Il gruppo procedette verso ovest seguendo la strada pedonale, con il basso muretto di pietra sulla loro destra. Oltre, le pareti del canyon precipitavano bruscamente per centinaia di metri come la costa di un nero oceano artico. Piena di nebbia e totalmente invisibile, quella gigantesca ferita nella crosta della Terra cominciava a dominare i pensieri di Maria con la sua cupa presenza, surreale come un sogno.
— Sembra — disse Bill per rompere il silenzio, procedendo al fianco dell’attraente collega — che sia profondo piu di un miglio e lungo almeno dieci. Peccato per tutta questa nebbia! Ma… cos’e quello strano edificio?
Maria estrasse l’opuscolo da una tasca e lesse qualcosa a riguardo: si trattava senza dubbio del Lookout Studio, costruito nel 1914 dalla Fred Harvey Company con roccia calcarea non lavorata in modo da fonderlo con l’ambiente roccioso circostante.
Pochi passi lungo la strada e passarono davanti al Kolb Studio, eretto secondo l’opuscolo all’inizio del secolo da due fratelli che erano sia fotografi che esploratori. Lo studio era vuoto adesso, espropriato dalla direzione del parco.
E finalmente una volta superata la piazzola che segnava l’inizio del sentiero del Bright Angel, con il relativo recinto dei muli distante pochi metri dal ciglio del baratro, il gruppo di persone giunse in vista di Casa Tyrrel.
Strangeway sembro volersene andare a questo punto. Dopo aver mormorato qualcosa a Keogh, il piccolo uomo si allontano dando l’impressione di svanire lentamente nella strada in penombra fino al recinto. Incuriosita, Maria lo guardo allontanarsi.
E ora i rimanenti quattro investigatori erano quasi giunti al termine della loro passeggiata. Da dove si trovavano risultava visibile solo il tetto della casa: il resto, come accadeva con il Kolb Studio, si trovava al di la del muretto proprio sul ciglio del precipizio.
Joe condusse il piccolo gruppo fino alla porta di casa Tyrrel, bussando poi energicamente.
Quasi subito la porta venne aperta da una candida vecchietta che non poteva essere altri che la signora Tyrrel in persona. Sembrava averli attesi tutto il tempo. Era magra e curva sotto il peso dei suoi ottant’anni, con lunghi capelli d’argento; tuttavia i suoi movimenti conservavano un’inaspettata freschezza. Al collo portava una collana Navajo di argento e turchesi su una veste viola, anch’essa indiana.
— Il signor Keogh, suppongo — disse la vecchina con voce piu chiara e forte del previsto.
— Molto piacere, signora Tyrrel. Le presento i miei assistenti in questo caso. — Mentre parlava, Joe si rese conto della rigida figura di un uomo che si aggirava nel salotto ascoltando presumibilmente ogni cosa.
— Entrate pure, signori, non state sulla porta — li invito la signora Tyrrel con stanca impazienza, studiando a uno a uno con interesse gli assistenti di Keogh. — Entrate. Anche lei, signorina.
L’ingresso di pietra e legno ricordo subito a Maria, la hall dell’El Tovar, anche se naturalmente in scala molto ridotta.
Joe fece una veloce e concisa presentazione. La vecchia signora strinse calorosamente la mano a tutti, mentre Brainard si limito a salutarli con un cenno del capo.
Gli occhi dell’anziana donna si soffermarono a lungo su Bill Burdon, guardarono altrove e poi tornarono a lui. Sembrava quasi domandarsi se l’avesse gia visto, anche se naturalmente un precedente incontro era da escludere. Ma ultimamente tutti sembravano conoscerlo.
Finalmente l’attenzione dell’anziana donna torno a Keogh. — Signor Keogh, quasi arrivava tardi! Ho sentito la voce di Cathy pochi minuti fa!
3
In piedi dentro la caverna illuminata a giorno da quelle lampade totalmente sconosciute, il giovane Jake Rezner riusci a non perdere la calma. Nonostante la rabbia del momento e il fatto che l’uomo avesse i capelli scuri e fosse coperto di polvere, si ricordo di aver davanti solo un vecchio, probabilmente pazzo da legare.
Con voce quantomai tranquilla, una cosa incredibile visto il suo temperamento, Jake domando al vecchio come diavolo facesse a sapere che tipo di vita aveva vissuto fino ad allora.
Tyrrel ridacchio seccamente. — Su questo argomento ne so piu di quanto tu possa immaginare, mio giovane amico. A proposito, come ti chiami? — La voce che veniva dalla figura coperta di polvere suonava roca e potente; l’accento, con grande sorpresa di Jake, era marcatamente britannico. Conosceva l’inglese britannico solo dai film, ma era certissimo di non sbagliarsi.
— Mi chiamo Jake Rezner, signore, e lavoro per il Corpo Civile di Conservazione.
L’altro lo guardo con vaga benevolenza. — Ah, capisco. Vieni dagli anni Trenta.
Jake sbatte le palpebre. — Da dove vengo, signore?
— Dagli anni Trenta. Ah, lascia perdere. Voi siete quelli che tracciano i sentieri e costruiscono i ponti — taglio corto il vecchio con tono in qualche modo sprezzante.
— Finora di ponti ne abbiamo costruito solo uno — replico Jake, incapace di pensare a una risposta migliore.
Il vecchio intanto lo guardava con quello che sembrava crescente disprezzo. — E quindi sei venuto qui per stare con noi?
Per poco Jake non scoppio a ridergli in faccia. — Stare con voi? Veramente non avevo alcuna intenzione di traslocare.
L’altro rise di gusto a questa affermazione, e fu una risata molto cruda. — Se ancora non lo sai dopo essere stato portato fin quassu…
— Se ancora non so cosa?
Invece di rispondergli, il vecchio scosse pietosamente la testa e si rivolse a Camilla continuando a tenere sotto un braccio la scatola del pranzo per bambine.
— E quindi — la rimprovero — non hai ancora detto nulla a questo ragazzo. Immagino sia appena arrivato.
Sorprendendo in qualche modo Jake, Camilla si limito a restare immobile con le braccia abbassate e i piccoli pugni stretti lungo i fianchi. Senza guardare direttamente nessuno dei due uomini, la ragazza annui energicamente come se non riuscisse piu a parlare.
Rivolgendosi nuovamente al vecchio Tyrrel, cercando di apparire conciliante in modo che non si rendesse necessario prenderlo a pugni, Jake disse: — Non vi preoccupate: io non restero.
— Non sono affatto preoccupato — ribatte l’altro, piu irritato che mai da quel tono tollerante. E poi, guardando il giovane da sotto le folte, polverose sopracciglia: — Purtroppo invece tu resterai — affermo. Era un dato di fatto, non un’offerta di ospitalita. — Su questo ormai non puoi piu scegliere. Quello che dobbiamo vedere adesso e se sei un buon lavoratore oppure no.
— Le ho detto che non ho alcuna intenzione di… lavoratore? — Il tono di Jake muto d’improvviso. Sembrava quasi che il vecchio stesse per offrirgli un lavoro.
Ancora una volta il vecchio emise la sua cruda risatina. — Ho detto lavoratore, proprio cosi. C’e un sacco di lavoro da fare qui, lavori importanti, alcuni troppo pesanti per una ragazza… o almeno per questa ragazza. Io non ho tempo per farli: sono troppo occupato — spiego, squadrando Jake dalla testa ai piedi. — Un giovane forte che sa costruire i ponti mi tornera molto utile. Ti insegnero a trovare le rocce che mi servono, a lavorarle e a trasportarle con la dovuta attenzione.
La prospettiva di un vero lavoro cambiava tutto, naturalmente. Come chiunque altro nel Ccc, Jake avrebbe smesso immediatamente di fare qualunque cosa stesse facendo pur di lavorare. Se vi fossero stati dei posti di lavoro invece della depressione economica nessuno di loro avrebbe vissuto in tenda, spaccando pietre e tracciando piste per un progetto di lavoro governativo a mille miglia dalle loro case e a cento dalla prima citta civile. E, grazie a Dio, il Ccc non era come l’esercito: se uno trovava di meglio, poteva togliersi la divisa, posare gli attrezzi e andarsene senza finire in galera.
— Sono un buon lavoratore — disse Jake dopo una pausa. La sua voce aveva ora toni diversi, seri e rispettosi. Tuttavia, visto che lo zio Sam garantiva comunque vitto e alloggio poteva permettersi di tirare un po’ sul
