qualche parte oltre quelle mura, esisteva una mente cosi ardita da sfidare la Gerarchia. L’identita di quella mente affascinava Goniface piu di ogni altra cosa. Proveniva da un altro pianeta? Era un’ipotesi difficilmente concepibile. Forse doveva cercare piu vicino.

Uno dei pannelli televisivi collocati accanto al suo letto si illumino e apparve il volto di uno dei sacerdoti del Quarto Circolo, in servizio al Centro di Telecomunicazione.

— Sono dolente di disturbare l’arcipretura vostra — esordi il sacerdote.

— Che cosa c’e?

— E iniziato circa un’ora fa. Un’improvvisa, consistente intensificazione di tutte le manifestazioni della Stregoneria. Ci sono giunte comunicazioni da tutto il pianeta. In molti Santuari di campagna si sono verificate scene di panico e almeno due sono stati abbandonati dai preti che li occupavano. Da Neodolos ci e pervenuto un massaggio confuso e ambiguo. Sembra che attorno alla nostra citta e nella citta stessa siano stati avvistati animali di qualche tipo o fantasmi di animali. Molti sacerdoti di distretto parlano di allucinazioni, e di molestie non meglio precisate, e chiedono soccorso. Nel dormitorio dei novizi ci sono stati disordini e scene di panico.

— Puoi dirmi — gli chiese Goniface — se sono state messe in atto le contromisure previste per simili emergenze?

Il volto sullo schermo annui. — Per quanto mi consta si. Ma il Direttore delle Comunicazioni desidera conferire con voi. Devo mandarlo in onda?

— No — rispose Goniface. — Scendo io di persona.

Il televisore si spense. Goniface premette un interruttore e una tenue luce inondo la sua cella spaziosa, arredata con spartana eleganza.

Si alzo prontamente dal letto, poi, spinto da un impulso improvviso, si volto a guardare.

Si ricordo immediatamente del dolore pungente che per un attimo l’aveva trafitto in sogno.

E, quasi al centro del letto, trovo un altro retaggio del suo sogno… un retaggio di natura molto diversa.

Una piccola macchia di sangue.

9

La seconda notte di terrore era calata su Megateopoli, conferendo all’oscurita e al silenzio del coprifuoco un’aura di spaventosa minaccia. Quel giorno erano state rivolte al Grande Dio speciali preghiere, sia nella Cattedrale sia nelle cappelle, affinche proteggesse la citta contro le forze del male. Ovunque si bisbigliavano storie di strani fantasmi che, nel corso della notte, avevano osato sfidare perfino i preti. Ai confessionali si erano presentati piu cittadini desiderosi di fare ammenda per i propri peccati, di quanti i sacerdoti fossero in grado di ascoltare. E prima di venire dispersa, una folla impazzita aveva massacrato due vecchie donne che avevano la nomea di streghe. Ogni uomo guardava il proprio vicino con sospetto, domandandosi in cuor proprio se fosse in combutta con Satanas. Un’ora prima del coprifuoco le strade erano gia deserte.

Costeggiando i tetti bassi delle case, l’Uomo Nero sorvolo il labirintico intrico delle vie di Megateopoli; godeva in cuor suo dell’atmosfera di terrore e di angosciosa attesa che vi regnava, come un attore si rallegra del successo dell’opera teatrale in cui recita. Sopra la Cattedrale, l’aureola del Grande Dio risplendeva con maggiore intensita del solito e l’intero Santuario era uno sfolgorio di luci. Alcune strade piu oltre, il riflettore di una pattuglia di diaconi danzava nervosamente nell’oscurita. Tutt’intorno era la tenebra.

Come un nuotatore al buio, l’Uomo Nero si spingeva avanti variando la direzione e l’intensita dei pennelli di forza provenienti dai suoi avambracci. Alla modesta altezza alla quale si trovava, il campo di repulsione generato dal suo abito, che gli aderiva come una guaina a tutto il corpo, era sufficiente a contrastare la forza di gravita. Inoltre il campo aveva anche la proprieta (esclusi i punti corrispondenti agli organi sensori) di assorbire tutta l’energia radiante che lo colpiva; e, a sua volta, l’energia radiante contribuiva ad alimentare il campo stesso.

Tecnicamente parlando, lui in quel momento era fuori servizio. Un’ora prima un altro operatore gli aveva finalmente dato il cambio al telesolidografo (adesso che avevano attivato due proiettori anziche uno solo vi era una certa penuria di personale) e lui aveva avuto la conferma che la parte del piano della quale era stato messo a conoscenza procedeva in modo soddisfacente. Ma nonostante cio, come un attore a cui il copione imponga di restare fuori scena per un certo tempo, non aveva resistito alla tentazione di scendere in platea e verificare di persona l’andamento dello spettacolo.

Aveva anche una buona scusa per farlo. Madre Jujy aveva mandato a dire che proprio quella notte Armon Jarles aveva intenzione di ritentare l’approccio con la Nuova Stregoneria. Nel frattempo, lei si sarebbe ritirata nelle sue gallerie sotterranee, fino a quando, aveva detto, “la plebaglia” si fosse calmata un po’.

Naturalmente, avrebbe potuto mandare qualcun altro a prelevare Armon Jarles. Ma trattandosi di un soggetto tanto cocciuto, forse era meglio che fosse lui a occuparsene. E la cosa di gran lunga piu elettrizzante era che il luogo dell’appuntamento si trovava ai margini della Grande Piazza, nel punto in cui Armon Jarles era stato espulso dalla Stregoneria.

Nel frattempo, lui lo seguiva come un ombra, volando silenziosamente sopra la sua testa, per accertarsi che non gli capitasse qualche guaio. Vestito come un infimo popolano, Armon Jarles percorreva con passo furtivo le stradine piu strette, cercando riparo dove l’ombra era piu fitta e badando di evitare l’imboccatura delle fogne; di tanto in tanto si fermava per controllare che non sopraggiungesse qualche pattuglia, spesso si voltava a guardarsi le spalle, ma non dava cenno di accorgersi del suo demone custode.

Stavano per raggiungere la Grande Piazza. L’Uomo Nero fu tentato di porre fine a quell’inutile pellegrinaggio, ma lo trattenne la sua passione per il brivido. In ogni caso, il divertimento sarebbe durato ancora per poco.

L’appropinquarsi balzellante di due aureole viola annuncio la presenza di due sacerdoti impegnati in qualche missione notturna. Jarles esito, poi si rifugio nella stretta viuzza che separava due agglomerati di case. L’Uomo Nero si abbasso senza far rumore al limite del tetto, pronto a intervenire in caso di bisogno.

Ma i due sacerdoti proseguirono frettolosamente per la loro strada. Nel momento in cui oltrepassarono il vicolo, l’Uomo Nero trasali di piacere. Nel prete piu piccolo e paffuto aveva riconosciuto l’omino che era riuscito a spaventare a morte dapprima davanti alla casa stregata, usando il Velo Nero, e poi, dentro l’abitazione, animando perversamente il divano. Poteva dire di provare quasi un sentimento d’affetto per Fratello Chulian. E sarebbe stato un vero peccato lasciarsi sfuggire quell’occasione. Naurya gli aveva raccontato come il sacerdote fosse rimasto terrorizzato da Micia, il suo demone. Gli sarebbe bastato un attimo per disattivare il campo di repulsione, mettere Dickon a cavallo dell’estremita del suo pennello di forza, e farlo spenzolare davanti al viso di Fratello Chulian. Anche Dickon si sarebbe divertito un mondo.

Non aveva finito di formulare quel pensiero, che era gia passato ai fatti. La sagoma minuscola dell’antropoide si inclino nell’oscurita in direzione delle due aureole saltellanti. L’Uomo Nero gioi della propria infinita malizia.

Poi… una raffica di vento sinistra nel buio sopra la sua testa e il vuoto dello sconcerto alla bocca dello stomaco prima ancora di rendersi conto del perche.

Un acuto dolore al collo, mentre, dalla posizione in cui si trovava, accucciato sul bordo del tetto, si girava a guardare dietro e sopra di se.

Poi… un istante di gelo.

Un istante di gelo per maledire quel burlone disgraziato che era, capace di cadere in qualunque trappola avesse per esca l’opportunita di giocare qualche tiro mancino; per pensare con penetrante intensita alla fine rapida e triste che avrebbe fatto la Stregoneria se tutti i suoi membri fossero stati degli idioti incoscienti e noncuranti come lui.

Un istante di gelo per riconoscere la cosa che stava sfrecciando verso di lui. Il suo corpo rigido e antropomorfo, ma alto il doppio di quello di un uomo. Le gambe tese come quelle di un tuffatore. Le braccia allungate minacciosamente in avanti, le dita divaricate come artigli. Una faccia enorme, scultorea, incorniciata da grandi riccioli dorati, bella, di quella bellezza sovrumana e ultraterrena di certi dipinti eroici, rischiarata dalla debole luce che emanavano gli occhi sbarrati e truci, che se avessero voluto avrebbero potuto emettere lampi di morte.

Un angelo.

Poi… un istante di vertiginoso smarrimento.

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