ecclesiastici carta bianca nelle loro persecuzioni.
Alla luce di tali informazioni non c’era da stupirsi che il papa in persona, come si poteva leggere sul sito, avesse tentato di sconfiggere la vecchiaia e la morte imminente succhiando latte dalle mammelle delle balie e facendosi trasfondere il sangue. A dispetto di tali esperimenti, non riusci pero a rinverdire i suoi anni e l’unica conseguenza di queste pratiche, certamente poco ortodosse, fu la morte di tre bambini di dieci anni per emorragia.
Thora lesse del successo immediato e universale che il libro ottenne, soprattutto per l’avvento della stampa e per il fatto che i suoi autori erano degli eruditi famosi. Sia cattolici che protestanti adoperavano il testo come supporto nella lotta contro le arti magiche, e alcune sue parti vennero inserite, come leggi vigenti, nei codici e nei digesti del Sacro Romano Impero, che comprendeva le attuali Germania, Austria, Boemia, Svizzera, Francia orientale, Paesi Bassi e parte dell’Italia. Thora trasali quando apprese che ancora oggi l’opera veniva regolarmente pubblicata.
La donna poso il testo sulla scrivania. Tutte cose indubbiamente interessanti, ma non si riusciva a capire come un volume di seicento anni prima potesse far luce sull’omicidio di Harald Guntlieb. Guardo l’orologio e si rese conto che le era rimasta solamente un’ora di tempo. Pinzo insieme le pagine, le mise da parte e riprese la cartella con il dossier su Harald: la sesta sezione comprendeva il riassunto dell’indagine di polizia.
A prima vista, quel compendio non poteva certo essere esaustivo dell’intera investigazione, data la sua esiguita. Probabilmente Matthew non era entrato in possesso che di una minima parte di esso, comunque le sembrava alquanto strano che fosse riuscito a ottenere qualcosa senza doverne chiedere il permesso scritto e timbrato. Da una rapida lettura dei verbali di interrogatorio, datati un paio di settimane prima, Thora si rese conto del perche fosse stata assunta per quell’incarico: tutti i testi erano in islandese. Sulle pagine c’erano numerosi appunti e scarabocchi, ed era evidente che Matthew aveva cercato di decifrare il contenuto degli interrogatori. Tra l’altro, nella maggior parte delle pagine compariva, in alto a destra, una breve spiegazione su chi fosse stato interrogato e su che tipo di relazione lo legasse ad Harald. Il grosso dei rapporti si riferiva agli interrogatori di Hugi Thorisson, che ancora si trovava in custodia cautelare in attesa di processo. A Thora parve strano che, fin dall’inizio, Hugi fosse stato interrogato come persona sospettata e non in veste di testimone informato sui fatti. Era chiaro che era emerso qualcosa che aveva immediatamente fatto ricadere i sospetti proprio su di lui.
A quel punto Thora capi come Matthew si fosse procurato quei rapporti investigativi: l’avvocato d’ufficio di un sospettato ha in effetti il diritto di accedere ai documenti in mano agli investigatori, e il legale di Hugi Thorisson li doveva aver consegnati a Matthew. Thora diede una rapida occhiata ai fogli, con la speranza di trovare il nome del difensore. Nei primi interrogatori Hugi non aveva avuto alcuna assistenza legale, come logicamente accade all’inizio di un’investigazione: i sospettati temono spesso che richiederne la presenza possa essere interpretato come un’implicita ammissione di colpevolezza. Ma poi, quando le cose cominciano a prendere una brutta piega e sorgono le prime contraddizioni o reticenze, si rendono conto della gravita della situazione. A quel punto Thora lesse finalmente il nome di Finnur Bogason, che per lei non era nuovo, essendo appunto uno di quei legali che si accollano le nomine d’ufficio quando nessuno li cerca di sua spontanea volonta. Un uomo che non avrebbe certo rifiutato dei soldi per passare a qualcuno la pratica. Felice di vedere confermate le sue intuizioni iniziali, Thora si mise a leggere gli interrogatori.
Le trascrizioni non erano classificate in ordine temporale ma a seconda di chi era stato interrogato. Fra i testimoni sentiti solamente una volta c’erano il custode dell’universita, le donne delle pulizie, il proprietario dell’appartamento di Harald, il tassista che aveva trasportato lui e Hugi la sera del delitto e alcuni studenti e insegnanti del dipartimento. Il direttore del dipartimento di Storia, che aveva rinvenuto il cadavere, era stato invece interrogato due volte perche la prima si trovava in un tale stato confusionale da non poter profferire alcunche di attendibile. Thora ebbe compassione di quel pover’uomo; che esperienza terribile, che orrore doveva aver sperimentato quando gli era piombato addosso quel corpo senza vita, come si leggeva tra le righe del secondo interrogatorio.
A questi testimoni seguivano i sospettati. Tra di loro c’era naturalmente Hugi Thorisson, che pero continuava a ripetere di essere completamente estraneo all’omicidio. Thora si affretto a leggere la sua testimonianza. Hugi diceva di aver incontrato Harald, la sera in questione, in un party nelle vicinanze di Skerjafjord, di essersi allontanato con lui, che l’aveva poi salutato; ognuno aveva quindi proseguito per la propria strada, lui in centro e Harald di nuovo al party. Nel primo interrogatorio Hugi non aveva voluto rivelare dove fossero andati insieme, ma solo che avevano fatto un giro in un qualche oscuro cimitero. Nel successivo invece, una volta resosi conto di essere sospettato dell’omicidio, aveva confessato che si erano recati nella sua casa di via Hringbraut, a prendere della droga che Harald voleva acquistare. A quel punto lo spacciatore aveva giurato che, dopo l’acquisto, Harald se n’era andato, mentre lui era rimasto a casa perche si sentiva stanco. Non aveva comunque potuto fornire agli investigatori nessun orario preciso della serata, intontito com’era dall’effetto dell’alcol e degli stupefacenti. Secondo lui Harald era tornato al party, non c’erano dubbi. Dall’insistenza degli investigatori nel chiedere a Hugi dove si fosse trovato la notte tra sabato 29 e domenica 30 ottobre intorno all’una, Thora dedusse che l’autopsia doveva aver stabilito l’ora probabile della morte. Gli investigatori avevano tempestato Hugi di domande sul motivo per cui aveva rimosso gli occhi di Harald dalle orbite e dove li avesse nascosti, ma lui negava disperatamente di averlo fatto e diceva che non aveva nessun occhio con se se non i suoi personali. Thora non pote fare a meno di compatire quel povero diavolo, se stava dicendo la verita. E aveva il sospetto che cosi fosse. Benche avesse letto quel fascicolo in fretta, aveva infatti la sensazione che un ragazzo debole e insicuro, come lo spacciatore sembrava essere, non avrebbe mai potuto professare con tanta fermezza la propria innocenza e sopportare, al contempo, l’isolamento in carcere e i severi interrogatori.
Gli amici e i conoscenti di Harald ospiti del famoso party, che avevano deposto come testimoni, erano dieci in totale. Tra loro c’erano quattro dei cinque nomi della lista che compariva prima nel relativo fascicolo.
L’unico nome che mancava era quello dello studente di Medicina Halldor Kristinsson.
Tutti gli ospiti del party raccontavano la stessa storia. La festa era cominciata verso le nove e si era conclusa verso le due di notte, quando erano tornati tutti insieme in citta. Harald era sparito verso mezzanotte in compagnia di Hugi, anche se nessuno sapeva spiegarne il perche. I due avevano detto di dover fare un salto da qualche parte ed erano andati via sul taxi prenotato da Hugi. Due ore dopo, non avendo piu voglia di aspettarli, gli amici se n’erano andati a loro volta in centro. Alla domanda se non avessero cercato di chiamarli, avevano risposto pressoche all’unanimita: il telefonino di Harald si era scaricato durante la festa e Hugi non aveva risposto alle ripetute chiamate, sia sul cellulare, sia a casa. Stesso risultato con il telefono di Harald, quando qualcuno aveva tentato di raggiungerlo la. Altre domande riguardavano l’orario di ritorno a casa dalle baldorie notturne in centro, anche se, vista l’ora dell’omicidio, venivano rivolte piu per correttezza di indagine che per altro. Le risposte indicavano che gli interrogati erano tornati a casa ognuno a un’ora differente, alcuni addirittura non prima delle cinque del mattino. Gli ultimi a rientrare erano stati gli amici della lista, dato che il quinto di essi, lo studente di Medicina, li aveva raggiunti in citta in un secondo momento. Thora sfoglio le pagine successive nella speranza che anche lui fosse stato sottoposto a interrogatorio dato che, apparentemente, era l’unico del gruppetto a non essere presente al party all’ora dell’omicidio. Dove si trovava, allora? penso Thora.
La risposta a quel quesito si trovava alla fine del fascicolo. In effetti, Halldor era stato interrogato ed era venuto alla luce che aveva dovuto lavorare all’Ospedale Universitario di Fossvogur fino a mezzanotte, come gli studenti di Medicina erano soliti fare durante gli studi. Per quello non aveva partecipato alla festa. I suoi turni di lavoro non erano molto frequenti, solo qualche volta al mese, a detta di Halldor, mentre ogni tanto si offriva di sostituire dei colleghi assenti per malattia o altri motivi. In quell’occasione si era portato con se dei vestiti di ricambio e, dopo una bella doccia all’ospedale, si era recato in citta in autobus. Lo studente affermava che la sua macchina fosse in riparazione presso un’officina, della quale diede il nome per eventuali accertamenti. Halldor diceva che, in un primo momento, aveva avuto l’intenzione di cambiare autobus e prendere la coincidenza per Skerjafjord, dove si teneva la festa, ma che, avendo perso l’ultima coincidenza, alla fine era andato in centro ad aspettare la combriccola al solito bar, piuttosto che prendere il taxi o raggiungerli a piedi.
Aggiungeva inoltre che, chiamati gli amici al telefono, questi gli avevano detto che stavano per arrivare in citta. Pensava fosse gia l’una o forse un po’ prima, quando entro nel bar
Seguiva una serie di testimonianze dei vari membri del corpo docente del dipartimento di Storia circa i rapporti tra Harald e i suoi insegnanti. L’uniformita delle risposte era praticamente assoluta: non lo conoscevano se non tramite le lezioni e non sapevano cosa dire su di lui. Un’altra domanda riguardava la riunione che si era svolta, la sera del delitto, presso l’Istituto Arni Magnusson per firmare il contratto di collaborazione con
