Lei si alzo senza una parola, gli mise le braccia attorno al collo. I suoi odori erano diversi — sapone, profumo, vernice da viso — ma l’oscuro calore non era scomparso. Lui alzo finalmente la testa, apri gli occhi alla lucentezza dei suoi capelli. — Be’ — disse. — Addio. — La maschera di lei era perfetta: il viso di una carta da gioco, oro, rosso, grigio luminoso, la Regina di Cuori, la dama che passa da una mano vincente all’altra.
— Addio.
Nessuno dei due si mosse. Alla fine lei gli tolse le mani dal collo; lui senti la riluttanza, vide il vuoto improvviso dei suoi occhi. Degluti, respirando affannosamente, sapendo che stava per inoltrarsi in un turbine di nebbia che poteva nascondere un terreno solido o una lunga caduta nel nulla. A stento si rese conto di dire: — Sono troppo vigliacco. Voglio vederti ancora.
— Si — mormoro lei, e allora lui vide il sorriso con cui era nata. Poi lei si tiro indietro, gli occhi scuri, sorpresi, il viso stilizzato, elegante che nascondeva un conflitto sconcertante.
— Ti chiamero. — La sua voce era turbata. — Al ritorno. Se. Quando. Aaron…
— Se…
— Se mi vuoi ancora.
— Perche…
— Voglio solo che tu sappia una cosa, prima.
— Prima di che?
Lei sospiro, chiuse gli occhi, cerco di vedere nel buio. — Voglio che tu sappia che sarai nella mia mente. Come i cubi. Come la musica del Mago. Sempre. Dimmi addio.
— Addio — disse lui, completamente confuso. Lei lo bacio e si giro. E allora il ricordo lo colpi, pieno di forza e di terrore, mentre il portello si apriva e si richiudeva alle sue spalle. Voleva gridarle dietro, battere i pugni contro il portello. “Ho detto addio gia una volta!” Rimase impietrito, con la bocca asciutta, separando in fretta il passato dal presente, pregando il cosmo che fosse possibile, mentre lei, con la sua tenebrosa visione negli occhi, prendeva posto vicino al Mago per guidare il loro cammino verso Averno.
Il computer di Averno aveva registrato come al solito la richiesta di informazioni sui suoi segreti piu gelosamente custoditi, e ne aveva presentato quel mattino una copia agli occhi annebbiati di Jase. Il direttore la fisso, sorseggiando il caffe. “Ragazzini”, penso. “Compiti di scuola.” Ma non l’affido agli archivi; rimase seduto a fissarla finche Nils, sul punto di terminare il turno, venne a guardare da sopra la spalla.
— Ragazzini — disse. Jase emise un rumore ambiguo senza aprire bocca. Alzo lentamente la mano, batte leggermente le dita sullo schermo.
— Rintracciane l’origine, per favore.
— Perche? — chiese Nils sorpreso. — Non vale la pena…
— Per favore.
Nils si sedette nuovamente e comincio a battere sulla tastiera, avvicinandosi come non mai a brontolare sottovoce. — Siete solo nervoso a causa di Terra Viridian — disse. — Qualcuno alla banca dati della Biblioteca, premendo tasti per gioco…
— Puo darsi — disse Jase.
— Le vostre intuizioni fanno gli straordinari.
— Lo so, e tu pure. Vuoi fare una scommessa?
Nils smise di inseguire la richiesta attraverso una piramide di codici, per guardarlo fissamente. Riprese a muovere le dita. — Settore Costadoro, ha risposto alla domanda la banca dati della Biblioteca Pubblica 5. Quanto vorreste scommettere? — Abbasso la testa sul lavoro. — Terminale privato… Le scommesse sono chiuse… Codice di identita… — Una vampata di rossore gli inondo il viso fino alla radice dei capelli rossi. Jase si sporse in avanti. — E successo di nuovo — disse Nils, incredulo.
— Chi?
— Aaron Fisher. CI. n. 2146WOSS. Poliziotto di classe AIA del Settore Costadoro. — Guardo Jase, con le dita a mezz’aria. — E ora cosa facciamo? La consideriamo oziosa curiosita?
Jase scosse la testa. — Un poliziotto di quel livello sa gia da anni tutto quello che c’e da sapere su Averno. — Le parole si formavano con difficolta, per la rabbia, la frustrazione; sentiva che qualcosa stava per accadere, come se un tenebroso pianeta fosse sfuggito dalla propria orbita, ma il suo avvicinarsi era silenzioso, e piu buio della notte che attraversava nella sua caduta. Nils lo fissava, perplesso, a disagio.
— Perche un poliziotto di prima classe dovrebbe stuzzicare Averno per scoprire le procedure di atterraggio?
— Trova il suo ruolino — disse Jase. — Chiama il suo superiore. E portami quassu questo poliziotto. Lo chiederemo a lui.
PARTE SECONDA
Averno
1
Migliaia di chilometri sopra la Terra il
— Non russa — commento Quasar dopo mezz’ora, provocando la rapida rotazione del Mago.
— Come?
— La Regina di Cuori. Russate tutti. Ma lei non si tradisce mai, nemmeno quando dorme. Guardala.
Suo malgrado il Mago lancio un’occhiata alla Regina di Cuori. — Quasar…
—
— Maledizione, Quasar!
Quasar se la prese con il tubetto di smalto, che tempesto delle sue antiche imprecazioni. —
— Un occhio della testa.
— Ma perche?
— Quasar, vorrei guardare lo schermo.
— Tu non mi lasci fumare. Sono nervosa. Non mi piace lo spazio. E troppo grande, troppo vuoto. Il sole e troppo isolato, da qui. Voglio che domini il cielo, che esiga attenzione fra le nuvole. — Si soffio sulle unghie. Il Mago sorrise, senza staccare gli occhi da un annunciatore del Settore Tramonto.
— Sei proprio una ragazza all’antica.
— C’era anche — disse Quasar, con un intervento inaspettatamente appropriato — una Coalizione Nazionale Regressista nel Settore Lumiere. Ma a furia di litigare si sono smembrati. Parigi. Che razza di nome sarebbe?
— Citta di amanti, di poeti — mormoro il Professore. Tocco il soffitto e fluttuo verso di loro, togliendosi l’auricolare del libro. — Cosa succede nel Settore Tramonto?
— Il GLM minaccia l’invio di truppe.
—