braci ardenti, buttandolo in acqua legato da capo a piedi e altre assurdita simili. Se le sue ferite, per dire, si erano rimarginate dopo un certo tempo oppure se andava a fondo, era da considerarsi innocente. Il che significava allora che l’accusatore si trovava a sua volta nella merda, poiche si passava subito a processarlo per menzogna. E evidente percio che in quel periodo ci si guardava bene dall’accusare qualcuno per non correre il rischio che l’accusa si rivolgesse poi contro l’accusatore stesso.» Matthew indico la persona distesa sul banco di tortura. «Questo sistema ebbe il sopravvento quando le autorita dello Stato e della Chiesa si resero conto che i delitti, mondani o religiosi che fossero, erano aumentati a dismisura per l’impotenza delle corti di giustizia. Per arginare il fenomeno si ripescarono le leggi vigenti un tempo nell’Impero romano, quando la fase dell’inquisizione e il processo giudiziario si basavano su ben altri metodi. Si riprese, per cosi dire, l’abitudine di inquisire i presunti rei — di qui il termine ‘inquisizione’. Fu la Chiesa a dare il via a tale sistema, seguita immediatamente dopo dal potere temporale, e si arrivo al punto che la vittima del delitto non aveva piu la necessita di portare avanti l’accusa ne di presentarsi in giudizio.» Matthew sorrise a Thora. «Ergo: gli avvocati.»
Lei sorrise di rimando. «Non ti sembra un po’ esagerato dare la colpa di tutti questi orrori agli avvocati?» Ora fu lei a indicare il poveraccio alla ruota. «Non vedo proprio il nesso tra la fase inquisitoria e le torture, mi scuserai.»
«Il difetto del nuovo sistema giudiziario era che, per poter condannare l’accusato, bisognava trovare due testimoni del delitto oppure strappare la confessione direttamente al reo. Alcuni reati, come la blasfemia, sfuggono spesso ai testimoni oculari, per cui in quei casi non restava altro che ottenere, a qualsiasi costo, la confessione diretta del colpevole. Insomma, la tortura era parte integrante del processo inquisitivo.»
«Disgustoso», commento Thora togliendo lo sguardo dall’immagine e indirizzandolo verso Matthew. «Ma come fai a sapere tutte queste cose?»
«Il nonno di Harald aveva una profonda conoscenza di questo periodo storico e ne parlava con passione. A me piaceva molto sentirlo raccontare, anche se devo confessare di avere delle nozioni assai superficiali sull’argomento, paragonato al vecchio marpione.»
«Incredibile», disse Thora. «E questi, sono tutti quadri che hai gia visto?»
Matthew diede un rapido sguardo alle pareti. «La maggior parte, credo di si. Comunque non e che una piccola frazione della collezione di famiglia. Harald ha portato con se solamente alcuni pezzi in suo possesso, lasciandone altri in Germania. Suo nonno ha speso buona parte della sua vita a raccogliere tutto quanto, per non parlare poi dell’ingente quantita di denaro investita in questa occupazione. Non mi stupirei se fosse la piu importante ed esauriente raccolta al mondo di materiale sulle torture e le esecuzioni capitali attraverso i secoli. Ne fa parte anche una serie pressoche completa delle svariate edizioni del
Thora fece un ampio gesto. «E una collezione talmente preziosa stava appesa alle pareti, cosi senza problemi?»
«No, come ti viene in mente un’idea simile? I libri, i documenti di vario genere, le lettere eccetera sono depositati in una cassetta di sicurezza di una banca tedesca, dato il loro valore inestimabile. Nella dimora di famiglia, inoltre, due sale sono interamente dedicate alla parte della collezione tenuta in mostra. Quello che vedi qui in Islanda proviene da quelle sale. Comunque, non penso proprio che abbiano rimpianto molto la perdita temporanea di questi oggetti. Ai piu questo museo dell’orrore faceva ribrezzo: la madre di Harald, per esempio, non metteva mai piede in quelle stanze. Il ragazzo era praticamente l’unico membro della famiglia che condivideva l’interesse del nonno per queste pratiche. Ed e probabile che sia questa la ragione per la quale il nonno gli ha lasciato in eredita l’intera collezione.»
«Percio Harald poteva trasportare i pezzi della raccolta anche all’estero, se voleva?» domando Thora.
Matthew sorrise. «Potrei scommettere che gli avrebbero permesso di portarsi via quegli oggetti anche se non li avesse ricevuti in eredita. Anzi, credo proprio che i genitori siano stati felici di potersi liberare di almeno una parte della collezione.»
«Anche la sedia proviene dalla raccolta?» chiese indicando il sedile di legno posizionato in un angolo della stanza.
«Si. Si tratta di una sedia da immersione, utilizzata per affogare i torturati. Una pratica tipica non tanto dell’Inquisizione, quanto dei tribunali inglesi.»
Thora si avvicino alla sedia e passo le dita sopra l’intarsio dello schienale. Non poteva leggere l’iscrizione quasi del tutto consumata e di cui non conosceva i caratteri alfabetici. Al centro del sedile c’era un foro, mentre nei braccioli erano infissi lacci di cuoio secchi e rugosi, utilizzati senza dubbio per legare strette le mani e le braccia di chi veniva sottoposto alla tortura.
«Il foro serviva per farci passare l’acqua e impedire che la sedia rimanesse a galla. Il trattamento doveva servire per umiliare l’accusato, tenendolo completamente sott’acqua sin quasi all’annegamento, ma andava qualche volta a finire con l’affogamento vero e proprio per la scarsa abilita dei manovratori.»
«Come sono contenta di non essere nata in quel periodo», sospiro Thora togliendo la mano dalla sedia. Avrebbe sicuramente fatto una fine del genere a quei tempi, anche perche era una che aveva difficolta a trattenere la lingua, se le stava a cuore un argomento.
«Questo e comunque uno degli strumenti di tortura piu semplici della collezione», riprese Matthew. «L’ingegnosita degli inventori in questo campo non aveva confini. Il sadismo sembra dare le ali all’immaginazione.»
«Non vedo l’ora di andarmene da questa stanza cosi ben arredata; che ne dici di passare oltre?»
Matthew fu d’accordo con lei. «Vieni, ti faccio vedere le altre stanze. Non e che in realta siano meglio di questa, tranne la cucina, che e del tutto normale.»
Entrarono nella cucina, che si apriva direttamente sulla sala. Non era molto spaziosa, ma era arredata con stile e dotata delle apparecchiature piu moderne e funzionali. Tra le credenze erano sparse qua e la bottiglie di vino coricate nelle apposite griglie. Thora comincio a sospettare che Matthew non avesse mai conosciuto la gente «normale». La cucina di casa sua era forse yin, ma questa era sicuramente yang. C’erano un grande fornello a gas con un’altrettanto voluminosa cappa aspirante d’acciaio, una lavastoviglie di lusso, un lavandino stile ristorante, un frigo-bar e un frigorifero a doppia anta come quelli americani. Thora vi si accosto con reverenza. «Ho sempre sognato un frigo che fa anche i cubetti di ghiaccio come questo.»
«Perche non te lo compri allora?» chiese Matthew.
La donna si giro di scatto verso di lui. «Per la stessa ragione per cui non mi concedo tutti i lussi che vorrei. Perche non me le posso permettere. Anche se ti riesce difficile capirlo, devi sapere che esistono ancora delle famiglie che non hanno tutti questi soldi!»
Matthew la guardo stupito. «Un frigorifero non e certo un lusso.»
Thora evito di rispondergli e si avvicino invece alle credenze per gettarvi dentro un’occhiata. In uno degli armadietti inferiori si trovava un set di pentole d’acciaio con dei coperchi di vetro talmente puliti da rivelarne un uso pressoche nullo. «Mi pare di capire che Harald non avesse la stoffa del cuoco, nonostante l’eleganza della cucina», commento richiudendo lo sportello e rialzandosi in piedi.
«No, se lo conoscevo bene era piu il tipo da comprare piatti gia pronti o da andare a mangiare al ristorante.»
«Gli estratti conto della carta di credito lo davano a intendere.» Thora si guardo intorno, ma non vide niente che potesse offrirle altre indicazioni. Anche lo sportello del frigorifero era vuoto, nessun magnete di sorta e percio nessun foglio attaccato davanti. Lo sportello del suo frigo fungeva invece da centro informazioni per la famiglia. Anzi, non ne ricordava piu nemmeno il colore, essendo del tutto ricoperto da orari scolastici, inviti a compleanni e altri messaggi importanti. «Andiamo a vedere il resto?» chiese, insoddisfatta della ricerca in cucina. «Dubito che troveremo qualcosa di prezioso qui.»
«No, certo, a meno che non sia stato ucciso per quel frigorifero», rispose Matthew, e aggiunse in tono ironico: «Dove ti trovavi la notte dell’omicidio?»
Thora si accontento di fargli un sorrisetto di compassione. «A giudicare dalle uscite registrate sulla carta di credito, aveva fatto acquisti in alcuni negozi di piccoli animali. Ma Harald aveva qualche animale domestico?»
Matthew scrollo il capo sorpreso. «No, qui non c’erano ne animaletti, ne altro che indicasse una loro presenza recente.»
«Avevo pensato che avesse comprato qualcosa da mangiare per il suo animale domestico.» Thora guardo dentro il frigorifero in cerca di cibo per cani, gatti o roba del genere. Niente.
«Telefona», suggeri Matthew. «Forse si ricordano di lui, chissa mai?»
