che si trovava di fronte alla tastiera — l’unico mobile della stanza — e la osservo divertito. Lei sembrava molto piu saggia ed esperta di lui, con quel suo viso freddo e determinato e quegli occhi enigmatici.
— Lo scopo della tua vita e quello di fare tiri mancini agli altri? — gli chiese alla fine. — Ti guardavo prima quando manovravi quei comandi. Mentre fissavi quelle minuscole figurine scarlatte, sorridevi come se la tua massima ambizione fosse quella di giocare a fare il semidio perfido e senza scrupoli.
— Ebbene, lo ammetto, hai scoperto il mio punto debole. Ma ti assicuro che il telesolidografo darebbe a chiunque la sensazione di sentirsi potente come un dio. Non puoi non averla provata anche tu. Confessa!
Sharlson Naurya annui gravemente. — E vero. Come funziona? Era la prima volta che ne vedevo uno.
— Davvero? Immaginavo tutto il contrario dato il tuo stretto rapporto con Asmodeo.
Lei scosse la testa. — lo non so niente di Asmodeo.
Lui la fisso con durezza. — Lui invece sembra molto interessato a te, come se tu fossi uno dei piu importanti di noi. — Lei non rispose. — Ma lo sai quale lavoro ha in serbo per te, Naurya. Intendi forse dirmi che Asmodeo ti ha informata del tuo nuovo incarico come ne ha informato me, cioe attraverso comunicazioni indirette? — La fisso ancora per qualche istante, poi scrollo le spalle. — Non posso credere che tu non lo conosca. Non ho mai incontrato una strega o uno stregone che lo conoscesse, compreso il sottoscritto… anche se in un certo senso io sono il suo comandante in seconda. Solo ordini dall’alto. Per noi lui e soltanto questo. Un’invisibile fonte di istruzioni. Il grande mistero. — Vi era una nota di invidia nella sua voce. Cambio posizione, facendo schioccare nervosamente le dita. — Ma se Asmodeo ha deciso di affidare a te la direzione del nostro quartier generale qui e mi ha chiesto di vigilare su di te, immagino che sia giusto che ti parli del telesolidografo. In realta e una cosa molto semplice. Il solidografo della Gerarchia ha una pellicola tridimensionale. Il telesolidografo e la stessa cosa, con la sola differenza che il raggio multiplo primario e invisibile, molto penetrante e a lunga distanza, e si scompone in un’immagine tridimensionale visibile solo quando e a fuoco. Qualcosa di simile a un getto ad ago. Cosi, quando vogliamo, per esempio, un paio di piedi che corrono, ci basta farne un solidografo e mettere il nastro nel proiettore. Fantasmi su ordinazione! I suoni e i rumori funzionano pressoche allo stesso modo.
“Lo strumento che ho usato io e un po’ piu complicato, naturalmente. E a doppio senso. Visore e proiettore. Cosi avevo un’immagine in miniatura della regione focale che mi guidava nell’azionare i fantasmi a dimensione naturale e i comandi a distanza della casa.
“Tutti i nostri trucchi sono cosi, Naurya. Perfezionamenti delle invenzioni scientifiche della Gerarchia. E appena i preti troveranno il bandolo della matassa, per loro sara uno scherzo capire di che cosa si tratta. Comunque, sono gia sulla buona strada. L’entropia-zero per mettere in stasi i muri non e stata una cattiva idea.
“E per questo che nell’animare la casa stregata sono andato leggero con il telesolidografo, che e uno dei nostri assi nella manica e che val la pena di conservare, e ho usato invece senza remore i comandi della casa, che non avevamo nessuna speranza di tenere segreti. Ho fatto ricorso al telesolidografo solo con il primo prete… e con Deth. — Il ricordo di quella scena lo fece sorridere. — Strano eh, che una cosuccia da nulla come quella sia riuscita a spaventare a morte il nostro caro diacono. Ma quando Asmodeo ti fa pervenire una biografia dettagliata di un membro della Gerarchia, in cui sono specificate tutte le cose di cui ha paura, be’ non e poi tanto difficile colpirlo nel suo punto debole. Perfino un gaglioffo perfido come il diacono. Che cosa c’e Naurya? E uno dei tuoi nemici prediletti?”
La ragazza scosse la testa, ma i suoi occhi rimasero duri e pieni di odio.
— L’uomo che c’e dietro di lui — disse a bassa voce.
— Goniface? E perche? So che il lavoro speciale che sta per esserti affidato riguarda lui. Qualcosa di personale? Stai meditando una vendetta?
Lei non rispose. Lui si alzo in piedi.
— Poco fa mi hai chiesto quale fosse il mio scopo nella vita. Io adesso ti rivolgo la stessa domanda. A che cosa aspiri, Sharlson Naurya? Perche sei una strega, Persefone?
Lei non rispose. Alcuni istanti e la sua espressione muto.
— Mi chiedo che cosa stara succedendo ad Armon Jarles.
Lui si volto di scatto a guardarla. — Rientra anche lui nei tuoi progetti? Il fatto che l’altra notte lui abbia rinunciato ti ha fatto soffrire. Sei innamorata di lui?
— Puo darsi. Almeno, lui e mosso da qualcosa di piu profondo del semplice desiderio di fare tiri mancini. C’e qualcosa di solido in lui, di incrollabile come una roccia!
L’Uomo Nero sogghigno. — Troppo solido. Anche se mi dispiace che l’abbiamo perso. Per Satanas, noi abbiamo bisogno di uomini! Uomini di ingegno. E sono proprio quelli che la Gerarchia prende per se.
— Mi chiedo che cosa gli stara succedendo — insistette.
— Niente di piacevole, temo.
6
Armon Jarles si rannicchio nel punto in cui l’ombra era piu fitta e si sforzo di pensare a un piano. Ma la grave ustione, provocata dal raggio dell’ira che l’aveva colpito alla spalla, gli aveva gia fatto salire la febbre e l’assordante musica da ballo e le risate stridule che provenivano dalla casa dietro di lui non facevano altro che suscitare visioni da incubo nella sua mente straziata dal dolore.
Quella era l’unica zona di Megateopoli in cui venissero tollerate violazioni al coprifuoco. Era il distretto consacrato all’assistenza alle Sorelle Perdute. Era un luogo di ombre furtive, fessure di luce, porte che si aprivano e si chiudevano rapidamente, fischi, sussurri, saluti gutturali e un’invisibile allegria, ma con un sottofondo di disperata tristezza. Una ragazza dalla bellezza eterea, che indugiava nel vano illuminato di una porta, l’aveva visto passare. I suoi modi e l’espressione del suo volto dovevano essere quelli di un uomo braccato, perche la ragazza aveva spalancato gli occhi in preda al terrore e si era messa a urlare, riportando di nuovo i suoi inseguitori sulle sue tracce.
Per il momento stavano perlustrando un’altra strada, seguendo una pista sbagliata. Ma sarebbero ritornati. Si, sarebbero ritornati.
Doveva escogitare un piano.
La febbre gli aveva fatto passare la farne, ma aveva la gola arsa. I sandali malfatti gli tagliavano i piedi gonfi. Non si era reso conto di come i due anni di vita al Santuario l’avessero rammollito.
Ma tutti gli altri dolori non erano niente paragonati a quello provocato dallo sfregamento della stoffa ruvida della tunica che aveva rubato contro la ferita aperta della spalla.
Doveva assolutamente escogitare un piano.
Aveva pensato di lasciare Megateopoli. Ma i campi diligentemente coltivati non erano un granche come nascondiglio, e se poi i contadini si fossero dimostrati ostili nei suoi confronti come i cittadini di Megateopoli…
Doveva…
Ma un improvviso e disperato crescendo della musica evoco nella sua mente l’immagine del viso di sua madre, segnato dal lavoro. Anche in quel momento gli era difficile accettare il fatto che lei lo avesse tradito. Che suo padre e i suoi fratelli avessero fatto altrettanto. La sua casa. L’unico posto in cui era sicuro di poter trovare rifugio. Nemmeno la loro prima reazione, comprensibilmente fredda, ostile e spaventata, alla sua improvvisa comparsa l’aveva messo sull’avviso. Ma poi gli sguardi d’intesa e quella repentina decisione di mandare suo fratello a fare una commissione non meglio specificata lo avevano costretto a guardare in faccia la realta. Appena in tempo. Era a mala pena riuscito a battere sul tempo i diaconi che suo fratello era andato a chiamare. Era stato allora che l’avevano colpito con il raggio dell’ira. Ed era stato sempre allora che aveva appreso che sulla sua testa pendeva una taglia, una taglia su cui ogni cittadino non vedeva l’ora di mettere le mani.
Aveva dovuto lottare con suo padre e scaraventarlo a terra, quando aveva cercato di trattenerlo.
A un tratto gli parve di vedere il volto di sua madre, indistinto, come se fosse stato velato da correnti di aria calda, che lo guardava furtivamente dall’oscurita. Jarles allungo una mano per cancellarlo.
Forse, si disse, mentre una vocina dentro di lui gli ripeteva che l’universo era impazzito e che il mondo stava girando alla rovescia, forse avrebbe dovuto rallegrarsi del comportamento dei suoi famigliari. Era una prova che nel loro intimo i cittadini comuni nutrivano un odio infinito nei confronti della Gerarchia. Un sacerdote sostenuto dalla Gerarchia era un persona da temere, da adulare, quasi da venerare. Ma un prete espulso dalla Gerarchia
