un’universita norvegese per una ricca borsa di studio del progetto Erasmus. Thora lesse tra le righe che detta «riunione» era stata in realta un cocktail-party durato fino a tarda serata. Gli ultimi partecipanti non se n’erano andati se non intorno alla mezzanotte. I loro nomi erano assolutamente nuovi per Thora, tranne quello del povero Gunnar, il direttore del dipartimento, e quello di Thorbjorn Olafsson, il professore che doveva assistere Harald nella tesi di master.

Le ultime e conclusive pagine dei rapporti della polizia contenevano la testimonianza giurata di un cameriere della Kaffibrennslan e del conducente dell’autobus sul quale Halldor era salito per dirigersi in citta. Il cameriere, che rispondeva al nome di Bjorn Jonsson, diceva di aver servito Halldor la prima volta intorno all’una di quella fatidica notte, poi diverse volte sempre in quell’ora e infine, intorno alle due, dopo l’arrivo dei suoi amici. Diceva inoltre di ricordarsi bene di Halldor per la quantita di alcol che mandava giu e la rapidita con cui lo faceva.

Da parte sua, il conducente dell’autobus ricordava molto bene il fatto che Halldor, quella sera, era stato suo passeggero nell’ultima corsa, che nella vettura c’erano poche altre persone e che si erano messi a discutere, lui e il ragazzo, sulla situazione del sistema sanitario e su quanto poco e male si facesse per gli anziani a tale riguardo. Thora ebbe l’impressione che questo Halldor possedesse un alibi pressoche perfetto, cosi come anche gli altri suoi amici, a eccezione appunto di Hugi, il detenuto.

Dopo i rapporti seguivano diverse pagine con le copie delle fotografie scattate sulla scena del delitto. Erano in bianco e nero e abbastanza indistinte ma, da quel poco che si poteva vedere, l’atrocita dell’assassinio era innegabile. Thora capi ancor meglio il raccapriccio che aveva dovuto assalire la persona che aveva rinvenuto il corpo e dubito che da un tale choc ci si sarebbe mai potuti riprendere.

La suoneria del suo cellulare le ricordo che si erano gia fatte le quattro e tre quarti. Si affretto allora a sfogliare velocemente il capitolo finale, che riguardava l’autopsia post mortem. Che strano, penso alzandosi in piedi, dietro il settimo foglio segnalibro non c’era niente. Il fascicolo dell’autopsia era vuoto.

5

Thora arrivo in tempo alla scuola elementare, e nel parcheggio si imbatte nella madre di una delle compagne di sua figlia. Vedendo l’auto con le scritte dell’officina, la donna sorrise, sicura che ora Thora fosse fidanzata con un meccanico di nome Bibbi. Lei avrebbe voluto inseguirla per spiegarle la situazione, ma poi lascio perdere e si avvio spedita verso l’entrata delle elementari. Sua figlia Soley frequentava l’istituto scolastico di Myrarhus, a circa dieci minuti di auto dal suo ufficio di Skolavordustigur. Al momento del divorzio da Hannes, piu di due anni prima, Thora aveva particolarmente insistito per potersi tenere la loro casa a Seltjarnarnes, benche le fosse costato parecchi soldi e grandi problemi pagare al suo ex marito la meta che gli spettava. Per sua fortuna, la casa era stata valutata appena prima della storica impennata dei prezzi dell’intero mercato immobiliare. Se avessero divorziato oggi, Thora non avrebbe avuto la benche minima possibilita di acquistare l’altra meta della loro abitazione. L’intera faccenda faceva impazzire di rabbia Hannes, che non si dava pace per aver pressoche svenduto la sua parte e nel contempo arricchito la sua ex moglie. Pur non considerando la sua casa un investimento oculato ma soltanto una dimora indispensabile, Thora non poteva non essere contenta del guadagno conseguito… e di aver fatto imbestialire Hannes. Non si era trattato di un divorzio sereno, anche se ora cercavano di intrattenere rapporti di formale cortesia per il bene dei loro due figli. Per paragonare la loro situazione attuale a quella tra Paesi, lei era l’India e lui il Pakistan — sotto sotto la situazione ribolliva, ma raramente saltava il coperchio.

Thora entro nell’edificio e si guardo intorno: la maggior parte degli scolari se n’era chiaramente gia andata a casa. La cosa non la sorprese, pero la riempi di quel rimorso che assale di solito le madri quando pensano di trascurare i loro figli. Madre, donna… Il collegamento le venne in mente prima di rendersi conto che la parola «donna» di certo non le si addiceva in quel momento. Negli ultimi due anni, dopo il divorzio, non aveva quasi toccato un uomo. Thora venne improvvisamente assalita dal desiderio di fare all’amore. Scrollo di nuovo le spalle. Che posto poco appropriato per farsi venire certe idee di sesso! Che le aveva preso?

«Soley!» chiamo una maestra che aveva avvistato Thora. «Tua madre e arrivata.»

La bambina, che sedeva con le spalle girate, sollevo lo sguardo dal suo lavoretto di perline e volto il capo verso Thora. Poi sorrise stanca e si tolse un ciuffo biondo dagli occhi. «Ciao, mamma. Guarda, sto mettendo le perline per farci un cuoricino.» Thora senti una stretta al cuore e si ripromise di andarla a prendere in orario il giorno seguente.

Dopo una breve sosta in un negozio di alimentari, le due arrivarono finalmente a casa. Gylfi, l’altro figlio, era chiaramente li anche lui. Lo si poteva capire molto bene dalle scarpe da ginnastica lasciate in bella vista al centro dell’ingresso, e dal giaccone di piumino che, sicuramente appeso con estrema noncuranza all’attaccapanni accanto alla porta, era scivolato sul pavimento.

«Gylfi!» grido Thora piegandosi per rimettere al loro posto quei reperti. «Quante volte devo dirti di sistemare le tue cose quando arrivi a casa!»

«Non sento!» si senti rispondere dall’interno dell’appartamento.

Thora ebbe uno scatto di rabbia. Certo che non poteva sentire niente: il frastuono di un qualche gioco elettronico avrebbe stordito un elefante. «Abbassa, allora!» gli grido per tutta risposta. «Ti rovinerai l’udito con questo baccano!»

«Vieni qui, non sento niente!» fu l’unico risultato che ottenne.

«Dio mio!» mormoro Thora scuotendo il capo per la disperazione. Sua figlia nel frattempo aveva messo a posto ogni suo vestito, marcando ancor piu la grande differenza con Gylfi. Lei era sempre stata ordinatissima, mentre il sogno del fratello sarebbe stato quello di vivere sopra un ammasso di vestiti sporchi su cui potersi gettare stanco e felice la sera per dormire il sonno del giusto! Una cosa, comunque, i due avevano in comune, e riguardava la frequenza a scuola e i compiti a casa. La diligenza negli studi era per cosi dire ovvia e innata per Soley, ma a Thora veniva da sorridere quando Gylfi, con i suoi capelli lunghi e scarmigliati e i giubbotti con i teschi, diventava isterico per aver dimenticato a scuola un quaderno o qualcosa di simile.

Thora entro nella camera di suo figlio. Gylfi sedeva incollato allo schermo del suo computer, strapazzando il mouse. «Santi numi, abbassa un po’ il volume», urlo Thora pur essendo vicinissima a suo figlio. «Non sento neppure i miei pensieri con questo fracasso.»

Senza distogliere lo sguardo dallo schermo, ne smettendo di torturare il povero mouse, suo figlio allungo la mano sinistra verso l’amplificatore e abbasso il volume. «Va bene cosi?» chiese distrattamente.

«Si, meglio», rispose Thora. «Spegni un attimo questo gioco e vieni a cenare. Ho comprato della pasta e non mi ci vorra niente a prepararla.»

«Lasciami terminare questo livello», fu la risposta del ragazzo. «Un paio di minuti ancora.»

«Due minuti, allora», acconsenti sua madre andandosene. «Ricordati che funziona cosi: un minuto. Poi due minuti. Non: un minuto, tre, quattro, cinque, sei e poi due.»

«Okay, okay», rispose il ragazzo spazientito, riprendendo immediatamente il suo gioco.

Quando la cena arrivo in tavola, un quarto d’ora dopo, Gylfi fece la sua apparizione e crollo sgraziatamente al suo solito posto. Soley era gia seduta e sbadigliava davanti al suo piatto. Thora non aveva voglia di iniziare la cena sgridando il figlio per non aver rispettato l’ordine di finire il «livello» in due minuti, ma doveva ricordargli l’importanza per la famiglia di trovarsi riuniti a tavola la sera. Stava aprendo la bocca, quando suono il cellulare. Si alzo per rispondere. «Cominciate a mangiare e non mettetevi a litigare. Quando siete tranquilli siete tutti e due molto piu carini.» Thora prese il telefono poggiato sopra la credenza, diede un’occhiata al display e vide che il numero non era comparso. Allora usci dalla cucina e rispose: «Thora».

«Guten Abend, Frau Gudmundsdottir», senti dire dall’altra parte della linea. Era la voce secca di Matthew, che prosegui chiedendo se avesse disturbato.

«No, no, non si preoccupi», menti. Quell’uomo aveva un fare cosi cortese che non se la sentiva di parlargli della cena interrotta.

«Ha avuto il tempo di dare un’occhiata al dossier che le ho fatto avere?»

«Si, ma non abbastanza per entrare nei particolari della vicenda», gli rispose. «Comunque mi sono subito accorta che i dati ricevuti dalla polizia investigativa non sono esaurienti. Propongo che venga inoltrata richiesta formale per ottenerli al piu presto. E particolarmente seccante doverne leggere soltanto una frazione.»

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