— Non avevo altro posto dove andare, e incontrai Edgar in un bar di Flagstaff. Era carino… non so come, ma sembrava piu giovane di molti anni. Parlava bene, Edgar. Mi racconto che sua moglie l’aveva lasciato cosi, su due piedi. Non mi chiese nulla, solo se ero disposta ad andare con lui per fargli da modella. Io risposi che si, mi andava bene, anche se mi aspettavo che volesse da me qualcosa di piu: non sapevo ancora quanto avevo ragione! — E Camilla smise bruscamente di parlare.

— Come mai sua moglie e riuscita ad andarsene e noi no?

— Che ne so? Ma dopo la sua partenza, Edgar deve aver fatto in modo che nessun altro potesse mai seguirla.

— Ne parli come se fosse uno stregone.

— Non ridere. Non l’hai ancora visto all’opera.

— Oh, ci sara tempo per questo. Comunque, dopo averti visto senza vestiti addosso ha voluto qualcos’altro da te oltre a fargli da modella.

— Inizialmente si — replico Camilla con un’alzata di spalle. — Ma non negli ultimi mesi. In questo periodo mi ha lasciata in pace.

— Ma davvero sei qui da piu di un anno?

Lei rispose lanciandogli un’occhiata di fuoco, una volta tanto arrabbiata con lui. — Te l’ho gia detto. Come posso andarmene?

In risposta ad altre domande, Camilla ammise di fare ancora delle sessioni da modella per il vecchio scultore, anche se non cosi spesso. — L’ultima risale a piu di un mese fa.

Non appena lei termino di impastare l’ultima pagnotta lasciando poi le forme a lievitare, Jake la convinse a seguirlo verso la caverna. Stavolta fu lui a trovare l’interruttore e ad accendere le futuristiche lampade.

E stavolta noto che vi era una rientranza nella grotta mai notata prima, un buio antro proprio sul fondo. Vi si accedeva, ammesso che quella fosse la parola giusta, attraverso un’apertura larga piu o meno quanto quella della grotta in cui, secondo Camilla, Tyrrel dormiva.

— Cosa c’e la dietro?

— Non lo so, ma Edgar vi lavora sempre. Non ho idea di cosa faccia, ma e il posto in cui passa piu tempo quando e sveglio.

— Hai una torcia elettrica?

— Dovrebbe essercene una sul banco di lavoro — replico lei con un che di riluttante nella voce.

Jake trovo la torcia e l’accese, cercando di sbirciare nella cavita. Punto la torcia, guardo… e spicco un gran balzo all’indietro. Un oggetto in movimento aveva attraversato il cono di luce, un qualcosa di strano, una sorta di fantasma che non era riuscito a vedere bene, ma che ispirava un orrore profondo. Dominandosi, cerco di pensare. Cos’aveva visto esattamente? L’impressione era quella di una figura ben definita, grande quanto un uomo ma senza volto, senza lineamenti. Si era fermata per un attimo alla luce per poi scivolare via, come per nascondersi in qualche anfratto. Ah, ma che idiozia! La tensione lo aveva tradito. Semplicemente, si trattava di uno strano riflesso della torcia elettrica su qualche dannata roccia fosforescente, ecco tutto.

Digrignando i denti, Jake si avvicino alla fessura e cerco nuovamente di vedere quella cosa. Niente da fare. Probabilmente non trovava piu l’angolo giusto. Non c’era nulla in quella cavita ammuffita, solo una piccola area della grotta bloccata da una lastra di roccia calcarea. Sulle pareti e sul pavimento spiccavano i segni degli attrezzi del vecchio scultore. Sembrava chiaro che lavorasse duramente quando si trovava la dentro. Ma come entrava? Probabilmente vi era un altro accesso, un passaggio impossibile da vedere nella loro posizione.

Una volta tornati nella casa, Jake affronto nuovamente Camilla. — E cosi fino a qualche mese fa hai dormito con lui. E adesso non gli importa se lo fai con qualcun’altro?

— Anche all’inizio, quando sono arrivata qui, sono stata con lui pochissime volte. E forse “stata” non e neppure la definizione giusta. Piu che altro, te lo ripeto, gli ho fatto da modella e basta!

— Cosa intendi dire? Forse il vecchio pazzoide non lo fa come al solito?

— No.

— E come allora?

— Ma cosa t’importa? — ribatte Camilla, niente affatto ansiosa di parlare di questo lato della faccenda. — Jake, ascoltami: non hai motivo di essere geloso di Edgar, ma devi stare molto attento a non farlo arrabbiare.

— Credi che sia geloso di me? Credi che mi tenga qui per avere sottomano qualcuno da odiare?

— Oh, no. Edgar non e fatto cosi. In ogni caso ti ripeto di stare molto attento a lui perche puo diventare davvero pericoloso.

— Ba’. Non appena si svegliera faremo una chiacchierata, e vedrai che non avro bisogno della doppietta per convincerlo.

— Cosa intendi fare, dargli un paio di cazzotti? — Camilla lo guardo con vaga ironia. — Tanto vale allora che ci provi con la doppietta, tesoro. Comunque, fa’ come vuoi. Immagino che anche tu debba ricevere la tua lezione.

Jake pote solo guardarla perplesso oltre ogni limite. — Dove diavolo dorme? — domando infine. — Voglio parlargli.

— Ti ho mostrato dove dorme.

— Sciocchezze.

Camilla lo guardo davvero preoccupata. — Tesoro, guarda che Edgar e una persona molto speciale.

Lui sogghigno malignamente. — Gia, questo continui a dirlo. Quasi quasi sono disposto a crederti.

— E anche un uomo molto, molto cattivo. Ah, come vorrei che tu e io trovassimo il modo di andarcene da qui!

— Camilla, ce ne andremo non appena avro parlato un po’ con lui. Continui a dire che e lui a tenerci qui, ma come fa?

— Non so come, ma riesce a controllare il tempo. Apre dei passaggi tra epoche diverse, delle porte che apre e chiude a piacimento.

— Cosa?

— Jake, ti ripeto ancora che il tempo qui non e quello che conosciamo noi. In qualsiasi altro posto i giorni e le ore trascorrono normalmente, ma non qui, non nel Canyon Profondo. Qui si vive con quello che io chiamo il tempo profondo. Edgar ha cercato qualche volta di spiegarmi come funziona, ma io non riesco a capire. Forse puoi chiedergli di spiegarlo anche a te.

— Certo che glielo chiedero. E sara meglio per lui che la spiegazione sia chiara.

Jake pronuncio quelle parole a bassa voce, ma il modo in cui le disse dovette allarmare Camilla. — Non credere di poter fare il duro con lui. Anche se sembra un vecchio, Edgar e piu forte di qualunque uomo io abbia mai conosciuto.

— Davvero?

— Credimi sulla parola, Jake — replico lei, convinta. Poi, guardandolo, aggiunse: — Non hai nessuna intenzione di credermi sulla parola, vero?

Jake chiuse la mano in un grande, solido pugno e lo guardo. Il suo corpo non mostrava il minimo segno di grasso e i suoi muscoli erano gonfi e induriti dal lavoro di quegli ultimi mesi. — Si direbbe che devo litigarci se vogliamo andarcene di qui. Tu continui a ripetere che in qualche modo solo Edgar puo farci tornare la da dove siamo venuti.

— Ti conviene non affrontarlo apertamente, tesoro — fece Camilla avvicinandosi a lui. — Jake, mi senti? E quella doppietta lasciala perdere. Ti ripeto che non puo fargli nulla. Puo solo mandarlo su tutte le furie se pensa che volevi ucciderlo.

— Come non puo fargli nulla? Vuoi dire che una fucilata gli fa solo il solletico?

Lei si appoggio al tavolo e rispose, sicura di se: — E va bene, fa’ come vuoi allora. Spara a Edgar e vediamo cosa succede. Ma poi non lamentarti delle conseguenze.

Jake non disse nulla. Forse avrebbe potuto sparare a sangue freddo a qualcuno, ma solo come ultima risorsa per salvare la pelle.

Camilla si avvicino di nuovo a lui sorridendo e i due si baciarono. Ma anche quelle labbra carnose, anche quel corpo snello e sensuale non riuscirono a distrarlo piu di qualche istante.

— Hai visto qualcuno oltre a Edgar in questo periodo?

Lei esito. — Ho visto un paio di persone.

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