“Poi, dopo piu di mille anni, il buco nero spari. Cadde fuori dallo spazio, e noi ci trovammo liberi. Ma ormai eravamo cosi esausti da non avere sufficiente forza per trasferirci sul giusto livello d’energia. Eravamo liberi, si, ma alla deriva nello spazio, a quattrocento anni luce dal nostro sistema stellare. Fu allora che cominciammo a sognare i giorni felici passati sul pianeta Terra, e il flusso di energia che ci arrivava dai corpi viventi. Cominciammo a tornare lentamente verso il nostro sistema, in cerca di altri pianeti abitati simili alla vostra Terra. Ce ne sono milioni, nell’universo, e se non fossimo stati cosi esausti ne avremmo trovati senza difficolta. Stanchi compravamo, invece, cercammo per oltre un anno, prima di trovarne uno. Era abitato da una razza di animali primitivi, non molto dissimili dai dinosauri, ma molto piu grossi. La loro grezza energia ci disgustava, ma ne avevamo bisogno per vivere. Ne assorbimmo fino a ubriacarcene, uccidendo centinaia e centinaia di quelle bestie. E, dopo, ci sentimmo meno disperati. Ma la trasformazione energetica era ancora impossibile. La loro forma di energia, molto scadente, rendeva l’impresa ancora piu complicata. Allora decidemmo di continuare il viaggio alla ricerca di un pianeta con una forma di vita piu evoluta.

“Eravamo diventati distruttori di vita. Ma non avevamo alternative. Come soldati perduti nel deserto, dovevamo prendere quello che trovavamo. E trovammo molti sistemi planetari abitati. In alcuni vivevano creature con il tipo di energia vitale che ci serviva, ma queste creature ci opponevano resistenza, e noi fummo costretti a prendere con la forza cio che volevamo, distruggendo coloro che erano troppo deboli per resistere. Su un pianeta del sistema Alnair, trovammo corpi simili a quelli che avevamo lasciato sul nostro pianeta d’origine, e li prendemmo per noi. A poco a poco ci adattammo alla nostra condizione di vagabondi senza patria. Ora che avevamo di nuovo un corpo, il desiderio di tornare a casa cominciava a svanire. Inoltre ci eravamo resi conto che, a quanto sembrava, eravamo immortali. All’inizio credemmo che si trattasse di una curiosa conseguenza della nostra permanenza nell’orbita del buco nero. Provammo a nutrirci con viveri naturali, per vedere cosa sarebbe successo. Il risultato fu che cominciammo a invecchiare a ritmo normale. E cosi fu chiaro che se volevamo restare in vita, non avevamo scelta: dovevamo continuare ad assorbire energia vitale da altre creature. Imparammo a farlo senza provocarne la morte, come gli esseri umani hanno imparato a mungere latte dalle mucche. Non solo era un sistema meno crudele, ma evitava la distruzione delle nostre fonti di sostentamento. Alcuni ritenevano disgustosa anche questa alternativa, e preferivano lasciarsi morire di vecchiaia. Ma i piu si adattarono al nostro nuovo stato di vampiri, o di parassiti della mente. In fondo e una legge di natura: tutte le creature ne mangiano altre.

“Su un pianeta del sistema di Alpha Centauri, cominciammo la costruzione di una nave spaziale. La costruimmo immensa perche volevamo che ci ricordasse le grotte sottomarine del nostro mondo. Piu di ventimila anni fa tornammo a visitare il vostro sistema solare. Speravamo di trovare esseri provenienti dal nostro pianeta, poiche sapevamo che i nostri intendevano tornare periodicamente per controllare i vostri progressi.

“Restammo delusi nella nostra speranza, ma rimanemmo. L’uomo terrestre abitava ancora nelle caverne e viveva di caccia. Gli insegnammo l’agricoltura, gli mostrammo come costruire le palafitte. E quando non ci fu altro per noi da fare, tornammo nel sistema di Alpha Centauri e riprendemmo le esplorazioni.”

Carlsen si alzo silenziosamente e ando alla porta. Gli altri erano cosi assorti nell’ascolto del racconto che non si accorsero quando lui usci.

In corridoio incontro l’infermiere Ken Norton. Gli chiese: — Dov’e Fred Lamson?

— A quest’ora e nel padiglione due. Se aspettate un attimo vado a chiamarlo.

Lamson scese dalle scale pochi minuti dopo. — Ho bisogno di un’altra dose di quel composto — gli disse Carlsen.

Lamson lo guardo sorpreso. — Ancora? Ma ne conoscete la potenza?

— Si, ma vi prego di portarmene una terza dose.

— Va bene. Ve la porto subito.

Carlsen aspetto in corridoio. Da dietro la porta del gabinetto medico continuava ad arrivare la voce aliena. A quella distanza sembrava una voce manipolata dai circuiti di un calcolatore. Lo colpi inoltre il fatto che era diventata piu forte.

Lamson torno e gli diede una scatoletta di cartone. — Dentro c’e un’altra siringa pronta. Ma fate attenzione. Un’altra dose potrebbe ucciderlo.

— Non preoccupatevi — disse Carlsen.

— Che cosa ha combinato?

Carlsen gli diede un colpetto sulla spalla: — Se ve lo dicessi non mi credereste — disse. — Poi vi metteremo al corrente di tutto. Per il momento grazie.

Carlsen riapri la porta dello studio. All’interno nessuno stava parlando. Heseltine si volto un attimo a guardarlo. Evidentemente qualcuno aveva appena fatto una domanda. La voce, stranamente piatta, pareva stesse leggendo da un libro.

— Si rese necessario adottare forma umana per entrare in contatto con la vostra razza. Se esaminerete accuratamente quei corpi scoprirete che contengono silicone invece di carbonio.

Heseltine chiese: — Allora perche non vi siete messi in contatto con noi invece di sparire come avete fatto?

La risposta arrivo piu in fretta di quanto aveva pensato Carlsen. — Il perche lo sapete. Io sono stato preso alla sprovvista e ho ucciso prima di poterlo evitare.

Vedendo Carlsen accanto al lettino con la siringa vicina al braccio nudo di Armstrong, Fallada chiese: — Cosa stai facendo?

La creatura s’interruppe, sorpresa dalla domanda. Carlsen inietto il liquido. Quando tolse l’ago, una goccia di sangue affioro sulla pelle.

Dopo un breve silenzio la voce disse: — Non capisco… — poi tacque.

Fallada disse: — Nemmeno io. — E rivolgendosi a Carlsen chiese: — Perche l’hai fatto?

Carlsen non rispose subito: stava controllando la respirazione di Armstrong. Poi disse: — Perche dobbiamo tornare subito a Londra.

Heseltine chiese: — Era necessario? Non vi fidate?

— No — rispose Carlsen in tono secco.

— Perche no? — chiese Fallada.

— Perche ci ha detto solo mezza verita. Vi spieghero durante il viaggio. Spicciamoci. Aiutatemi a sollevarlo.

— Cosa avete intenzione di fare? — chiese Heseltine.

— Portarlo a Londra con noi.

Carlsen fermo il registratore, tolse la bobina incisa, e se la mise in tasca.

Il sergente Parker stava sonnecchiando sul prato, la camicia aperta fino alla cintura. Si mise a sedere e guardo sorpreso il corpo privo di conoscenza afflosciato nella sedia a rotelle. — Aiutateci a caricarlo — disse Heseltine. — Dobbiamo tornare a Londra al piu presto. Quanto ci metteremo?

— Mezz’ora, se andiamo a piena velocita.

Ci vollero cinque minuti per sistemare il corpo inerte di Armstrong sui sedili posteriori della cavalletta. Trenta secondi dopo erano in aria. Lamson, uscito sulla scalinata d’ingresso, agito una mano in un cenno di saluto mentre il velivolo saliva verticalmente sopra il prato.

Heseltine, ancora ansimante, disse: — Io non ho notato contraddizioni nella storia che ci ha raccontato.

— Era piena di contraddizioni. E ne avete notata una anche voi. Se hanno adottato forma umana per mettersi in contatto con noi, perche poi non l’hanno fatto?

— Mi sembra che l’abbia spiegato. Ha ucciso il giovane Adams senza premeditazione, perche e stata presa dal panico.

— Creature come quelle non conoscono il panico. Calcolano sempre ogni mossa. Ha spiegato forse perche erano in stato di animazione sospesa, quando li abbiamo trovati?

— Per far passare il tempo piu in fretta. Noi forse non dormiamo durante i lunghi viaggi in aereo?

— In tal caso, perche e stato tanto difficile svegliarli?

— Non abbiamo avuto il tempo di chiederglielo.

Carlsen disse: — Non c’e bisogno di chiederlo. Il motivo e chiaro: volevano che noi li portassimo tutti sulla Terra. E una volta qui, sarebbero morti, uno a uno… e noi non avremmo mai sospettato di aver portato sulla Terra dei vampiri. Avremmo notato soltanto un improvviso aumento della criminalita, con omicidi di natura sadica eccetera.

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