Dopodiche passo, riconoscendolo, lo spiazzo che segnava l’inizio del sentiero del Bright Angel. Lo steccato pero era molto piu rozzo di quello che ricordava, e ben poche case rispetto al giorno prima guardavano dal margine il canyon sotto di loro.
Qualche minuto dopo giunse in vista di casa Tyrrel.
Il sole picchiava forte, ed era un caldo pomeriggio d’estate. La luce non aveva nulla d’invernale… ma Bill cerco in ogni modo di non pensarci in quel momento. Tuttavia non pote evitare di togliersi finalmente il giaccone da sci e di portarlo sul braccio.
Alcuni turisti, ma in numero molto inferiore alle aspettative, muovevano verso di lui seguendo il sentiero che sostituiva in quell’incubo il comodo viale pedonale del giorno prima e che passava a una distanza ben maggiore dalla casa di quanto ricordasse. Quei villeggianti, ammise Bill, vestivano in modo assolutamente estivo. E se li guardava attentamente, consentendo a se stesso di pensare a cio che vedeva, avrebbe dovuto ammettere qualcosa di molto piu allarmante. Quella gente vestiva in modo davvero strano. Sembravano usciti dall’album di fotografie degli anni Trenta di suo nonno. Quando si incrociarono, quelli tra loro che lo guardarono sembrarono ugualmente impressionati.
Bill diede le spalle ai turisti in costume. I suoi piedi lo portarono faticosamente davanti alla porta di quella che doveva, si, doveva essere casa Tyrrel. Nessun dubbio a riguardo. Stessa casa, stesso posto. Poteva riconoscere le linee familiari dell’edificio, rimaste inalterate rispetto al giorno prima.
Ma…
La porta di casa del celebre scultore era socchiusa. Da dentro venivano delle voci di bambini piccoli, due, tre anni. Dovevano essercene almeno un paio.
Inoltre l’area davanti alla casa non era piu pavimentata con le lastre quadrate tipiche del parco. Ora uno stretto sentiero attraversava un campo incolto e conduceva direttamente alla porta della casa.
Stava giusto guardando la porta quando questa si apri del tutto. Ne usci una giovane donna con una bambina di quattro anni, vestita di una salopette di cotone. La donna invece portava indumenti degli anni Trenta e un largo cappello da giardino.
La bambina, noto Bill, aveva degli occhi molto insoliti. Il loro morbido colore grigio azzurro gli ricordo subito gli occhi della ragazza di nome Cathy che aveva appena lasciato. Entrambe si fermarono a guardare il giovane stranamente vestito fermo davanti alla porta di casa loro.
— Buongiorno, signora — disse Bill alla giovane donna, abbozzando un leggero inchino secondo la miglior tradizione campagnola.
— Buongiorno a lei — rispose piano la donna, pensando forse che il modo piu sicuro di agire fosse ripetere il saluto dello straniero. Poi, dopo aver osservato Bill rispondere con un incerto sorriso, gli chiese: — Posso fare qualcosa per lei?
— Non sapevo — disse Bill dopo un istante — che qualcuno vivesse qui. E una casa molto bella, signora. — Questo, si disse, era certamente inadeguato. — Oh, il mio nome e Bill Burdon — si affretto quindi ad aggiungere.
La giovane donna lo guardo per una decina di secondi, per poi presentarsi a sua volta. — Io sono Sarah Tyrrel. — Pausa. — Se cerca mio marito, non sara di ritorno che stasera.
10
La mattina dopo la sparizione di Bill, Joe Keogh venne svegliato da un leggero battito alla porta della sua camera d’albergo. Imprecando, Joe guardo l’orologio e vide che erano le otto. Con fatica si alzo dal letto solo per scoprire che riusciva a camminare a malapena. La caviglia slogata si era gonfiata e irrigidita nel corso della notte, nonostante vi avesse applicato impacchi di ghiaccio in abbondanza prima di andare a dormire. Era molto peggiorata da quando si era tolto le scarpe, quattro ore prima, gettandosi esausto sul letto.
Il battito si ripete e Joe, soffocando l’irritazione, arranco verso la porta. Nel corso della nottata a casa Tyrrel aveva trascorso il penultimo turno di guardia aspettando la chiamata di Bill. Poi aveva ceduto alle richieste degli altri e si era fatto accompagnare in albergo da John.
Appoggiandosi alla maniglia, chiese: — Chi e?
— Maria. — La risposta fu a malapena percettibile, ma Joe riconobbe la voce. Con un sospiro la lascio entrare.
La giovane donna, rimasta sveglia praticamente tutta la notte, sembrava decisamente stanca. Ma quando Joe glielo fece notare replico che in un paio d’ore sarebbe stata pronta a tornare in azione. Non aveva molto da dire, aggiunse, poiche dopo la scomparsa di Bill la notte era trascorsa tranquilla. In ogni caso, mentre parlava si tolse i moon-boot e srotolo il suo sacco a pelo sul divano.
— La signora Tyrrel non le ha offerto di restare la a dormire?
— Nossignore. Anzi, mezz’ora fa ha cominciato a farmi capire che dovevo andare a dormire nella mia camera d’albergo, se ne avevo una. Naturalmente io ho risposto che non c’erano problemi.
Joe rispose con un grugnito e arranco verso la finestra. Le nubi e la nebbia della notte precedente se n’erano andate, e un sole ancora pallido splendeva in un cielo limpido. Perlomeno, si disse, oggi potevano cominciare a esplorare la zona.
Due secondi fu tutto cio che pote dedicare al panorama. Poi il detective di Chicago si passo le dita tra i capelli. — Dov’e John? Devo parlargli.
Maria, in procinto di sparire dentro il suo sacco a pelo, esito. — Vuole che lo chiami per radio?
— Ci penso io. Riposi pure, per adesso. Piu tardi avremo senz’altro bisogno di lei.
Ma Maria attese ancora. — Joe, quando cominceremo a cercare Bill?
— Molto presto, glielo prometto. E partecipera anche lei.
— Ma come hanno fatto quei due bastardi a sfuggirci cosi ieri notte?
— Ho qualche ipotesi a riguardo. Ipotesi che voglio discutere con lei e con Bill non appena sara di nuovo qui con noi.
— Va bene. — E con queste parole Maria si sdraio sul divano e chiuse gli occhi, gia mezzo addormentata.
Cercando di non fare rumore, Joe ando nella stanza accanto e chiamo John per radio.
Cinque minuti dopo suo cognato e socio in affari entro nella suite. — Nessuna notizia di Bill — gli disse per prima cosa. — Brainard non era molto contento di vedermi andare, ma noi lavoriamo per la vecchia Sarah e lei sembrava stanca di avere gente in giro. Ma dimmi, dov’e andato Strangeway?
— In Inghilterra — fu la replica.
— Cosa?
— E cosi. Non posso offrirti nessuna spiegazione. Perche non ti fai anche tu una dormita finche e possibile? — disse Joe. Il respiro regolare di Maria risuonava debolmente nell’altra stanza.
— Perche al momento sono affamato come un lupo.
— Okay, prendi il telefono e chiama la reception. Ordina una colazione per tre. Per me una frittata, grazie.
Qualche attimo piu tardi Joe si chiuse in bagno, dove prese un paio di aspirine e si fece una doccia molto scomoda restando tutto il tempo su una gamba sola.
Dopo aver indossato degli abiti puliti, usci e trovo John lungo e disteso sulla moquette, a piedi scalzi e profondamente addormentato. Doveva proprio essere crollato, visto che non aveva sprecato neppure il minuto necessario a farsi una sorta di materasso con i giacconi e i cuscini delle sedie. Muovendosi il piu silenziosamente possibile, Joe sedette su una delle sedie imprecando silenziosamente contro la caviglia slogata.
Guardando fisso il telefono sul tavolino accanto a lui, si chiese se fosse il caso di mettersi in contatto con l’ufficio di Chicago. Angie, la moglie di John, svolgeva il prezioso ruolo di coordinatrice e probabilmente c’erano un paio di cose che poteva fare per aiutarli.
Ma, prima che potesse decidere se chiamare o meno, arrivo il cameriere con la colazione, svegliando inevitabilmente i suoi colleghi. Maria si mise a sedere e si stiracchio come una gatta. — Che strani sogni — commento con espressione vagamente insoddisfatta.
I due giovani furono felici di unirsi a Joe in quell’abbondanza di candido lino e posate d’argento, con cibo
