partito per l’accampamento riposato e alla luce del giorno, lo avrebbe ritrovato senza alcuna difficolta.

Nella credenza della cucina Jake trovo dei sacchi di iuta contenenti riso e fagioli, dei pesanti sacchi di farina e un contenitore pieno di patate. Piu in alto vide tre o quattro scaffali pieni zeppi di lattine contenenti cio che classifico semplicemente come roba commestibile.

L’aroma di caffe lo attrasse verso un bricco posato sulla stufa per mantenerlo caldo. Si guardo attorno e trovo le tazzine su uno scaffale e lo zucchero in un barattolo. Le cose stavano cominciando a quadrare. Alla fine, pieno di cibo e caffeina inspiro profondamente un paio di volte, si alzo e usci.

Guardandosi attorno con lo stomaco pieno, calmo e razionale nella forte luce del giorno estivo, decise che quel piccolo canyon non aveva davvero nulla di particolare. Sembrava semplicemente una delle molte, strette valli che confluivano nell’immenso scenario del Grand Canyon. Non c’era motivo per cui uno non potesse tornare a casa da li. Perplesso piu che mai, poiche adesso non credeva nemmeno piu al disorientamento della sera precedente, Jake decise di riprovare a scendere il piccolo sentiero accanto al torrente.

Alla luce del mattino, con gli uccellini che cinguettavano e il torrente che scrosciava, il canyon pareva un posto quantomai idilliaco. Il solo problema era che non riusciva piu a ritrovare i punti di riferimento notati quando era salito la prima volta con Camilla, mentre tutto confermava le osservazioni fatte la sera prima durante il fallito tentativo di andarsene.

Presto Jake pote constatare che i cambiamenti non erano solo nella sua fantasia. Ben ricordando il sentiero percorso due volte al tramonto della sera prima impiego solo pochi minuti per giungere in vista del Colorado, dando naturalmente per scontato che quello fosse il fiume che aveva conosciuto per quattro mesi con quel nome. Perche quello era in realta un ampio e impetuoso torrente zeppo di grandi rapide, non certo il Colorado che scorreva placido e profondo nel Grand Canyon.

Uscendo a un certo punto dal sentiero prese a cercare il punto dove, a quanto ricordava, Camilla aveva sparato allo strano e gigantesco orso. I resti della bestia erano ancora la, ma qualche altro animale se n’era nutrito durante la notte. Cio che restava stava attirando orde di mosche e di formiche.

Jake resto immobile per qualche istante guardando quel guazzabuglio di sangue e pelo. Poi chiuse gli occhi. Quando li apri, era ancora la.

Alla luce del sole lo strano paesaggio attorno al grande fiume non appariva meno estraneo della sera prima. Anzi, in un certo qual modo risultava ancora piu strano adesso, perche poteva vederne fin troppo chiaramente le incredibili formazioni.

Mentre osservava quelle impossibilita geografiche con la mente pervasa da mille drammatici pensieri, Jake udi un rumore e vide Camilla. Indossava gli stessi vestiti del giorno prima e muoveva verso di lui attraverso un piccolo passaggio a valle del grande fiume. Un cappello femminile da giardino a falda larga la proteggeva dal sole mattutino. Era stata veramente a pescare e ne aveva le prove: una canna da pesca realizzata con un ramo verde e flessuoso e tre pesci abbastanza grossi, simili a trote e agevolmente trasportati grazie a un ramo di salice infilato nelle branchie. I pesci erano ancora tanto freschi da agitare le code mentre lei camminava.

— Buongiorno — disse Camilla con fare un po’ indeciso, come se lei e Jake si fossero appena conosciuti. E forse, penso lui, era dannatamente vero.

— ’giorno — rispose.

— Oggi a pranzo abbiamo pesce.

— Io ho gia mangiato. Grazie per il caffe. Senti, Camilla, io me ne vado a casa. Torno al campo. Vieni con me se vuoi. Sono certo di riuscire prima o poi a trovare la strada alla luce del giorno, ma preferisco farmela mostrare da te.

Il sorriso di Camilla si smorzo d’incanto. La sua voce si fece roca. — Mi piacerebbe tanto poterlo fare, Jake.

Lui la guardo immobile, senza veramente sapere cosa dire o fare.

— Jake — chiamo lei con voce timida, posandogli una mano sulla spalla. — Riaccompagnami a casa, tesoro, prima di andartene. Voglio parlarti.

Di nuovo lui la segui, constatando amaramente che non poteva fare altro.

Tornati al cottage, Camilla si mise immediatamente al lavoro pulendo il pesce su un rozzo tavolo di legno appena fuori dalla finestra della cucina. Da qualche parte si fece avanti un gatto variopinto e semi addomesticato, che subito dedico una certa attenzione ai movimenti della giovane donna.

Brandendo una piccola mannaia, Camilla taglio con un singolo colpo una testa di pesce. Poi prese un corto coltello estremamente affilato e inizio a tagliare la viscida pancia dell’animale. In volto aveva un’espressione cupa, ma Jake sapeva che non era disgusto per il lavoro che stava facendo.

— Avanti, dimmi tutto — fece Jake.

— Io volevo dirti che mi dispiace… — comincio lei senza sapere come continuare.

Prima ancora che Jake potesse pensare a una risposta, Camilla comincio a piangere. Ma con il pesce in una mano e il coltello nell’altra non poteva asciugarsi molto bene le lacrime, per cui se le asciugo dapprima con le maniche, poi con la camicia di Jake appoggiando la testa sulla sua spalla. Jake provo un tuffo al cuore per il rimorso. Ma no, non era colpa sua. Era colpa di quel vecchio bastardo. Cosa le aveva fatto, cosa stava facendo a tutti e due?

Il gatto, il cui interesse andava ora alle interiora del pesce gettate a terra da Camilla, mosse con aria furtiva verso il suo banchetto avviluppandosi dopo pochi istanti in un groviglio di intestini rosa e verdi.

Ma tutte le lacrime del mondo non servivano a toglierli dai guai. Per spingere Camilla a controllarsi, le chiese: — Che accadrebbe se invece di scendere verso il fiume provassi a salire verso il ciglio del canyon?

— Lo stesso. Voglio dire, non si finisce comunque da nessuna parte — fu la replica. Non riusciva piu a parlare bene, noto Jake, quando qualcosa la sconvolgeva.

Lui le disse: — Adesso devi mangiare. Poi io e te ce ne andremo di qui. Non so se ci riusciremo, ma ci proveremo comunque tutto il giorno.

Lei esito, per poi rispondere: — E va bene. — Ma il suo tono di voce suono sconfitto gia in partenza. In ogni caso smise di piangere e riprese a pulire il pesce.

Una volta terminato, Camilla porto il pesce in casa e lo passo nella farina per poi friggerlo con un po’ di lardo.

Quindi cerco di persuadere Jake a mangiarne almeno uno. Non dovette faticare troppo. Jake si arrese pensando che i prossimi pasti parevano, dopotutto, abbastanza incerti. E senza dubbio quella specie di trota era deliziosa.

Ancora nessun segno del vecchio Tyrrel, ne fuori ne dentro la casa. Jake e Camilla si guardarono bene dal parlare di lui.

Una volta terminato il pranzo, Camilla si alzo e comincio a lavare i piatti.

— Cosa stai facendo? Lascia che ci pensi quel pallone gonfiato una volta tanto.

Di nuovo, come se volesse assecondare Jake in ogni cosa, lei rispose: — Va bene. — Poi riempi d’acqua la padella e la lascio a mollo nel lavandino.

Finalmente i due uscirono di nuovo, con Camilla che portava il fucile in spalla come la sera prima.

Stavolta fu Jake a guidare la marcia in silenzio. In alcuni punti l’alta rupe da cui la cascata precipitava in piu balzi non pareva troppo difficile da scalare, soprattutto se ci si allontanava un po’ dal torrente. In ogni caso, prima di cominciare la scalata, Jake si ricordo di riempire la borraccia.

Salendo dopo Jake, Camilla gli passo la doppietta per superare un punto difficile.

Il ragazzo prese l’arma e la esamino velocemente. Tutto sembrava in ordine. — Cosa direbbe Edgar se mi vedesse con un fucile in mano? — domando, aiutando Camilla a salire.

— Nulla credo. Perche? — rispose lei con voce dolce e persuasiva.

Jake la guardo per un istante e scosse la testa.

Presto i due raggiunsero la sommita della prima cresta rocciosa. Non vi erano altre creste in vista sopra di essa, nessun’altra arrampicata, solo una distesa di massi che si estendeva a perdita d’occhio in ogni direzione su un terreno arido e regolarmente inclinato. Alcuni dei massi erano grandi come una casa, altri piu modesti.

Lui voleva andare a est, naturalmente, ma ancora la strada risultava praticamente bloccata.

Jake insistette e pochi minuti di ostinata arrampicata lo portarono in cima a una gobba del terreno che doveva essere il ciglio definitivo del canyon. Tuttavia, quella dura scalata sotto il sole era durata piu o meno quanto quella dal fiume alla casa. Era come se il canyon dovesse ancora formarsi e il ciglio fosse solo un centinaio

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