— Non sono impazzita — ripete lei piu che altro a se stessa, come se potesse leggergli nel pensiero. — Sei tu piuttosto quello che agisce in modo strano. Continui a dire che vuoi tornare al tuo maledetto campo quando hai capito benissimo che e impossibile!
Jake degluti. Sul momento non trovo risposta.
Camilla continuo a incalzarlo. — Edgar ha ragione. Tu resterai qui. — E questa non era certo una domanda. — Perche non hai scelta. Finirai come me. Ma forse in due possiamo fare qualcosa.
Jake rispose con una parola sconcia.
— Tesoro, hai cercato di andartene piu volte e hai visto anche tu come funziona. Adesso hai finalmente capito che non e quello il modo giusto. Ho forse torto?
Di nuovo Jake non rispose.
Molto in fondo sapeva che lei aveva ragione. Era una follia, certo, ma aveva ragione. E la faccenda generava in lui sentimenti contrastanti. Nonostante la sua collera, l’idea di restare li a lavorare risultava addirittura interessante in qualche folle modo. Dividere ogni notte lo stesso letto con Camilla faceva parte del compenso: gia questo quasi bastava. Ma essere libero di andarsene con qualche soldo era troppo importante.
Rompendo un lungo silenzio le disse: — Dici che Tyrrel dorme tutto il giorno.
— Esatto.
— Dormiva anche i giorni in cui sei scesa fin quasi al fiume con pennelli e cavalletto, i giorni in cui ci siamo visti? Dormiva in quel buco anche allora?
Camilla esito brevemente.
— Si.
— Ma questo ti lasciava la possibilita di andartene, no? Perche allora sei rimasta seduta su un sasso a dipingere come se nulla fosse? Perche non sei venuta via con me? La strada era aperta in quei giorni, oppure no?
La risposta di Camilla fu molto calma e giunse con deprimente prontezza. — No, Jake, la strada non era aperta. Tu potevi entrare, ma io non sarei mai potuta uscire.
— Non capisco.
Lei replico con un gesto d’impotenza. — Le cose stanno cosi. Solo Edgar puo aprire certe porte che per gli altri sono sempre chiuse. E lui ha aperto una porta per te.
— Vuoi dire che sapeva che stavo arrivando? E anche tu?
— Come potevamo mai saperlo? Forse tu sapevi come sarebbe andata a finire quando hai risalito per la prima volta il torrente? No, semplicemente Edgar ha lasciato una porta aperta in modo che qualcuno potesse entrare. E sei entrato tu.
Jake dovette ammettere che il giorno in cui aveva incontrato Camilla per la prima volta aveva disceso il fiume verso sud per pura e semplice coincidenza. — Ieri pero sapevi che stavo arrivando.
— Certo. Tu avevi detto che saresti tornato domenica.
— E anche Edgar lo sapeva.
— Io… ho dovuto dirgli dei nostri incontri, Jake.
— Si e arrabbiato?
— Per nulla. Ha bisogno di qualcuno che lavori per lui. E comunque non gli importa se io ho un amico: basta che faccia sempre quello che mi dice.
— E da noi vuole qualcosa di piu che semplice lavoro.
Lei annui in silenzio. Poi aggiunse con foga disperata: — Ma io dovevo portarti qui! Non capisci, Jake? Ho bisogno di te! Non m’importa di cio che vuole Edgar.
Ma Jake insistette. — Pero le prime due volte che ci siamo visti non mi sono ritrovato intrappolato cosi. Sono uscito dal Canyon Profondo e sono tornato tranquillamente al campo.
— Quelle prime due volte non mi hai seguita fino alla casa. Addentrandoti cosi nel Canyon Profondo hai perso la strada per uscirne, e la porta ora si e chiusa.
— Ah, e cosi allora! Tu sapevi, e mi hai coinvolto lo stesso in questa storia! E cosi, vero? — E Jake si lascio andare a un altro insulto.
Lei annui lentamente, in lacrime. — Non potevo fare altro. Aiutami, ti prego!
E Camilla scoppio in un pianto dirotto. Faceva tanta pena che Jake non riusci a essere rude con lei.
Viste le circostanze, tuttavia, non riusci neppure a essere tenero. Almeno, non in quel momento. Lasciata Camilla in lacrime sul sofa della stanza comune della casa, Jake trascorse le ultime ore di luce correndo su e giu per il canyon senza mai veramente allontanarsi, rovistando tra rocce e cespugli. Neppure lui sapeva perche, ma aveva bisogno di trovare qualcosa, qualunque cosa che potesse collegare quel folle luogo con il mondo in cui aveva trascorso i primi ventidue anni della sua vita.
Col calar del sole, Jake provo dei veri e propri attimi di panico. Continuava a sentirsi preso in una gabbia di cui non riusciva neppure a localizzare con precisione le pareti. Gia aveva esplorato per un bel pezzo il territorio a monte e a valle della casa; adesso esamino con la massima attenzione le pareti dell’ampio anfiteatro in cui sbucava il canyon, in cerca di qualche modo per salire. Ma tranne che nel punto da cui era gia salito, vicino alla cascata, sembravano davvero impossibili da scalare. Uno doveva sentirsi davvero disperato per provarci, e anche se vi fosse riuscito si sarebbe poi ritrovato su quell’impossibile versione dell’altopiano.
Ancora non si sentiva completamente vinto, ma vi erano dei momenti in cui vi andava vicino.
Il sole era sparito dietro le colline occidentali, ma la luce del giorno rischiarava ancora il cielo. Jake arresto il suo disperato e inutile affannarsi, sperando forse in un’idea improvvisa che potesse risolvere il problema. Andarsene significava dover fare i conti con le autorita del campo per la sua improvvisa sparizione, ma quella era in effetti l’ultima delle sue preoccupazioni in quel momento.
Tornando mestamente verso la casa, Jake si fermo ancora una volta a esaminare la grotta dove Tyrrel lavorava. Osservando, attraverso l’entrata, la fila di futuristiche lampade appese alle pareti non pote evitare di provare una forte curiosita, anche se di malavoglia.
Rientrato in casa trovo la doppietta nell’angolo della sala dove Camilla l’aveva lasciata. Jake prese l’arma e l’apri. Le due cartucce nel caricatore sembravano assolutamente normali.
Con il volto gonfio a causa del pianto, Camilla si avvicino a lui e lo guardo in silenzio. Sembrava ansiosa di compiacerlo.
Compiendo uno sforzo, Jake le chiese con voce gentile: — Camilla, se Tyrrel e convinto di tenerci entrambi prigionieri come mai si fida tanto da lasciare in giro la doppietta?
Lei si volto e torno in cucina dove, Jake lo vide solo allora, stava impastando delle forme di pane. — Perche non serve a nulla contro di lui.
— Davvero? Neppure se glielo punto addosso e gli dico di lasciarci uscire se non vuole finire male?
— Oh, puoi puntarglielo addosso e dirgli tutto cio che vuoi. Puoi anche sparargli, sai? Solo che le pallottole non gli fanno nulla. Qualcuno lo ha gia fatto, e come vedi… — ribatte Camilla, fermandosi per un attimo con le mani piene di pasta e annuendo.
— Qualcuno ha sparato a quel bastardo? Con questa doppietta?
Camilla annui nuovamente.
— E chi?
— Qualcuno che era qui ancora prima di te.
Allora lui non era il primo attratto la dentro da lei. Ba’, non gli importava un fico secco adesso. Quello era uno di quei momenti in cui Jake sentiva che dovevano per forza essere impazziti tutti e tre: lui, Camilla e quel vecchio impossibile.
— Gli ha sparato e lo ha mancato?
— Gli ha sparato e lo ha preso in pieno. Le pallottole lo hanno attraversato, strappandogli i vestiti. Ma lui e rimasto in piedi, indenne.
Jake ebbe l’impressione che Camilla avesse davvero visto la scena che stava descrivendo. Ma forse era solo convinta di averla vista. In ogni caso decise di lasciare perdere il mistero di quell’impossibile fucilata. La doppietta poteva anche restare dove l’aveva trovata, almeno per il momento.
— Stai facendo il pane, vedo. Significa forse che abbiamo ospiti per cena?
Camilla non rispose, ma continuo a lavorare la pasta con movimenti rapidi ed energici.
— Perche ti sei fatta convincere a venire qui?
