rocciosa spuntava dal nulla per diventare visibile a intermittenza attraverso le volute in lento movimento. Intorno a quella piccola concessione alla solidita, su cui spuntava una manciata di ispidi abeti, e nel raggio di chilometri, nulla risultava percettibile se non un fluttuante mare di grigie nubi davanti al quale anche le telecamere dei giapponesi dovevano inchinarsi.

Maria Torres si accorse a quel punto che qualcuno stava per unirsi a loro.

Infatti Bill, momentaneamente perso nei suoi pensieri e ancora intento ad afferrare fino in fondo cio che vedeva, non si era accorto che un uomo di piccola statura con barba e capelli neri era improvvisamente sbucato dalla folla alle sue spalle per muovere verso di lui. Il nuovo arrivato vide Maria, si fermo proprio accanto a Bill e attese in silenzio per alcuni minuti prima di venir notato dal giovane investigatore, una distrazione davvero imbarazzante per un professionista.

Percependo una certa inquietudine nello sguardo di Maria, Bill volse finalmente la testa. L’uomo con la barba, abbastanza vicino a lui da poterlo toccare, si limito a sorridere amabilmente.

Segui un breve intervallo in cui i tre si guardarono senza dire una parola, completamente ignorati dai giapponesi e dagli altri turisti dediti a fare avanti e indietro dal parapetto nonostante la visibilita praticamente nulla.

— Posso fare qualcosa per lei? — chiese finalmente Bill.

L’uomo con la barba rispose prontamente, come se avesse atteso solo il momento di parlare. — Mi consenta di presentarmi — disse con voce calma e profonda. — Mi chiamo Strangeway, e credo proprio di esser destinato a lavorare con voi per qualche giorno.

— Cosa? Amico mio, lei deve aver sbagliato…

— Niente affatto.

Bill lo guardo attonito, o perlomeno ci provo, risultando alla fin fine abbastanza convincente. D’altro canto anche Maria non faticava certo a nascondere la sua sorpresa.

— Mi spiace — replico Bill allo sconosciuto, suonando finalmente deciso. — Lei deve averci confuso con qualcun altro.

Strangeway si concesse un altro pallido sorriso, come di blanda approvazione. — In tal caso, la prego di perdonare la mia impertinenza — mormoro, voltandosi subito dopo e lanciando un’occhiata tanto intensa nella nebbia che riempiva il canyon da far supporre che potesse vedervi attraverso. Vagamente e senza darvi alcun peso particolare, Maria noto che il fiato dello sconosciuto non condensava nell’aria gelida come il suo o quello di Bill.

Dopo un altro minuto di imbarazzante silenzio, Bill fece un cenno a Maria e i due tornarono verso l’albergo lasciandosi il canyon alle spalle. Guardandosi indietro dopo una decina di metri, Maria vide Strangeway ancora intento a guardare in basso, del tutto indifferente alla direzione presa da loro due.

— Che diavolo credi volesse da noi? — mormoro la ragazza a Bill quando furono a distanza di sicurezza.

— Non saprei. Forse e solo un innocuo svitato, ma forse ci hanno scoperti: resta da vedere chi. Amici o nemici?

L’ampio e dispersivo hotel di tre piani, tutto legno, pietre e travi consunte dal tempo, era ormai davanti a loro. Un attimo piu tardi Bill e Maria presero a percorrere il lungo porticato di legno che conduceva all’ingresso principale. Visto da vicino, l’edificio appariva ancora piu solido e stabile. Incisa nel legno sopra l’ingresso, Maria noto un’iscrizione, una frase o forse un verso celebre, che diceva:

SOGNI DI MONTAGNE MENTRE NEL LORO SONNO ESSE MEDITANO SULLE COSE ETERNE

Le immagini evocate nella mente di Maria da quelle parole risultarono incomplete, ma in qualche modo inquietanti. Si chiese vagamente da dove uscisse quella frase. Nel suo breve soggiorno in un college aveva scoperto di essere una sorta di maggiore britannico e provava una profonda irritazione se leggeva o sentiva una citazione e non riusciva a ricordarne la fonte.

Con Bill che apriva la strada, i due entrarono nella hall attraverso una doppia porta che creava una sorta di camera termica indispensabile per tener fuori il freddo d’inverno e la polvere d’estate.

La hall dell’El Tovar consisteva di un grande locale, o meglio due grandi locali come subito noto Maria, alti due piani ognuno. Il soffitto a punta della prima sala era sostenuto da travi e montanti di legno, rozzamente lavorati ma caldi per l’inconfondibile effetto del tempo. E nonostante i moderni negozi di souvenir su entrambi i lati dell’ampio locale e la profusione di luci elettriche, le pareti e il soffitto mostravano una sorta di profonda solidita che confermava la loro esistenza da circa un secolo. Dentro, la vociante massa di turisti imbacuccata nei giacconi da sci con la videocamera a tracolla non riusciva a nascondere del tutto il gran numero di stelle di Natale sistemate ovunque su tavoli e scaffali. Fantasiose composizioni di rametti di vero abete dotate di luci intermittenti e pigne colorate rallegravano le robuste travi e le scure pareti; teste impagliate di animali, alcune con le corna, altre con le zanne esposte per un’ultima, improbabile difesa, guardavano tutti dall’alto in basso con aria di disapprovazione.

Un albero di Natale alto due piani occupava il centro della sala piu interna. I suoi rami piu alti si perdevano in una sorta di soppalco dalla ringhiera di legno in cui la gente sedeva a mangiare. La reception dell’albergo si trovava in quella sala, sulla destra, appena dietro l’albero.

Mentre Bill si fermava al banco della reception per chiedere un’informazione, Maria si volto bruscamente per esaminare la folla e vedere se lo strano signor Strangeway li aveva seguiti fin dentro. Ma non ne vide alcuna traccia.

Come ogni buona turista, Maria prese un opuscolo prima di lasciare il lungo e affollato banco dietro cui si affaccendavano diversi impiegati. Un attimo piu tardi segui Bill lungo uno dei corridoi a pianterreno che partivano dalla hall. Lanciando intanto distratte occhiate al suo opuscolo apprese che l’albergo era stato costruito nel lontano 1905, cosa a cui poteva facilmente credere dopo aver visto da vicino le pareti di legno e le vetuste travi del soffitto. Ovviamente l’impianto elettrico, il condizionamento e, si sperava, i servizi delle camere dovevano essere molto piu recenti.

Dopo aver passato una dozzina di porte, Bill si fermo e busso alla tredicesima.

Una cauta voce proveniente da dentro pronuncio poche e incomprensibili parole, almeno per lei; ma Bill rispose e la porta si apri mostrando un uomo robusto e di media statura che indossava un pesante maglione da sci. I capelli color sabbia cominciavano a mostrare qualche sfumatura grigia: doveva essere sulla quarantina. L’uomo li esamino entrambi dalla testa ai piedi, poi disse: — Entrate pure. Sono Joe Keogh.

La suite di Keogh comprendeva un salotto, un bagno e una piccola camera da letto, il tutto arredato con pessimo gusto in una sorta di stile pseudo-vittoriano. Attorno al tavolo del salotto facevano bella mostra quattro sedie, tutte spaiate. Una di esse era gia occupata. I due giovani detective vennero immediatamente presentati al cognato di Keogh, John Southerland, venuto con lui da Chicago per dare una mano nelle indagini. Southerland aveva circa ventotto anni, la stessa eta di John. Alto quasi uno e novanta, sembrava massiccio e affidabile. I suoi capelli castani tendevano irrimediabilmente ad arricciarsi. La barba corta e ispida spinse Bill a pensare che i casi fossero due: o stava facendosela crescere, oppure aveva bisogno di una bella rasatura.

Studiando in silenzio il volto duro e astuto di Keogh, Maria decise che aveva davvero la faccia giusta per quel mestiere. La sua scheda era stata avara di notizie, ma pareva assodato che facesse l’agente di polizia a Chicago prima di sposare la sorella di Southerland e mettersi in proprio con i suoi soldi.

— Sedete, ragazzi — disse Keogh indicando le sedie attorno al tavolo. Parlava con voce bassa, quasi neutra. — Sono felice che siate arrivati adesso. Sembra che debba cominciare a nevicare da un momento all’altro.

Qualsiasi scambio di commenti sul tempo venne interrotto da un battito alla porta. John Southerland si alzo per far entrare, in qualita di fidato collega, il piccolo e sospetto signor Strangeway.

John fece le presentazioni del caso. Da qualche parte spunto una quinta sedia, diversa anch’essa da tutte le altre, e presto i detective sedettero attorno al tavolo.

Segui una pausa. Maria ebbe la netta impressione che fossero loro il problema: Keogh non sapeva spiegare ai rinforzi da Phoenix il lavoro da fare.

— Quello che abbiamo davanti puo, o meglio potrebbe, venire classificato come un caso insolito — disse

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