— Hai ogni diritto di saperlo. Esso mi contraddistingue come una guerriera votata alla Luna — sorrise Gweniver, e con quel sorriso parve tramutarsi in una donna diversa… fredda, fiera e con lo sguardo duro. — Voi tutti pensavate che cose del genere esistessero soltanto nelle canzoni dei bardi, vero?

Ricyn apparve tanto sorpreso da dare l’impressione che avesse ricevuto un colpo in pieno viso, e Dagwyn trattenne il respiro in un sussulto sconcertato.

— Adesso Lady Macla e il capo del clan del Lupo — prosegui Gweniver, — e mi ha nominato capitano della sua banda di guerra fino a quando non si sara sposata e suo marito non avra supplito un gruppo di cavalieri. Se per allora saremo ancora vivi voi tre potrete scegliere fra il giurare fedelta al nuovo signore oppure continuare a seguire me. Per adesso, comunque, andremo a Cerrmor per partecipare alle battaglie di quest’estate. Il Lupo si e impegnato a portare degli uomini, e non infrange mai la parola data.

— Benissimo, mia signora — replico Ricyn. — Forse non siamo granche, come banda di guerra, ma se qualche bastardo si azzardera a dire una sola parola sbagliata sul nostro capitano gli tagliero io stesso la gola.

Quando partirono, si incamminarono con cautela, nel caso che qualche uomo del Cinghiale potesse essere in agguato sulle strade, e Dagwyn e Camlwn procedettero a turno all’avanguardia mentre il gruppetto seguiva i sentieri secondari che si snodavano fra le colline. Anche se Cerrmor era a dieci giorni abbondanti di distanza, la sicurezza era molto piu vicina, nelle fortezze degli antichi alleati del clan del Lupo, a sud e ad est. Per due giorni i quattro aggirarono i confini delle terre del Lupo, non osando di addentrarvisi per timore che i guerrieri del Cinghiale le stessero pattugliando, e alla mattina del terzo giorno attraversarono il piccolo Fiume Nerr servendosi di un guado poco frequentato, dirigendo poi piu a sud che ad est, alla volta delle terre del clan del Cervo. Quella notte si accamparono al limitare di un tratto di foresta che il Cervo e il Lupo usavano congiuntamente come riserva di caccia, e nel vedere quegli alberi Gweniver senti le lacrime salirle agli occhi al ricordo di come i suoi fratelli avessero amato cacciare in mezzo ad essi.

Mentre gli uomini impastoiavano i cavalli e preparavano il campo, Gweniver prese a passeggiare con irrequietezza, perche cominciava ad essere tormentata da gravi dubbi: un conto era infatti parlare di andare personalmente in guerra, e un altro era guardare la propria minuscola banda e rendersi conto che adesso la vita degli altri dipendeva dall’abilita con cui lei li avrebbe guidati. Con la scusa di cercare un po’ di legna secca per il fuoco, si addentro nella foresta e girovago fra gli alberi fino a trovare un piccolo ruscello che scorreva silenzioso sulle rocce, fra due rive orlate di felci. Intorno a lei le vecchie querce proiettavano ombre che sembravano esistere dall’inizio dei tempi.

— Dea — sussurro. — Ho scelto la via giusta?

Sulla tremolante superficie del ruscello non apparve pero nessuna visione. Gweniver estrasse la spada e fisso la lama, che sull’altare della Dea era stata percorsa dalla luce infuocata; in quel momento le parve di avvertire gli spettri dei familiari morti raccogliersi intorno a lei… Avoic, Maroic, Benoic e, in ultimo, suo padre Caddryc, quegli uomini alti e cupi la cui vita aveva dominato la sua, il cui orgoglio aveva contribuito a generare il suo.

— Non vi lascero mai giacere invendicati — sussurro.

Li senti sospirare per l’asprezza del loro Wyrd, o forse fu soltanto il sussurro del vento fra gli alberi, perche gli spettri svanirono rapidi come erano venuti… Gweniver comprese tuttavia che la Dea le aveva mandato un presagio, proprio come aveva fatto quando aveva benedetto la sua spada.

— Vendetta! La mieteremo nel nome della Dea, ma comunque avremo vendetta.

Con la spada ancora in mano, Gweniver accenno a tornare verso i suoi uomini, ma nel sentire alle proprie spalle il rumore di un passo e di un ramo che si spezzava di giro di scatto con l’arma sollevata.

— Venite fuori! — ingiunse. — Chi disturba una sacerdotessa votata alla Dea Oscura?

Dai cespugli emersero due uomini con la spada spianata, gli abiti laceri e sporchi, i capelli arruffati e la barba lunga. Quando i due la fissarono con occhi socchiusi, Gweniver senti la Dea manifestarsi dietro di lei, una presenza tangibile che le fece rizzare i capelli sulla nuca, e squadro i due con un freddo sorriso che parve affiorarle sul volto di sua volonta.

— Non mi avete risposto — disse. — Chi siete e cosa ci fate qui?

Uno dei due, un uomo snello e bruno, lancio un’occhiata al compagno con un accenno di sorriso; questi pero scosse la testa dai capelli rossi in un gesto di diniego e avanzo di un passo.

— C’e un tempio nelle vicinanze, mia signora, oppure tu sei un’eremita che vive nella foresta? — domando.

— Porto il mio tempio nelle sacche della mia sella. Prima d’ora non avete mai incontrato una sacerdotessa che segua i miei riti e dubito che avrete modo di vederne un’altra.

— Ha il marchio sulla faccia, questo e certo — intervenne l’uomo bruno, — ma sono pronto a scommettere che…

— Tieni a freno la lingua, Draudd — ringhio il rosso. — In questo c’e qualcosa di dannatamente strano. Mia signora, sei davvero sola in questa maledetta foresta?

— E se anche lo fossi? La Dea vede i sacrilegi, per quanto lontano dagli occhi degli uomini essi si possano verificare.

Quando Draudd accenno a parlare, Gweniver si mosse in avanti, sollevando la spada come se intendesse sfidarlo a duello, incontrando al tempo stesso il suo sguardo e sostenendolo fino a costringerlo a distogliere per primo il proprio. Per tutto il tempo, continuo a sentire la presenza della Dea come un’ombra scura alle sue spalle, e il sorriso le rimase fisso sulle labbra; alla fine Draudd si ritrasse bruscamente, con gli occhi sgranati per la paura.

— E pazza — sussurro al compagno.

— Ti ho detto di tenere a freno la lingua — ingiunse l’uomo dai capelli rossi. — Ci sono i pazzi e ci sono coloro che sono toccati dagli dei, razza di brutto bastardo! Mia signora, ti chiedo scusa se ti abbiamo disturbato. Ci vuoi elargire la benedizione della tua Dea?

— Ne saro lieta, ma non sapete quello che state chiedendo — replico Gweniver, e all’improvviso scoppio a ridere, un freddo impeto di riso che non riusci a reprimere. — Venite con me, e poi esamineremo questa faccenda della benedizione.

Con quelle parole giro sui tacchi e si avvio a grandi passi fra gli alberi e anche se senti che le stavano andando dietro e che Draudd continuava a protestare sottovoce, non si giro a guardare finche ebbe raggiunto il campo. Non appena scorse i due uomini che la seguivano, Ricyn getto un grido di allarme e corse in avanti con la spada i pugno.

— E tutto a posto — lo rassicuro Gweniver. — Forse ho trovato un paio di reclute.

I cinque uomini si fissarono a vicenda con stupore per un momento.

— Draudd! Abryn! — esplose quindi Ricyn. — Nel nome di tutti gli dei, cosa vi e successo? Dov’e il resto della banda di guerra?

Soltanto allora Gweniver noto lo stemma che si scorgeva appena sulle camicie lacere e stracciate: lo stemma del cervo.

— Sono tutti morti — spiego Abryn, con voce fredda e piatta, — e Lord Maer con loro. Una banda dannatamente grossa di guerrieri di Cantrae ci ha attaccati con violenza cinque giorni fa. La fortezza e stata rasa al suolo e che io sia dannato se so che ne e stato della moglie del nostro signore e dei bambini.

— Stavamo cercando di arrivare dal Lupo — aggiunse Draudd; poi, con un sorriso amaro e distorto aggiunse: — Ma devo dedurre che non ci sarebbe servito a un accidente di niente.

— Infatti — confermo Gweniver. — Anche la nostra fortezza e stata distrutta. Avete fame? Abbiamo del cibo con noi.

Mentre trangugiavano gallette secche e formaggio come se si fosse trattato di un banchetto, Abryn e Draudd raccontarono l’accaduto fra un boccone e l’altro. Circa centocinquanta uomini del falso re erano piombati addosso alla banda di guerra del Cervo proprio mentre essa stava lasciando la fortezza alla volta di Cerrmor. Come aveva fatto anche Avoic, Lord Maer aveva ordinato ai suoi uomini di sparpagliarsi, ma Abryn e Draudd avevano entrambi perso il cavallo nel tentativo di uscire dalla mischia. Gli uomini di Cantrae non li avevano inseguiti: avevano puntato dritti verso la fortezza e l’avevano invasa senza preavviso prima che fosse possibile chiudere le porte.

— Le cose devono essere andate piu o meno cosi — concluse Abryn. — In ogni caso la fortezza era gia

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