— Si.
L’Uomo Nero si schiari la gola. Non sapeva se sarebbe stato in grado di parlare. Gli sembrava di avere un polmone completamente fuori uso.
Con un sussulto, Fratello Chulian si volto a guardarlo.
— Io sono un servitore di Satanas — disse l’Uomo Nero. La sua voce era ridotta a un debole sussurro.
— Tu sei un nemico del Grande Dio — rispose dopo un po’ Chulian con una sorta di esistente diplomazia.
L’Uomo Nero piego le labbra in quello che si auguro risultasse un sorriso malvagio.
— E chi ha paura del Grande Dio? — bisbiglio. — Il Grande Dio non ha nessuna autorita. E stato creato da Satanas affinche gli uomini avessero una speranza a cui aggrapparsi e la loro lotta contro il male, la paura e la morte fosse piu divertente.
— Cio non toglie che tu adesso sia prigioniero della Gerarchia — replico Chulian, toccandosi distrattamente la veste, come se qualcosa gli avesse pizzicato la coscia.
— Si — disse l’Uomo Nero con fare sinistro. — E sono sorpreso che abbiate osato recarmi un simile affronto. Liberami immediatamente, altrimenti ti faro del male.
Per la seconda volta, senza accorgersene, Chulian, che era seduto su una sedia, si scosto la veste: la sua attenzione era tutta concentrata sull’Uomo Nero.
— Non puoi muoverti da quel letto — insistette, ma la sua voce tradiva una certa inquietudine. — Non puoi uscire da questa stanza. Per cui non c’e modo in cui tu possa farmi del male.
— Davvero? — rispose l’Uomo Nero con un filo di voce, mentre un sorriso gli increspava le labbra. — Perfino in questo momento le mie mani invisibili sono protese verso di te. Anzi sono su di te!
Con un grido, Fratello Chulian, balzo in piedi.
Si gratto la coscia fissando con sospetto prima l’Uomo Nero, poi la sedia. Quindi, con un movimento fulmineo, come se sapesse che se avesse esitato non avrebbe piu avuto il coraggio di farlo, afferro la sedia e la capovolse. L’ispezione dovette in qualche modo riassicurarlo, perche un istante dopo la depose nuovamente per terra e ci si sedette sopra.
Ma non fece tempo ad adagiarvi i lombi traccagnotti, che di nuovo si senti pizzicare la coscia. Con un urlo, questa volta, di puro terrore, Chulian scatto in piedi, agitando disperatamente le braccia in aria per scacciare le mani invisibili. Quindi, lanciando un’ultima occhiata atterrita all’Uomo Nero, si precipito fuori dalla stanza.
Lo stregone udi Dickon correre lesto verso il letto e, dopo pochi istanti, vide apparire sul bordo una zampa rossiccia, le dita artigliate, il palmo dotato di ventosa. (Era grazie alle ventose che aveva sulle zampe che Dickon era riuscito a restare aggrappato alla parte opposta della sedia, quando Chulian l’aveva capovolta.)
Lentamente, e con fatica adesso, perche il piccolo demone era arrivato allo stremo delle forze (l’Uomo Nero ne percepiva lo stordimento e la grave debolezza attraverso gli impulsi telepatici sempre piu vaghi) Dickon sollevo il minuscolo corpo sul materasso.
Assomigliava a una scimmia ragno, ma aveva il tronco molto piu piccolo ed era di gran lunga piu scarno. Un pelo morbido e ramato copriva quello che piu che un corpo vero e proprio, sembrava un mero schizzo, un abbozzo di organismo: un intreccio di ossa sottilissime e di muscoli nastriformi. In breve, l’incarnazione della fragilita e dell’agilita insieme, benche in quel momento i suoi movimenti fossero rallentati dalla stanchezza. Il suo muso assomigliava a quello di un lemure, con grandi occhi aguzzi, che adesso invece erano opachi e vacui.
Una creatura spettrale, un folletto.
Ma non appena lo vide, l’Uomo Nero senti un tuffo al cuore. Lui sapeva perche il suo pelo rossiccio era della stessa tonalita dei suoi capelli, perche il suo muso stempiato e pressoche privo di naso sembrava una caricatura del suo viso.
Lui lo conosceva, e lo amava come un fratello. Piu di un fratello. Come carne della sua carne.
Lo saluto con gioia quando lo senti scivolare lungo il fianco e appoggiare la strana boccuccia sulla sua pelle. E quando lo senti suggere sangue ossigenato dalle sue arterie e contemporaneamente espellere quello consumato nei suoi capillari venosi, provo un senso di meravigliosa gratificazione.
— Bevi a volonta, fratellino — penso. — Offre la Gerarchia, piccolo. Devono avermi trasfuso molto sangue per alimentare quel cuore artificiale. Per cui bevi a volonta. Poi, all’improvviso si senti molto debole, assonnato. L’immissione nelle sue vene del sangue deossigenato di Dickon aggravava la sua spossatezza.
Il pensiero di Dickon lo raggiunse come in sogno: — Dickon sta acquistando forza, fratello. Adesso Dickon si sente cosi forte da poter portare un messaggio fino in capo al mondo, se e questo che il fratello di Dickon desidera.
Bravo Dickon.
L’Uomo Nero udi un rumore di passi frettolosi fuori dalla stanza, ma prima che la sua mente riuscisse a comunicare a Dickon l’incombere del pericolo, con un agile balzo il piccolo demone era gia scomparso.
— Dickon ritorna nel tubo del vento, fratello. Pensa al messaggio che vuoi che Dickon consegni. Dickon restera in ascolto.
Attraverso un velo di profonda stanchezza, l’Uomo Nero udi la voce beffarda di Cugino Deth. — Allora, dove sono le mani che vi avrebbero toccato in modo cosi irriverente, vostra reverenza? Potreste essere cosi gentile da mostrarmele? Oh, ma gia, dimenticavo. Avete detto che sono invisibili. E vi stanno pizzicando anche in questo momento, reverenza? Sono in grande apprensione.
Poi la risposta stridula di Fratello Chulian. — Mi ha toccato, ti dico! Mi ha guardato, mi ha parlato e poi mi ha toccato in modo invisibile!
— Che maleducato! — commento la voce beffarda. — Temo che saro costretto ad affidare la sorveglianza del nostro prigioniero a un guardiano meno sensibile. Oh, io sono perfettamente convinto che quest’uomo vi abbia toccata in modo invisibile, Fratello Chulian. Ha toccato la vostra mente, con la suggestione, l’ipnosi. Le streghe sono molto abili a usare queste armi.
Poi la voce del diacono divenne piu forte e distinta, e nel suo stato di semi-incoscienza, l’Uomo Nero si rese conto che Cugino Deth si era chinato su di lui e lo stava guardando.
— Ma mi chiedo a che cosa gli serviranno questi trucchetti quando si sara ripreso a sufficienza da poter essere condotto da Fratello Dhomas.
12
Quello era giorno di mercato a Megateopoli e, in genere, quando c’era mercato, la Grande Piazza pullulava di gente quasi fino all’ora del coprifuoco. Ma quel pomeriggio, il sole non era ancora tramontato, che gia i cittadini comuni stavano raccogliendo le loro mercanzie e si affrettavano verso casa.
Gli affari erano stati piuttosto magri. Il pensiero della notte che stava per calare aveva fatto passare a tutti la voglia di comprare.
Per tutta la giornata si era aggirato in mezzo a loro un mercante invisibile, che dava via la sua merce gratis: il suo nome era Terrore.
Chi osava rientrare a casa al crepuscolo e correre il rischio di imbattersi in una di quelle enormi bestie grigie, con gli occhi iniettati di sangue, che la notte precedente erano state viste aggirarsi furtive nei vicoli della citta? O rischiare di trovare la strada di casa oscurata da quella tenebra silenziosa e infida che aveva costretto una pattuglia di diaconi a cercar rifugio nell’abitazione di un popolano? Umder Chom, il fabbro che li aveva ospitati, aveva dichiarato che erano piu spaventati di lui.
Tutti avevano qualcosa di terribile o di portentoso da raccontare e centinaia di storie bisbigliate di orecchio in orecchio avevano fatto il giro del mercato assai piu rapidamente dei manufatti esposti. In molti giuravano di aver visto gli angeli sfrecciare in cielo: “grandi esseri alati con il volto ardente”, segno che finalmente il Grande Dio mostrava di preoccuparsi delle tribolazioni che affliggevano le sue creature. Ma a queste notizie rassicuranti facevano riscontro altre voci, spaventose e inquietanti, secondo cui gli stessi sacerdoti erano terrorizzati da quanto stava accadendo.
Naturalmente queste voci avevano raggiunto tutti i cittadini comuni, benche ognuno di loro vi accennasse con estrema cautela e, prima di aprir bocca, si guardasse attorno con circospezione per accertarsi che non vi
