l’Ade, preceduti dal loro primo ministro, Madre Jujy, il cui bastone era diventato una verga intorno alla quale si attorcigliavano serpenti vivi. Li seguiva un uomo che era tutta tenebra. E attorno ai loro piedi sgambettavano piccole scimmie semi-umane.

Un’altra scala. Madre Jujy che lo spingeva su. Un letto stretto, che assomigliava a una scatola con un lato aperto. Corto per lui, ma straordinariamente morbido. Sulla sua spalla straziata il gaudioso refrigerio di una benda imbevuta di un liquido scuro e aromatico. Un momentaneo brivido di paura, perche fino ad allora era stato curato soltanto dai sacerdoti. I preti curavano tutti. Poi un liquido caldo che gli scivolava in gola. Quiete. Sonno.

La prima cosa che vide, quando riacquisto lucidita, dopo i deliri della febbre, in cui forse si erano mescolati frammenti di realta, fu una creatura nera, dai tratti indistinti, che stava acquattata sulle coperte sopra i suoi piedi. Aguzzo pazientemente la vista, fino a quando riusci a metterla a fuoco.

Era un’enorme gatta nera, intenta a leccarsi le zampe: lo osservava freddamente, come se lo stesse studiando.

C’era qualcosa che non andava. Non avrebbe dovuto essere una gatta. Madre Jujy doveva avere qualcosa di piccolo, peloso e vivo… ma non poteva trattarsi di una gatta.

Per un lasso di tempo interminabile, Jarles pondero vagamente il problema, senza mai distogliere gli occhi dall’animale. Era convinto che da un momento all’altro gli avrebbe rivolto la parola, ma il felino continuo a osservarlo con grande calma.

A poco a poco, Jarles comincio a discernere l’ambiente che lo circondava. La sua prima impressione era stata esatta: il letto era davvero una scatola. Una scatola costruita nella parete di una stanza. Un lato della scatola, che serviva a trattenere le coperte, gli impediva di vedere la parte inferiore del vano.

Il soffitto era basso e dalle travi pendevano oggetti della piu svariata natura. Da qualche parte sotto di lui, proveniva il debole scoppiettio di un fuoco e il borbottio di una pentola. Il profumo era buono.

Si sforzo di guardare oltre la barriera solida del letto. Quel movimento gli provoco alcune fitte di dolore, non foltissime, ma lui non riusci a trattenere un gemito soffocato.

Zoppicando, la vecchia strega lo raggiunse.

— E cosi sei ritornato fra di noi, eh? Per un po’ Madre Jujy ha temuto di perdere il suo bambino.

Ma Jarles pensava ancora al problema che lo ossessionava da quando si era risvegliato.

— Ma e una gatta e basta? — domando con un filo di voce.

Gli occhi della strega, pieni di luce sotto le palpebre incartapecorite, lo fissarono attentamente: — Naturale! Anche se si da sempre un sacco d’arie!

— E non succhia il tuo sangue?

Con una smorfia di disprezzo, Madre Jujy fece schioccare la lingua contro le gengive sdentate. — Forse le piacerebbe. Ma di’ che ci provi soltanto!

— Ma… allora… tu… tu sei davvero una strega, Madre Jujy?

— Che cosa credevi, che mi rendessi impopolare cosi, tanto per divertirmi?

— Ma… io pensavo… intendo dire, le altre streghe che ho conosciuto…

— Ah, quelle! Allora ne hai conosciuta qualcuna, eh?

Jarles annui debolmente. — Chi sono?

Lei lo inceneri con lo sguardo. — Hai gia fatto fin troppe domande. In piu, adesso e ora di mangiare.

Mentre lo imboccava, con la gatta che era venuta ad annusare il brodo bollente e seguiva con attenzione i movimenti del cucchiaio, qualcuno busso alla porta. — Tu non sbirciare — sibilo Madre Jujy. Fece scivolare una porzione della parete lungo il lato aperto della scatola, lasciandolo immerso nella completa oscurita. Poi Jarles udi un fruscio smorzato, come se fosse stata abbassata una specie di tenda.

La gatta si drizzo sul suo petto e lui senti la pressione delle quattro zampe sulla sua cassa toracica, rigide e immobili come le gambe di un piccolo tavolino.

Dalla stanza gli giunse l’eco di una conversazione, ma il suono era troppo debole perche lui riuscisse a capirne le parole.

Poco dopo, la gatta gli si accovaccio sulla spalla sana e comincio a fare le fusa. Jarles si addormento.

Nei giorni che seguirono, la porzione di parete fu fatta scivolare piu volte davanti al suo letto, ma dopo un po’ Madre Jujy smise di abbassare la tenda, in modo che lui potesse sentire quello che accadeva nella stanza. Udiva la vecchia strega dispensare ambigui sortilegi e consigli pratici a cittadini comuni di ogni genere, ma soprattutto alle Sorelle Perdute, che non si stancavano mai di farsi predire il futuro. In quel modo, Jarles ebbe l’opportunita, anche se indirettamente, di fare conoscenza con la classe criminale, esigua e indigente, di Megateopoli, con cui Madre Jujy sembrava essere in buoni rapporti. La cosa lo insospettiva. Apparentemente, la vecchia strega fungeva da ricettatrice.

Ma non erano solo i cittadini comuni a farle visita. In un paio di occasioni, bussarono alla sua porta anche alcuni diaconi. La prima volta, Jarles si irrigidi per lo spavento. Ma dopo un po’, con sua grande sorpresa, si accorse che la tonaca nera era venuta li solo per implorare l’aiuto di Madre Jujy, per riconquistare una ragazza che gli era stata sottratta da un prete. La seconda volta ando peggio. Il diacono comincio ad annusare l’aria con sospetto, ricordo a Madre Jujy le severe pene previste per chi distillasse alcolici o praticasse altre attivita illecite, e percuote il muro in uno o due punti. Ma apparentemente, quella messinscena era mirata soltanto a ottenere un servizio gratuito, perche dopo un po’ fini per esporre alla strega un problema simile a quello del primo diacono. E Jarles provo un intimo piacere quando Madre Jujy gli vendette un sortilegio che, per compiersi, richiedeva l’esecuzione di azioni faticosissime e umilianti.

Ogni tanto ripensava all’Uomo Nero e a Sharlson Naurya, anche se a volte il ricordo del convegno di streghe, al quale aveva assistito, gli sembrava soltanto una delle tante allucinazioni provocate dalla febbre e non un fatto realmente accaduto. Ma vi rimuginava sopra a lungo e assillo Madre Jujy con domande ostinate fino a quando riusci a estorcerle parecchie informazioni, benche avesse l’impressione che lei ne sapesse un po’ di piu di quanto volesse ammettere.

Stando a quanto sosteneva Madre Jujy le “nuove streghe” erano saltate fuori soltanto da pochi anni. Sulle prime, lei aveva pensato che fossero una creazione della Gerarchia e che i preti avessero deciso di “disfarsi di noi altre vecchie”. Dopo un po’, pero, aveva cambiato parere nei loro confronti e adesso non le considerava piu delle pericolose rivali; anzi intratteneva con loro sporadici rapporti, della cui natura, tuttavia, si rifiutava categoricamente di parlare.

A mano a mano che la ferita si rimarginava, lasciando il posto a una cicatrice profonda e orlata di bianco, e la febbre diminuiva — lentamente, data la mancanza dei meravigliosi corroboranti somministrati dai medici della Gerarchia — Jarles rimuginava le informazioni raccolte, finche un giorno, all’improvviso, chiese a Madre Jujy: — Perche mi hai salvato?

Lei parve perplessa. Poi lo guardo con occhi lascivi e disse: — Chi lo sa, forse mi sono innamorata di te! Sono stati molti i bei giovanotti che Jujy ha tolto dai guai e ha nascosto in casa sua, ai tempi in cui era la piu avvenente tentatrice di tutto il monacato.

Poi, dopo un attimo aggiunse bruscamente: — In piu, tu mi hai sempre trattato abbastanza bene, quando eri prete.

— Ma come hai fatto a trovarmi? Come mai eri li in mezzo alle rovine, mentre mi stavano dando la caccia?

Era stato solo un caso, gli rispose Madre Jujy. Era uscita poco prima dal passaggio sotterraneo. Piu tardi, rettifico questa versione, dichiarando di aver appreso attraverso una “visione” che lui era nei guai. Ma lui sapeva che non le stava dicendo tutta la verita.

Una sera in cui si sentiva inquieto, Jarles insistette per scendere dal letto e fare quattro passi per la stanza, dribblando fra i mille oggetti che pendevano dal soffitto. Era impaziente di riprendere i contatti con il mondo. A un tratto, qualcuno busso alla porta; ma in quel suono, un ticchettio ritmato di dita leggere, non gli sembro di riconoscere nessuna delle bussate che aveva imparato a distinguere. Grimalkin, la gatta, scopri i denti con fare minaccioso. Madre Jujy spinse Jarles nel letto a muro e si diresse verso la porta. Levo la spranga, scivolo fuori e chiuse il battente dietro di se.

Era molto buio, ma di fronte a lei si stagliava un’ombra ancora piu scura, una figura d’uomo.

— Ti vedo — disse la strega aspramente, stringendosi lo scialle sdrucito intorno alle spalle per proteggersi dal freddo. Ma la sua voce tradiva un certo nervosismo. — E con me non hai bisogno di fare certi giochetti per metterti in mostra. Non penserai mica di farmi paura!

— Appena mi ha sentito bussare Grimalkin mi ha riconosciuto — rispose una voce ridente. — Posso

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