«Hanno comprato il vostro silenzio per dieci anni?»
«Suppongo di si.»
«Lewis, sai che faro chiudere quella discarica, dovessi metterci tutto il resto della mia vita.»
«Lo so.»
«Ebbene, non so quanti soldi perderete quando finiranno i pagamenti, ma voglio dirti quanto apprezzo quello che stai facendo.»
«Tu sei stato buono con noi», ribatte semplicemente.
Matt illumino con la torcia la galleria davanti a loro. Le pareti, il soffitto e il pavimento parevano stringersi come un corridoio in
«Diventa sempre piu stretto e basso?»
«Ce la farai a passare», rispose Lewis. «Bada solo a non fare sospiri troppo profondi.» Ridacchio.
«Lewis, non so come dirtelo, ma io… ho problemi con gli spazi stretti e chiusi. Li ho sempre avuti. Io… ecco… mi viene il panico.»
«Ehi, da dove ha tirato fuori una storia simile un bravo ragazzo del West Virginia? Ce la farai, dottore. Ci sono solo alcuni punti in cui dovrai strisciare e dove si passa a malapena.»
«Mio Dio», borbotto Matt.
«E passato parecchio tempo dall’ultima volta che sono stato qui, per cui faremo bene a muoverci lentamente. Non sono le strettoie che ti devono preoccupare. Sono gli strapiombi.»
Tenendo le torce puntate a terra, i due si diressero verso il centro della montagna, camminando sempre in discesa. Il rumore dell’acqua che scorreva o precipitava era costante, a volte sembrava vicino, a volte echeggiava attraverso una galleria laterale. Per due volte avevano dovuto schiacciarsi contro una parete e camminare a sghembo lungo il bordo di un precipizio. Una volta, deliberatamente, Matt aveva dato un calcio ad alcuni sassolini facendoli cadere in quelle nere fauci. Il tonfo si era udito appena.
«Non credo che ti piacerebbe cadere laggiu», aveva commentato Lewis.
La stretta galleria fece alcune svolte e Matt comincio a chiedersi se avrebbero avuto dei problemi sulla strada del ritorno, ma Lewis sembrava muoversi con sicurezza in quell’aria pesante e stantia. Una volta, un passaggio particolarmente basso e stretto l’aveva costretto a mettersi sulle ginocchia. Matt non era riuscito ad abbassarsi sufficientemente e aveva dovuto percorrere quattro, cinque metri strisciando sulla pancia, come un marine. Immediatamente aveva iniziato a battergli forte il cuore. Si era ritrovato a pensare agli uomini delle caverne e a chiedersi come avessero potuto provare qualcosa di diverso dal terrore quando dovevano attraversare strette fenditure nella roccia senza alcuna speranza di potersi inginocchiare, girarsi, o rotolarsi e senza alcuna certezza che il cammino non sarebbe improvvisamente finito. L’idea l’aveva fatto star male e gli aveva irrigidito i muscoli tra le scapole.
Poco dopo si erano rimessi in piedi, la galleria si era allargata e riceveva ampi affluenti da sinistra. L’aria si era fatta meno pesante.
«La», sussurro Lewis, indicando una delle gallerie, «quella e una delle vie che abbiamo usato per portare dentro i barili. Li trasportavamo su carrelli.»
«Chi lo fa adesso?» chiese Matt.
«E chi lo sa. Per quello che ne so hanno smesso.»
«Non credo… Aspetta. Senti questo odore?»
«Si. La grotta che cerchiamo non e molto distante.»
L’odore, dolce, pungente e leggermente nauseante, era quello di sostanze chimiche. Benzina, toluene, Matt cerco di individuarli con precisione, ma non pote farlo con certezza. Vittoria! penso. Tutti quei frustranti anni durante i quali aveva cercato di far capire alla gente con quale genere di morale veniva gestita la Belinda Coal Coke stavano per dare i loro frutti. Oltre a quella puzza, dalle pareti rocciose e umide riecheggiava il rumore dell’acqua che scorreva. Alla loro sinistra, appena dietro il punto in cui era Lewis, Matt riusci a scorgere un piccolo fiume che usciva a forza da un’ampia fessura nella roccia. Il raggio della torcia elettrica riflesso dall’acqua nera illumino lo spazio al di la. Il soffitto era inclinato verso l’alto. Ora l’odore organico era piu intenso. Quali che fossero le sostanze chimiche nascoste piu avanti, di certo non erano ben sigillate.
«Lewis», mormoro, «ci siamo?»
«Proprio la», rispose lui, facendo oscillare per un attimo la torcia davanti a se.
Per circa un minuto i due uomini rimasero al buio. Il rumore del fiume che scorreva rapido riempi la caverna, di cui ora Matt intui la grandezza.
«Avanza in silenzio, diritto davanti a te», ordino Lewis. «Non si accende piu la torcia, finche non siamo certi di non avere compagnia.»
«Riesco a vederli, Lewis!» esclamo eccitato Matt. «Posso vedere i bidoni!»
Davanti a loro, due enormi piramidi di bidoni di benzina, sei metri di base e tre metri d’altezza, riempivano solo una frazione della caverna. Un terzo mucchio stava prendendo forma. Dietro i bidoni, a quasi 180 gradi dalla galleria attraverso la quale erano entrati, vi era un altro passaggio, piu largo, che con ogni probabilita veniva direttamente dalla miniera. Un filo di luce, che arrivava dal profondo di quella galleria, illuminava in controluce i bidoni.
Rimasero schiacciati contro la parete di quella camera sotterranea, lontani dai barili. Lewis accese la sua torcia elettrica, che era molto piu potente di quella di Matt, e gliela porse. La vista di cio che aveva di fronte creo nel petto di Matt un groviglio di tristezza e rabbia. Molti bidoni di benzina parevano essere ancora in buone condizioni, ma alcuni erano corrosi. Un certo numero, sei o sette per quanto poteva vedere da dove si trovava, si erano vuotati sul pavimento roccioso. A meno di dieci metri dietro i mucchi di bidoni, un largo torrente attraversava gorgogliando la caverna, diretto vagamente verso la miniera. Era impossibile pensare che le tossine non passassero attraverso le principali zone di lavoro e da li nell’ambiente.
«Bastardi», borbotto. «Faremo meglio a muoverci alla svelta, Lewis, non ho idea di cosa facciano ai nostri polmoni o al nostro cervello queste esalazioni.»
«Niente puo rovinarmi il cervello piu di cosi», replico lui, rafforzando la battuta con una risata roca.
Matt si sfilo lo zaino, s’inginocchio e lo apri. Estrasse la macchina fotografica e fece una decina di scatti con il flash. Tiro poi fuori una sacca in plastica che conteneva i flaconi per la raccolta di campioni e fece alcuni passi esitanti verso i bidoni. Era a due metri dalla pila, quando i riflettori fissati alle pareti si accesero di colpo, illuminando quasi tutta la caverna come il sole a mezzogiorno.
Matt intravide, appese a una rastrelliera, maschere antigas e tute intere. Istintivamente si lascio cadere sul pavimento umido, proprio mentre due guardie di sicurezza entravano dall’altra galleria. Le loro esatte parole si persero nell’eco dell’acqua gorgogliante, ma capi che stavano ridendo e scherzando. Uno di loro attivo un quadro di controllo della sicurezza fissato alla parete rocciosa.
Matt si diresse carponi verso Lewis che se ne stava schiacciato contro la parete in una sacca d’ombra.
«Svelto!» bisbiglio Lewis.
Muovendosi il piu velocemente possibile, Matt era a circa un metro dall’ombra quando una delle guardie lo scorse.
«Merda, Tommy, guarda! Laggiu!»
Matt vide l’uomo estrarre la pistola.
«Corri!» grido Lewis mentre stava gia scappando verso la galleria.
Matt lo segui.
«Non dovremmo semplicemente dire loro chi siamo e che non vogliamo guai?» chiese mentre correvano.
«A loro interessa solo assicurarsi che non usciamo dalla caverna vivi», rispose Lewis. «Credimi.»
In quell’istante, dietro di loro esplosero dei colpi e le pallottole rimbalzarono dalle rocce.
«Gesu!» urlo Matt, chinandosi.
Aveva lasciato a terra lo zaino da montagna e l’apparecchio fotografico, ma per puro miracolo teneva ancora in mano la torcia elettrica di Lewis. La passo a Lewis e, seguendo la luce, si tuffarono nell’oscurita del corridoio.
All’inizio, Lewis si mosse con sorprendente velocita e agilita, ma, rapidamente, eta e anni di sigarette presero il sopravvento e, quando raggiunsero la prima strettoia della galleria, stava ansimando. Matt sapeva che avrebbe potuto muoversi piu velocemente da solo, ma, anche se avesse conosciuto le gallerie, non avrebbe mai abbandonato l’amico. Impreco contro se stesso per avere cacciato entrambi in una simile situazione. Avrebbe
