nella sua mente.

Obbediente, Camdel incito il cavallo, ma proprio nel momento in cui si lanciava al galoppo l’animale s’impenno con un nitrito di agonia e nello stesso tempo Camdel vide la lama di una spada brillare al sole nel tagliare la gola all’animale. Il nobile riusci appena in tempo a liberare i piedi dalle staffe e a rotolare al suolo mentre il castrato si accasciava, poi si alzo barcollando e annaspo per afferrare la spada, ma un colpo violento lo raggiunse alla nuca e lo fece sprofondare nell’oscurita.

— Un buon lavoro, Sarcyn — approvo Alastyr. — Evy, recupera le sacche della sella! Ce ne dobbiamo andare in fretta.

— E una vera seccatura aver dovuto abbattere il cavallo — commento Sarcyn, inginocchiandosi accanto a Camdel. — Adesso gliene dovremo procurare un altro.

— Stavo pensando che potremmo semplicemente ucciderlo e liberarcene, perche la situazione e piu pericolosa di quanto credessi. Non dimenticare che con questa dannata guerra in corso nella zona potremmo incontrare in qualsiasi momento una pattuglia.

Sarcyn sollevo lo sguardo con un lampo di ribellione negli occhi.

— So che te lo avevo promesso, ma… — Alastyr esito, ricordando come il Vecchio lo avesse avvertito che il suo apprendista lo odiava. — Ah, d’accordo, dopo tutto non e molto pesante e potrai legarlo sul tuo cavallo finche non gliene avremo trovato un altro.

— Ti ringrazio, maestro. Inoltre, potremmo sempre usarlo per il rituale.

— E cio che faremo, stanotte stessa. Oh, dei, sono sfinito.

In quel momento sopraggiunse Evy con le sacche della sella. Pur sentendosi tentato di aprirle subito per contemplare i gioielli in esse contenuti, Alastyr ci rinuncio perche avevano poco tempo e si lancio invece intorno un’occhiata piena di nervosismo, nel timore di vedere la banda di guerra di qualche nobile lord che puntava verso di loro. Camdel sarebbe stato una dannata seccatura… pensandoci, Alastyr si rese conto che il pensiero che Sarcyn lo odiasse, dopo tutto quello che aveva fatto per lui, lo faceva soffrire. Del resto, adesso non c’era tempo per preoccuparsi per cose del genere e Sarcyn era troppo utile per poter essere eliminato.

La testa gli pulsava per un dolore accecante e un paio di braccia lo circondavano, sostenendolo, ma dove si trovava? Era a cavallo, da qualche parte. Camdel apri gli occhi e vide intorno a se un verde pascolo… l’Auddglyn. Ricordando il proprio tentativo di fuga, gemette e si contorse sulla sella, rendendosi conto soltanto allora di avere le caviglie legate alle staffe.

— Ti sei svegliato, eh? — chiese Sarcyn.

Camdel si accorse che Sarcyn stava cavalcando dietro di lui e che erano le sue braccia a mantenerlo in sella; alle loro spalle senti poi il rumore di altri cavalli che li seguivano, mentre la distesa di prati verdi prendeva a tremolare e a ondeggiare davanti al suo sguardo annebbiato dal dolore.

— Mi dispiace per il colpo alla testa — prosegui Sarcyn, — ma non ti potevamo permettere di andare via in quel modo. Comunque fra un po’ ti sentirai meglio.

— Perche? A cosa vi servo?

Sarcyn scoppio in una piccola risata sommessa.

— Lo scoprirai stanotte — rispose.

Camdel era troppo esausto per porre altre domande, perche pur essendo perfettamente addestrato nell’uso delle armi e avendo addirittura vinto piu di un torneo, non aveva mai combattuto in guerra ne aveva mai consumato molte energie nel corso della sua vita. Il dolore alla testa fini quindi per occupare interamente i suoi pensieri per il resto di quella lunga e infelice cavalcata.

Finalmente arrivarono in una fattoria che doveva essere deserta da qualche tempo, a giudicare dal deterioramento del muro di terra che la circondava e dalla sottigliezza dello strato di paglia che copriva il tetto dell’edificio. Quando gli altri furono scesi di sella, Sarcyn libero le caviglie di Camdel e lo tiro giu dal cavallo, spingendolo poi nella grande stanza semicircolare che un tempo era stata la cucina; adesso i bagagli dei quattro erano sparsi sul pavimento e vicino al focolare si scorgeva un mucchio di coperte.

— Sdraiati e riposa — consiglio Sarcyn. — Per accertarmi che tu non te ne vada, ti leghero le mani e i piedi.

Una volta legato, Camdel si distese e rimase immobile, cercando di non spostare minimamente la testa dolente; gli altri entrarono a loro volta nella cucina, parlando fra loro del bottino, poi si spostarono in un’altra camera e mentre stava cercando di addormentarsi Camdel senti d’un tratto un vero e proprio urlo di rabbia.

— E sparita! Deve essere caduta quando abbiamo ucciso il suo dannato cavallo! C’e tutto, tranne la Grande Gemma dell’Ovest. Sarcyn, sella il cavallo e torna indietro a cercarla.

La Grande Gemma dell’Ovest. Che cos’era? Camdel ricordava in modo vago quel nome, ma il dolore alla testa gli rendeva difficile pensare e alla fine scivolo nell’incoscienza, soltanto per essere tormentato da uno spaventoso sogno in cui Alastyr lo interrogava in merito alla misteriosa gemma.

Quando si sveglio era ormai notte e un fuoco ardeva nel camino. Poco lontano, Alastyr, Sarcyn ed Evy erano seduti per terra e intenti a parlare fra loro in tono sommesso permeato di una gelida furia. Quando si rese conto che probabilmente non avevano trovato la pietra, Camdel ne fu contento; tento quindi di muoversi e pur emettendo un gemito involontario scopri che adesso il dolore era calato a livelli tollerabili.

— Dategli qualcosa da mangiare e da bere — ordino Alastyr. — Voglio praticare il rito immediatamente, perche tutti questi viaggi astrali mi hanno prosciugato di energie.

Il cuore di Camdel comincio a battere con la violenza di un tamburo e mentre Sarcyn gli si avvicinava gli riaffiorarono nella mente tutte le storie che gli era capitato di sentire in merito ai maghi malvagi.

— Oh, non siamo i mercanti di oppio che tu credevi — affermo Sarcyn, inginocchiandosi accanto a lui. — Presto scoprirai nuove verita, piccolo uomo, e anche se all’inizio mi odierai per quello che ti faro credo che con il tempo comincerai ad apprezzarlo.

Allorche Sarcyn gli libero le mani, Camdel scopri che esse tremavano a tal punto da rendergli difficile reggere la borraccia che gli veniva porta, ma la sete tormentosa lo costrinse a calmare il tremito per trangugiare lunghe sorsate d’acqua. Mentre beveva, Sarcyn indugio ad osservarlo con un sorrisetto che gli fece accapponare la pelle.

— Hai fame? — gli chiese poi.

— No — rispose Camdel, a fatica. — Per favore, lasciatemi andare. Mio padre e ricco e mi riscattera… per gli dei, vi prego, lasciatemi andare!

— Non rivedrai mai piu tuo padre, ragazzo. Verrai con noi nel Bardek e quando mi saro stancato di te sarai venduto come schiavo, quindi e meglio che tu cerchi di compiacermi per evitare di venirmi subito a noia.

Improvvisamente, Camdel comprese cosa l’altro intendesse sottintendere e si ritrasse con un movimento involontario che strappo una risata a Sarcyn.

— Probabilmente non riuscirebbe comunque a mangiare — intervenne Alastyr. — Liberagli le caviglie e portalo di la.

Allorche Sarcyn lo isso in piedi Camdel barcollo, perche era rimasto legato tanto a lungo che ora gli riusciva difficile camminare; un po’ spingendolo e un po’ sostenendolo, l’apprendista lo condusse in un’altra camera, dove un panno di velluto nero ricamato con strani simboli e sigilli era stato appeso ad una parete; lanterne contenenti candele pendevano da alcuni ganci e in un angolo c’era un piccolo braciere di bronzo da cui esalava una lieve nube di incenso. Nel centro del pavimento spiccava un robusto anello di ferro inserito in una botola che dava indubbiamente accesso ad una cantina o a qualche altro locale del genere.

— Era tutto pronto e stavamo soltanto aspettando che tu ti svegliassi — affermo Alastyr, e Camdel odio piu che mai la sua voce untuosa. — Ti avverto che se cercassi di lottare potresti farti del male, quindi ti conviene restartene sdraiato tranquillo.

A quelle parole Sarcyn lo spinse prono sul pavimento con tale violenza da troncargli il respiro e si affretto a legargli le mani all’anello di ferro, spostandosi poi di lato. Quando sollevo lo sguardo, Camdel vide che Alastyr si era venuto a mettere davanti a lui, a meno di un metro di distanza e che teneva le mani sollevate all’altezza delle spalle, con il palmo in avanti. Alla luce delle candele i suoi occhi sembravano brillare mentre lui fissava quelli del prigioniero, che all’improvviso scopri di non poter distogliere lo sguardo nonostante tutti i suoi tentativi in quel senso: gli occhi di Alastyr lo avevano intrappolato e lui ebbe l’impressione che il vecchio lo stesse prosciugando delle energie vitali in un modo misterioso che non riusciva a comprendere.

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