giu al campo.
Attraversando il salotto, Camilla condusse Jake sulla soglia di quella che sembrava la sola camera da letto. La gli fece cenno di sedersi sul letto. Un’altra porta sul lato opposto della stanza resto chiusa: forse, si chiese lui, un vero bagno?
Seduto sul letto, che cigolava piano sotto il suo peso, Jake si guardo attorno. Contro una parete c’era un normalissimo armadio con diversi cassetti, e dato che non aveva visto un singolo specchio in tutta la casa, l’armadio non faceva eccezione. In compenso diversi quadri decoravano le bianche pareti.
Jake chiese: — Dove dorme il vecchio? A che ora rientra?
— Non preoccuparti di lui — rispose Camilla. Con aria materna piego le coperte e sprimaccio i cuscini. — Non smettera di lavorare fino all’alba, e comunque non entra quasi mai in casa.
— Davvero?
— Si. Puoi andare tranquillamente a dormire.
Farsi una bella dormita lo tentava, ma per il momento Jake si limito a sedere intontito osservando un topolino che zampettava lungo il battiscopa di fronte a lui. Si sentiva troppo stanco per pensare.
Camilla era bruscamente tornata nella stanza comune, dove sfrego un fiammifero per accendere qualche sorta di fiamma piu brillante. Un attimo dopo rientro nella camera da letto con una piccola lampada a petrolio che poso su un tavolino.
— Niente elettricita in questa stanza — spiego in tono apologetico. Adesso, con piu luce, Jake pote vedere una serie di macchie in una certa zona tra parete e soffitto, come se una perdita dal tetto fosse stata trascurata. — Hai fame? — gli chiese Camilla.
— No, adesso no — replico Jake, per poi scoppiare: — Camilla, ma che diavolo succede? Ti prego, dimmelo!
— Adesso come adesso — fece lei — succede solo questo. — E si volto a chiudere la porta, per poi togliersi pantaloni e camicetta e restare ferma davanti a lui.
Jake si sveglio parecchie volte quella notte. Ogni volta si chiedeva se stava semplicemente impazzendo per poi trarre un notevole conforto dalla calda presenza di Camilla, addormentata accanto a lui. Una volta si alzo e vago nudo per la casa in cerca della doppietta. Per qualche ragione non riusciva a togliersela dalla testa. Infine trovo l’arma dove Camilla l’aveva lasciata, nella stanza comune appoggiata in un angolo. Strinse le dita attorno alle due fredde canne di metallo, poi decise di lasciarla dov’era.
Controllo la porta della casa. Non era chiusa a chiave. In effetti, scopri dopo un veloce esame, sembrava non esservi modo di chiuderla a chiave.
Aprendo la porta per guardare fuori, Jake osservo lo stabile bagliore delle luci elettriche venire dalla grotta e udi l’incessante martellare del vecchio immerso nel suo lavoro.
Dopo non riusci piu a dormire veramente, nonostante la stanchezza.
Svegliandosi alla luce del giorno con un brusco sussulto cerco per prima cosa di ricordare qualche oscuro sogno, ma questo svani man mano che ci provava. Era solo. Il sole penetrava nella stanza dagli spazi a lato delle tende a fiorami. Ora poteva osservare meglio i colori e l’arredamento della stanza, e non era piu stanco e stordito al punto da non poter pensare. Quella era la stanza di una donna: in giro non vide nulla di maschile.
Sedendo nudo al bordo del letto e facendo del suo meglio per notare i particolari di quell’ambiente, Jake confermo l’impressione ricevuta la sera prima: la casa aveva dei veri vetri alle finestre e persino delle zanzariere, purtroppo lacere e trascurate. Le pareti interne erano formate dal lato piatto dei tronchi divisi in due, ben lavorati e allineati e accuratamente dipinti di bianco. Le ingentilivano due quadri: uno con un mazzo di fiori in un vaso, l’altro con barche in un porticciolo. Lo stile pareva lo stesso degli schizzi di Camilla. Dei piccoli scaffali fissati al legno reggevano un buon numero di cianfrusaglie. A terra vide un bel tappeto dall’aspetto praticamente nuovo. I vestiti che Camilla si era tolta la sera prima non c’erano piu. Jake apri la porta di uno degli armadi. Abiti maschili, camicie e pantaloni, poi una camicia che conosceva: Camilla l’aveva indossata al loro secondo incontro. C’era anche un abito da sera color azzurro appeso per conto suo. Gli scaffali e il pavimento dell’armadio apparivano alquanto impolverati; su uno degli scaffali vide una sveglia con le lancette puntate sulle dodici meno cinque. Jake la raccolse e la scosse, ma senza alcun risultato.
Qualcuno aveva lavorato un sacco per costruire quella casa e arredarla, ma adesso dava la netta impressione di star andando lentamente in rovina.
Sperando di trovarvi un bagno, Jake torno in camera da letto e provo ad aprire la porta rimasta chiusa la sera prima. Invece con sua grande sorpresa vi trovo un’altra piccola stanza, arredata con lo stesso gusto delle altre due ma fornita di un letto per bambini. C’erano anche una sedia a dondolo, sempre per bambini, tappezzeria alle pareti con pagliacci e piccoli orsetti e un solo, dimenticato animale di peluche su uno scaffale. Era un coniglio, e aveva tutta l’aria di essere li da una mezza eternita.
E su un tavolino in un angolo vide la piccola scatola del pranzo a cui tanto teneva Tyrrel.
Jake trovo il bagno appena fuori dalla stanza comune, il posto piu logico dove fare un bagno dal punto di vista del costruttore poiche le condutture e lo scarico potevano facilmente sfruttare quelle del lavello. L’acqua veniva trasportata dal torrente per mezzo di una condotta, e qualcuno si era sobbarcato il fastidio di costruire una fossa settica.
Tornando dentro la sala comune, Jake noto anche un frigorifero elettrico e persino una piccola stufa elettrica. Molto grazioso. Sulla parete, un calendario sbagliato di soli tre anni lo informava che era il mese di giugno del 1932.
Camilla comunque non c’era, ne li ne altrove.
Jake si vesti e continuo fuori il suo giro esplorativo, notando mentre passava la posizione strategica di un paio di pioppi piantati apposta per fare ombra alla casa nei pomeriggi estivi. Ancora nessun segno di Camilla. Nessun segno neanche del vecchio scultore, fortuna o meno che fosse.
Pian piano si avvicino all’imbocco della grotta. Dovette chinarsi un poco per riuscire a guardare dentro, ma una volta superata l’imboccatura, la volta si alzava consentendogli di stare in piedi. Per quanto pote vedere, lo spazio interno era buio e silenzioso con la sola eccezione della poca luce solare che riusciva a penetrarvi. Evidentemente il vecchio Tyrrel si era finalmente stancato ed era andato a riposare. Be’, sicuramente non era in casa.
In piedi appena dentro la grotta, davanti alle invisibili profondita delle tenebre, Jake penso di chiamare il vecchio Tyrrel ad alta voce per poi decidere di lasciar perdere, almeno per il momento. Scrutando di nuovo nel buio, non riusci a vedere nulla che potesse in qualche modo aiutarlo.
Non sapeva dove altro cercare Camilla o Tyrrel; tuttavia giuro a se stesso che il vecchio pazzoide avrebbe dovuto rispondere a qualche domanda alla prima occasione, e rispondere in modo chiaro se non voleva pentirsene.
Tornando alla piccola casa, Jake noto qualcosa che prima doveva essergli sfuggito. Sul tavolo grande della sala comune vi era una nota per lui.
Si trattava di un breve messaggio scritto a penna sul retro di una vecchia busta:
Amore eh? Jake penso a quella parola e poi a ogni parola del messaggio. Dopodiche poso nuovamente la busta sul tavolo. Improvvisamente si senti affamato. Apri la porta del frigorifero e fu felice di trovarvi qualcosa da mangiare.
Due mele rugose, qualche arancia e un sacco di cose meno attraenti avvolte in carta cerata, due bottiglie di birra e alcune lattine di coca-cola. E, su un piatto, formaggio, pane e prosciutto, cio che restava dei panini del giorno prima. Vide anche alcune uova in un contenitore di cartoncino, ma non aveva la minima voglia di uova fritte.
Di conseguenza si fece un robusto panino al prosciutto e formaggio con l’aggiunta di un po’ di senape e continuo a guardarsi attorno. Fino a quel momento, stava avendo un notevole successo nel mantenere il suo enorme problema confinato in un angolo della mente. Senza quasi neppure pensarci si era convinto che, se fosse
