costituiva un’opportunita piu che unica per dare libero sfogo al proprio astio! Infatti adesso erano i comuni cittadini a dargli la caccia. Erano guidati dai diaconi ma erano pur sempre cittadini.

Due anni prima, appena aveva superato gli esami ed era stato ammesso al sacerdozio, aveva cominciato a darsi da fare per migliorare la moralita e le condizioni di vita dei cittadini; insomma, voleva fare la sua parte per accelerare l’avvento della Nuova Eta dell’Oro. In quel modo, pensava, sarebbe stato utile anche alla sua famiglia.

Ma quello stesso giorno la sua famiglia lo aveva guardato con disprezzo, come se per loro non esistesse piu, perche aderendo alla Gerarchia lui era diventato qualcosa di piu e di meno di un uomo, un prete, un essere disumano.

— Eccolo, e li!

Con gli occhi abbacinati, cerco scampo dalla luce della torcia. Si lancio in una corsa disperata, fiondandosi in un vicolo dalla parte opposta della strada, mentre un dolore lancinante gli bruciava i muscoli contratti. Un raggio dell’ira sfrigolo contro un muro lontano.

L’acciottolato. I cinturini dei sandali gli mordevano la carne. La tunica gli raschiava la pelle. Il braccio ferito. Buio. Un rettangolo di luce. Il viso truccato di una donna. Grida.

Correre. Correre. Correre.

Improvviso scoppio di urla alle sue spalle: i suoi inseguitori avevano imboccato il vicolo. Un ago di luce viola sopra la sua testa.

Ma prima che il raggio dell’ira si abbattesse su di lui, Jarles aveva gia svoltato nella viuzza successiva, l’aveva attraversata e si era lanciato verso la zona piena di rovine verso la quale, inconsciamente, si era diretto fin dall’inizio.

Macerie. Grovigli di erbacce. Procedere a tentoni. Grandi blocchi di pietra e di plastica rotta. Muri sgretolati che forse risalivano a un’epoca anteriore all’Eta dell’Oro. Spazi angusti e tortuosi. Vicoli ciechi. Un labirinto fatto dei resti di imponenti costruzioni.

Urla alle sue spalle. Un circolo di luce poco sopra la sua testa, contro un enorme blocco frastagliato. Nascondersi. Sgusciare. Strisciare.

Altre urla, piu vicine. Una corsa disperata alla ricerca di un rifugio. Ondate di dolore, simili a lampi accecanti, ogni volta che il suo braccio ferito e ciondolante urtava contro qualche masso. Mordersi la guancia per non urlare. E in bocca il sapore salato del sangue.

Da quel momento in poi il suo unico scopo fu quello di seppellirsi fra le rovine, infilarsi nelle strade piu strette e piu buie. A volte le grida si allontanavano, altre volte riecheggiavano vicine. Il fatto che nel corso di quella sua fuga senza meta prima o poi sarebbe finito nelle grinfie dei suoi inseguitori apparteneva a un genere di ragionamento che ormai non aveva piu alcun significato per lui.

Gli sembrava di sentire ancora la musica da ballo rimbombargli nelle orecchie, mescolata a urla oscene e a gemiti di rauca disperazione. Mentre l’intero universo ondeggiava vertiginosamente al ritmo folle di quel frastuono e della ferita che gli pulsava sulla spalla. Anche lui avrebbe voluto ballare, ma era tropo doloroso. Lui era un’altra persona. Era Armon Jarles, ma Armon Jarles era un’altra persona. Suo padre… suo padre era un arciprete. Le sue braccia vecchie ma forti lo stringevano e non la lasciavano piu andare. Suo fratello era un bambinetto piccolo e grasso, con la voce stridula. Si chiamava Fratello Chulian. Sua madre…

In piedi, davanti a un uscio illuminato, una bellissima ragazza gli sorrise e gli fece segno di avvicinarsi. Lui avanzo lentamente: piu vicino, sempre piu vicino e a ogni passo la sua diffidenza diminuiva. Ma poi, all’improvviso, la ragazza allungo una mano, lo afferro per la spalla ferita, e dietro di lei comparve un’ondata di vesti scarlatte. Il viso della donna sfiori e gli occhi stanchi di sua madre, vestita di una misera tunica, lo fissarono cupidi.

Ma quel viso era troppo vecchio, troppo vecchio per essere quello di sua madre. Le guance erano cascanti, le labbra raggrinzite, il naso terminava in un becco sottile, il mento era ridotto a un pomello marrone.

— Svegliati Fratello Jarles! — Un sussurro stridulo.

C’era qualcosa che non andava in quel viso. Era reale e in quel momento lui non voleva guardare la realta. Ma la mano continuava stringergli la spalla e a fargli male. Cerco di allontanarla. Sollevo lo sguardo e alla luce della torcia che illuminava il budello in cui si trovava, vide di nuovo quel volto di vecchia, ma questa volta lo riconobbe.

— Vieni con me, Fratello Jarles! Vieni con Madre Jujy!

A Jarles sfuggi un sorriso.

— Sono contento che la taglia la riscuota tu anziche mio padre — mormoro.

Una mano ossuta gli tappo la bocca.

— Zitto, altrimenti li attirerai qui! Su alzati, Fratello Jarles! Siamo quasi arrivati, ma non c’e tempo da perdere. Dobbiamo sbrigarci.

Era meno doloroso alzarsi in piedi che restare supino e farsi trascinare da Madre Jujy. Dopo un paio di tentativi riusci finalmente a drizzarsi sulle gambe, ma lo sforzo fu tale che la tenebra intorno a lui ricomincio a vorticare e gli apparvero di nuovo le visioni di prima. Mentre arrancava appoggiandosi alla spalla scheletrica della vecchia strega gli sembro che la donna continuasse a cambiare identita. Prima era sua madre. Poi Sharlson Naurya. Poi Madre Jujy. Poi la ragazza sull’uscio. Poi sua madre…

— Lascia che li chiami — disse sorridendo stupidamente. — Non c’e bisogno che andiamo a cercarli. Lascia che li chiami e loro arriveranno. E poi, pensa, la ricompensa sara tutta tua. O hai forse paura che te la porteranno via con qualche trucco? Per tutta risposta ricevette una bastonata sulla bocca.

— Eccolo la! Da quella parte! C’e qualcuno con lui!

Improvvisa svolta in una stradina laterale. Voci concitate che abbaiavano ovunque. Un’altra svolta brusca. Poi, Jarles vide Madre Jujy afferrare alcune erbacce, tirarle verso l’alto e sollevare un’intera zolla di terra.

— Dentro! Svelto!

La bastonata di poco prima aveva restituito a Jarles un po’ di senno. Si lascio cadere nel buco nero che Madre Jujy aveva scoperto. In parte scese, in parte scivolo giu da una corta scala. Poi, giunto all’ultimo gradino, rotolo per terra e giacque immobile.

Le grida erano svanite. Era buio pesto. Silenzio.

Dopo un po’ si accese una luce e lui vide il viso grinzoso della vecchia che gli rivolgeva un sorriso sdentato al di sopra della fiamma di una candela.

— Adesso sai come Madre Jujy reclama la propria ricompensa, Fratello Jarles! — ridacchio la donna.

Gli si avvicino zoppicando e sollevo la stoffa della tunica per esaminargli la spalla. Jarles digrigno i denti.

— Bisogna che sistemi questa brutta ferita — mormoro. — Hai anche la febbre. Ma per prima cosa dobbiamo andarcene da qui. Bevi questo.

Gli avvicino una bottiglietta alle labbra. Jarles bevve, ma il liquido era cosi forte che alla prima sorsata comincio a tossire e a boccheggiare.

— Brucia, eh? — osservo Madre Jujy allegramente. — Tutt’altra cosa rispetto al vino della Gerarchia, vero? Eh, Madre Jujy ha una distilleria tutta sua e provvede da se al suo nettare!

Lui si guardo intorno.

— Dove siamo?

— In uno dei passaggi sotterranei dell’Eta dell’Oro — rispose la donna. — Ma non chiedermi a che cosa servissero perche non lo so. In compenso so a quel che servono adesso. — Ridacchio maliziosamente, scuotendo la testa. — Solo vecchie streghe ignoranti! I preti sanno tutto di noi! Eccome!

Lui sgrano gli occhi e la fisso confuso.

— Sei troppo frastornato, Fratello Jarles, e inutile che ti lambicchi il cervello. Limitati a seguire Madre Jujy.

Lui obbedi. In alcuni punti, la galleria era quasi completa, un tubo circolare di metallo grigio abbastanza grande da poterci stare in piedi; ma per lo piu mostrava crepe profonde e il pavimento era ricoperto di sudiciume. In un paio di tratti le pareti erano state puntellate di recente.

Il tragitto gli parve infinito e prima di arrivare a destinazione, Jarles stava gia molto male. La febbre gli era salita, in parte per lo sforzo, in parte, forse, per il nettare che aveva bevuto e che gli aveva infiammato la gola e lo stomaco.

Comincio a barcollare e fu nuovamente assalito da oscure visioni. Ma adesso era Sharlson Naurya a camminare al suo fianco; mordicchiava una melagrana. Erano il Re e la Regina degli Inferi e stavano visitando

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