Un istante di vertiginoso smarrimento per riattivare il campo di repulsione e lanciarsi contemporaneamente verso la strada: l’angelo era troppo vicino per tentare di librarsi sopra i tetti.

Un istante di vertiginoso smarrimento per scartare da un lato all’altro della viuzza, come un falco in agguato sul quale fosse piombata un’aquila affamata; per vedere i due sacerdoti fermarsi, ma non abbastanza per vederli mentre si voltavano a guardare; per vedere Dickon, scagliato dal pennello di forza, cadere come una piuma vicino all’imboccatura di una fogna; per sfrecciare in alto, verso i tetti, con agilita ma, ahime, con grave ritardo; per indovinare l’angelo che virava verso il cielo insieme a lui e un po’ sopra di lui; per percepirne l’impatto, sconcertante, perche la sua traiettoria era quasi parallela alla sua; per sentire attraverso il campo di repulsione la stretta crudele delle sue braccia meccaniche.

Un istante di vertiginoso smarrimento per pensare, con tutta la forza a cui riusciva a fare appello, a un ordine: — La fogna, Dickon, la fogna! Raggiungi il Santuario! Tieniti in contatto… privi di sensi! Per percepire in qualche recesso della sua mente l’inizio di una flebile risposta; per vedere improvvisamente davanti agli occhi il bordo di un tetto che l’angelo non riusci a evitare.

Poi, con uno schianto assordante, l’ultimo lunghissimo istante di incoscienza e di tenebra.

10

Due diaconi scortarono Jarles lungo un grigio corridoio nelle cripte che sorgevano sotto il Santuario. Di quel luogo tutti conoscevano l’esistenza, ma la natura delle attivita che vi si svolgevano restava avvolta nel mistero. Normalmente, i sacerdoti dei primi circoli erano banditi dalle cripte del Santuario. Tutti gli ascensori, a eccezione di uno, si fermavano due piani piu su. Correva voce che in quel luogo si stesse conducendo una grandiosa ricerca, in cui gli esseri umani venivano usati come cavie. Si diceva che ogni giorno venisse inviato li un nuovo contingente di cittadini comuni, composto in larga misura di individui psicotici o con menomazioni mentali. E si mormorava anche che la maggior parte risalisse piu matta di prima.

Che si trattasse di qualcosa di piu di un semplice studio lo si sospettava per il fatto che, stando sempre alle chiacchiere, a volte venivano spediti laggiu anche i sacerdoti ribelli e quelli che si macchiavano di qualche crimine.

Jarles decise di non torturarsi oltre, continuando a pensare al destino crudele che aveva voluto che la Gerarchia lo riacciuffasse proprio nel momento in cui si era persuaso della bonta dei fini perseguiti dalla Stregoneria e aveva risolto di diventarne membro.

La Gerarchia aveva sempre saputo che era nascosto da Madre Jujy e aveva atteso fino a quel momento per agire?

O Madre Jujy l’aveva tradito? O forse l’aveva tradito qualcuno dell’organizzazione, magari l’Uomo Nero in persona? Non doveva pensare neanche per un istante a un’eventualita simile! Si era convinto una volta per tutte che le nuove streghe stessero dalla parte del bene e che rappresentassero le forze con le quali si sarebbe dovuto schierare. Non doveva neppure osare mettere in dubbio la loro lealta.

Uno dei due diaconi che lo affiancavano parlo. Jarles sapeva che erano entrambi tirapiedi di Cugino Deth.

— Mi chiedo come sara questo qui quando uscira fuori — disse il diacono.

Il suo compagno non sembrava interessato alla questione. — Chi lo sa? Ne ho visti di tutte le sorti e non uno che abbia reagito in modo uguale all’altro. Di una cosa soltanto sono sicuro… Che a Fratello Dhomas fara piacere vederci arrivare con questo qui. Lui e sempre contento quando gli portiamo una nuova mente!

Si avvicinarono a una porta aperta, dalla quale, come effluvi da un laboratorio di chimica, provenivano tracce delle diverse radiazioni con le quali la Gerarchia bersagliava il sistema nervoso dei cittadini comuni. Simili a minuscole mani invisibili, le radiazioni sollecitarono le emozioni di Jarles, suscitando in lui un susseguirsi altalenante di sentimenti diversi: paura, sicurezza, rabbia, pace.

Giro nervosamente lo sguardo per la stanza. La sua attenzione fu subito attratta da una poltrona imbottita e dotata di morse. Brutto segno. Ma tutti gli altri strumenti erano quelli tipici di un laboratorio di psicologia. Buon segno.

— Esatto. Non c’e ragione per cui tu debba temere. Non ti sottoporremo a torture fisiche. E per quanto riguarda le torture mentali, be’ non si possono immaginare… bisogna provarle!

Era la voce piu strana che avesse mai sentito, veloce e al tempo stesso profonda, e priva di individualita. Umana, ma… generalizzata. Come se diverse persone stessero pronunciando simultaneamente le medesime parole, in perfetta armonia le une con le altre.

Gli occhi di Jarles si posarono sull’individuo che aveva parlato: un prete grasso e flaccido, sulla cui veste, sformata e sporca, spiccavano un disegno del cervello umano e un arabesco di equazioni di psicosociologia, lo stemma del Sesto Circolo.

Dall’emblema della tonaca Jarles sollevo lo sguardo sul volto. Cosa alquanto strana, il viso del prete gli parve uguale alla sua voce: generalizzato, nonostante l’individualita apparentemente marcata dei lineamenti : il doppio mento, le labbra carnose e mobili, le rade sopracciglia. Era come se i solidografi di una dozzina di preti diversi, ma con simili tratti fisionomici, fossero stati proiettati nel medesimo spazio, con conseguente perdita di gran parte dei caratteri che li rendevano esseri unici e diversi.

Se mai un tratto conservava maggiore individualita rispetto agli altri, quello era lo sguardo. Gli occhi del prete lo fissarono come se volessero divorarlo, con bramosia, quasi con amore, come se lui fosse la creatura piu interessante della terra. Ma non perche lui si chiamava Armon Jarles. E non perche era un essere umano.

L’intensita di quello sguardo era cosi magnetica, che fu solo a prezzo di un grande sforzo che Jarles riusci a distogliere gli occhi dal sacerdote e a posarli sul piccolo uomo vestito di nero che gli stava accanto. Strano che nel fissare il prete del Sesto Circolo non si fosse accorto della presenza di Cugino Deth.

— Eccolo qui, tutto per voi, Fratello Dhomas — disse il diacono. — Ma sua eminenza l’arciprete Goniface mi ha incaricato di avvertirvi di non commettere errori con lui. E stata un’impresa troppo ardua catturarlo. Se lo ridurrete a un demente farfugliante le conseguenze saranno alquanto spiacevoli.

Senza allontanare gli occhi da Jarles, Fratello Dhomas fu svelto a rispondere.

— Non mi fai paura, omarucolo. Sai bene quanto lo so io che i miei metodi sono ancora empirici e i risultati imprevedibili. Se quest’uomo finira male, finira male e basta! Questi sono i patti. Io non garantisco nulla.

— Io vi ho avvertito — disse Deth.

Fratello Dhomas si avvicino a Jarles. Si muoveva con sorprendente agilita data la mole abnorme.

— Ho studiato il contenuto integrale del tuo fascicolo e ho ascoltato il discorso che hai pronunciato nella Grande Piazza. — Senza staccare gli occhi dai suoi, indico il proiettore solidografico collocato di fronte alla poltrona, al centro della stanza. — Il tuo idealismo e molto interessante… Davvero molto interessante.

Il suo tono era quello di un chirurgo che si imbatta per la prima volta in un insolito genere di tumore.

— Bene, ora vi lascero — disse Deth. — E informero sua eminenza l’arciprete Goniface della vostra intenzione di considerare questo caso un esperimento come tutti gli altri.

Fratello Dhomas si volto verso di lui. — Piccolo serpente velenoso! La tua mente rigorosa e piena di boria mi interessa. Mi piacerebbe metterci le mani sopra. E anche sopra quella del tuo capo, Goniface. Quella si che e una mente! Che cosa non darei per poterla studiare!

Il viso di Cugino Deth divenne di pietra.

— Maschere! Maschere! — tuono Fratello Dhomas, accennando una risata. — Non sai che gli uomini che mi piacciono di piu sono quelli che riescono a celare i loro pensieri? Per me rappresentano una sfida.

Cugino Deth usci dalla stanza, accompagnato dai due diaconi che avevano scortato il prigioniero.

Immediatamente, gli occhi del sacerdote si fissarono di nuovo su Jarles. E presero a scrutarlo con tale intensita, da dare la sensazione di perdersi in lui, al punto da apparire quasi vacui.

— Anche una grande sincerita — riprese Fratello Dhomas annuendo con il capo, come se vedesse attraverso le pupille del prigioniero. — Oh si, e negativismo. Un negativismo molto sviluppato.

Con grande fatica, Jarles distolse lo sguardo.

— Non sto cercando di ipnotizzarti — lo rassicuro il prete senza interrompere la sua ispezione. — L’ipnosi sarebbe d’ostacolo al mio lavoro, come un cattivo anestetico… annullerebbe le reazioni di cui ho bisogno per

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