Demetrios si sveglio nel vermiglio e nell’oro dell’aurora. Solitaire s’era alzata di notte, come al solito, per riordinare la stanza, e per un po’ era rimasta seduta alla finestra, protendendo i pensieri verso il temporale trascorso, quando erano spuntate le stelle. Adesso dormiva tra un paio di braccia brune. Il Professore doveva essere vicino ai cinquanta, Solitaire aveva diciannove o vent’anni: e tutti e due sembravano teneri bambini.

Demetrios si vesti senza far rumore e scese le scale, riposato. Le risatine e gli strilli e il movimento del lavoro notturno, i rari singhiozzi o schiaffi o grida non turbavano il suo riposo. Non aveva sognato Angus, durante la notte: se i sogni venissero a noi nel sonno a comando, chi mai si sveglierebbe?

Nella grande cucina, Madam Estelle si godeva quelle prime ore della giornata. Un bricco d’alluminio del Tempo Antico borbottava sul piano di ferro della stufa a legna di mattoni. Nel 47 non si trovavano molte stufe con quel piano di buona ghisa e i coperchi che si sollevavano facilmente; Madam Estelle aveva ordinato la sua alla famigerata Compagnia Recuperi di Nupal, giu sulla costa. — Buongiorno a te, uomo Demetrios! — La saggia gatta nera faceva la spola e si strusciava con ottimismo intorno alle caviglie di Madam Estelle: forse era amor di credenza, ma Jenny lo prendeva sul serio come un’arte. — E un po’ presto per te, no?

— Si. Buongiorno a te, Steli.

Madam Estelle non era mai stordita, di mattina. Mentre il resto della casa dormiva fino a mezzogiorno dopo il tumulto erotico della notte, lei e Jenny si alzavano e avevano il mondo tutto per loro. Era il momento piu bello della giornata, diceva Estelle: l’unico momento in cui si poteva pensare. I suoi pensieri si riversavano nel diario, come un fiume che sceglieva da se il suo corso.

Jenny era tra una cucciolata e l’altra: i micini nati in primavera erano gia stati regalati. Nuber teneva in grande considerazione i suoi gatti. I grossi, cattivi ratti grigi non si vedevano piu; erano stati scacciati da quelli piccoli e rossicci, probabilmente mutanti. Solo i gatti impedivano che la nuova varieta diventasse un disastro.

Estelle non temeva di trattare con la Compagnia Recuperi di Nupal. Il bellissimo bricco veniva di li, e anche le splendide casseruole di ghisa, e quasi tutti gli alari dei camini delle stanze da letto, e il nobile portapiante a due piani nel solario, che i clienti non si stancavano mai di ammirare. Nella sezione superiore, rettangolare, Madam Estelle coltivava viole del pensiero e calendule; due piante alte e sane di marawan crescevano nella parte inferiore, ovale. Il portapiante era bianchissimo, senza una crepa, di una porcellana che oggi nessuno sa piu fabbricare. Demetrios ed Estelle, essendo cresciuti entrambi in quello che la gente chiama ancora Ventesimo Secolo, si ricordavano la funzione piu antica di quei portapiante… con rimpianto, specialmente nel freddo della latrina, le mattine d’inverno. Vivere in un secolo con un troncone di ricordi in un altro rende necessario aver cura dei punti delicati in cui c’e l’innesto.

La Compagnia Recuperi manda i suoi carri trainati da muli e con equipaggi bene armati in tutte le parti del mondo conosciuto, fin dove possono condurli le strade in sfacelo del Tempo Antico o quelle nuove e polverose, alla ricerca del ciarpame e dei tesori che la Compagnia puo vendere guadagnandoci. Si sentono certe storie, sul conto degli uomini addetti alla raccolta, che ruberebbero e watergaterebbero e roba simile. E un commercio destinato a esaurirsi, certo, e chi lo esercitava non lo dimenticava. Nel 47, la Compagnia stava pensando di creare una fonderia, con il carbone di legna delle foreste di Nupal e il minerale prelevato dalle miniere di ferro che nel Tempo Antico erano state abbandonate perche poco redditizie; e pensava anche di assimilare alcune delle piccole industrie della citta di Maplestock. Erano chiacchiere, per lo piu… ma non si poteva mai sapere, con Nupal. Sebbene fosse stata inclusa nella Repubblica del Re con il trattato di Maplestock, nell’Anno 21, Nupal godeva di una sua semindipendenza, e non era disposta neanche a dire a Nuber che ora fosse, se non poteva guadagnarci qualcosa. — In Comune, — disse Demetrios, mentre usciva per andare alla latrina. — Ugh!

— Quella storia della licenza?

— Si. E che l’idiota che ha avuto l’idea possa venire illuminato da un sasso asciutto. C’e della carta, la fuori?

— Lo spero, — disse Estelle con dignita, ma poi aggiunse, piu dolcemente: — Beh, la carta che ci arriva da Maplestock e robaccia… Va via in fretta e io ne ho adoperata un po’ per… per scrivere. Appunti, vedi.

— Non importa, cara. Nel Tempo Antico c’era troppa carta. Ci soffocava, diceva sempre mio padre.

— Siediti, Dimmy, — disse Estelle quando lui torno. Jenny gli salto sulle ginocchia. — Ti preparo un uovo.

— Sii benedetta. Se non ti e di troppo disturbo.

— Tsha-sha, — disse Madam Estelle, battendogli una mano sul braccio. Aveva sessantacinque anni: era una giovane madre diciottenne, in una citta industriale del Connecticut, quando il mondo era andato a pezzi. — La licenza per raccontare storie! Non so dove andremo a finire. Un giorno o l’altro quelli della Citta Interna andranno troppo in la… a furia di ficcare il naso e di intromettersi. E tasse, tasse, tasse! — Ruppe delicatamente l’uovo nel tegame. Di mattina Madam Estelle propendeva per una visione un po’ rivoluzionaria, troppo faticosa da conservare nelle interminabili “ore del pomeriggio e della sera, quando doveva ricorrere alla consolazione dello spirito di granturco.

— Un bell’uovo scuro, — disse Demetrios. — Immagino sia di una delle galline di Somerville. Quelle di Obadiah prima o poi finiranno in pentola, dice Bab. — Per Demetrios i polli dei due pollai nell’orto, sotto la supervisione di Somerville, il gallo rosso come un peperone, e del grave Obadiah screziato di grigio, erano conoscenti preziosi, sebbene fosse Babette ad avere il compito di curarli e non ammettesse intromissioni. Demetrios badava alla mucca, Julia.

Estelle non si lascio fuorviare. — Dimmy, mi chiedo persino se non sia pericoloso tenere il mio diario. Se viene qualcuno a curiosare, diciamo quando non mi sento troppo bene, e magari ho bevuto troppo te, e si porta via il mio libro chiuso a chiave perche qualche nuova legge dice che puo farlo, ecco li la mia anima indiscreta messa a nudo. Per gli avvoltoi. Non avrebbero rispetto per i miei capelli grigi, se dicono che e sovversione… roba da matti, proprio! Cosa c’e a Nuber che valga la pena di sovvertire?

— Tu non hai i capelli grigi, — disse Demetrios. — Guarda i tuoi bei capelli bruni, in confronto ai miei, che sono grigi davvero. Porta qui il tuo te e siediti, Estelle. E parlami del tuo libro chiuso a chiave, se vuoi.

— No, Dimmy. — Estelle gli porto il te. Si chino su di lui per baciarlo sulla sommita del capo, stringendo i capelli lunghi e spettinati. Poi cambio idea a proposito del te; e si diede da fare in cucina per rassettare, anche se non ce n’era bisogno, perche Babette teneva tutto in perfetto ordine. — No, spesso penso che vorrei parlarne, ma in un modo o nell’altro non ci riesco mai. (Non vuoi uscire, Jenny?) E solo un libro, una specie di… libro. (Ho capito, vuoi uscire.) E questa e l’ora che vado sempre a scriverlo. — Ma indugio sulla porta della sua stanza da letto, turbata al pensiero della giornata di Demetrios. La sua stanza un tempo era stata una dispensa, e lei l’amava come un topo ama il suo nido, e nessuno, tranne Babette, veniva mai invitato a entrarvi. L’unica finestra dava verso est, sull’orto, e le mattine arrivavano fino a lei fresche e giovani.

— Non devi scusarti, — disse Demetrios. — Lavero io il mio piatto e il resto. Vai dal tuo libro.

Lei resto li ancora un po’; forse desiderava di sentire se stessa dire quello che sta al di la delle parole… continuiamo tutti a farlo. Uno di questi argomenti e l’amore, l’altro la solitudine. Non esiste un linguaggio per l’uno o per l’altro, tranne poche parole e pochissimi, fortunati matrimoni di parole che riflettono un po’ di verita, come frammenti d’uno specchio infranto. — Beh, non metterti nei guai, — disse, e chiuse la porta.

La strada piu corta per andare da Redcurtain Street al Palazzo del Comune, la strada che fece Demetrios, passa per la Piazza della Forca, dove si puo vedere — dove non si puo fare a meno di vedere — la forca, la gogna, il palo per le fustigazioni. E la stessa forca cui venne appesa la ruota di Abraham, perche tutti lo potessero vedere, come ammonimento per gli altri nemici dello Stato. Alcuni dicono che non si voleva neppure che Abraham morisse. Le case ed i negozi squallidi che circondano la Piazza della Forca risalgono anch’essi al tempo di Abraham: sono edifici che niente puo redimere, tranne il fuoco che prima o poi li divorera: cosa puo fare la brigata antincendio di Nuber, con i suoi secchi, se quel mucchio di legno secco e putrido si incendia? E alcune delle persone che oggi si affacciano alle finestre per studiare i particolari d’una fustigazione o d’una impiccagione dovevano aver fatto a gomitate, diciassette anni prima, per contendersi i posti migliori, per vedere Abraham sulla ruota. Molti dovevano essere morti, nel frattempo: il mondo attuale non e bonario, e percio qualcuno poteva essere morto in una rissa, e altri se li erano portati via il vaiolo, il colera, la febbre gialla. Alcuni potevano essersene semplicemente andati, lasciando il posto a nuovi venuti che magari avrebbero osservato un altro Abraham morente con la stessa eccitazione inquieta, e magari l’avrebbero lapidato.

Lasciando la Piazza della Forca si sale un’erta ripida per un paio di isolati, ed ecco il Palazzo del Comune. Situato all’inizio della salita piramidale della Citta Interna, e un esempio d’architettura orribile; una casa tozza a due piani con un paio di finte colonne che incorniciano la porta, il tutto sormontato da una torre campanaria squadrata, che sarebbe bellissima se non fosse troppo grossa per l’edificio. Era stata costruita per sistemare una

Вы читаете La compagnia della gloria
Добавить отзыв
ВСЕ ОТЗЫВЫ О КНИГЕ В ИЗБРАННОЕ

0

Вы можете отметить интересные вам фрагменты текста, которые будут доступны по уникальной ссылке в адресной строке браузера.

Отметить Добавить цитату