— Solo perche sei speciale, amore mio. Ma ti garantisco che e davvero difficile da trovare. — Per qualche ragione le tremo la voce. — Non lo troverebbe nessuno tra mille, anzi, tra un milione di persone. Quanta gente a piedi e in barca credi che sia passata qui davanti senza prestare la minima attenzione a quello che vi era oltre la foce del torrente?

Jake la guardo stupito, chiedendoselo davvero. — E facile: non molti. Probabilmente non passano cento persone da qui in dieci anni. Qui non c’e la folla di qualche parco cittadino, lo sai?

Camilla gli sorrise, come se volesse rassicurarlo o forse venir rassicurata. Poi la marcia riprese.

Jake la segui, ormai completamente ipnotizzato dal movimento delle sue natiche.

Dopo un minuto o due di quella vista, Jake si appaio a Camilla e le passo un braccio attorno alla vita.

Camilla si fermo, si giro e lo abbraccio con calore. Un attimo piu tardi si stavano baciando, mentre la mano di Jake si inoltrava di nuovo sotto la sua camicia. Che cosa meravigliosa non trovare la minima resistenza!

Dopo sedettero nudi nell’acqua bassa e gelida del torrente per un rinfrescante idromassaggio, spruzzandosi a vicenda.

Jake disse: — E strano il modo in cui affermi che questo canyon e impossibile da trovare.

Camilla, che stava ridendo per qualcos’altro, smise di colpo. — Strano in che senso? — domando. In quel momento erano all’ombra, e lei si era tolta gli occhiali scuri.

— Perche ieri l’ho cercato sulla mappa generale giu al campo, e non sono riuscito a trovarlo. Questo torrente non e il Pipe, vero? E non puo essere neppure l’Horn, perche ci sono delle rapide sul Colorado piu o meno allo sbocco dell’Horn. E tra questi due non e segnato alcun torrente permanente, eppure eccolo qui — constato Jake indicando con un gesto l’acqua, le rocce, le alte pareti.

Camilla non sembro affatto sorpresa da quell’affermazione, ma solo impensierita e malinconica. — Ci sono un sacco di cose che la tua mappa non mostra — fu la sua risposta.

Non appena si rivestirono la marcia riprese, mentre il canyon che li aveva inghiottiti volgeva ora a destra, ora a sinistra come un enorme serpente. E le svolte si facevano via via sempre piu strette. Jake constato che in nessun punto si vedeva oltre una cinquantina di metri.

Una volta Camilla si fermo e gli disse: — Edgar chiama questo posto il “Canyon Profondo”.

Dopo la svolta successiva il canyon si allargo all’improvviso, terminando in una sorta di anfiteatro naturale dalle alte pareti di roccia, largo e lungo quanto uno stadio di calcio. Sul terreno pianeggiante crescevano gli arbusti spinosi tipici dei canyon e qualche albero. Sul lato opposto dell’anfiteatro vide una cascata, da cui il torrente poi defluiva. Con estrema sorpresa Jake noto che qualcuno aveva abilmente costruito un’alta e stretta ruota metallica nella cataratta, come una sorta di turbina; ai piedi della cascata, una piccola costruzione in pietra bagnata dagli spruzzi alloggiava sicuramente un generatore. Fu facile capirlo perche dei cavi elettrici partivano dal retro della piccola costruzione per raggiungere un altro edificio fatto di tronchi d’albero lavorati con cura: un vero e proprio cottage.

Sul momento Jake non presto molta attenzione a una larga apertura, una grotta o una caverna, posta ai piedi del dirupo piu a occidente. Si trovava a livello di uno strato di roccia che conosceva: secondo il geologo giu al campo si era formato proprio sopra la Grande Discordanza, una definizione di cui non aveva mai capito il significato.

A prima vista l’apertura dava accesso a una cavita poco profonda; poi, guardando meglio, si rese conto che si addentrava di molto nella roccia.

In quel momento comunque preferi dedicare la sua attenzione alla piccola e graziosa casetta che sorgeva abbastanza alta sulla cascata da evitarne gli spruzzi. Niente a che vedere con la baracca di un minatore, poco ma sicuro. Non era una catapecchia, ma una vera casa con le fondamenta in pietra, i vetri alle finestre e un vero tetto di tegole.

Camilla era ferma in piedi accanto a lui, come per giudicare le sue reazioni.

Lui disse: — Cosi e qui che vivi.

— Si.

— Con questo Edgar.

— Si — rispose lei di nuovo, lanciandosi un’occhiata intorno e abbassando la voce. — Ma ora non voglio piu vivere con lui.

— Lascialo.

Lei scosse la testa. — Non e tanto semplice, vedrai.

— Be’, non mi sembra che ti tenga rinchiusa.

Camilla non rispose.

Jake si guardo attentamente intorno. Tutto taceva, non si sentiva volare una mosca. — Dov’e lui?

— Sta riposando. Lavora soprattutto di notte. Si sceglie le rocce che piu gli piacciono, le porta in laboratorio e comincia a scolpire.

— Dormire e la cosa migliore da fare con questo caldo.

Il sentiero che portava alla casa passava davanti alla bocca della caverna. Finalmente in grado di guardarla bene, Jake vide che si trattava di un vero budello che penetrava tanto profondamente nella roccia da impedirgli di vederne il fondo.

Camilla noto il suo interesse. — Vuoi entrare e dare un’occhiata? Possiamo. A Edgar non importa.

— E neppure a me — replico lui, ma segui Camilla quando lei vi entro.

L’aria fresca della grotta fu la benvenuta. Una volta abituati gli occhi alla penombra, Jake pote esaminarne attentamente l’interno. Un filo di luce solare forava l’oscurita, riflessa dalle pareti di arenaria del lato opposto dell’anfiteatro.

— E il tramonto — disse Camilla. — E l’ora in cui lui…

Poi tacque bruscamente.

Ci volle un altro minuto prima che Jake si rendesse conto di una terza presenza. La figura di un uomo attendeva in piedi nella nera ombra delle regioni piu interne della grotta. Stava la immobile, probabilmente guardandoli entrambi.

Jake fece del suo meglio per penetrare con lo sguardo quella zona di oscurita quasi totale. La figura indefinita era forse alta quanto lui, ma appariva storta e quasi deforme. Indossava pantaloni da lavoro, camicia e stivali di qualche tipo, e sembrava coperta fino ai capelli di polvere di roccia. Continuava a guardarli con un’immobilita quasi inumana: sembrava una statua.

Nelle dita nodose di una mano sicuramente potente, l’uomo stringeva un grosso grumo di roccia. Ancora un attimo di gelido silenzio e poi apri le dita, lasciando cadere a terra il pesante carico. Una sorda eco si diffuse per tutta la caverna.

Un attimo piu tardi quella stessa mano si tese alla ricerca di un grosso interruttore fissato alla rozza parete, e una batteria di luci elettriche illumino l’ambiente. La mezza dozzina di lampade, montate su alti sostegni metallici un po’ in tutta la caverna, avevano una forma strana e molto, molto moderna. O forse piu che moderna: in effetti Jake non aveva mai visto delle lampade cosi in vita sua.

Grazie alla loro luce la parte piu interna della caverna, prima avvolta da tenebre impenetrabili, divenne visibile. Le lampade erano talvolta in alto e talvolta in basso, eliminando ogni zona d’ombra. E quelle lampade tanto strane rivelarono anche che il pavimento e le pareti della caverna erano butterate all’inverosimile, sfruttate probabilmente dallo scultore per ricavare i blocchi di roccia che gli servivano. Lungo un muro correva un lungo tavolo da lavoro molto rozzo, pieno di strumenti da scavatore e grumi di pallida arenaria. Le pareti, il soffitto e il pavimento della grotta erano pero neri, formati da un materiale che i geologi e gli artificieri chiamavano scisto Visnu. Si trovava generalmente nello strato piu basso delle pareti del Canyon, appena sotto la misteriosa Grande Discordanza. Le venature bianche che vedeva gli risultarono pero del tutto nuove.

Ma nulla di tutto cio, per quanto interessante, poteva catturare la sua attenzione per piu di qualche istante. Non in presenza dell’uomo che aveva davanti.

La figura coperta di polvere volse lo sguardo su Camilla, gracchiando un commento: — Vedo che ne hai catturato un altro.

Lei rispose timidamente: — Non dire cosi, Edgar. Jake e solo un amico.

— Oh, non ne dubito. La maggior parte degli uomini sarebbe deliziata di esserti amico. Glielo hai gia detto?

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