Il tenente Brome sembrava accattivante, animato da un desiderio apparente di compiacere. — Mi dispiace averti fatto attendere, signore. Quello stupido avrebbe dovuto dirmelo che c’eri tu. Demetrios, eh? Ti ho sentito una volta o due. Peccato per la faccenda della licenza, ma l’utopia deve avere certe regole, sono sicuro che tu capisci. Vuoi una caramella alla marawan? D’accordo, e troppo presto; pero qualche volta ne prendo una, per via della tensione del lavoro e tutto il resto. Racconti molte storie, di questi tempi? — Si appoggio alla spalliera della sedia, dietro la scrivania; e con la faccia blanda invito Demetrios ad entrare a far parte della compagnia dei furbi che sanno come va il mondo, qualche cedimento qui, un po’ di addolcimento la, nessun rancore, tutti felici. Era tozzo e bruno, il tenente Brome, con le unghie pulite ma con la pancia un po’ sporgente, la faccia flaccida, un atleta impigrito.
— Io raccontavo storie prima del 1993.
— Prima di cosa? Oh, gia. Noi non ne parliamo, vedi. Guardarsi indietro e antiutopistico. Guardando indietro, cosa troveresti? Niente altro che delle idee logore, Demetrios: la democrazia invece della legge e dell’ordine utopistici, la monarchia invece dell’utopistica Repubblica del Re, tutta quella maledetta permissivita socialista invece dell’etica utopistica, che grazie a Dio l’attuale amministrazione curera meglio, molto meglio, d’ora in avanti. — Demetrios senti un nuovo brivido di freddo. — Grazie a Dio, — disse di slancio il tenente, — stiamo cominciando a imparare cosa
— Venti?
— Venti.
— Signore, e una rovina. Come portinaio della piu rispettata Casa del Sesso di Redcurtain Street, guadagno quattro dollari la settimana: una paga generosa, ma non principesca. E come narratore, con il berretto sul marciapiedi, oh, posso raccogliere magari altri due dollari, se il tempo e bello ed esco cinque o sei giorni. Le mie spese sono poco inferiori al reddito. Non ho neppure risparmi di qualche conto.
— E un vero peccato, — disse il tenente. — Se fosse per me, terrei conto di queste difficolta. — La sua faccia assunse all’improvviso l’espressione assorta di chi si sente dotato di un’intuizione originale, uno splendore per il quale trovo le parole adeguate: — Vedi, la legge non l’ho fatta io. — La natura luminosa di quell’affermazione lo porto ad altezza ancora piu elevata: — Non si puo fare un’utopia senza rompere le uova… Naturalmente in certi casi le difficolta, uhm, inevitabili, possono venire, diciamo, ridotte al minimo in cambio di… non so come esprimermi…
— Quanto e di che cosa?
— Cosa?
— Che cos’ho io, che ti interessa avere per lasciarmi continuare cosi, a fare il mio lavoro, a raccontare le mie storie ed a farmi gli affari miei?
— Andiamo subito al sodo stamattina, no? — disse il tenente Brome e ridacchio, tamburellando con le dita sulla scrivania.
— E ancora mattina?
Il tenente Brome si alzo e si stiracchio. Apri e chiuse le due porte dell’ufficio, sbirciando nell’anticamera e in un corridoio laterale, probabilmente per controllare se qualcuno origliava. — Non e colpa mia se ho tanto da fare, — disse in tono mite. — Sono quasi le undici. — Torno alla scrivania, si butto in bocca un’altra caramella. — Cosi, per caso… — Non c’era niente che Brome faceva per caso. — Quanti altri narratori di Nuber appartengono alla Societa dei Discepoli?
La torre campanaria ronzo e rombo e tremo di una musica che scendeva fino alla roccia, undici battiti di un cuore titanico. Quando pote farsi sentire, Demetrios disse: — Non ne ho la minima idea.
— Andiamo, Demetrios. Piu continui con queste schermaglie e piu tempo prezioso dovro farti perdere. Mi hai chiesto che cos’hai, che potrebbe interessarmi. Non molto; ma per certe informazioni potremmo, diciamo, lasciarti in pace. Volevo dire, in tutta franchezza, Demetrios, che una certa importanza ce l’ho, nella Citta Interna.
— Ma non ho in pratica nessun rapporto con gli altri narratori. — Demetrios lottava con l’incredulita, l’incredulita stordita di chi aveva pensato che una tigre assonnata fosse dolce perche aveva l’aria di esserlo. — In generale, siamo tutti degli isolati. Gli artisti non sanno organizzarsi, non e nella nostra natura.
Le dita tamburellavano; gli occhi spietati guardavano dappertutto, ma non la faccia di Demetrios. — Il nuovo statuto mi da autorita di indagare sulle attivita di, cito: «Narratori pubblici e altre persone prive d’occupazione…» Da quanto tempo conosci Jon Seberling?
— Non ho mai sentito parlare di lui.
— Strano. Lui ti conosce. — Le dita smisero di tamburellare e scrissero su un libro nero, il tipo piu caro, rilegato di carta pesante, che la fabbrica di Maplestock, quell’anno, aveva cominciato a produrre in discreta quantita. — Mark Walton… Edna McEloi?
