«Senz’altro.» Segui un imbarazzante silenzio. Nel momento in cui Thora stava per aggiungere qualcosa, Matthew riprese la parola.
«Cio vuol dire che ha deciso, o mi sbaglio?»
«Sulla faccenda, intende dire?» domando Thora.
«Si. Ha deciso di prendersi a cuore questo incarico?»
Thora ebbe un attimo di esitazione prima di rispondere affermativamente. Le era sembrato di percepire un sospiro di sollievo da parte di Matthew nel sentire che accettava. «
«A dire il vero ancora non ho potuto esaminare il contratto. Me lo sono appunto portato a casa per leggerlo stasera, ma se e vero, come dice, che e equo e onesto, non vedo come potrei rifiutarmi di sottoscriverlo domani.»
«Benissimo.»
«Aspetti. C’e una cosa che mi incuriosisce. Perche il fascicolo dell’autopsia non si trova nel dossier?» Thora sapeva perfettamente che si trattava di una questione che avrebbe potuto rimandare fino al giorno dopo, ma le premeva conoscerne subito i termini precisi.
«Abbiamo dovuto inoltrare una richiesta ufficiale per ricevere i documenti relativi all’autopsia, ma ci hanno consegnato solo un breve riassunto con i principali dettagli. Anche a me era sembrato troppo poco, e per questo ho gia inoltrato un’altra richiesta per vedere il referto completo», rispose Matthew. «Il fatto di non essere un parente della vittima, ma soltanto un rappresentante della sua famiglia, ha creato non poche complicazioni nell’intera faccenda, ma ora penso proprio che le cose si siano risolte. E per questo che le telefono a quest’ora invece che attendere fino a domattina per sentirla, come da accordi.»
«Come dice?» chiese Thora, non avendo compreso affatto il nesso.
«Voglio dire che ho ottenuto un appuntamento con il medico legale per domani mattina alle nove. E il patologo che ha eseguito l’autopsia sul corpo di Harald. Intende consegnarmi il referto e discutere con me di alcuni punti oscuri. Vorrei che lei mi accompagnasse.»
«Davvero?» chiese Thora stupita. «Non saprei… si, va bene, verro.»
«Perfetto, allora passo a prenderla in ufficio alle otto e mezzo.»
Thora si morse la punta della lingua per non farsi scappare che di solito non andava al lavoro cosi presto. «Otto e mezzo, allora. Arrivederla.»
«
«Mi chiami pure Thora, e diamoci del tu, che e molto piu semplice», lo interruppe la donna, che si sentiva una novantenne quando le davano della signora, con quel cognome lunghissimo e solenne.
«Va bene, Thora allora», riprese Matthew. «Un’ultima cosa per finire.»
«Cosa?» chiese lei con curiosita.
«Non mangiare niente di pesante a colazione. Non sara un bello spettacolo.»
7 dicembre 2005
6
C’erano indubbiamente cose assai piu facili al mondo che parcheggiare all’Ospedale Nazionale. Matthew finalmente trovo un buco a una considerevole distanza dall’edificio che ospitava l’istituto di Patologia.
Thora si era presentata in ufficio presto quella mattina e aveva scritto una lettera da inviare alla polizia per ottenere la consegna dei documenti dell’investigazione in qualita di rappresentante legale della famiglia. Infilata la lettera nella busta, la poso sul vassoio di Bella perche la spedisse — almeno cosi sperava Thora — entro la giornata. Per aumentare le probabilita che la lettera arrivasse immediatamente alla cassetta postale, Thora decise di mettere sulla busta un post-it con la scritta: «Da non spedire prima di lunedi»! Poi telefono alla Scuola di Volo per chiedere informazioni sulla cifra spesa da Harald a settembre, come risultava dall’estratto conto della carta di credito. L’impiegato diede a Thora l’informazione che cercava, cioe che Harald aveva noleggiato un biplano con pilota per un’escursione giornaliera a Holmavik. Con una rapida scorsa alla voce «Holmavik» su internet, Thora non impiego molto a rendersi conto di cosa avesse attratto Harald in quel paesino del Nord: il Museo della Magia di Strandir. Chiamo poi anche l’
Thora passo tutte le informazioni a Matthew, mentre giravano nel parcheggio dell’ospedale alla ricerca di un posto.
«Era ora!» disse Matthew mentre infilava la vettura noleggiata in un buco appena lasciato libero.
Arrivati finalmente a destinazione, l’uomo si giro verso Thora per la prima volta da quando avevano lasciato l’auto al parcheggio e non pote far altro che guardarla allibito, con quella sciarpa avvolta attorno alla testa. Lei a sua volta non pote che immaginarsi il suo aspetto, e ne ottenne una dura conferma quando Matthew le disse: «Dentro c’e sicuramente un bagno dove potrai sistemarti».
Thora si morse la lingua per evitare commenti, gli sorrise gelida e spalanco a forza l’entrata dell’istituto. Qui domando a un’inserviente che spingeva un carrello di acciaio dove si trovasse il medico con cui avevano l’appuntamento. Dopo essersi assicurata che il medico li stesse aspettando, la donna li fece accomodare in una stanza in fondo al corridoio, pregandoli di pazientare un momento perche il patologo avrebbe fatto presto ritorno da una riunione mattutina.
Thora e Matthew si accomodarono su due sedie malmesse, appoggiate alla parete del corridoio di fronte allo stanzino.
«Non avevo affatto intenzione di offenderti. Scusami», disse Matthew senza guardare in faccia Thora.
Lei non aveva alcuna voglia di mettersi a discutere del proprio look, percio non gli rispose. Si tolse la sciarpa dai capelli con la massima dignita possibile, si sbottono il piumino e allungo una mano verso la pila di riviste sgualcite che giacevano sul tavolino in mezzo alle due sedie.
«Sono quasi reperti archeologici», borbotto Thora cercando qualcosa tra quell’ammasso di vecchie edizioni.
«Penso che chi viene qui non lo faccia per trovare qualcosa da leggere», replico Matthew, che sedeva con la schiena diritta, guardando nel vuoto.
Thora smise di rovistare. Si era innervosita. «No, probabilmente no», ammise guardando spazientita il suo orologio. «Dove diavolo e questo dottore?»
«Prima o poi arrivera», fu la secca risposta di Matthew. «Anche se a dire il vero ho dei ripensamenti riguardo a questo incontro.»
«Che vuoi dire?» chiese Thora esasperata.
«Voglio dire che non sara un bello spettacolo per i tuoi nervi tesi», rispose Matthew girandosi verso di lei. «Non hai nessuna esperienza di queste cose e non sono affatto sicuro che ti troverai a tuo agio. Non pensi che sarebbe meglio se ti riferissi io le risposte del medico sull’autopsia?»
Thora lo fulmino con lo sguardo. «Ho messo al mondo due figli con le relative doglie, la perdita di sangue, la placenta, i tappi di muco e tutto il resto. Sopravvivero anche a questo.» Poi incrocio le braccia e domando a bruciapelo: «E tu, quanto hai sofferto tu?»
