— Un palindromo. Portalo almeno a rovescio, in modo che il suo potere non ti entri addosso di traverso.
— Forse e meglio… uhm… meglio che lo porti lui, Cass? Se e uno di quelli che ha detto…
— Beh, penso di no, — disse il grosso Cass; ma per il lungo percorso attraverso i Giardini, fino alla prigione, Cass tenne il bastone a braccio teso, e capovolto, per quanto poteva farlo, dato che non sapeva quale fosse la parte superiore e quella inferiore.
— Non andiamo al Palazzo del Comune?
— Brome ha da fare, Mister, — disse Cass. Demetrios noto il sorriso preoccupato di un bullo non del tutto sicuro dei suoi poteri. — Dovrai accettare la nostra ospitalita per un po’, Mister. — Le mani del poliziotto magro, adesso, stringevano per modo di dire. — Sarai nostro ospite, Mister, — disse Cass.
La prigione era un ammasso di pietra tenuta insieme dalla calce, a un solo piano, in fondo a un vicolo, dal quale partiva un viottolo che si perdeva nei Giardini. Le querce spandevano una tristezza verde sulle piante piu piccole accanto alla prigione, sul suo cortile con una sola panca e un palo diritto. Gli anelli fissati al palo servivano per legarci i cavalli, o la gente. Intorno non si vedevano altri edifici. Niente sole, ne brezza… si, c’era una brezza, e il fruscio delle fronde piu alte sottolineava il silenzio. Era giorno, ma alla mente di Demetrios si affaccio il sapore d’una sera perpetua.
Il carceriere con un occhio solo e la faccia ispida, e con un mazzo di chiavi troppo grosso per lui, alzo gli occhi verso Demetrios con il piacere diffidente che l’uomo con la mazza mostra davanti al toro legato. — Cass, chi mi hai portato? Questo non e un mendicante ozioso? Che cos’hai fatto al tuo paese, Mister? Hai rubato? Violentato una ragazzina? Ti sei comportato male in pubblico? Eh?
— Mettilo nella cella piu robusta, — disse Cass, — e tieni per te i tuoi pensieri, Putney. Non devi fraternizzare, dice Brome.
— Ho notizie per te, Mister Cass. Ti sembrera che qui facciamo vita ritirata, ma tutti i miei tre appartamenti sono pieni, Mister Cass. Che te ne pare? ”
— Allora mettilo con Bosco, faranno un bel paio. Ma con questo non devi fraternizzare. Oh, e tieni questo da qualche parte. — Cass sistemo rispettosamente il bastone in un angolo della stanza che serviva a Putney come anticamera, ufficio, cucina e stanza da letto; un vaso da notte spuntava da sotto il letto e serviva anche come sputacchiera. La porta interna dava su un corridoio, dove c’erano le tre celle; Putney preferiva tenerla chiusa, per godersi un po’ d’intimita e i propri odori.
Demetrios dovette consegnare la scatola con esca e acciarino e le poche monete che aveva recuperato dal berretto. Cass e il poliziotto magro se ne andarono non appena Demetrios fu al sicuro dall’altra parte della porta metallica della cella numero due. Putney si trattenne ancora. — Adesso ti faccio il letto. Non parlare, bada. — Apri una porta, in fondo al corridoio, che dava su un ripostiglio.
— Dice di non parlare, — disse l’uomo simile a un orso, seduto a gambe incrociate su un mucchio di paglia. — Chi gli da retta? Io sono Bosco.
— Demetrios. Come va?
— Uno schifo. Lieto di conoscerti.
— Non parlate! — Putney torno indietro, portando della paglia su un forcone.
— Lui ha questo problema, — disse Bosco. — Come aprire la porta senza metter giu la paglia. Ci rinunci, Putney?
— Piantala. — Putney poso il carico e giro la chiave. — State indietro. Questa e una scuola di self-service, Mister… il letto fattelo da solo. — Butto la paglia sul lato libero della cella e si appoggio al forcone, scuro e curvo nella luce acquosa che scendeva dall’unica finestra sbarrata e alta, sulla parete a nord. — Era tutto il danaro che avevi?
— Gia. Quando vedro il tenente Brome?
— Non capisco proprio come fate voialtri a venir qui a sbuffare e a brontolare senza danaro. Non sei uno stupido, dovresti sapere che qui costa. Non preoccuparti per Brome. — Putney arretro, agitato; la chiave stridette nella serratura, e poi l’uomo parlo, dietro la protezione della porta. — Cass o Jack avvertiranno i tuoi fra un po’, e probabile. Siamo buoni, noi. — E ridacchio. — Avvertiamo sempre i parenti piu prossimi. — Una multa, senza dubbio, e Madam Estelle si sarebbe sentita in dovere di pagarla.
— I signori che abbiamo a destra e a sinistra stanno riposando, — disse Bosco. — Uno lo hanno pestato, e per quello che ne so potrebbe essere morto; l’altro ha quasi cent’anni e non e molto vivace… Lo sentirai cantare, o chiedere le vitamine, chissa poi cosa sono. Vuoi una caramella alla marawan? Qui dentro non si puo accendere niente, per via della paglia.
— Grazie, Bosco. — Demetrios mastico la caramella aromatica: un leggero sedativo gli avrebbe fatto bene. — Sei qui da molto?
— Da abbastanza tempo per sentirmi piu vecchio di tre giorni. — Sistemato sulla paglia non troppo scomoda, Demetrios studiava il suo compagno: muscoli fluenti, braccia che sembravano prosciutti d’orso. Bosco era velloso ma pulito, e i capelli bruni e irsuti erano, in qualche modo, pettinati. Aveva odore di sudore, ma non di rancido: probabilmente gli piaceva lavarsi, quando poteva. — Un equivoco e la sfortuna mi hanno portato qui, Demetrios. Vedi, c’era un porcellino che s’era avvicinato alla staccionata proprio quando io mi ci ero appoggiato, e ho visto subito che era di troppo nella figliata, e se la passava male. Cosi l’ho raccolto, e me ne stavo andando tutto contento, pensando che quel tesoruccio avrebbe avuto una vita breve ma felice, quando dai cespugli sono saltati fuori i due poliziotti, che possano crepare. Gli stessi due bastardi che hanno portato dentro te, non e roba da matti che vadano sempre a caccia insieme? Con Cass da solo ce l’avrei fatta, senza fatica. Avevo nascosto bene il maialino, ma mi faceva il solletico nel rigirare le zampe, e non potevo fare a meno di ridere come se qualcuno mi avesse lasciato del danaro. E Cass fa: «Scommetto che hai un porcellino sotto la giacca.» Allora io faccio, a quel figlio di puttana: «Lo sto riportando da sua madre, non va bene?» Ma non ti credono mai, quando sei forestiero. E poi c’e stata una discussione e quello magro, Jack Jellicoe, una carogna fatta e finita, meglio starci alla larga, mi ha dato una botta in testa. Ho ancora il bozzo, dopo tre giorni che aspetto che l’Avvocato d’ufficio torni da dove si stava riposando col sedere sui gigli, e quei due si sono presi il maialino. Vedi, ormai lo consideravo il
— Si. Sei forestiero, hai detto?
— Nato e cresciuto fra i Nomadi. Potrei essere anche uno dei figli del Capo Gammo… certo lui lo diceva di tutti i giovanotti promettenti della banda, diceva che erano generati da un uragano, e che l’uragano era lui. Mai sentito parlare del Capo Gammo?
— Beh, una carovana di tipi che dicevano di essere Nomadi venne qui a Nuber otto anni fa. Quel nome mi ricorda qualcosa.
— Davvero? — La faccia massiccia di Bosco assunse un’aria intenta e insieme triste. — Il Capo Gammo non si tagliava mai i capelli, se li legava dietro con una corda di canapa. Diceva che erano la sua forza, come quel tale, Simpson o Sampson, non so.
— Proprio lui. Diedero uno spettacolo solo. E buono, anche, secondo me… io faccio il narratore, me ne intendo. Ma poi qualche idiota provoco una rissa, ci fu qualche testa rotta, e la polizia caccio i Nomadi dalla citta. Da allora, tutti i Nomadi sono stati respinti ai confini di Nuber.
— Se questa non e roba da Repubblica del Re! Otto anni fa, eh? Quattro anni dopo che li avevo lasciati. I capelli cominciavano a diventargli bianchi? A Gammo?
— Sale e pepe. Ma io lo intravidi appena, Bosco.
— Gia. — L’omone si dondolo avanti e indietro sulla paglia, assalito dall’angoscia. — Otto e quattro dodici, no? Allora devo avere quasi trent’anni. Oh, adesso potrei battere il Capo Gammo, se li ritrovassi. Vedi, Demetrios, avevo pensato di poterlo battere quando avevo diciotto anni, ma era troppo presto, e quando ho finito di vedere le stelle e ho potuto rialzarmi in piedi, il Capo Gammo mi dice: «Bosco, qui non c’e posto per tutti e due. Un giorno o l’altro me la faresti,» dice. Non dico che non ci sarei riuscito. Quell’uomo ce l’aveva con me, una volta mi aveva portato via una ragazza, e di brutto. «Torna,» mi fa, «quando credi di essere abbastanza grosso e stupido, e ne riparleremo.» Beh, adesso potrei batterlo, ne sono sicuro, solo che non riesco a trovarli. L’anno scorso sono corso dietro a delle voci, nell’Isola Adirondack. Sono stato un po’ qua e un po’ la… Gesu, ogni tanto sono persino vissuto onestamente. Con una squadra di taglialegna, e poi su alle miniere di ferro a Halloway, per un po’ ho fatto il rematore sul traghetto di Albany… era quasi una schiavitu.
