— Torno fra poco. Devo ancora portare il caffe agli altri ospiti. Uno non e il dottor Fallada, quello del programma “Dottore in criminologia”?

— Infatti.

— E l’altro… Mi sembra di aver visto anche lui alla TV.

— E Sir Percy Heseltine, l’Alto Commissario di Polizia.

Lamson si lascio sfuggire un fischio. — Non capitano spesso ospiti cosi di riguardo! Per la verita, non ne abbiamo mai di ospiti, a parte i parenti dei ricoverati.

Usci, lasciando la porta socchiusa. Carlsen lo vide allontanarsi spingendo un carrello.

Bevendo il caffe, rilesse l’articolo. Era intitolato “L’uomo del secolo: Olaf Carlsen”.

Fece una smorfia, ripensando a tutta la pubblicita che avevano fatto tre mesi prima. L’aveva stancato e sfibrato piu delle difficili missioni nello spazio. Quello era uno delle decine e decine di articoli apparsi sui giornali di tutto il mondo. Di tono caramelloso, era illustrato con una foto su due pagine di Carlsen con Jelka e le bambine.

Quando Lamson torno, lui gli chiese: — Come si chiama vostro nipote?

— George Bishop.

Carlsen scrisse: “A George, con simpatia”, firmo, e restitui a Lamson rivista e penna.

— George fara salti di gioia — disse il capo infermiere. E aggiunse, guardando la foto: — Avete due belle bambine.

— Vi ringrazio — disse Carlsen.

— Siete un uomo fortunato. — Ripiego la rivista e se la mise in una tasca del camice.

— Voi non avete figli? — domando Carlsen.

— No. Mia moglie non ne ha voluti.

— Siete sposato?

— Si, ma adesso e finita. Ci siamo separati.

Carlsen cambio argomento. — Oggi avete gia visto Reeves?

— Si, gli ho portato la colazione alle sette. Ci abbiamo messo dentro un sedativo, come ha detto il dottore.

— E in che condizioni era?

— Ecco, io direi che il sedativo non era necessario.

— Perche?

— Era molto tranquillo. — Lamson fece l’imitazione di un idiota, con lo sguardo vitreo e vacuo, la bocca aperta, le braccia penzoloni.

— Il sedativo lo fara dormire?

— No. Lo fara sentire contento e rilassato. Se intendete ipnotizzarlo bisogna che sia cosciente.

Carlsen chiese, incuriosito: — Come fa a sapere che vogliamo ipnotizzarlo? Ve l’ha detto il dottor Armstrong?

Lamson sorrise. — Non c’e stato bisogno di dirmelo. Mi ha detto di preparare la soluzione nortropinamethidina per un’iniezione. E un composto che viene usato prima d’ipnotizzare o in caso di grave shock, e io so che Reeves non ha avuto uno shock.

— Avreste dovuto fare l’investigatore.

— Grazie — disse Lamson.

— Quali sono gli effetti di quel composto?

— Provoca una lieve paralisi del sistema nervoso, la mente si svuota, per cosi dire. E dopo, e facile ipnotizzare. Il dottor Lyell, l’ex-direttore, se ne serviva spesso. Il dottor Armstrong invece e contrario a questo sistema.

— Perche?

Lamson si strinse nelle spalle. — Secondo lui equivale a un lavaggio del cervello — disse. Diede un’occhiata scrutatrice a Carlsen, decise che poteva fidarsi di lui, e aggiunse: — Per me sono tutte storie. Il dottor Lyell non voleva lavare il cervello a nessuno. Voleva solo aiutare la gente.

Carlsen disse, in tono comprensivo: — So cosa volete dire. — Era gia arrivato alla conclusione che Armstrong era il tipo che adduceva alti principi morali per motivare decisioni dovute solo a pigrizia.

Lamson sospiro. — Non sono sicuro che abbiate capito.

— No? Per quale motivo credete che siamo venuti qui?

Lamson lo guardo, sorpreso, e Carlsen si rese conto che Lamson aveva frainteso la domanda. Volete dire che…

Bussarono alla porta, e si senti la voce di Fallada. — Vieni a colazione, Olaf?

Lamson disse: — Be’, io devo andare. Ci vediamo dopo. — Si fece da parte per lasciar entrare Fallada, poi se ne ando.

— Ancora a letto? Vuoi che torni piu tardi?

— No, vieni avanti. — Fallada chiuse la porta. — Ho parlato un momento con Lamson.

— Sembra un brav’uomo.

— Troppo. — Carlsen prese i suoi vestiti e passo in bagno lasciando la porta socchiusa. — Ieri sera e andato su a vedere Reeves, e credo che in qualche modo ci abbia traditi.

— Cosa te lo fa pensare?

Carlsen era restio a parlare di quello che gli era successo durante la notte, gli sembrava troppo personale. — Mi ha detto che questa mattina Reeves e tornato normale — disse.

— Normale?

— In uno stato di semi-imbecillita, come al solito.

Segui un silenzio. Carlsen infilo la camicia nei pantaloni. Fallada chiese: — Quindi pensi che il vampiro si sia trasferito in qualcun altro?

— Cosi sembra.

Carlsen comincio a radersi con il rasoio elettrico, e finche non ebbe finito, nessuno parlo. Quando usci dal bagno, picchiettandosi le guance con la lozione dopobarba, Fallada stava guardando dalla finestra, assorto, le mani in tasca. — Dunque, quella creatura ci ha fatto perdere le sue tracce un’altra volta?

— Temo di si.

— Potrebbe essere tornata nella ragazza, l’infermiera.

— E probabile. E avra scoperto che sappiamo anche di Ellen.

— Adesso potrebbe essere dappertutto, qui dentro o fuori di qui.

Era una constatazione, non una domanda, e Carlsen trovo inutile rispondere. Piego il pigiama e lo mise nella valigia. Fallada lo guardo con espressione pensosa.

— Potrei provare a ipnotizzarti un’altra volta.

— No.

— Perche?

— Per cominciare, e troppo pericoloso. Potrebbe tentare di trasferirsi dentro di me mentre sono sotto ipnosi. In secondo luogo, sarebbe inutile. Ho perso il contatto con lei.

— Ne sei certo?

— Certissimo.

Carlsen fu contento che Fallada smettesse di fare domande.

Sul prato, al sole, il sergente Parker sdraiato sulla schiena stava controllando i razzi di decollo della cavalletta.

— Non venite a colazione? — gli domando Carlsen.

— Ho gia mangiato col personale medico, grazie, Comandante.

— Avete visto la capo infermiera, Ellen Donaldson?

— Si — rispose il pilota. — Mi ha fatto un mucchio di domande sul vostro conto.

— Che genere di domande?

— Be’, se siete sposato e roba del genere — disse Parker e strizzo un occhio.

— Grazie — disse Carlsen. Mentre si allontanavano, disse a Fallada: — Questo risponde alla tua domanda.

— In che modo?

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