armstrong rispondesse. Carlsen ripete la domanda varie volte. Poi la voce di Amstrong disse: — Non mi permettono di parlare con voi.

— Chi non ve lo permette?

Nessuna risposta. Carlsen disse con impazienza: — Sentite Armstrong, se volete che vi aiutiamo a fuggire dovete dirci dove siete. Dove siete?

Agli angoli della bocca di Armstrong si formarono bolle di saliva. Il respiro divento affannoso. Disse: — Sono qui… — poi le parole si confusero in un gorgoglio. Il corpo di Armstrong si contorse. Grido. C’era un tale terrore in quelle grida che tutti ne rimasero sconvolti. I tre uomini cercarono di tenere fermo il corpo scosso da movimenti convulsi. Non fu semplice. Armstrong sembrava invasato da una forza selvaggia. Dopo un ultimo sussulto, giacque ansimante. Carlsen ed Heseltine lo tenevano per le braccia, e Fallada gli stava seduto sulle gambe.

— Armstrong, riuscite a vedere la cosa che vi tiene prigioniero? — domando Carlsen.

— Si. — Gli occhi, aperti adesso, erano dilatati e fissi come quelli di un cavallo imbizzarito.

— Dite a quella creatura che deve parlare con noi. Diteglielo!

Armstrong ebbe un violento sussulto e rotolo fin sull’orlo del lettino. Carlsen ed Heseltine lo respinsero indietro. Qualcuno busso alla porta, interrompendoli.

— Chi e? — grido Carlsen.

— Sono Lamson. Ho portato l’altra iniezione.

Fallada apri la porta. — Grazie — disse.

— Sapete come si deve fare, vero? Bisogna aspettare che rinvenga, prima di iniettargliela.

— State tranquillo. Lo sappiamo — disse Fallada, e richiuse a chiave.

Armstrong era di nuovo immobile. Carlsen gli sbottono la manica e la spinse in su a scoprire il grosso braccio peloso, ma la manica non ando oltre il gomito. Heseltine diede a Carlsen un paio di forbici chirurgiche prese dalla scrivania. Carlsen taglio la manica dal polso alla spalla. Mentre prendeva la siringa, Armstrong si rizzo di colpo a sedere. Carlsen mise giu la siringa e lo riafferro. Heseltine lo aiuto a rimetterlo sdraiato. Carlsen disse a Fallada: — Hans, fai tu l’iniezione.

Dalle labbra di Armstrong usci una voce sconosciuta che li colpi per il calmo tono di autorita.

— Non ce n’e bisogno — disse la voce. — Se mi lasciate andare vi prometto di abbandonare la Terra.

Fallada esito, tenendo la siringa in posizione.

Carlsen disse: — Avanti, fai l’iniezione. Sta mentendo. Se non iniettiamo il medicinale, fra pochi minuti si liberera.

Senti i muscoli di Armstrong tendersi sotto le sue mani, e dovette ricorrere a tutta la sua forza per trattenere il corpo che si contorceva.

La voce parlo ancora. — Carlsen, mi deludete. Credevo che aveste capito — disse.

Carlsen resistette alla tentazione di farsi coinvolgere in un dialogo. Fece cenno a Fallada. — Avanti — gli disse.

Fallada affondo l’ago nella carne, poco sopra la goccia di sangue raggrumato dell’iniezione precedente, e premette lo stantuffo. Per piu di un minuto rimasero a osservare la faccia di Armstrong. Poi il suo respiro si fece piu profondo, gli occhi si offuscarono, e i muscoli si rilassarono.

Carlsen chiese: — Mi sentite?

Nessuna risposta. Heseltine disse: — Forse la dose e stata troppo forte.

Carlsen scosse la testa. Si avvicino ancora di piu all’orecchio di Armstrong. — Ascoltatemi. Se occorre, vi terremo in questo stato per giorni, per settimane. Avete capito? — disse.

— Si. — Era la stessa voce di prima, ma piu debole, ora, piu bassa. La respirazione si fece irregolare e ansimante.

— Speriamo di non averlo ucciso — disse Fallada.

— Se e cosi, non possiamo farci niente. Anche il vampiro morira. La sua morte vale bene la vita di Armstrong.

La aliena parlo con voce spessa: — Non potete distruggerci tutti.

Вы читаете I vampiri dello spazio
Добавить отзыв
ВСЕ ОТЗЫВЫ О КНИГЕ В ИЗБРАННОЕ

0

Вы можете отметить интересные вам фрагменты текста, которые будут доступны по уникальной ссылке в адресной строке браузера.

Отметить Добавить цитату