aveva consultato quelle lettere da piu di due mesi, cosi avra pensato di avere ancora del tempo a disposizione prima che qualcuno notasse la mancanza. Ma cio che avrebbe voluto fare con quella lettera rimane un vero e proprio mistero. E comunque non ha vissuto abbastanza da poterla restituire. Non trovo altra spiegazione piu plausibile riguardo all’intera vicenda.»

«Che vuoi che faccia?» chiese Gunnar con voce flebile.

Maria lo guardo con un’espressione sarcastica. «Ascolta, non ti ho convocato per ricevere il tuo supporto morale. Voglio che tu ritrovi il documento sparito.» Poi aggiunse gesticolando: «Vai a cercare tra le sue cose, e in tutti i posti dove potrebbe aver nascosto quel pezzo di carta. Tu sai meglio di me dove indirizzare la ricerca. Dopotutto era uno dei tuoi studenti».

Gunnar si morse un labbro e maledi il giorno in cui Harald Guntlieb aveva ottenuto l’ammissione, ricordando come lui fosse stato l’unico a opporsi alla sua accettazione. Aveva infatti provato subito un senso di disagio, legato forse all’argomento della sua tesi di laurea, ovvero la caccia alle streghe in Germania. Da quel momento non aveva cessato di temere quello strano studente. Ma la democrazia lo aveva messo in minoranza e ora quella patata bollente era piombata addosso proprio a lui. «Chi e al corrente di tutto questo?»

«Io. Tu. Con altri invece non ho ancora parlato, se si eccettua il tecnico del database, che comunque non conosce l’intera vicenda, ma crede che io abbia un problema legato alla catalogazione elettronica.» Poi ebbe un attimo di indugio. «Ho anche messo sotto torchio il nostro amico Bogi, che aveva compiuto ricerche sulla raccolta subito dopo il suo arrivo in Islanda, e l’ho tempestato di domande. Ora forse sospetta che la lettera sia andata smarrita in uno dei vari trasporti, dato che ancora non sa niente del furto, secondo la mia teoria.»

Bogi era un ricercatore interno dell’istituto. Essendo una persona bonaria. Gunnar era sicuro che non avrebbe certo sollevato uno scandalo per un caso del genere. «Quando dovete restituire la collezione alla Danimarca? Quanto tempo ho per ritrovare l’epistola?»

«Potrei ancora cercare di rimandare la restituzione per una settimana, dopo di che saro purtroppo costretta a denunciarne pubblicamente la scomparsa. E ci tengo a sottolineare che il tuo nome verra spesso citato in tale denuncia. Anzi, faro tutto il possibile perche la vergogna ricada completamente sul vostro dipartimento piuttosto che sul nostro istituto. Un uccellino mi ha detto che non sarebbe nemmeno la prima volta che un documento svanisce sotto la vostra custodia.» E lo guardo con sguardo inquisitorio.

Gunnar si alzo paonazzo in volto. «Capisco.» Non se la sentiva, al momento, di controbattere a quelle accuse, ma sulla soglia dell’ufficio si volto per porgere un’ultima domanda alla sua collega, benche avrebbe preferito andarsene sbattendole la porta in faccia. «Hai una qualche idea di cosa contenga questa maledetta lettera? Hai appena detto che l’intera collezione era stata letta, riletta e vagliata: qualcuno dovra pure ricordarsi cosa c’era scritto, no?»

Maria scosse il capo. «Bogi se ne rammentava confusamente, dato che stava conducendo una ricerca legata alla fondazione della sede vescovile di Sjalland e alla sua influenza sulla storia ecclesiastica d’Islanda. Cio che gli importava era avvenuto molto tempo dopo la nostra lettera, che quindi aveva scorso in fretta. Comunque ricordava che era un testo astruso, con accenni alle pene dell’inferno, a qualche epidemia e alla morte di un messaggero. E stata l’unica cosa che ho potuto cavar fuori da lui senza che si mettesse a sospettare qualcosa di losco.»

«Ti faro sapere», disse Gunnar con un gesto di commiato, poi usci senza neppure attendere il saluto di cortesia di Maria.

Una cosa era certa. Doveva assolutamente trovare quella lettera.

9

Thora fece una lenta piroetta sul parquet dell’enorme salone, arredato nello stile minimalista che ora andava piu in voga. I pochi mobili davano l’impressione di essere costati una bella cifra. In mezzo al pavimento erano stati collocati due grandi divani neri considerevolmente piu bassi di quelli normali a cui l’avvocatessa era abituata. Aveva una voglia matta di sedersi su uno di essi, ma non le andava di far capire a Matthew che per lei un simile arredamento costituiva un’esperienza nuova. Tra i due divani era posto un tavolo ancora piu basso, che le parve addirittura privo di gambe, come se il ripiano poggiasse direttamente sul pavimento. Thora tolse lo sguardo dai mobili e lo indirizzo verso le pareti. Tranne la nota moderna di uno schermo digitale ultrapiatto al centro di una parete, tutti i quadri avevano un aspetto di preziosa antichita. Oltre ai quadri erano appesi oggetti antichi di vario genere, e in un angolo c’era una specie di vecchia sedia di legno grezzo che Thora giudico essere un pezzo originale. Si domando se il tutto fosse stato arredato personalmente da Harald o se invece fosse intervenuta anche la mano di qualche arredatore d’interni. Quell’amalgama di vecchio e nuovo dava allo spazio un aspetto insolito e, in un certo senso, personale.

«Che te ne pare?» chiese Matthew. Secondo Thora, il tono rilassato di quella domanda rivelava un’abitudine al lusso e all’agiatezza.

«E un bellissimo appartamento, molto elegante», gli rispose accostandosi a una delle pareti imbiancate della stanza, su cui pendeva un’antica calcografia incorniciata, sicuramente originale. Ma appena la ebbe guardata da vicino, si ritiro inorridita. «Che schifezza e questa?» Nella calcografia erano incise cosi tante figure da costituire una prova di bravura per l’artista. Nell’immagine in bianco e nero si potevano contare almeno una ventina di personaggi, per lo piu coppie di uomini in cui l’uno era intento a torturare l’altro o punirlo nei modi piu disparati.

Matthew le si avvicino e si mise a guardare con lei il quadro. «Eccolo qui.» Facendo una lieve smorfia, continuo: «Questo e il quadro che Harald ha ricevuto in eredita da suo nonno. Proviene dalla Germania e descrive le condizioni del Paese nel Seicento o giu di li, quando le guerre di religione avevano raggiunto il loro apice. Come puoi vedere, ne succedevano di belle». Distolse lo sguardo dalla calcografia. «Quello che lo rende speciale e la sua contemporaneita, cioe il fatto che non si tratti di un’interpretazione di artisti recenti che rendano una situazione lontana nel tempo. Quindi non e fantasiosa o esagerata, ma risponde alla realta dei fatti, pur se stilizzata dalle mani dell’artista.»

«Non riesco a immaginare cosa un artista potrebbe esagerare rispetto a questo», si fece scappare Thora.

«La realta supera spesso la fantasia», commento Matthew scrollando le spalle. «Nei miei anni di servizio presso la famiglia Guntlieb ho potuto farmi un’impressione generale sugli avvenimenti di quel periodo e, credimi, questa non e affatto una delle immagini piu raccapriccianti della collezione!» Matthew sorrise sarcastico. «Questa farebbe anzi una bella figura nella cameretta dei bambini, se la si paragonasse con altre molto peggiori.»

«Mia figlia ha un poster di Minnie appeso alla parete della sua cameretta», disse Thora accostandosi a un’altra calcografia. «E puoi scommettere che a casa mia un quadro del genere non verra mai appeso a nessuna parete, ne ora ne mai.»

«Certo che no, queste non sono cose da tutti», concordo Matthew seguendo Thora davanti a un quadro che mostrava un uomo disteso su un tavolaccio, in procinto di venire smembrato davanti a un gruppo compatto di persone vestite con il saio, che osservavano due boia azionare la ruota della tortura con forza disumana. Il loro intento era certamente quello di tirare le membra di quel poveraccio fino a disarticolarle. Matthew indico il centro della calcografia. «Questa immagine mostra le pratiche di tortura impiegate dal tribunale dell’Inquisizione e proviene anch’essa dalla Germania. Come puoi chiaramente vedere, a quel tempo si faceva di tutto per strappare le confessioni ai sospetti.» Guardo Thora negli occhi. «E senza dubbio interessante per te, in veste di avvocato, comprendere le origini della pratica della tortura, poiche la sua comparsa in Europa risale appunto alla giurisprudenza, nel senso lato della parola.»

La donna si preparo all’ennesimo insulto contro la sua categoria, cosa a cui si era dovuta rassegnare fin dai primi giorni dei suoi studi di legge. «Come no? Noi avvocati siamo i responsabili di tutte queste torture, ovviamente!»

«No, sul serio», rispose Matthew. «Nel Medioevo il potere dell’Inquisizione era nelle mani dei singoli individui. Chi riteneva di aver subito un torto o un crimine doveva prima fare la denuncia e poi portare l’accusa in tribunale tutto da solo. I processi erano poi una vera e propria farsa. Se l’accusato non confessava il suo reato davanti al giudice o se non c’erano prove lampanti della sua colpevolezza, la sentenza veniva rimessa nelle mani di Dio. Vale a dire che si sottometteva l’accusato alla prova del fuoco, facendolo per esempio camminare sopra le

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