una benda attorno agli occhi. Un altro corridoio. Altre scale. La sua mente comincio a vorticare all’impazzata, come il suo corpo.

Infine, l’aria fredda della notte gli feri le narici e gli gelo il sudore sulla pelle. Sotto i suoi piedi la pietra gelida e liscia dell’acciottolato.

E nelle orecchie la voce beffarda dell’Uomo Nero. — So che gli idealisti non cambiano mai idea, Fratello Jarles. Ma se tu dovessi essere l’eccezione che conferma la regola, ritorna nel posto in cui ti lascero e aspetta. Puo darsi che ci metteremo in contatto con te. Potremmo decidere di offrirti una seconda opportunita.

Ancora pochi passi e poi si fermarono.

— E adesso, Fratello Jarles, va e metti in pratica quello che predichi!

Una brusca spinta lo mando a ruotare su se stesso finche inciampo e cadde sul selciato. Si tiro in piedi di scatto, strappandosi la benda dagli occhi.

Ma l’Uomo Nero era scomparso.

Jarles si ritrovo all’imboccatura di una delle strade che si aprivano sulla Grande Piazza.

Il cielo era appena rischiarato dalla prima luce dell’alba, che ingigantiva l’immensita vuota della piazza e accarezzava con incantevoli ombre di opalescenza le cupole e le guglie del Santuario, facendo impallidire il nimbo azzurro del Grande Dio.

E dalle terre arate delle colline soffiava un vento tagliente che, dopo essersi gonfiato spazzando la Grande Piazza, sferzo la carne nuda del prete rinnegato.

5

Il tintinnio argentino di cimbali nascosti e un potente coro di voci invisibili, emozionante eppure di una dolcezza celestiale, annunciarono l’appropinquarsi degli esorcisti alla casa stregata. I cittadini comuni che bloccavano la strada si ritrassero per lasciarli passare. Ma poiche le vie che attorniavano la piazza erano gremite di gente e altri popolani ancora spingevano per vedere la processione, e poiche nessuno era disposto a metter piede sul terreno incolto e maledetto che circondava la casa stregata e tutti opponevano una disperata resistenza a chi cercava di spingerli in quella direzione, parecchi furono gentilmente convinti a farsi di lato a suon di sberle da mani sacerdotali inviolabili e guantate di rosso, e uno o due bambini furono scaraventati a terra, prima che gli esorcisti facessero il loro ingresso nella piazza.

Furono accolti da un mormorio di eccitazione. Megateopoli era in gran subbuglio per la voce che correva di bocca in bocca di accadimenti straordinari nel mondo soprannaturale e per la presenza cosi vicina del tanto temuto Satanas, che era di nuovo risalito dall’Inferno per sfidare l’onnipotenza del suo signore.

Quel mattino, di buon ora, si era sparsa la notizia che la Gerarchia avrebbe purificato la casa stregata dal male. Era parsa a tutti un’idea estremamente saggia e razionale, dal momento che si trattava di un resto dell’Eta dell’Oro e, come tale, di un possibile covo di Satanas e dei suoi accoliti, a cui piacevano cosi tanto quegli antichi, arroganti peccatori che avevano osato prendere d’assalto il cielo. Per quanto dura fosse l’epoca in cui vivevano, dal punto di vista delle manifestazioni del soprannaturale era straordinaria. Quello nessuno poteva davvero negarlo.

La musica e il fasto del corteo avevano lo scopo di esaltare l’aspettativa della folla.

Aprivano la processione quattro giovani sacerdoti, alti e belli come angeli, ciascuno dei quali reggeva dinanzi a se, come fosse un bastone di comando, una scintillante verga dell’ira.

Seguivano due diaconi che portavano altrettanti turibuli, dai quali si levavano nuvole di incenso dolce.

Poi era la volta di un prete, che camminava da solo, e che a quanto pareva doveva essere il capo di tutti. Sembrava piuttosto basso e tarchiato, ma procedeva impettito nella veste rigonfia e a testa alta. I cittadini del Quinto Distretto strabuzzarono gli occhi nel vedere la loro guida spirituale, Fratello Chulian, investito di tanta autorita.

Dietro di lui, una ventina di altri sacerdoti (alcuni con l’insegna del fulmine e del serpente, che indicava la loro appartenenza al Quarto Circolo, ricamata sul petto) portavano ogni sorta di oggetti terrificanti: globi che risplendevano anche nella piena luce del giorno, tubi, barattoli e scatole di metallo dalla foggia strana, tutti riccamente decorati, tempestati di gioielli e adornati di simboli religiosi.

Gli ultimi quattro preti di questo gruppo, scuri in volto, conducevano un grande oggetto, che assomigliava alla gigantesca conchiglia di una lumaca e fluttuava con una certa qual difficolta all’altezza delle loro spalle. I quattro sacerdoti la guidarono sulla cima di una minuscola montagnola al centro della piazza, dopodiche indietreggiarono di alcuni passi. Poi, mentre la folla li fissava a bocca aperta, uno di loro compi alcuni gesti mistici nell’aria: la conchiglia incomincio ad abbassarsi lentamente, schiacciando le pianticelle e i cespugli sotto di se, e alla fine si fermo con l’apertura svasata puntata verso la casa stregata.

Ma il sopraggiungere della retroguardia del corteo distolse l’attenzione degli astanti da quello spettacolo. Il chiacchiericcio eccitato della folla si ridusse momentaneamente a un sussurro, mentre i cittadini delle prime file informavano quelli alle loro spalle dell’arrivo del piccolo uomo vestito di nero. Cugino Deth era piuttosto conosciuto.

Alla vista dell’oggetto che lo seguiva, molti bambini si misero a piagnucolare. Aveva l’aspetto di un’enorme scodella, molto profonda ed ermeticamente chiusa. Nondimeno, ne fuoriusciva una condensa bianca e un liquido dello stesso colore gocciolava sull’acciottolato, lasciandovi una traccia di minuscole pallottoline, che si dissolvevano nel nulla, ma che, a camminarci sopra a piedi nudi, si attaccavano alla pelle e bruciavano. I cittadini della prima fila furono investiti da una corrente d’aria ghiacciata.

Normalmente, due contenitori di acqua santa simili a quello erano collocati ai lati dell’ingresso della Cattedrale e raggelavano l’entrata. Piu di un bambino ci aveva rimesso la pelle delle dita quando la curiosita, che nei piccoli e sempre fervida, lo aveva spinto a toccarne uno con la mano e ne era stato prontamente allontanato dalla madre urlante. Non c’era quindi da meravigliarsi che i sacerdoti che lo trasportavano avessero attivato al massimo il loro campo di inviolabilita!

La musica invisibile crebbe in, un maestoso esaltante, poi si interruppe bruscamente. La folla si zitti e per un attimo regno il silenzio. Quindi, uno dei quattro giovani sacerdoti che avevano aperto la processione avanzo con grande solennita verso la casa, tenendo la verga dell’ira alta sopra il capo come una spada sguainata. Tutte le teste si girarono all’unisono e gli astanti ammutoliti lo seguirono con lo sguardo.

— Questo luogo e abitato dal demonio! — urlo all’improvviso il prete a gran voce. — E ripugnante alle narici del Grande Dio. Trema, Satanas! Fuggi, demonio! Perche, ecco, io imprimo qui il marchio della Gerarchia!

Si fermo esattamente di fronte al vecchio uscio sconnesso e dalla verga tesa usci un fiotto di luce violenta, della medesima tonalita della sua aureola, che era quasi invisibile alla luce del sole. Lentamente, il sacerdote traccio un cerchio di fuoco sopra l’entrata.

Quello che accadde subito dopo parve chiaro a tutti che non doveva rientrare nel programma. Perche all’improvviso, prima di aver completato il cerchio incandescente, il prete si sporse in avanti per scrutare attraverso l’orifizio irregolare dell’uscio, e quel che vide dovette sembrargli di eccezionale interesse perche vi caccio dentro la testa. Ma improvvisamente il vano della porta si raggrinzo e, come le fauci di un felino affamato, si serro intorno al collo del malcapitato. Il quale prese a scalciare come un ossesso, mentre la verga, che continuava a sputare luce viola, minacciava di dar fuoco all’erba.

La folla rimase con il fiato sospeso e qua e la si levarono grida di terrore, inframmezzate da qualche risata isterica. Gli altri giovani sacerdoti si precipitarono a soccorrere il loro compagno; uno di loro afferro la verga caduta, che si spense all’istante. Gli altri lo presero per le gambe e incominciarono a spingere e a tirare con forza, finche visto che ogni tentativo risultava vano, decisero di scardinare l’uscio; il muro cedette un po’, come se fosse fatto di una sostanza semi-elastica, ma quello fu tutto.

Poi, d’un tratto, la porta si dilato di propria spontanea volonta e i quattro giovanotti ruzzolarono all’indietro, finendo a gambe all’aria in mezzo alle erbacce fumanti. Il prete che era rimasto intrappolato si alzo di scatto e, prima che gli altri potessero impedirglielo, si fiondo all’interno della casa. La porta si serro alle sue spalle.

La casa incomincio a tremare.

I suoi muri afflosciati si irrigidirono, si gonfiarono e furono squassati da un movimento ondulatorio. Le finestre si restrinsero fino a scomparire. Un muro si allungo visibilmente, un altro si contrasse. Altre parti della casa si deformarono in modo ancor piu straordinario.

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