Guardando prima uno e poi l’altro, Camilla sembro troppo impaurita per rispondere.

— Detto cosa? — chiese Jake.

Improvvisamente Edgar vide, posata su una lingua di roccia, la scatola metallica in cui Camilla aveva messo i panini. Borbottando qualcosa che suono come una serie di insulti, afferro il contenitore e alzo l’altra mano per schiaffeggiare la ragazza.

Urlando qualcosa, Jake balzo in avanti. Ma Camilla, ritraendosi dallo schiaffo che non arrivo, urlo a Jake di fermarsi. Fu un tale urlo di improvviso e raggelante terrore che Jake obbedi d’istinto.

Calmandosi, Jake ripete la domanda: — Cosa doveva dirmi Camilla?

— Oh, nulla di veramente importante — replico il vecchio. Occhi diabolici lo scrutarono attraverso la grigia polvere che gli copriva il viso. — Solo che oggi, mio giovane amico, la vita inutile e banale che hai sempre vissuto e giunta al termine.

2

1991

Bill Burdon e Maria Torres, entrambi detective di una grande agenzia di Phoenix, arrivarono finalmente al Grand Canyon dopo un lungo e faticoso viaggio. Nessuno dei due giovani vi era mai stato prima di allora ed entrambi avevano accolto con entusiasmo la notizia dell’incarico, gia pregustando panorami mozzafiato e giri turistici a dorso di mulo.

Ma i sogni oziosi svanirono dalle loro menti non appena appresero qualcosa in piu sul compito che li attendeva. Il problema, come spiego il loro capo poco prima che partissero, era una ragazza svanita nel nulla: la diciassettenne Cathy Brainard, scomparsa nel Grand Canyon circa un mese prima. Nessuno aveva mai avanzato richieste di riscatto e l’ipotesi di un rapimento non veniva piu considerata plausibile. Gli agenti federali premevano per archiviare il caso e di fatto non svolgevano piu indagini, ma un ricco parente della ragazza aveva preso a cuore la faccenda e il caso era passato nelle mani degli investigatori privati.

Naturalmente la scomparsa di un adolescente non era certo un fatto eccezionale, ma in quella faccenda c’era qualcosa che aveva convinto il ricco parente a rivolgersi a specialisti provenienti nientemeno che dal Michigan. Tuttavia, o il loro capo non sapeva cos’era questo qualcosa oppure aveva scelto di essere reticente a riguardo. Si limito infatti a dire a Torres e Burdon che avrebbero ricevuto tutte le informazioni necessarie da un certo Joseph Keogh, che dirigeva l’agenzia investigativa di Chicago incaricata di ritrovare la ragazza. Keogh li attendeva all’hotel El Tovar, pochi metri dal limite meridionale del canyon e molto dentro il parco nazionale del Grand Canyon.

Qualcuno su al vertice della grande agenzia di Phoenix doveva evidentemente un favore a questo Keogh: il loro diretto superiore si era mostrato immediatamente disponibile a prestare un paio dei suoi migliori detective.

Keogh aveva chiesto un uomo e una donna atletici e intelligenti in grado di trattare con il cliente e di lavorare efficacemente in un ambiente “non urbano”, come l’aveva messa il loro capo.

La settimana di Natale era un periodo di alta affluenza turistica al Grand Canyon. Trovare una stanza per i due nuovi arrivati, per non parlare di due stanze, nei molti alberghi della zona presento notevoli difficolta e quindi a Bill e Maria venne detto di portarsi i sacchi a pelo. Probabilmente potevano dormire, se ne avevano il tempo, nell’appartamento o nella suite di questo Keogh all’El Tovar, un alloggio presumibilmente gia utilizzato da chiunque lo affiancasse da Chicago. Be’, Bill veniva dai marine e Maria dai reparti ausiliari dell’esercito, ed entrambi avevano seguito corsi intensivi di sopravvivenza: dormire nel sacco a pelo nella suite di un albergo a quattro stelle non li turbo certamente piu di tanto.

Bill e Maria non avevano mai lavorato insieme, e al momento di iniziare il viaggio di cinque ore che li avrebbe portati a destinazione da Phoenix non erano altro che semplici colleghi. Ma gia al momento di lasciare l’autostrada 40 a Flagstaff e prendere la strada statale che conduceva a nord, verso il canyon, i rapporti tra loro si erano fatti piu personali, piu caldi: su un gran numero di persone e di faccende la pensavano esattamente allo stesso modo.

La luce del sole mattutino e il caldo primaverile erano rimasti nel basso e desertico altopiano che formava il sud dell’Arizona, dietro di loro ormai da qualche ora. Una volta passata Flagstaff con la macchina di Burdon, si trovarono a piu di duemila metri sul livello del mare in un freddo e grigio pomeriggio invernale. Chiazze di neve comparvero qua e la attraverso la fitta foresta di abeti a lato della strada, mentre il cielo color piombo lasciava intuire che presto ne sarebbe arrivata altra.

Il Grand Canyon e le mille e piu miglia quadrate di territorio circostante che formavano il parco nazionale del Grand Canyon si trovavano ancora a piu di ottanta miglia a nord, raggiungibili tramite una stretta strada statale e varie strade secondarie che attraversavano un altipiano parzialmente coperto da fitte foreste.

Quelle ottanta miglia passarono senza particolari novita, ma non appena pagato il pedaggio per l’accesso al parco, il traffico sulle piccole, strette e tortuose stradine di accesso divenne semplicemente caotico. Alla fine si ritrovarono intrappolati in una coda chilometrica lungo la strada per l’altopiano meridionale. Ogni tanto un rustico segnale indicava la via per Pima Point, per il museo degli indiani Tuskaya o per qualcuno dei motel o campeggi sparsi un po’ dappertutto e chiamati con nomi esotici quali Yavapai, Maswik, Kachina e il classico Thunderbird, “uccello di tuono”.

Infine l’hotel El Tovar comparve alla vista tra i bassi edifici di un piccolo agglomerato largamente nascosto dagli alberi; pietra, legno e tavole di mogano per una costruzione di tre piani. Le sue numerose ali si estendevano tanto tra gli abeti da accogliere piu di cento stanze matrimoniali. Secondo l’opuscolo dato loro al casello, il margine dell’altopiano si trovava a un tiro di schioppo dall’albergo: forse era vero, ma purtroppo la pendenza del terreno era tale da impedire del tutto la vista diretta del Grand Canyon.

Bill, a cui toccava l’ultimo turno al volante, fece del suo meglio per trovare velocemente un posto nel parcheggio piu vicino all’El Tovar, ma molte altre macchine stavano facendo esattamente la stessa cosa. Maria impreco in silenzio quando il solito furbo rubo loro il posto sotto il naso. Era una donna dai capelli neri, giovane e attraente, dal fisico solido e ben proporzionato e l’aspetto piu giovanile dei suoi venticinque anni. Bill aveva due anni piu di lei, i capelli e la carnagione molto piu chiari e un fisico estremamente robusto. Le mille manovre e il ritardo necessari a procurarsi un parcheggio non gli impedirono minimamente di fischiettare tutto il tempo il morbido ritmo di una canzone alla moda.

E finalmente anche loro trovarono un posto.

Uscendo dalla macchina con la giacca a vento multicolore e i moon-boot ai piedi, spazzatura standard in quel momento e in quel luogo, Bill e Maria si stiracchiarono con piacere dopo il lungo viaggio per poi infilarsi gli zaini e controllare gli orologi. Avevano qualche minuto a disposizione prima che l’onnipotente Mr. Keogh cominciasse seriamente ad aspettarli.

— Perche non diamo un’occhiata al canyon? C’e un po’ di nebbia, ma possiamo perlomeno provare.

— Gia, sarebbe un peccato non farlo. E poi lo dice anche il manuale del perfetto detective: “Familiarizzarsi subito con l’ambiente”. Basta questo, no?

Guardandosi attentamente intorno dal punto in cui si trovavano nel parcheggio, i due giovani detective si accorsero di una strana caratteristica del paesaggio che non aveva nulla a che fare con la nebbia. A soli pochi metri oltre il vecchio e grande albergo il mondo terminava bruscamente nel nulla. O almeno questa fu l’impressione che ne ricevettero Bill e Maria: di fatto la salita terminava bruscamente a un certo punto, e solo un parapetto in pietra alto meno di un metro segnava il limite dell’orizzonte. Oltre quella modesta barriera non si vedeva assolutamente nulla, tranne le grigie sfumature del cielo invernale che sembrava essersi abbassato a livello del terreno.

Superato l’albergo, Bill e Maria mossero decisi verso il parapetto solo per accorgersi che era massicciamente difeso dal solito gruppo di turisti giapponesi armati di potenti telecamere e corazzati contro il freddo. Facendosi largo tra la folla, i due americani riuscirono infine a gettare un’occhiata verso il basso. Lo sguardo precipito sempre piu sotto in un infinito abisso di vapore, con una singola eccezione: in una certa zona persa tra la nebbia, ma molto sotto di loro, a una distanza obliqua di un centinaio di metri, un’immensa cresta

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