magnifica campana bronzea del Tempo Antico, recuperata tra le rovine di qualche chiesa, e risalente all’anno chissa. Le finte colonne sono alte due piani; se fossero vere, anziche pastrocchi di canne e d’intonaco, potrebbero realmente sorreggere la grande architrave che non c’e; ma poiche si limitano ad aggrapparsi all’edificio, come bende attorno a un ginocchio dolorante, in mezzo c’e posto per il piccolo portico presuntuoso detto «il Balcone», dal quale gli uomini di stato possono arringare la folla. Nel complesso, quell’orrore ricordava a Demetrios uno stile del secolo XIX che doveva essere andato perduto alla fine di quell’epoca rimpianta, ma che aveva lasciato il segno persino nel Missouri. Non si sapra mai chi fosse l’idiota che lo riesumo per la Repubblica del Re nell’Anno 24 dopo l’Olocausto, quando venne costruito il Palazzo del Comune. Non importa… quella maledetta torre campanaria e
Acquattato davanti al suo prato spazioso, ben tenuto e piuttosto bello, con l’erba falciata regolarmente, il Palazzo del Comune e anche una delle quattro entrate nel muro alto due metri e mezzo, che cinge completamente la Citta Interna e Mount Everlasting. Si passa per il corridoio centrale e… se avete un lasciapassare o se arrivate in compagnia di un abitante della Citta Interna, uscite sull’ampia, bellissima via che corre all’interno del muro ed e chiamata Wall Street. Il muro forma una frangia alla base della piramide, e ha una circonferenza approssimativa di dodici miglia. La Natura aveva costruito la piramide di rocce primordiali, e gli uomini ci avevano aggiunto i pomelli. Il muro svolta qua e la per seguire i contorni dei fianchi delle colline, ma la forma piramidale e sempre evidente, rafforzata da una torre triangolare di pietra, in cima a Mount Everlasting. La torre fu costruita per ordine di Simon Bridgeman perche (diceva) egli voleva guardare il mondo nuovo che veniva a lui. Era stata l’ultima sua creazione che aveva visto completata; non si era mai trasferito nel lussuoso appartamento, in cima alla torre alta quindici metri, perche era stato assassinato una settimana dopo che era stato cementato l’ultimo mattone; e Brian I, Primo Dittatore della Repubblica del Re di Katskil (che amava i titoli semplificati, perche cosi si risparmiava tempo ed erano gli unici che conosceva) aveva decretato che la torre doveva restare su Mount Everlasting, quale eterno monumento alla memoria del grande e generoso spirito di Simon Bridgeman, il compianto salvatore del popolo e profeta del nuovo mondo. Amen: i venti l’investivano, e nel 47 gli appartamenti della torre erano occupati da Brian II, dalla sua regina e dalle sue concubine, e Demetrios non poteva andare oltre il Palazzo del Comune.
Sali la breve erta che portava al prato: ansimava solo un poco. La giornata era gia afosa, come se egli portasse con se una tristezza contagiosa dalla Piazza della Forca. Sul prato, alcune panchine erano occupate da sfaccendati; i poliziotti li scacciavano al tramontar del sole e quelli tornavano nelle ore tranquille. Sull’erba giaceva una bambola di pezza… quale bambina poteva abbandonare un’amica in quello stato? Demetrios la sistemo su una panchina vuota, con le gambe disposte decorosamente. Vide una tranquilla cagna gialla trotterellare verso il Palazzo del Comune; un bastardo nero e zelante la segui annusandole i quarti posteriori, la blocco e la monto sui gradini, mentre tre maschi piu piccoli aspettavano il loro turno: e la cagna aveva l’aria paziente e compresa. Un poliziotto scese i gradini con una scopa in mano, ma si limito ad appoggiarvisi. — Dove debbo andare a vedere per una licenza?
— Che genere di licenza?
— Per raccontare storie.
— Devi essere matto.
— Mi hanno detto che adesso ci vuole.
— Oh… gia. Seconda porta a destra, chiedilo al sergente.
Demetrios passo tra le colonne intonacate ed entro nell’acido odore d’urina della virtu cittadina. Varcando la seconda porta trovo la feccia umana della notte precedente raccolta in attesa. Per tutto arredamento c’erano due panche lunghe otto piedi, una scrivania al cui fianco stava una sputacchiera d’ottone del Tempo Antico, una sedia pesante su cui sedeva un sergente altrettanto pesante. In fondo c’era una porta chiusa, sulla quale era dipinta la parola LUOGOTENENTE. Li, in attesa, c’erano tre vecchi ubriaconi, tra cui una vecchia paralizzata con le palpebre inferiori iniettate di sangue, che forse era gia quasi al di la di ogni sofferenza; un uomo squallido sulla quarantina che parlottava con le proprie dita e stava attento che nessuno origliasse, e un giovanotto sparuto dagli occhi stravolti, forse ancora sotto l’effetto della marawan. Diedero a Demetrios l’impressione di pazienti nella sala d’aspetto d’una clinica… per il momento il dottor Giustizia e occupato. Gli ubriachi sarebbero stati messi in isolamento per un giorno o due. all’uomo che borbottava poteva essere fatta qualunque cosa, il giovanotto probabilmente sarebbe stato rilasciato dopo una ramanzina, a meno che le sue imprese notturne non avessero compreso anche lesioni personali o watergataggio. Demetrios aveva osservato, con il passare degli anni, che nella citta-stato di Nuber non c’era l’abituale risentimento della civilta verso i giovani. Erano cosi pochi, ormai! Forse il Tempo Antico non avrebbe dovuto considerarli sacrificabili come pupazzi di plastica, carne da cannone vietnamibile.
Tutti e cinque, piu Demetrios, dovevano aspettare, fino a quando avrebbero imparato a memoria ogni crepa dell’intonaco dei muri, ogni dubbio grumo d’ombra nella paglia e nella segatura che coprivano il pavimento di pietra. Il potere maligno di fare aspettare e aspettare la gente e una caratteristica innata di tutte le burocrazie: sia che l’autocrate nebuloso al vertice sia un monarca, o un’oligarchia, o il cosiddetto popolo sovrano, l’odore psicologico delle anticamere e lo stesso dovunque.
— Sono venuto a vedere per la licenza di narratore… — Forse non si sarebbe dovuto rivolgere direttamente al sergente. Quello continuo a scrivere. Demetrios si. era quasi aspettato quella scortesia abituale, tipica della piccola autorita. Era irritante non riuscire a leggere a rovescio gli scarabocchi del sergente: forse quel poveraccio stava cercando di finire un libro. Dopo altri tuffi nel calamaio, la penna d’oca si fermo, ma non venne deposta.
— Chi hai detto di essere?
— Sono Demetrios. Mi hanno detto che mi occorre la licenza, per raccontare storie.
Incontrare lo sguardo incupito del sergente fu come guardare due occhi di ranocchio in fondo a un pozzo. Finalmente quello disse: — Non puoi trovarti un posto a sedere? Devi parlare con il tenente… io non c’entro con le licenze.
— Quale tenente?
— Bello, ne abbiamo uno solo in servizio. — A titolo di concessione alla stupidita, il sergente indico con la penna la porta in fondo.
— Quando posso vedere il tenente Bello?
— Il tenente Brome… oh, credi di essere spiritoso?
— No.
— Non ti ci provare. Il tenente Brome e occupato. Aspetta il tuo turno.
Demetrios sedette accanto al giovanotto preoccupato. — Un’altra giornata calda.
— Qui dentro non si parla! — esclamo il sergente.
Il giovane si scosto…
C’era un’unica finestra dai vetri grigi, su cui un tafano nero ronzava una preghiera invocando un po’ piu di luce: era rivolta a nord e non vedeva mai il sole. Tuttavia il caldo crescente della giornata afosa si raccoglieva li dentro, facendo esalare antichi odori che ammorbavano l’aria. Per un quarto d’ora il giovanotto sparuto si esercito a far rotolare una bilia sul dorso della mano, afferrandola nel polsino sudicio della camicia, fino a quando il sergente ringhio: — Piantala, eh? — L’uomo nervoso che parlava con le proprie dita sussulto come se l’avessero schiaffeggiato. Un’occhiata di sbieco lanciata dal giovane a Demetrios rinnovo il loro fragile cameratismo nel peccato; nascondendosi la bocca con la mano, il ragazzo formulo con le labbra parole immortali: — Vadano tutti a farsi fottere!
Finalmente, dopo che tutti gli altri erano gia stati sbrigati, il giovane venne mandato dal tenente Brome e ritorno, come Demetrios si aspettava, giocherellando apertamente con la bilia. Se ne ando con una strizzata d’occhio a Demetrios, fischiettando. Gli altri non erano ripassati di li: senza dubbio l’ufficio del tenente Brome aveva uscite piu tenebrose. Il sergente sospiro: — Adesso puoi entrare.
