Pensavo allo strano racconto di Dunya questa notte, mentre giacevo insonne preoccupandomi di Zsuzsanna, di mio marito, e di mio figlio, che presto nascera in questa strana e spaventosa casa.
Nel mezzo della mia agitata veglia sono caduta in un improvviso stato di sogno, simile, ma piu profondo e piu difficile da scuotere via, a quello provocato dal laudano. Dapprima ho pensato che finalmente fosse arrivato il sonno, e l’ho accolto con gratitudine, poiche era assai gradevole.
Ho fluttuato in quello stato beato per un periodo imprecisato di tempo finche sono diventata gradualmente consapevole di una solitaria immagine ipnotica che dominava la mia coscienza: i profondi occhi verdi di Vlad.
Immediatamente mi sono forzata a svegliarmi e mi sono seduta intontita sul letto, con il cuore che batteva forte per l’ansia.
Sapevo — sapevo, sebbene non potessi spiegare come ero arrivata a una tale rivelazione — che egli era di nuovo con Zsuzsanna. Mi sono alzata, e a piedi nudi mi sono avvicinata furtivamente alle tende di velluto. La luce brillava sotto la porta, segnalando che Arkady era ancora dall’altra parte del corridoio, nello studio.
Ho alzato una mano per spostare di lato una tenda… Poi ho esitato dicendomi che ero ridicola dato che Dunya in quello stesso momento si trovava con Zsuzsanna nella sua stanza, e che la sua robusta e forte presenza nonche l’aglio assicuravano che non sarebbe accaduto loro alcun male.
Eppure non riuscivo a liberarmi dal presentimento di un pericolo. Timidamente, ho tirato indietro la tenda di un pezzetto e ho guardato attraverso la fessura.
La luna stava calando e la notte non era piu cosi luminosa, ma i miei occhi erano abituati all’oscurita. Non ho visto niente sul terreno tra le nostre due camere e stavo proprio per lasciar andare la tenda e rimproverarmi di essere in ansia senza motivo, quando ho visto che le imposte di Zsuzsanna erano state aperte.
Mi sono sforzata molto per vedere ma, nell’oscurita, ho potuto essere sicura solo del fatto che le imposte erano aperte. Era impossibile giudicare se il vetro era stato aperto. Mi sono sporta ancora, con il naso che quasi toccava la finestra.
Una scura forma ringhiarne e comparsa all’improvviso dall’ombra e ha colpito il vetro con una tale forza che l’ha incrinato ad appena pochi centimetri di distanza dal mio viso.
Ho gridato per la sorpresa. L’aggressore e ricaduto all’indietro, ma si e ripreso e ha caricato nuovamente, premendo contro il vetro il muso e una lunga bocca piena di gialli denti aguzzi, scoperti in una ringhio terrificante.
Ho lasciato cadere la tenda e sono corsa verso la porta, ma nel frattempo Arkady l’aveva gia spalancata. Con mia sorpresa brandiva una pistola, come se fosse stato pronto e armato per una simile emergenza. Ha allungato il braccio per allontanarmi dal pericolo e, seguendo il mio sguardo terrorizzato, ha tirato indietro la tenda e ha mirato con l’arma proprio mentre il lupo saltava per la terza volta, rompendo la finestra e facendola muovere nel telaio.
Ha fatto fuoco nell’oscurita, barcollando leggermente mentre l’arma rinculava nella sua mano; il vetro e andato in frantumi con un forte rumore cristallino. Mi attendevo di sentire un guaito, un lamento acuto, ma tutto fuori era silenzio. Ero troppo spaventata per avvicinarmi a sufficienza da sbirciare fuori, ma l’espressione interrogativa e incerta di Arkady disse che l’animale era semplicemente svanito. Egli si sporse e guardo attentamente fuori della finestra, e io mi avvicinai dietro di lui quanto piu potei, facendo attenzione ai vetri con i miei piedi nudi, poi allungai il collo per vedere sopra la sua spalla.
Non c’era nemmeno una traccia dell’aggressore, tranne che per il vetro in frantumi, sporco di saliva.
Poi lui si volto verso di me ed io confesso che, in quel momento, i miei nervi cedettero e feci qualcosa che non avevo mai fatto davanti a mio marito: piansi come un bambino isterico, terrorizzato. So che era terribilmente preoccupato nel vedermi cosi e volevo smettere immediatamente poiche lui ne aveva passate cosi tante di recente, ma trascorsero alcuni minuti prima che fossi in grado di controllarmi. Singhiozzando, lo supplicai di portarci via, a Vienna. Promise che lo avrebbe fatto, ma io so che lo disse semplicemente per tranquillizzarmi. Non riusci, in quel momento, a sostenere del tutto il mio sguardo.
Ion e Ilona vennero a bussare alla porta avendo udito il colpo di pistola; Arkady li mando via bruscamente, poi tiro fuori il laudano in uno sforzo disperato di calmarmi, ma ne bevve piu di me.
Come posso permettermi di dormire? Nessuna creatura normale potrebbe aver saltato
Sono stata avvertita.
No, peggio… sono stata apertamente minacciata. Lo so, poiche in quel terribile istante in cui il mio viso era separato da quel lupo ringhiante da meno di tre centimetri di vetro, ho guardato nel profondo dei suoi selvaggi occhi intelligenti.
Occhi affamati, irresistibili; occhi del verde piu scuro della foresta.
Lui sa che l’ho visto la fuori; che ho capito di Zsuzsanna; che sto cercando di persuadere Arkady a portarci via. Dio mio, in qualche modo lo sa e, con l’istinto di una madre, so che non permettera mai che io, mio marito o il bambino, lasciamo questo posto.
Ero troppo debole per chiuderle, troppo debole per rimettere a posto l’aglio, troppo debole per continuare la farsa. Meglio cosi: ora, dal mio letto, guardo i primi raggi del sole che filtrano attraverso la foresta come burro fuso, attraversando la stanza grigia e silenziosa per cadere su Dunya che dorme sul monticello delle mie gambe sotto la coperta.
Le mie gambe forti, perfette!
La luce e cosi radiosa, cosi dorata, cosi amaramente bella, che la gola mi duole per lacrime che non verso. Questa e l’ultima alba che vedro.
Con un particolare sforzo di volonta, ho trovato la forza di scrivere. Sono decisa a lasciare la testimonianza del mio passaggio.
Ma per chi?
Sto morendo. So che i miei polmoni cesseranno di respirare, e il mio cuore di battere; eppure sono certa che la fine a cui vado incontro non e veramente morte, ne l’esistenza verso la quale mi avvio e veramente vita. Poiche io so tutto quello che lui sa, e la mia malinconia al pensiero di abbandonare questa breve, infelice e menomata esistenza, e moderata da un crescente timore, una crescente gioia: il mio sudario sara una crisalide, da cui emergero bella, perfetta, immortale.
La nostra comunione e completa. La notte scorsa sapevo quando Dunya sarebbe caduta sotto il suo incantesimo, sapevo il momento preciso in cui sarebbe arrivato. Mi ero liberata dalla costrizione della mia camicia da notte e lo attendevo presso la finestra, dentro il raggio del chiarore lunare, sollevando le braccia davanti ai miei occhi meravigliati, spalancati, ingannati dalla radiosita di quella luce argentea sulla pelle nuda: gia vedevo delle scintille rosate e d’oro, l’inizio di quel glorioso fuoco opalescente nella mia propria carne.
Uscendo da quella magnifica lucentezza, lui mi apparve accanto. Non dissi nulla, ma sollevai i miei lunghi e pesanti capelli dal collo e glielo offrii, sapendo che sarebbe stata l’ultima volta che vi si sarebbe nutrito. Si avvolse strettamente i miei capelli intorno alla mano e tiro la mia testa all’indietro, stringendo con l’altra mano la mia vita alla sua.
Di nuovo i suoi denti trovarono le minuscole e tenere ferite; io rabbrividii mentre affondavano rapidamente, abilmente, nella mia carne, quindi rabbrividii nuovamente quando la sua lingua comincio a muoversi, dapprima con rapidita, per incoraggiare il flusso, poi piu lentamente, con volutta, ma suggendo forte, con una tale pressione che gemetti per il dolore.
Nonostante il disagio, non lottai, ma mi lasciai cadere immediatamente in quella profonda, deliziosa condizione di incoscienza, con il cuore che batteva di eccitazione al sapere (suo ed ora mio) che si sarebbe nutrito spietatamente, oltre la sazieta, che mi avrebbe nuovamente portato sull’orlo di quel precipizio puramente sensuale al confine con la morte… e poi oltre, attraverso il grande abisso.
Sentii anche il suo piacere, il piacere che avevo conosciuto io stessa due notti prima, l’estasi dell’estremo potere sulla vita e sulla morte di un altro, dell’estrema seduzione, del saziarsi della pura fame animale: della selvaggia e sanguinaria gioia della caccia e dell’uccisione.
E lui conobbe il mio rapimento e anche, nascosto, il mio lieve e amaro rimpianto nel lasciare questa vita
