Ero anche affamata, esausta, lurida, piena di morsi d’insetti, stracciata, e assetata in modo quasi insopportabile.

Cinque ore piu tardi, ospite del signor Asa Hunter, facevo la passeggiata sul suo carro agricolo Studebaker tirato da una splendida pariglia di muli. Ci stavamo avvicinando a una piccola citta di nome Eudora. Non avevo ancora dormito, ma a parte il sonno avevo avuto tutte le altre cose migliori della vita: acqua, cibo, un bagno. La signora Hunter aveva chiocciato al mio indirizzo, mi aveva prestato una spazzola e offerto la colazione: uova fritte, pancetta casalinga spessa e succulenta, pane di grano, burro, sorgo, latte, caffe fatto in un pentolino e lasciato a depositare con gusci d’uovo; e per apprezzare in pieno la cucina della signora Hunter raccomando di nuotare tutta notte, alternando il nuoto all’avanzata strisciante sul terreno lercio della riva dell’Old Man River. Ambrosia!

Mangiai col suo accappatoio, perche lei volle a tutti i costi lavarmi la tuta lacera. Al momento di partire, la tuta era asciutta e io avevo un aspetto quasi rispettabile.

Non mi offrii di pagare gli Hunter. Esistono esseri umani che posseggono molto poco ma sono ricchi in dignita e rispetto di se. La loro ospitalita non e in vendita, e nemmeno la loro generosita. Lentamente, sto imparando a riconoscere questo tratto negli umani che lo posseggono. Negli Hunter era inconfondibile.

Traversammo Macon Bayou, poi la strada sfocio in un’altra un po’ piu larga. Il signor Hunter fermo i muli, scese, si sposto dal mio lato. — Signorina, vi sarei molto grato se scendeste qui.

Accettai la sua mano, mi lasciai aiutare. — Qualcosa non va, signor Hunter? Vi ho offeso?

Lui rispose lentamente: — No, signorina. Per niente. — Esito. — Ci avete detto che il fondo della vostra barca e stato forato da un ramo che sporgeva dall’acqua.

— Si?

— I rami sporgenti sono un grosso rischio per chi pesca. — Una pausa. — Ieri sera al tramonto e successo qualcosa di brutto sul fiume. Due esplosioni, piu o meno alla Kentucky Bend. Grosse. Le abbiamo viste e sentite da casa.

Fece un’altra pausa. Io non dissi niente. La spiegazione della mia presenza e delle mie (deplorevoli) condizioni era stata debole, a dir poco. Ma l’unica altra spiegazione possibile sarebbe stata un disco volante.

Il signor Hunter riprese: — La vecchia e io non abbiamo mai avuto da dire con la Polizia Imperiale. Non vorremmo cominciare adesso. Per cui, se non vi spiace fare a piedi un pezzo di questa strada a sinistra, arriverete a Eudora. E io girero il carro e tornero a casa mia.

— Vedo. Signor Hunter, mi piacerebbe poter ripagare in qualche modo voi e la signora Hunter.

— Potete farlo.

— Si? — (Avrebbe chiesto soldi? No!)

— Un giorno incontrerete qualcuno che ha bisogno di una mano. Dategli una mano e pensate a noi.

— Oh! Lo faro! Lo faro senz’altro!

— Ma non prendetevi il fastidio di scriverci per raccontarlo. Chi riceve posta viene notato. Noi non moriamo dalla voglia di essere notati.

— Vedo. Pero io lo faro e pensero a voi, e non una sola volta, ma molte volte.

— Meglio cosi. Il pane gettato sulle acque torna sempre indietro, signorina. La signora Hunter mi ha detto di dirvi che ha intenzione di pregare per voi.

I miei occhi si riempirono di lacrime cosi in fretta che non ci vedevo piu. — Oh! Ditele per favore che la ricordero nelle mie preghiere. Vi ricordero tutti e due. — (Non avevo mai pregato in vita mia. Ma lo avrei fatto, per gli Hunter.)

— Grazie di cuore. Glielo diro. Signorina, posso offrirvi una parola di consiglio senza essere frainteso?

— Ho bisogno di consigli.

— Non pensate di fermarvi a Eudora?

— No. Devo andare a nord.

— Cosi avete detto. Eudora e solo una stazione di polizia e qualche negozio. Lake Village e piu lontano, pero ci si ferma il Vma della Greyhound. Sono una ventina di chilometri di strada, tenendovi a destra. Se riuscite a coprire la distanza da adesso a mezzogiorno, arriverete in tempo per il bus. Pero e un bel po’ di strada, e oggi fa un caldo del diavolo.

— Posso farcela. Ce la faro.

— Il Greyhound vi portera a Pine Bluff, o addirittura a Little Rock. Uhm. Il bus costa denaro.

— Signor Hunter, siete stato piu che gentile. Ho con me la mia carta di credito. Posso pagare il bus. — Non ero uscita in forma smagliante dall’acqua e dal fango, ma le carte di credito, la carta d’identita, il passaporto e i soldi erano al sicuro nella cintura impermeabile che Janet mi aveva dato anni luce prima; si era salvato tutto. Un giorno o l’altro glielo avrei detto.

— Bene. Ho pensato fosse meglio chiedere. Un’ultima cosa. Da queste parti, in genere la gente bada ai fatti propri. Se salite diritta sul Greyhound, i pochi impiccioni non avranno nessuna scusa per darvi fastidio. Meglio cosi, credo. Be’, arrivederci e buona fortuna.

Lo salutai e partii. Avrei voluto dargli il bacio dell’addio, ma una sconosciuta non si prende liberta con un uomo come il signor Hunter.

Presi il Vma di mezzogiorno e alle 12,52 ero a Little Rock. Una capsula espresso diretta a nord stava imbarcando quando raggiunsi la sotterranea. Ventun minuti piu tardi ero a Saint Louis. Da una cabina della sotterranea feci il numero di contatto di Boss, per organizzare il trasferimento al quartier generale.

Una voce rispose: — Il numero che avete usato non e in servizio. Restate in linea e un centralinista… — Interruppi la comunicazione e scappai.

Restai nella citta sotterranea diversi minuti, camminando a caso e fingendo di guardare le vetrine, ma in realta allontanandomi sempre piu dalla stazione.

Trovai un terminale pubblico in un centro commerciale a una certa distanza e provai il codice d’emergenza. Quando la voce arrivo a: — Il numero che avete usato non e… — premetti il tasto per interrompere la linea, ma la voce non si fermo. Abbassai la testa, mi buttai in ginocchio, uscii dalla cabina e girai a destra; attirai l’attenzione su di me, una cosa che odio, ma forse evitai di essere fotografata tramite il terminale, una cosa che sarebbe stata un disastro.

Sprecai minuti a confondermi nella folla. Quando fui ragionevolmente certa che nessuno mi seguisse, scesi di un livello, salii sulla metropolitana locale e mi spostai a Saint Louis Est. Avevo un ultimo codice d’emergenza, ma non intendevo usarlo senza i dovuti preparativi.

Il nuovo quartier generale sotterraneo di Boss si trovava a una sessantina di minuti da ogni possibile punto, ma io non sapevo dove fosse.

Voglio dire che quando lasciai l’infermeria per partire per il corso d’addestramento, il viaggio in Vma duro esattamente sessanta minuti. Quando tornai impiegai sessanta minuti. Quando partii in ferie e chiesi che mi accompagnassero alla stazione delle capsule, venni depositata a Kansas City in sessanta minuti esatti. E il passeggero di un Vma destinato a questi usi non ha alcun modo di guardare fuori.

Stando a geometria, geografia, e a una conoscenza minima di cio che puo fare un Vma, il nuovo quartier generale di Boss doveva trovarsi da qualche parte piu o meno nei pressi di Des Moines; ma in questo caso «piu o meno» significava un raggio di almeno cento chilometri. Non feci ipotesi.

Neanche sull’identita delle persone del nostro gruppo che conoscevano la posizione del quartier generale. Era un’informazione impartita «solo in caso di necessita», e cercare di indovinare in che modo Boss decidesse queste cose era uno spreco di tempo.

A Saint Louis Est comperai un mantello col cappuccio, poi una maschera in lattice in un negozio di giochi e scherzi, scegliendone una non grottesca. Poi feci dolorosi sforzi per scegliere assolutamente a caso il terminale. Nutrivo il forte sospetto, ma non la certezza, che Boss avesse subito un altro attacco, questa volta fatale, e l’unico motivo per cui non mi ero ancora lasciata prendere dal panico era che sono addestrata ad arrendermi al panico solo al termine dell’emergenza.

Mascherata e incappucciata, composi l’ultimo codice di cui disponevo. Stesso risultato, e di nuovo era impossibile spegnere il terminale. Girai la schiena all’apparecchio, mi tolsi la maschera e la lasciai cadere a terra, uscii dalla cabina al rallentatore, girai l’angolo, mi levai il mantello mentre camminavo, lo ripiegai, lo infilai in un cestino per i rifiuti, tornai a Saint Louis dove, con perfetta faccia di bronzo, usai la carta di credito della Banca Imperiale di Saint Louis per pagare la sotterranea per Kansas City. Un’ora prima, a Little Rock, me n’ero servita

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