debita distanza.
Qualcosa lo sveglio dal suo scomodo sonno. Si alzo massaggiandosi il collo irrigidito. Le stelle si affievolivano, preannunciando finalmente il prossimo arrivo dell’alba. Stiracchiandosi e muovendosi un poco per riscaldarsi, osservo il lento sorgere del sole. Il cielo a oriente sfumava ora in un grigio indistinto in lenta espansione nella massa spenta e nera sopra di lui. Poi, prendendo forma con gradazioni indefinibili, un’ampia linea di pallida luce spazzo definitivamente le tenebre segnando il piatto orizzonte per miglia e miglia. Ovunque intorno a Bill, vaste distese di terreno e ancor piu vaste estensioni di spazio puro e arioso iniziarono a prendere forma, a uscire dalla nebbia e dalla tenebra…
E poi fu l’alba. Al grigio leggero e sfumato dell’inizio subentrarono i colori della terra e l’azzurro del cielo. Un’alba come tante sulla Terra. Ma qui il territorio che pian piano tornava alla vita, alla luce, non ricordava nulla di conosciuto. Lo sguardo di Bill si fermo su una lontana formazione, un pan di zucchero sempre piu rosso nonostante il lento svanire del viola nel cielo. Quanto distava quella strana protuberanza del terreno, quella cosa tanto insolita da sembrare impossibile su questo pianeta? Un miglio? Due? Cinque?
Attimo dopo attimo la complessita della scena si fece piu chiara, e proprio per questo piu incredibile. Aveva visto molte immagini del Grand Canyon, come tutti del resto, ma nessuna foto e nessun film potevano rendere l’intensita del panorama che gli si apriva davanti e neppure sperare di avvicinarvisi. Questa… questa era la Genesi. La creazione del nostro pianeta.
Infine con riluttanza obbligo la sua mente a pensieri piu prosaici. In quel panorama indescrivibile non v’era traccia delle persone che aveva inseguito nella notte, ne di nessun altro.
A quanto gli era dato di vedere e soprattutto di sentire, lui, Bill Burdon, poteva anche essere l’ultima persona sull’intero pianeta, o forse la prima.
Imponenti formazioni rocciose lo circondavano da ogni parte, torreggianti e colorate. Sapeva che il canyon era largo piu o meno dieci miglia in quel punto, un territorio irregolare, inospitale e magnifico punteggiato ogni tanto da alberi, cactus e cespugli, zeppo di canyon laterali che si perdevano chissa dove. Impossibile attraversarlo a piedi, anche se sapeva che esistevano dei sentieri.
Il fiume, che Bill si aspettava in qualche modo di veder scorrere sotto di lui alla luce del mattino, resto invece nascosto nella parte piu profonda della gola. Le balze soprastanti quella parte finale dell’abisso erano, stimo, a piu di trecento metri sotto il costone su cui lui si trovava. La, sotto un’ampia porzione di terreno punteggiato da quelli che sembravano cespugli di artemisia declinava dolcemente verso il margine di quell’ultima spaccatura nella terra. Ma di nuovo l’altezza e la distanza risultarono difficili da calcolare.
Bill riprese a marciare e sali per una buona mezz’ora, per poi fermarsi e dare un’occhiata attorno a se. Per quanto poteva dire dai cambiamenti nelle parti piu lontane di quell’intenso panorama, non sembrava essersi mosso affatto.
E quindi riprese a salire. Si fermo dopo qualche tempo, osservando allarmato la porzione di terreno in dolce discesa molto sotto di lui. Con la coda dell’occhio aveva visto un animale… un elefante, o comunque qualcosa con una proboscide da elefante intento tranquillamente a pasteggiare strappando rami e foglie dagli alberi lontani. Incredulo si sfrego gli occhi. Il sole gli aveva forse dato alla testa? Stava quasi per darsi un pizzicotto quando vide un’altra creatura molto simile alla prima. Ma stavolta sbagliarsi era difficile: il grosso pachiderma rimase in vista parecchi secondi prima di sparire dietro una piega del terreno.
Sbalordito, riprese a salire.
Solo per ricevere un nuovo shock due minuti dopo vedendo, praticamente alla sua altezza, un altro animale totalmente inaspettato. Con molta flemma lo strano dromedario gli ritorno l’occhiata piu allibita che Bill avesse mai lanciato a qualcosa in vita sua. Poi, ruminando, l’animale si mosse e se ne ando.
E fu allora, mentre cercava di capire cosa mai era accaduto per farlo impazzire cosi e dava inconsciamente per scontato di essere solo in quel luogo desolato, che supero un piccolo avvallamento del terreno e si ritrovo a guardare una ragazza seduta davanti a una tenda con lo sguardo perso nelle profondita del canyon.
Accanto a lei ardeva un piccolo fuoco da campo, e sembrava chiaro che si trovasse li accampata da qualche tempo. Un poco oltre si apriva una piccola grotta, grande abbastanza da dare rifugio a una singola persona rannicchiata e il cui ingresso era guardato dal fuoco.
La ragazza vestiva esattamente come qualunque giovane campeggiatore nel mondo in cui Bill cercava tanto faticosamente di tornare. La giacca e la sciarpa corrispondevano alla descrizione dei vestiti indossati da Cathy Brainard il giorno della sua scomparsa. Il vento giocava con i suoi lunghi capelli neri mentre sedeva immobile dando le spalle a Bill, e qualcosa nel suo atteggiamento lasciava capire che stava piangendo o che aveva pianto molto di recente.
Bill sfrego volontariamente la roccia con uno dei suoi stivali e la ragazza si volto di scatto. Occhi grigio- azzurri pieni di… paura? rabbia? sorpresa? lo scrutarono da capo a piedi.
— Non aver paura — disse lui. — Va tutto bene, Cathy. Finalmente ti ho trovata!
8
Lasciando la grotta con Jake, Camilla cerco di apparire complice e conciliante, ma Jake non era piu disposto a farsi menare per il naso.
— Dov’e adesso, e quando tornera?
Camilla sospiro. — Adesso sta dormendo, te l’ho detto. Lo rivedremo quando sara buio, forse un po’ prima.
— Lo so che l’hai gia detto, ma dove dorme?
— Non credo proprio che ora sia il momento giusto per…
— Dov’e?
Camilla si arrese. — C’e una grotta piu piccola sull’altro versante di questa collina.
— Bene. Fammela vedere.
Sospirando, la ragazza si avvio prendendolo per mano.
Una volta raggiunta la grotta in cui si supponeva dormisse Tyrrel, lei gliela indico e lui resto in silenzio a contemplarla. Poi il suo sguardo si sposto su Camilla. Sembrava perfettamente seria. Jake senti rizzarsi i peli della nuca. Una faccenda davvero terribile, ma doveva pur affrontarla: sembrava proprio che Camilla fosse ancora piu folle del vecchio scultore.
La piccola grotta da lei indicata era senza dubbio abbastanza spaziosa da ospitare un uomo, ma l’ingresso era completamente bloccato da una grande lastra di roccia calcarea pesante molte tonnellate. Un gatto sarebbe forse riuscito a passare nell’interstizio tra la lastra e la parete, ma era ovvio che nessun essere umano poteva sperare di farcela.
Jake parlo con voce calma e ragionevole. — Nessuno potrebbe mai entrare e uscire da quella piccola fessura, Camilla. Io non riuscirei neppure a infilarci un piede. Sei certa di quello che dici?
Per nulla scossa, Camilla replico: — So che sembra impossibile, ma lui e la che dorme adesso. Credimi. Quella piccola fessura gli basta per entrare e uscire, ma solo quando e buio. Lui… lui riesce a cambiare forma. L’ho visto con i miei occhi. Questo solo di notte: di giorno deve dormire.
— Ah, che sciocchezze. Ci sara un altro ingresso.
— No. Jake, parlo sul serio. Lui entra ed esce da li.
Il giovane la guardo per un attimo, pensieroso. Poi le chiese: — Dimmi di nuovo, Camilla: da quanto sei qui con quel vecchio pazzoide?
Lei degluti. — Ho perso il conto. Credo pero che sia da piu di un anno.
— E sei rimasta sempre qui in questo periodo? Non sei mai stata in nessun altro posto?
Cominciando a piangere, lei scosse la testa. — Capisco che sembra una follia. Io non so piu cosa dire o fare. Ma non sono impazzita, Jake, non ancora. Ti sto dicendo la verita! Aspetta e vedrai!
Certo che il modo in cui Camilla gli parlava in quel momento contribuiva ben poco a fargli cambiare idea.
