cinquecento miglia, e quindi non ci si poteva sbagliare: quello era il Colorado. Ma allo stesso momento non poteva esserlo. In quel fiume, l’acqua ribolliva per una serie di terribili rapide che cominciavano almeno cento metri piu sopra e proseguivano oltre lo sbocco del torrente.
Su entrambe le sponde del fiume, le possenti rupi e le grandi formazioni delle pareti del Grand Canyon torreggiavano su di loro, immote e silenti come sempre.
Immote e silenti, certo, ma non uguali a prima. Solo allora Jake si accorse che c’era qualcosa di sbagliato anche nel canyon. Le pareti, i promontori e persino la forma generale sembravano diversi. Non era… non era profondo a sufficienza, ecco. E sia le rocce che il terreno non erano del colore giusto. Il sole stava tramontando e la luce era cambiata, ma quanto vedeva andava ben oltre qualsiasi illusione ottica immaginabile.
Il giovane uomo si guardo attorno, colmo d’incertezza. — Aspetta un attimo per favore. Questo non puo essere…
Camilla teneva ancora il fucile casualmente appoggiato alla spalla, come se possedesse una certa esperienza con le armi. Era ferma in piedi, e lo guardava fisso.
Le parole gli morirono in gola. Per forza. Non c’era modo di esprimere a parole la sua sorpresa per quanto vedevano i suoi occhi. La forma delle creste rocciose era tutta sbagliata, e nonostante fossero alte non lo erano abbastanza. E come aveva fatto a seguire il Colorado dal campo fino a quel punto? Era accaduto quella stessa mattina… e allora come mai la strada del ritorno appariva completamente impraticabile, bloccata da un’altissima rupe che precipitava direttamente nelle acque?
La notte calava rapidamente in fondo al Grand Canyon. Jake ebbe la sensazione che il sole fosse tramontato piu velocemente di quanto doveva. Tuttavia, rimaneva ancora abbastanza luce per studiare nuovamente il paesaggio. Non era la luce del tramonto che faceva apparire tutto diverso: il panorama era veramente cambiato. Ma come, come? Stava impazzendo anche lui, per caso?
Di nuovo il suo sguardo cerco Camilla per qualche spiegazione. Ma lei non aveva nulla da dire. I due si guardarono a lungo e in silenzio, Jake incredulo e confuso, Camilla triste e rassegnata come se quel folle cambiamento nel mondo circostante fosse ne piu ne meno cio che si aspettava.
— Ascolta! E quello che diavolo era? — scatto Jake, guardandosi nervosamente attorno. Un lungo ululato ruppe all’improvviso il silenzio. Veniva da poco lontano. Jake non aveva mai sentito un suono del genere, nonostante i due mesi trascorsi al campo.
— Oh, e solo un animale — lo rassicuro Camilla con la voce apologetica acquisita di recente. Con aria decisa ma niente affatto allarmata imbraccio il fucile, tolse la sicura e prese a scrutare le rocce e i cespugli alla distanza.
Inutile aspettarsi altro da lei, si disse Jake. Un attimo piu tardi il giovane prese lentamente a risalire il fiume cercando qualche sistema per superare l’imponente ostacolo costituito dalla rupe che gli sbarrava il passo. Ma in quello strano mondo non c’era traccia della pista seguita per arrivare fin li. Avanzo per meno di venti metri e poi dovette arrendersi. Solo con un martello e chiodi da scalatore poteva sperare di farcela. Eppure doveva esistere un modo, per tutti i diavoli! Altrimenti lui come aveva fatto a discendere il fiume esattamente per quella via appena poche ore prima?
Possibile che questo sia semplicemente un altro dannatissimo fiume? dovette nuovamente chiedersi. Ma no, non era possibile: i grandi fiumi mica spuntavano dal nulla nei territori semidesertici del West!
Quell’intera faccenda, quella serie di cambiamenti incredibili, non aveva la minima logica e non sarebbe dovuta accadere. Eppure era accaduta. Pertanto…
Pertanto cosa?
A quel punto Jake si sorprese a voler tornare nello stretto canyon laterale. Mosse in quella direzione senza alcun motivo particolare, solo perche era il luogo piu familiare di un mondo divenuto totalmente estraneo.
Il torrente, l’unico fattore apparentemente costante tra una moltitudine di particolari sbagliati, continuava a gorgogliare tra le rocce per gettarsi infine nel grande fiume ignoto. Nella mente di Jake le sue voci creavano solo parole sconosciute.
Ora che il sole era pienamente tramontato Camilla, dalla pelle candida come il latte e i fluenti capelli rossi, sembrava stare decisamente meglio, perlomeno al punto da togliersi gli occhiali scuri. Stringeva il fucile con la solita aria casuale e continuava a guardare pazientemente Jake, come se si sentisse dispiaciuta per lui e forse, penso Jake, responsabile.
Finalmente lui rinuncio, almeno sul momento, a trovare una spiegazione per suo conto. — Che diavolo e successo? Com’e possibile tutto questo?
— Oh, Jake, mi spiace tanto — rispose lei con voce calma ma piu alta di prima. — Non so spiegarlo neppure io. Vorrei, ma…
Vi fu un improvviso trambusto dietro Jake, una serie di secchi rumori tra le rocce e i cespugli rinsecchiti a pochi metri da loro. Jake si alzo di scatto e si volto per osservare un enorme orso dal mantello tigrato muoversi tra la vegetazione. Era grande come una mucca, e aveva una bocca che sembrava capace di ingoiare un cane per intero. Strisce nere attraversavano dal muso alla coda un lungo corpo marrone; una passava proprio in mezzo agli occhi. Le zanne, lunghe e fameliche, sembravano decisamente troppo grandi per appartenere a qualsiasi animale Jake avesse mai visto dal vivo o in fotografia. Con la bocca rosso sangue spalancata e ruggente, la belva avanzo trotterellando verso di loro non veloce, ma assolutamente non intimorita.
Camilla borbotto qualcosa, alzando allo stesso momento il fucile e muovendo un passo sulla destra per togliere Jake dalla linea di tiro. Un attimo piu tardi la doppietta fece fuoco due volte in rapida successione.
Jake vide, o penso di vedere, candidi frammenti d’ossa, pezzi di carne e pelo e molle materia cerebrale schizzare da tutte le parti. Il mostruoso animale si accascio al suolo rotolando scompostamente tra i cespugli rinsecchiti, contorcendosi e rialzandosi tra ruggiti di dolore per poi cadere nuovamente. Camilla apri freneticamente la doppietta e vi inseri altre due grosse cartucce per un terzo e quarto colpo, ma non sparo. Jake, frettolosamente spostatosi vicino a lei per lasciarle tutto lo spazio necessario, attese qualche istante e poi si avvicino con molta cautela alla belva ormai morente.
La guardo a lungo, incredulo come non mai. L’orso, poiche non sapeva come altro chiamarlo, era senza dubbio morto stecchito, la sua strana testa quasi staccata dal corpo e ridotta a una poltiglia sanguinolenta da cui sporgevano i frammenti della scatola cranica. Due colpi, due centri: ma che razza di pallottole erano mai quelle? Pallettoni, forse, o una scarica di chiodi e polvere da sparo. Intanto, le zampe della bestia continuavano a contrarsi.
Jake mosse ancora un paio di passi incerti verso il corpo della belva, poi si volto verso Camilla. — Che diavolo…
— Io li chiamo orsi del canyon. Non so che animali siano, neppure io li avevo mai visti prima. Fuori non esistono, lo so, ma qui ce ne sono parecchi. Sono molto pericolosi: attaccano l’uomo senza pensarci due volte. Tuttavia hanno imparato a star lontano dalla casa: non so come, ma Edgar riesce a mandarli via. La maggior parte non sono cosi grandi, ma alcuni sono veramente giganteschi. Edgar dice che si possono uccidere senza conseguenze, se proprio si deve: ecco perche mi ha consigliato di prendere il fucile.
— Non ho mai visto nulla del genere! Che orso mostruoso! — esclamo Jake, voltandosi nuovamente verso quel nuovo e terribile prodigio per un’altra conferma a cio che i suoi occhi avevano gia visto. In silenzio, Camilla attese pazientemente che lui se ne riempisse lo sguardo.
Per un periodo che Jake non riusci a calcolare i due giovani rimasero li, immobili e silenziosi. Poi, sempre in silenzio come per una sorta di tacito accordo, Camilla si rimise il fucile in spalla e i due iniziarono a risalire il canyon. Stavolta fu lei a guidarlo.
La notte calo con sorprendente rapidita, nere tenebre che sembrarono traboccare dai profondi crepacci sempre in ombra e dalle gole che marcavano le pareti del Grand Canyon. Alzando la testa, Jake contemplo il cielo sopra di loro. Le stelle stavano comparendo piu velocemente di quanto uno potesse contarle, ma quando l’oscurita fu totale e Jake cerco le stelle che da sempre conosceva non ne trovo neppure una. E la stella polare, che fin da ragazzo riusciva a localizzare con certezza sia in estate che in inverno, non brillava da nessuna parte.
Per un attimo le gambe sembrarono cedergli. Fermandosi, chiamo la sua compagna e disse: — Camilla, dove siamo? Cosa sta succedendo?
— Povero Jake — fece lei, passando il fucile nell’altra mano e voltandosi per accarezzargli i capelli. — Capisco la tua angoscia, ma non so spiegartelo. L’unica cosa che posso dirti e che di tempo ce n’e fin troppo, qui in fondo al canyon. Vedi, in questo che noi chiamiamo il Canyon Profondo i giorni e gli anni si mischiano tra loro in un unico amalgama. Edgar riesce in qualche modo a uscire dove vuole, ma la maggior parte della gente non puo.
