della vecchiaia prematura… anche quello lo portava come un indumento. Era orribile vederla cosi, ma Demetrios conosceva le compensazioni di quella mascherata, di quel mimetismo protettivo che le permetteva di aggirarsi per la casa svolgendo le sue faccende come un topolino, senza che nessuno le badasse. Qualche volta attirava l’attenzione, per quell’esilita e quella grazia che non poteva nascondere, ma sapeva essere in modo molto convincente una schiava scialba.

In quel momento era perduta nella contemplazione del pianeta che continua ad esistere al di la di tutte le nostre finestre. Giro lentamente la testa bruna quando Demetrios chiuse la porta, e nei suoi occhi scuri (durante il giorno erano stati coperti dalle palpebre abbassate, per nascondere i fuochi della notte) fiori la luce del riconoscimento; come un pesce colorato esce guizzando all’improvviso dall’oscurita d’una vasca, in un fulgore dorato.

— Solitaire aspettava Demetrios. — Egli non l’aveva mai sentita adoperare il pronome «Io», alla cui rigidita di pilastro molti di noi si appoggiano tutto il giorno e quasi tutta la notte; e non liberava mai la breve, robusta lama dell’altro prodigioso pronome che fa rima con blu. Nel rifugio della terza persona, Solitaire rimaneva chiusa per ragioni sue, e li la potevi trovare se l’amavi come l’amavano Demetrios e il Professore. — Solitaire ha cinque cuori. — E alzo la mano aperta. — Uno per lei, uno che hanno divorato i cani e uno per Gesu e uno per il Professore e uno per Demetrios. — Comunque, non pareva una delle sue notti peggiori.

— Tutti miei. Ed e stata una bella giornata, — disse ancora Demetrios. — Bella e brutta. Mi sono fatto un amico; ma d’altra parte, un poliziotto mi ha detto che devo procurarmi una licenza per raccontare le storie.

— Licenza? Puah! — Ella non rise; faceva presto a vedere le possibilita di una bruttura. Solitaire aveva paura del buio, voleva sempre una lampada tenuta bassa o un mozzicone di candela acceso, anche quando giaceva tranquilla in letto tra Demetrios e il Professore. Una volta aveva detto che vivere era come camminare nella giungla, ma che qualche volta c’erano degli amici. — Ah, e quanto costera, uomo Demetrios?

— Il poliziotto non ha voluto dirmelo, anche se credo che lo sapesse. — Demetrios sprofondo nel lusso della sua poltrona. Solitaire sorrise. — Un certo rituale non poteva incominciare fino a quando egli non era li, dopo la fine di quella parte della giornata che glielo sottraeva. Ella non aveva mai approvato che se ne andasse in giro a sciorinare le sue storie davanti alla gente per un po’ di danaro, quando sarebbe potuto restare in casa, al sicuro. Una volta, in una giornata di pioggia, l’aveva sorpresa alla finestra, a benedire le nubi. Ma lei non diceva mai a Demetrios (o a chiunque altro) cio che doveva fare. — Domani andro in Comune e sentiro.

Ella sbadiglio, con un suono argentino. Con una scrollata di capo liquido il Comune e tutte le assurdita del domani. Si levo il fazzoletto dalla testa e lo butto sul pavimento. Stava portando un tavolino e una sedia al centro della stanza quando entro il Professore, e sorrise anche a lui.

Il Professore tiro il paletto della porta e sedette a gambe incrociate sul pavimento, accanto alla poltrona di Demetrios. Il suo liuto parlava come se facesse parte del corpo snello e minuto, e parlava cortese, amorosamente.

Solitaire prese la sua scatoletta con esca e acciarino (nessuno doveva mai adoperarla o toccarla, altrimenti lei si arrabbiava e piangeva) e accese le candele nelle loro bugie, mettendone una ad ogni estremita del tavolino. Poi, da una cassapanca vicino al letto, tiro fuori una striscia di stoffa rossa, un paio di forbici, una pezzuola per lavarsi, un pezzo di sapone, una catinella e uno specchio a mano. Riempi la bacinella con l’acqua della caraffa che stava accanto al letto.

Solitaire si lavo la faccia.

Ci sono cento modi per farlo: sbrigativo, superficiale, trascurato, meticoloso, straziato. Solitaire prese la pezzuola bagnata e la saponetta delicata (che Demetrios e il Professore avevano comprata a caro prezzo in un negozio frequentato quasi esclusivamente da clienti dalle tuniche bianche; ma il costo non era chiaramente comprensibile a Solitaire, anche se se ne informava, diligentemente; l’addizione era un mistero, la sottrazione era sconosciuta, e il danaro era qualcosa che di solito avevano gli altri) e si tolse il sudiciume dal viso e dalle mani.

Quasi tutto se lo era messo addosso apposta, per mimetizzarsi. Sebbene lavorasse con impegno, onestamente, per Madam Estelle, aveva cura della sua carnagione, perche i suoi amanti ci tenevano; e forse perche ci teneva anche lei? Chissa? La Madam cercava di affidarle solo i lavori come rifare i letti, spazzare, spolverare, che non la esponevano alla fuliggine e al grasso e alle macchie, e di solito c’era sempre in giro Babette, pronta a intervenire con rumorosa competenza se Solitaire aveva bisogno di aiuto; e per questa ragione Solitaire non piangeva e non si arrabbiava quasi mai in loro presenza.

Lo specchio a mano era doppio: un manufatto del Tempo Antico, e perfetto. Da una delle due parti ingrandiva, per una magia che a Solitaire sembrava meravigliosa. Amava quell’oggetto perche glielo aveva trovato il Professore, egli non poteva dire dove. Solitaire si spazzolo i capelli neri, fra crepitii e scintille e luccichii, con un altro tesoro del Tempo Antico, una spazzola di vera plastica, dalla linea ariosa, leggerissima. Dicono che il Tempo Antico non tornera piu.

Era come se fosse sola, a prepararsi per uno svago serale, o semplicemente a osservare la sua bellezza, se pure era possibile farlo con distacco. Si calo il camice da schiava sui fianchi e si accarezzo i seni — rotondi, immaturi come boccioli, con un’ombra calda intorno al capezzolo — sollevandoli nella luce delle candele.

Taglio un segmento a forma di rombo dalla stoffa rossa, esaminandolo teneramente come se fosse una creatura viva, poi lo sbatte sul tavolino e lo trapasso con un affondo brutale delle forbici, in modo che il metallo rimanesse piantato eretto nel legno. Socchiuse gli occhi per la sofferenza, allargo le mani, per dire: Ecco com’e stato… se vi interessa. Poi silenziosamente, da buona massaia, muovendosi senz’altro addosso che le rozze mutandine, spinse di nuovo il tavolino contro la parete, con le forbici ancora piantate. (Durante la notte — una delle sue notti buone — sarebbe sgattaiolata da sola giu dal letto e avrebbe finito di rimettere ordine, riponendo le forbici e gettando il pezzo di stoffa trafitto nel cestino.) Apri l’armadio, appese le mutandine e contemplo il suo guardaroba.

Il liuto del Professore resto in silenzio fino a quando lei scelse, tra i cinque o sei vestiti, una lunga vestaglia rossocupo, con la cintura e la bordatura gialla, e splendidi bottoni d’osso, d’un candore di panna. Demetrios e il Professore avevano unito i guadagni di oltre un mese per comprarglielo. Degli altri abiti, uno solo era da passeggio: un paio di calzoni e giacca, color foglia secca, che l’avrebbero fatta sembrare un ragazzo, se non fosse stato per il suo modo di camminare. Il liuto esulto. Era una delle notti buone di Solitaire, ed era il momento di far l’amore prima di cena.

Lei rimase in piedi, nuda, perche i suoi amanti potessero conoscerla con gli occhi, con il braccio sinistro che sottolineava i seni, la mano destra protesa per avvertire che non era ancora il momento. Demetrios guardava lo stelo snello delle gambe allargarsi nell’anfora dei fianchi, il busto, il triangolo di mezzanotte, e quell’improvviso fiore di rosa e di oscurita, in cima, che era la sua faccia saggia e triste. Li la ragione dimorava insieme alla follia, ed entrambe erano Solitaire.

Il vento del temporale soffiava dalla finestra aperta. Con un movimento della mano, il Professore si offri di chiuderla, ma Solitaire scosse il capo. Infilo la vestaglia lasciandola aperta sulla carne calda e lucente. Disse a Demetrios: — Solitaire e qui.

Egli la sollevo sul letto e la prese con la lentezza e la delicatezza necessarie. Sopra la casa e la citta turbata, oltre il casalingo, giubilante sforzo del suo corpo, udiva il precipitarsi desiderato del vento e della pioggia.

Spettava a Solitaire di scegliere quale dei suoi amanti poteva entrare in lei, e quando. Per lei il temporale era cosi intenso e sconvolgente — certe ombre ributtanti che si radunavano come porci selvatici al limitare di una foresta — che lo sopportava di rado. Demetrios pensava al proprio corpo come a una struttura protettiva per il fuoco centrale. Il liuto del Professore mormorava, tenero e rassicurante. Solitaire protese una mano per toccare il braccio del Professore, perche quando faceva cosi (aveva detto lei una volta), un po’ della forza che guidava la sua musica sulle corde fluiva in lei e cambiava il turbamento in un canto.

Ella grido nell’eccesso del piacere-sofferenza, e rimase distesa, serena. Dopo un po’ disse (perche, da quella bambina che non era, Solitaire amava sempre di piu una storia quando la sentiva ripetere, e si infastidiva se c’erano cambiamenti, anche nelle minime parole): — Adesso Demetrios raccontera al Professore e a Solitaire la storia di Anya, la Guardiana d’Oche.

CAPITOLO 5

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