Nauseato da cio che aveva appena visto, Stefan lascio il laboratorio principale e fece ritorno al suo ufficio al terzo piano. Si sedette alla scrivania e si mise le mani nei capelli, tremando di disgusto, di rabbia e di paura.
Quel bastardo di Willy Sheener avrebbe violentato Laura, l’avrebbe picchiata a morte, lasciandola cosi traumatizzata che non si sarebbe piu ripresa. Questa non era che una possibilita, ma sarebbe accaduto realmente se Stefan non avesse fatto qualcosa per prevenirlo. Aveva
La pioggia picchiettava contro le finestre dell’ufficio e quel suono sordo sembrava ripercuotersi nel suo essere, come se le cose terribili che aveva visto lo avessero svuotato.
Aveva salvato Laura dal drogato nel negozio di suo padre, e ora c’era gia un altro maniaco. Una delle cose che aveva imparato dagli esperimenti dell’istituto era che modificare il destino non sempre era facile. Il destino non si arrendeva e cercava di far rispettare gli schemi decisi. Forse l’essere molestata e distrutta psicologicamente era un aspetto talmente immutabile del destino di Laura, che Stefan prima o poi non avrebbe piu potuto impedirlo. Forse non poteva salvarla da Willy Sheener, o magari se avesse ostacolato Sheener
Quegli occhi senza vita, senza gioia…
3
Settantasei bambini erano ospiti all’istituto McIlroy, tutti sui dodici anni. Quando compivano il tredicesimo anno venivano trasferiti alla Caswell Hall, ad Anaheim. Dato che la sala da pranzo era sufficiente solo per quaranta, i pasti venivano serviti in due turni. Laura era nel secondo, con le gemelle Ackerson.
Al mattino, il primo che Laura trascorreva all’orfanotrofio, mentre era in fila con Ruth e Thelma al bancone del self-service, vide che Sheener era uno dei quattro inservienti. Controllava la distribuzione del latte e dava a ciascuno delle paste, che prendeva con un paio di pinze.
A mano a mano che la coda si avvicinava, l’Anguilla guardo piu volte Laura.
«Non lasciarti intimidire da lui», bisbiglio Thelma.
Laura cerco di sostenere apertamente lo sguardo e la sfida di Sheener.
Quando venne il suo turno, lui la saluto: «Buongiorno, Laura». E mise sul suo vassoio un dolce, una pasta particolare che aveva tenuto da parte proprio per lei; era piu grande di quella degli altri, con piu ciliegine e glassa.
Il giovedi, il terzo giorno che Laura trascorreva all’istituto, dovette sostenere un colloquio con la signora Bowmaine, nell’ufficio al primo piano. Etta Bowmaine era una donna grassa, con un guardaroba tutt’altro che seducente costituito da vestiti a fiori. Si esprimeva usando luoghi comuni e frasi fatte pregne di quella falsita melensa che Thelma aveva imitato cosi bene e le rivolse un sacco di domande a cui, in realta, non desiderava le rispondesse con onesta. Laura menti, descrivendo quanto fosse felice di essere al McIlroy e quelle bugie piacquero enormemente alla signora Bowmaine.
Mentre ritornava alla sua stanza, al terzo piano, incontro l’Anguilla sulle scale dell’ala nord. Arrivo al secondo pianerottolo e lo vide sulla rampa di scale successive, mentre lucidava il corrimano con uno straccio. Su uno scalino era posato un flacone di cera.
Laura rabbrividi e il cuore comincio a batterle piu forte, perche sapeva che lui era rimasto li ad aspettarla. Doveva aver saputo del suo colloquio nell’ufficio della signora Bowmaine e doveva aver immaginato che uscendo Laura avrebbe preso le scale piu vicine per far ritorno alla sua stanza.
Erano soli. In qualsiasi momento poteva arrivare un altro bambino o un altro membro del personale, ma per ora erano soli.
Il suo primo impulso fu di ritornare indietro e di usare le altre scale ma poi ricordo cio che le aveva detto Thelma, cioe di mostrarsi decisa di fronte all’Anguilla perche i tipi come lui sceglievano le loro prede fra i piu deboli. Decise che la cosa migliore era passargli davanti senza proferire parola, ma le sembrava di avere i piedi incollati allo scalino; non riusciva a muoversi.
Guardando giu dalla rampa, l’Anguilla sorrise. Era un sorriso orribile. Aveva la pelle bianca, le labbra livide e i denti cariati erano gialli e chiazzati di marrone come la buccia di una banana matura. Sotto i capelli rossi tutti spettinati, il suo viso sembrava quello di un clown. Ma non quelli simpatici e burloni che si vedono al circo, bensi quelli in cui ci si puo imbattere la notte di Halloween, che si portano appresso una motosega invece di una bottiglia di seltz. «Sei veramente carina, Laura.»
Cerco di dirgli di andare all’inferno, ma non riusci ad aprire bocca.
«Voglio essere tuo amico», le propose. In qualche modo trovo la forza di salire i gradini verso di lui. Il suo sorriso si fece piu ampio, forse perche pensava che Laura stesse rispondendo alla sua offerta di amicizia. Infilo una mano nella tasca dei pantaloni e tiro fuori un paio delle sue solite caramelline.
Laura si ricordo del racconto divertente di Thelma sugli stupidi e banali stratagemmi dell’Anguilla e improvvisamente non le sembro piu spaventoso come prima. Mentre le offriva le caramelle, guardandola con occhi lascivi, Sheener le parve una figura ridicola, una caricatura del demonio e gli avrebbe riso in faccia se non avesse saputo cio che aveva fatto a Tammy e ad altre bambine. Nonostante non potesse ridere di lui, l’aspetto e i modi comici dell’Anguilla le diedero il coraggio di aggirarlo velocemente.
Quando realizzo che la bambina non avrebbe preso le caramelle ne avrebbe risposto alla sua offerta di amicizia, l’afferro per una spalla per fermarla.
Con un gesto rabbioso, Laura allontano da se la mano. «Non ci provare mai piu, brutto porco!»
Si affretto su per le scale, lottando contro il desiderio di correre. Se si fosse messa a correre, avrebbe capito che aveva ancora paura. Non doveva mostrare alcuna debolezza, perche cio lo avrebbe incoraggiato a continuare a tormentarla.
Mentre era a soli due gradini dal pianerottolo successivo, penso di aver vinto. Il suo atteggiamento deciso doveva averlo impressionato. Ma a quel punto senti l’inconfondibile rumore di una cerniera lampo. Dietro di lei, quasi sospirando, Sheener le grido: «Ehi, Laura, guarda qui. Guarda che cosa ho per te. Guarda, guarda che cosa ho in mano, Laura».
Lei non si volto.
Raggiunse il pianerottolo e imbocco la rampa successiva pensando: non c’e ragione di correre;
Dalla rampa sottostante l’Anguilla la stuzzico: «Guarda che bel bombolone grosso grosso ho in mano, Laura. E molto piu grande di quello degli altri».
Arrivata al terzo piano, Laura si precipito in bagno, dove si lavo vigorosamente le mani. Si sentiva sporca dopo aver toccato la mano di Sheener per togliersela dalla spalla.
Piu tardi, quando con le gemelle Ackerson si riuni per la cerimonia notturna sul pavimento della stanza, Thelma non riusci a trattenere le risate al pensiero che l’Anguilla volesse che Laura guardasse il suo «grosso bombolone». «E forte, vero? Ma da dove pensi che tiri fuori queste trovate? Doubleday pubblica per caso una collana dei classici sul
«Il punto e», disse Ruth preoccupata, «che non e rimasto male quando Laura l’ha affrontato come ha fatto. Non penso che la lascera perdere facilmente come con le altre bambine che gli resistono.»
Quella notte Laura fece fatica ad addormentarsi. Penso al suo Custode e si chiese se sarebbe comparso miracolosamente come era gia successo e se avrebbe avuto a che fare con Willy Sheener. Ma in qualche modo, senti che questa volta non avrebbe potuto contare su di lui.
Negli ultimi dieci giorni di agosto l’Anguilla segui Laura come un’ombra. Quando lei e le gemelle Ackerson andavano nella stanza dei giochi per fare una partita a carte o a Monopoli, Sheener appariva dopo circa dieci minuti e si metteva a lavare le finestre o lucidare i mobili, nonostante in realta la sua attenzione fosse principalmente focalizzata su Laura. Se le bambine cercavano rifugio in un angolo del giardino dietro la casa, per
