I Terrestri preferivano ammucchiarsi in enormi citta, e lasciare che il terreno all’intorno andasse alla malora. Perche? Perche quell’inurbamento pazzesco?
Avevano paura di restare soli?
Harris si strinse nelle spalle. Su quel mondo si sentiva soffocare. Sarebbe stato felice di abbandonarlo, di tornare su Darruu, di rivedere un campo aperto e respirare l’aria pura, di rabbrividire alla carezza dell’acqua fresca nelle prime ore dell’alba.
Passo davanti a un edificio talmente lucido, che le pareti sembravano specchi di pietra. La sua faccia riflessa, appena un poco deformata, lo guardo di rimando. No, non la sua faccia, non la faccia di Aar Khiilom, ma quella di Abner Harris. Cominciava a dimenticare le sue vere fattezze. Aar Khiilom, della citta di Helasz, era uno straniero per lui, ora. Abbasso un attimo le palpebre e rivide il suo viso di un tempo, con gli occhi rossi, la pelle dorata e senza peli, gli zigomi angolosi che sporgevano bruscamente lasciando le occhiaie nell’ombra.
Ma languiva dal desiderio di tornare a casa.
Languiva dal desiderio di riprendere le proprie sembianze.
Mentre le ombre pomeridiane cominciavano ad addensarsi, Harris torno all’albergo. Mangio solo, nel ristorante. Non aveva molto appetito, cosi scelse piatti semplici, evitando le voci piu esotiche del menu. Poiche quel posto accoglieva una vasta gamma di clienti provenienti da ogni parte dello spazio, la lista proponeva ghiottonerie di ogni angolo dell’Universo… perlomeno fin dove i commercianti terrestri svolgevano la loro attivita. Ma non c’erano piatti di Darruu, ne dei pianeti limitrofi, e Harris in quel momento non aveva voglia di assaggiare specialita sconosciute.
Dopo mangiato, torno in camera sua e si sdraio sul letto. Prese istintivamente la posizione piu comoda per un darruuese, cioe sul dorso, con le gambe in aria e le ginocchia flesse; ma riflettendo che poteva trovarsi sotto l’occhio di un dispositivo-spia, si distese nella tradizionale posizione di riposo terrestre. E cerco di rilassarsi.
Verso sera, l’amplificatore del segnale si fece vivo con il caratteristico suono. Lui allungo un braccio e aziono il comunicatore.
«Qui Harris.»
«Carver. Appuntamento tra un’ora.»
«Dove?»
«Ottantanove-sessantatre Aragon Boulevard. All’ottavo piano.»
Harris ripete l’indirizzo. Carver chiuse. Con un senso di piacevole eccitazione per il termine di quella forzata e noiosa inattivita, Harris si alzo, si vesti, prese le sue armi e usci.
Chiamo un elitassi e diede l’indirizzo al pilota. L’uomo si giro sulla sua poltroncina. «Ripetetemi l’indirizzo» disse.
«Aragon Boulevard. Ottantanove-sessantatre.»
«E chi lo sa dov’e? Aspettate che chiedo informazioni al calcolatore.»
Harris aspetto. Penso con rabbia che quella era una citta insopportabile. Neanche i piloti sapevano orizzontarcisi! La metropoli era troppo grande, certo, ma cio non aveva niente a che fare col problema in se stesso. Perche non esisteva un elenco sistematico delle strade? Mai sentito parlare di piani regolatori urbani, sulla Terra? Non sapevano che cosa fosse un reticolo stradale? E perche davano un nome alle vie, invece di indicarle con un numero?
Penso che era proprio un pianeta assurdo.
Eppure, nonostante la loro inefficienza e irrazionalita, i Terrestri erano penetrati nella galassia assai piu in fretta di qualsiasi altra specie nella storia degli esseri intelligenti. Era una constatazione agghiacciante.
Che sarebbe successo, quando i nuovi superuomini avrebbero dominato il pianeta?
Rabbrividi preoccupato. Impreco di nuovo contro i Medlinesi. Erano completamente privi di buonsenso? Non vedevano la minaccia che li sovrastava?
L’elitassi si alzo nell’aria. Harris si appoggio allo schienale e cerco di calmarsi. La situazione presto sarebbe stata sotto controllo. Presto avrebbero eliminato gli agenti Medlinesi, e non ci sarebbe stato piu niente da temere dalla Terra e dalla nuova razza.
L’Aragon Boulevard, nonostante il suo nome altisonante, si rivelo una strada contorta e polverosa all’estremita est della citta, sulla riva del fiume. Non c’era neppure una rampa per elitassi in vista, e il pilota aveva dovuto lasciare Harris al centro di una piazza, qualche isolato piu in la.
Nelle tenebre che andavano addensandosi, Harris si diresse verso l’isolato 8963 e trovo l’edificio vecchio e rovinato dalle intemperie. Non c’era nessuno di guardia, nell’atrio dell’ingresso. Lui prese l’ascensore.
Sali fino all’ottavo piano — nella scricchiolante imitazione di ascensore che vibrava tanto da fargli temere di ritrovarsi al pianterreno da un momento all’altro — e si fece strada lungo un corridoio polveroso e malamente illuminato, fino a una porta scrostata e sgangherata da cui provenivano il debole sibilo e il chiarore giallastro che indicavano la presenza di un campo protettivo.
Harris senti nell’addome il delicato pizzicorino che lo avvertiva di essere osservato da un dispositivo di controllo elettronico. Aspetto, paziente.
Finalmente, la porta si apri.
«Entrate» disse Carver.
Harris entro. C’erano altre quattro persone, nella stanza, oltre a lui stesso e al capo degli agenti di Darruu.
«Questo e il maggiore Abner Harris, signori» disse Carver, parlando in terrestre, chiaramente deciso a non ricorrere in nessun modo al suo passato darruuese.
Gli altri quattro si presentarono, uno alla volta: Reynolds, un tipo grassoccio e calvo. Tompkins, un giovanotto sorridente. McDermott, basso di statura e dallo sguardo gelido. E Patterson, un individuo magro e dinoccolato, che parlava strascicando la erre. Ciascuno, pronunciando il proprio nome, faceva anche il segno di riconoscimento darruuese, a cui Harris rispondeva.
«Gli altri quattro agenti si trovavano nell’emisfero orientale della Terra» disse Carver. «Ma noi sei dovremmo riuscire a controllare la situazione.»
Harris lancio un’occhiata ai cinque colleghi. Avevano tutti un aspetto comune, pacifico. A un osservatore estraneo sarebbe sembrato che l’unico del gruppo capace di dominare una situazione qualsiasi fosse lui, Harris, con la sua impeccabile uniforme e il suo portamento marziale.
Ma quella sarebbe stata una valutazione superficiale. Quei cinque erano stati appositamente
«Che progetti avete?» chiese Harris.
«Quelli di cui abbiamo parlato ieri. Attaccheremo gli agenti Medlinesi, naturalmente. Dobbiamo eliminarli tutti, fino all’ultimo.»
Harris annui. Ma con sua stessa sorpresa si senti turbato e sgomento. L’immagine di Beth Baldwin uccisa per sua mano gli attraverso la mente. Aggrotto la fronte e cerco di scacciare quei pensieri pericolosi. Prima era stato sinceramente convinto della necessita di eliminare i Medlinesi, tuttavia ora gli sembrava che avessero agito in buona fede liberandolo.
Sapeva che cio era assurdo e allontano quell’idea dalla mente.
«Come li faremo fuori?» chiese.