essere guidato.

Dopo un po’, il minuzioso esame fini.

— E adesso… se vuoi accomodarti… — Fratello Dhomas gli indico la poltrona al centro della stanza.

Jarles si era accorto che dacche i diaconi se ne erano andati, molti altri sacerdoti si erano avvicinati a lui con fare discreto. Gli emblemi disegnati sulle loro vesti, schemi intrecciati del sistema nervoso e di quello circolatorio, indicavano la loro appartenenza al Terzo Circolo, il circolo dei medici e degli psichiatri minori.

Due di loro lo afferrarono per i gomiti e lo condussero verso la poltrona. Lui reagi divincolandosi selvaggiamente, ma piu per convincere se stesso di essere ancora un uomo che perche si illudesse di avere qualche reale possibilita di fuga. Colpi con un pugno uno dei preti, mandandolo a rotolare per terra, ma altri due accorsero a immobilizzargli il braccio. Dopodiche lo trascinarono inesorabilmente verso la poltrona, lo obbligarono a sedersi e strinsero le morse.

Intanto, alle sue spalle, Fratello Dhomas continuava a ripetere: — Bravo! Bene! Ribellati, Opponi resistenza. Sfogati adesso, cosi per me dopo sara tutto piu facile.

I sacerdoti del Terzo Circolo indietreggiarono di alcuni passi. La poltrona era sorprendentemente comoda. Ma Jarles non riusciva nemmeno a girare la testa. Svariati strumenti di registrazione, alcuni elettrici, altri ad aria compressa, vennero collegati al suo corpo. Qualcuno gli inietto una sostanza nel braccio. Ancora una volta Fratello Dhomas gli lesse nel pensiero.

— No, non e un siero della verita. Quello di carpire le informazioni in tuo possesso non e che un obbiettivo secondario. Noi vogliamo da te molto piu della verita.

Quindi il sacerdote prese posto dietro la tastiera di controllo del solidografo, esattamente di fronte a lui.

— Che cos’e la personalita? — disse con un nuovo tono di voce. — Soltanto un punto di vista o, se si preferisce, un sistema di punti di vista. Nient’altro.

— E i punti di vista cambiano. Allora perche la personalita non cambia? La risposta, naturalmente, e che anche la personalita cambia. Il fatto e che in condizioni normali il mutamento avviene in modo cosi graduale che il soggetto non se ne accorge. I tuoi punti di vista sono cambiati, Jarles. A quanto risulta dal tuo fascicolo, tu hai cambiato punti di vista piu spesso e in maniera piu radicale rispetto alla media. Eppure tu ti consideri sempre la stessa persona. E questo fatto suscita una certa perplessita.

Sembrava stesse tenendo una lezione a una scolaresca di novizi.

— Per una persona seria e coscienziosa non esiste sensazione piu sconcertante di quella suscitata dal ricordo di ideali in cui un tempo credeva e non crede piu. Forse ricorda minuziosamente i motivi che lo avevano portato ad abbracciare certe idee che adesso rifiuta, ma le vecchie ragioni non lo convincono piu. Adesso ha un nuovo punto di vista, che magari e in totale e assoluta contraddizione con quello vecchio. Eppure la memoria e una certa intuizione gli assicurano che lui e sempre la stessa persona. E questo ci riporta alla perplessita di cui sopra.

— La risposta e piuttosto ovvia. La memoria e l’unico legame fra il punto di vista del presente e quello del passato.

— Ma la memoria puo collegare fra loro… fatti di ogni genere. La memoria e fredda e spassionata. La memoria non ha morale. Pensa alla persona che ammiri di piu e a quella che detesti di piu. Immaginale come due stadi diversi della vita del medesimo individuo e considera la memoria come il legame fra quei due stadi. Come vedi, anche questo e possibile.

— Si, la personalita cambia e si trasforma. Il problema e quello di accelerare questo mutamento.

— Cominci a capire quello che intendo dire riferito alla tua persona? Si e esatto. Proprio cosi.

Per quante barriere cercasse di opporre, Jarles non riusciva a impedire a Fratello Dhomas di leggere, o di indovinare, la sua paura.

— No, no. La tua attuale identita non verra annullata e rimpiazzata da un’altra. Questo equivarrebbe a ucciderti. Tu dimentichi quello che ho appena detto a proposito della memoria. La personalita cambia ma la memoria, cioe la coscienza individuale, rimane inalterata.

Jarles si senti quasi sollevato. Adesso sapeva su quale fronte sarebbe stato sferrato l’attacco e avrebbe potuto schierare le sue forze. Il suo odio per la Gerarchia. La sua ritrovata fedelta alla Stregoneria… solo che gli dava una strana sensazione definirla “ritrovata”. Il suo amore per Naurya. La sua avversione per creature come Cugino Deth. E, cosa piu importante di tutte, la sua fede incrollabile nel diritto di ciascun cittadino alla liberta, all’uguaglianza e al godimento paritario delle ricchezze della terra. E, per contro, la sua ferma opposizione a qualunque gruppo o individuo cercasse di opprimere il popolo. Di certo, convinzioni come quelle non potevano mutare. Uno poteva cambiare opinione riguardo a particolari persone o a organizzazioni, in base a quello che apprendeva sul loro conto; ma la fede nella liberta dell’uomo costituiva una pietra angolare, un principio cardine che non poteva cambiare. Era chiaro che Fratello Dhomas stava bluffando.

— Proprio cosi — riprese il sacerdote — sembra impossibile. Ma guarda la mia faccia. Non e forse la faccia di un uomo che ha cambiato personalita piu volte? Non e forse questa la sensazione che hai provato appena mi hai visto? Non appena hai udito la mia voce? Come avrei fatto a maturare la necessaria esperienza e abilita che, per usare una parola fantasiosa, sono diventate in me un sesto senso, se non facendo esperimenti su me stesso? Non ho scoperto la telepatia. La mia capacita di interpretare i segreti della mente umana, della tua mente, e frutto di un’abilita di deduzione e dell’infinito patrimonio di conoscenze apprese… per esperienza diretta.

— Non ho esitato a fare esperimenti su me stesso. Il mio unico rammarico e che non oso modificare la mia personalita al punto tale da alterare la mia fondamentale inclinazione allo studio della psicologia. E cosi purtroppo posso conoscere solo i margini della follia…

Quegli occhi che non smettevano mai di sondarlo erano diventati per Jarles due abissi infiniti in cui poteva celarsi di tutto. Ma indipendentemente da quanto stava dicendo, quello di Fratello Dhomas era soltanto un bluff. Aveva appena ammesso di non essere riuscito a modificare la propria personalita di fondo e non sarebbe riuscito a cambiare neanche la sua.

— Bene cosi — disse il sacerdote. — Continua a confidare in te stesso. In questo modo sarai piu vulnerabile quando il dubbio si insinuera nella tua mente. E adesso… azione!

Dapprima lentamente e uno alla volta, poi a velocita sempre maggiore e in piu contemporaneamente, gli svariati strumenti presenti nella stanza entrarono in funzione. Jarles fu aggredito da visioni, suoni, sapori, odori, sensazioni tattili e tensioni interne. E da un’ondata di emozioni. Emozioni di gran lunga piu specifiche e intense di quelle sollecitate dalle radiazioni simpatiche e para-simpatiche che ben conosceva. Con ogni probabilita, la sostanza che gli avevano iniettato aveva accentuato la sua sensibilita. Oppose ogni possibile resistenza: contrasse le mascelle e serro le labbra per trattenere una risata che non aveva relazione alcuna con i pensieri della sua mente; ma la risata frantumo ogni barriera ed esplose in scrosci convulsi. Si irrigidi per ricacciare le lacrime immotivate che subito dopo cominciarono a sgorgargli dagli occhi. Ma le lacrime continuarono a rotolargli giu dalle guance e lui si mise a singhiozzare come se un dolore insopportabile gli avesse spezzato il cuore. Si sforzo di contenere la rabbia che gli serrava la bocca dello stomaco in un nodo doloroso; lotto per combattere la paura che gli faceva accapponare la pelle e battere i denti, ma fu tutto vano. Era come se fosse stato spodestato dal suo corpo e, in preda a una disperazione tutta mentale e a una sorta di vergogna anch’essa mentale, fosse costretto a guardare Fratello Dhomas strappare al suo organismo tutte le risposte di cui era capace, come un musicista esperto che provi l’estensione e le potenzialita di uno strumento che non conosce.

Adesso la stanza era immersa nella semi-oscurita e, da un pannello collocato a fianco di Fratello Dhomas, si levavano oltre una decina di diverse colonne tozze di luce colorata, che si alzavano e si abbassavano in sintonia con le sue reazioni fisiologiche e neurofisiologiche. Gli occhi di Fratello Dhomas si spostavano incessantemente dalle colonnine a Jarles e poi di nuovo alle colonnine, mentre le sue dita piccole e grasse scivolavano sulla tastiera dei comandi con movimenti lenti, esitanti, come vermi bianchi.

Dalle emozioni al pensiero, dal corpo alla mente, l’invasione continuava. Jarles ebbe l’impressione che la sua mente fosse un pianeta che ruotava su se stesso spinto da una forza inesorabile: la coscienza era la faccia illuminata. Le idee che cercava di afferrare e di trattenere, invece, scivolavano improvvisamente nella tenebra e svanivano, eludevano la ricerca del pensiero, come una parola che si ha sulla punta della lingua e che tuttavia non si riesce a ricordare. E dall’altra meta del suo cervello, quello immersa nella notte, emergevano decine di cose dimenticate e impensate. Invidie e piccole animosita che in qualche occasione erano balenate per un istante nella sua mente e poi erano state prontamente represse. E ricordi, ricordi della sua infanzia. La sua prima confessione. Sharlson Naurya, una ragazza sconosciuta che si era trasferita da poco a Megateopoli. Paura di un attaccabrighe.

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