In una delle navate laterali, un gruppo di cittadini urto un sacerdote: il piatto delle decime che teneva ancora in mano si rovescio e le monete volarono in tutte le direzioni. In molti si tuffarono sotto le panche, strisciando affannosamente; ma dopo un po’ la maggior parte smise di raccogliere le monete e comincio a rotolarsi gemendo e urlando con devoto fervore. Alcuni si abbracciarono.
Poi, dall’organo provenne una risata sguaiata, folle e meccanica; immediatamente, tutti i piatti che erano sospesi a mezz’aria cominciarono a sfrecciare, passando rasente alle teste dei preti, simili a pipistrelli di ottone, per poi andare ad abbattersi con grande fragore, contro l’immagine del Grande Dio. A quella vista, una buona parte dei presenti fu colta dal panico e si precipito verso la porta.
Ma a quel punto un ruggito assordante riecheggio nella Cattedrale. Non proveniva dall’organo. Chi stava fuggendo si fermo all’istante. I meno esagitati fra quelli che ballavano si guardarono attorno terrorizzati. Ovunque, i cittadini si fecero piccoli per la paura.
Poi una voce severa tuono dall’alto: — Che nessuno osi muovere un passo! In questo luogo c’e un demone di Satanas. I cittadini comuni verranno esaminati ad uno a uno fino a quando non verra trovato il peccatore… colui che e posseduto dal demonio. Ritornate ai vostri posti. Chiunque osi avvicinarsi alla porta, sperimentera l’ira del Grande Dio!
A conferma di quelle parole, una dozzina di diaconi vestiti di nero, marciarono in fila indiana davanti al grande portale a volta. Ognuno reggeva in mano una verga dell’ira.
L’Uomo Nero, che si trovava nel gruppo di testa della folla in fuga, avverti un improvviso cambiamento nelle proprie emozioni: era chiaro che erano state attivate le radiazioni “simpatiche”. Ma quella non si rivelo una mossa saggia. Perche se i pochi che ancora danzavano e si rotolavano sul pavimento si fermarono quasi all’istante, nel volgere di pochi attimi una paura incontrollata si impadroni di tutti i cittadini, che si lanciarono in avanti come animali in fuga. Ma i diaconi alzarono le verghe e l’onda umana si arresto bruscamente.
L’Uomo Nero mosse un po’ il braccio destro, che teneva piegato di lato, nel tentativo di stabilire il contatto. Poi si inclino leggermente a sinistra, per bilanciare il peso del pennello di forza.
Uno dei diaconi al centro del cordone si volto di scatto verso il suo vicino, sfregandosi il gomito. Tutti udirono il suo sussurro rabbioso: — Sta attento, imbecille! — L’altro ribatte con altrettanta veemenza: — Ma sei stato tu a urtarmi!
Un simile alterco scoppio anche verso una delle estremita della fila. Altri scambi di battute brusche, finche, nel giro di pochi secondi, le tonache nere presero a spintonarsi e a minacciarsi a vicenda; a loro non veniva insegnato a comportarsi con la dignita dei sacerdoti.
Alla fine, il demone della discordia li contagio tutti, aizzandoli l’uno contro l’altro. Al resto provvidero le radiazioni simpatiche, che facilitarono il passaggio dalla rabbia alla paura. Pochi istanti dopo cominciarono a volare i primi pugni e il cordone dei diaconi si trasformo in un groviglio di uomini infuriati. Alcuni lasciarono cadere le verghe, altri le usarono come mazze.
Lo scoppio di quella misteriosa lite e il fatto che si fosse improvisamente aperta una via di fuga furono piu che sufficienti per la folla terrorizzata, che in una grande ondata frastagliata si riverso fuori dalla Cattedrale.
8
Fratello Goniface si desto di soprassalto dall’abisso infinto e oscuro del sonno.
Prima un sogno. Un sogno cosi profondo, cosi primitivo che era privo di immagini e di suoni. Orrore. Un contorcimento nella tenebra che era lui stesso. Qualcosa che lo imprigionava. Lui che lottava invano per liberarsi. Un dolore intenso, pungente. Una parte essenziale della sua persona che veniva tagliata via per poi essere usata contro di lui. Era il suo segreto, il suo unico tallone di Achille. Avrebbe potuto distruggerlo. Poi uno spasmo convulso e lui che, in preda al terrore, si dimenava, inutilmente.
Poi un sogno piu circostanziato. Lui che vagava in mezzo alle salme delle persone che aveva ucciso, perche conoscevano il suo segreto. Sembravano tutte molto bianche, rigide e mute; erano distese ciascuna su un tavolo, sotto una lampada accesa, e lui si sentiva al sicuro.
Poi, d’un tratto, il cadavere del terzo tavolo si drizzo a sedere. Era una ragazza ancora acerba, con i capelli scuri che le scendevano sulle spalle marmoree. Gli punto contro un dito, apri la bocca e disse: — Il tuo nome e Knowles Satrick. Tu sei figlio di un sacerdote. Tua madre era una Sorella Perduta. Tu hai trasgredito la piu sacra delle leggi della Gerarchia. Tu sei un impostore. — Lui si precipito verso di lei, per costringerla a sdraiarsi di nuovo e tapparle la bocca. Ma non appena le sue dita la sfiorarono lei scivolo via. Lui la rincorse e la insegui intorno ai tavoli. Alcuni caddero e si ribaltarono. Inciampo nella salma di sua madre. Sempre in tondo, sempre in tondo. Barcollando. Boccheggiando. Ma lei continuava a eluderlo e a urlare ad alta voce: — Deponete l’arciprete Goniface! Il suo vero nome e Knowles Satrick! Suo padre era un prete! — Dopo un po’, anche gli altri cadaveri aprirono la bocca e cominciarono a gridare: — Knowles Satrick! Figlio di prete! — fino a quando tutto il mondo glielo urlo in faccia e mille mani si protesero ad afferrarlo. Poi, all’improvviso, ritorno bambino e udi sua madre borbottare amaramente: — Figlio di un prete! — per farlo vergognare.
Poi alcuni ricordi, vicini alla superficie del risveglio. Il volto bianco e rovesciato della sua sorellastra Geryl, con i capelli scuri che fluttuavano nell’aria, mentre lei precipitava giu dal ponte verso il torrente che scorreva sotto, lontano e nero. Finalmente il suo segreto era salvo. Poi la camera del Sommo Concilio e la miniatura solidografica di una donna adulta, sul cui volto aveva letto la medesima espressione di odio e di implacabile determinazione che aveva colto negli occhi di quella ragazza acerba, mentre precipitava verso il torrente. Lo stesso viso. Geryl. Sharlson Naurya. Il suo segreto era ritornato a vivere.
Poi l’illusione. Lui si trovava dove avrebbe dovuto essere nella sua stanza, al Santuario. La penombra della camera gli permetteva di discernere i profili dei mobili e, stagliata contro la pediera del letto, vide la sagoma di un grottesco antropoide, piu magro di una scimmia, ma peloso. Resto li solo per un istante, dopodiche scomparve, ma Goniface udi il rumore quasi impercettibile di agili zampe che si muovevano rapide sul pavimento.
Poi veglia completa. Si drizzo a sedere, respirando con un certo affanno. A poco a poco i suoi occhi presero di nuovo confidenza con i contorni della stanza, rimettendo ogni oggetto al suo posto nella semi-oscurita. Che strano che quel breve sogno fosse riuscito a riprodurre quasi alla perfezione la fisionomia della camera. Ma a volte capitava di fare sogni del genere.
Probabilmente erano stati i preti di campagna, con tutto quel loro cianciare di creature pelose che gli si accovacciavano sul petto, a far scatenare nella sua mente quelle immagini oniriche.
Gli parve di accusare un lieve dolore alla schiena, ma anche quello doveva essere un retaggio del sogno.
Era davvero orribile che il ricordo delle sue passate malefatte dovesse di tanto in tanto venire a tormentarlo nel sonno. Ma la mente umana e fatta cosi: non c’e niente che possa dimenticare per sempre.
E poi, che differenza faceva? Adesso, il segreto della sua nascita non aveva piu una grande importanza. Avrebbe potuto nuocergli quando era ancora un sacerdote del Primo Circolo, ma adesso era troppo potente per rischiare di venire cacciato dalla Gerarchia, o anche solo di vedere la propria posizione seriamente minacciata dalla contestazione di una simile accusa.
Nondimeno, se Geryl era effettivamente sopravvissuta, e se Geryl era Sharlson Naurya, e se i Moderati avessero messo le mani su di lei, lui poteva venire a trovarsi in una situazione a dir poco imbarazzante. La soluzione migliore era che Deth la trovasse per primo e la togliesse di mezzo.
A quanto pareva faceva parte della Stregoneria. Questo significava allora che la Stregoneria era a conoscenza del loro legame di parentela e che intendeva usarla contro di lui? Ma in questo caso, perche l’avevano fatta sparire misteriosamente? A che cosa poteva servire lei, se non ad accusarlo pubblicamente di essere il figlio di un sacerdote e di essere entrato nella Gerarchia in modo illegittimo?
Mentre Goniface rifletteva, il raggio dei suoi pensieri si allargo e, prima ancora che se ne rendesse conto, si ritrovo a contemplare con la fantasia il vasto impero della Gerarchia.
Fuori, nell’oscurita, ma anche nella parte della Terra in cui a quell’ora splendeva gia il sole, qualcosa stava minando quell’impero, come un topo che rosicchi i fili di una rete. La Nuova Stregoneria diventava ogni giorno piu audace. Dalla campagna si era insinuata nei piccoli centri urbani, da li nelle citta. E il giorno prima aveva colpito addirittura all’interno della Cattedrale.
Ma il pensiero che piu lo assillava riguardava la figura che era a capo della Stregoneria. In alte parole, da
