ma bisognava accuratamente evitare di commettere gli stessi errori. Il controllo era piu che mai necessario, ora che veniva offerta una strada per sbloccare la situazione dal punto morto attuale.

Walton entro nel suo ufficio e chiuse la porta alle sue spalle. Era pervaso da una calda sensazione di benessere; per una volta, le cose parevano muoversi nella direzione giusta. Era felice, in un certo senso, che FitzMaugham non fosse piu vivo. Adesso che l'umanita era sulla soglia della sua piu grande conquista, il merito sarebbe andato a lui, Roy Walton, e il trionfo personale era una cosa lungamente sognata.

Walton batte le palpebre. 'Avevo lasciato l'archivio aperto quando sono uscito dall'ufficio?' si chiese. In genere, anche nei momenti di piu grande eccitazione, non si comportava con tanta disinvoltura.

Comunque lo scaffale dell'archivio, adesso, era sicuramente aperto, come i due scaffali vicini. Sentendosi stranamente stordito attraverso la stanza, guardo nell'archivio, vide le ombre che lo pervadevano, frugo tenacemente all'interno.

Il reparto che conteneva i documenti del progetto di 'terraforming', e l'altro reparto, quello dedicato all'astronave interstellare di McLeod, parevano perfettamente intatti. Ma il cassetto nel quale Walton aveva riposto l'incartamento che Lamarre gli aveva portato poco tempo prima… il cassetto era vuoto!

Vuoto, completamente vuoto, vuoto senza speranza, ed era inutile cercare.

'Qualcuno e entrato qui' penso rabbiosamente Walton. E poi la collera si trasformo in una fitta di sofferenza inaudita, quando ricordo cosa c'era stato nell'incartamento di Lamarre, e che cosa sarebbe accaduto… che cosa 'sarebbe' accaduto! …se quella formula dell'immortalita si fosse diffusa liberamente, senza alcun controllo, in un mondo impreparato — fisicamente e moralmente — a riceverla.

9

La cosa piu strana, penso Walton, era che lui non poteva farci assolutamente nulla.

Avrebbe potuto chiamare Sellors e dargli una robusta strigliata per non aver sorvegliato il suo ufficio nella maniera migliore, ma questo non avrebbe fatto ritornare l'incartamento mancante.

Avrebbe potuto diffondere l'allarme generale, e cosi avrebbe fatto sapere al mondo che esisteva la formula di Lamarre, e che l'immortalita era sul mercato. Sarebbe stato catastrofico.

Walton chiuse con rabbia il cassetto e fece scattare la serratura. Poi, pesantemente, si calo sulla poltrona e si prese la testa fra le mani. Tutta l'esultanza di pochi istanti prima si era trasformata nella depressione piu nera.

Sospetti? Soltanto due… Lamarre e Fred. Lamarre perche era il sospetto piu ovvio; Fred perche avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di danneggiare il fratello.

— Mi passi Sellors, della sicurezza — disse Walton nell'intercom.

Il viso mite di Sellors apparve sul quadro del visifono. L'uomo batte rapidamente le palpebre, alla vista di Walton e Walton si chiese per un istante fuggevole quanto fosse pauroso il suo aspetto; doveva avere l'aria di un indemoniato, malgrado la collaborazione del filtro 'executive', il filtro che agiva sull'immagine trasmessa dal visifono e la mutava leggermente, per dare un aspetto migliore anche al piu stanco degli affaticati dirigenti del tempo. Chissa in che condizioni era ridotto lui, Walton, se malgrado il filtro il suo aspetto appariva cosi disfatto.

— Sellors, desidero che lei mi proclami uno stato di allarme generale, non ufficiale, in tutte le sezioni della Sicurezza, per cercare un certo dottor Lamarre. Trovera la descrizione dell'uomo e le sue caratteristiche essenziali registrate nei nastri delle visite di oggi; e venuto a trovarmi verso mezzogiorno. Il nome e… ehm… Elliot. T. Elliot Lamarre, gerontologo. Non so dove abiti.

— Cosa devo fare quando l'avro trovato, signore? — chiese il poliziotto.

— Lo porti qui senza indugio, e, se lo trova a casa, sigilli la porta. Potrebbe essere in possesso di certi documenti segreti di estrema importanza.

— Sissignore.

— E metta le mani sul fabbro che ha riparato la porta del mio ufficio. Voglio che la calibratura della combinazione venga immediatamente cambiata.

— Certo, signore.

Lo schermo impallidi. Walton torno alla scrivania e si getto come un disperato sul normale lavoro di routine, cercando di restare occupato per non pensare troppo alle altre cose.

Pochi minuti dopo lo schermo torno a illuminarsi. Era Fred.

Walton fisso freddamente l'immagine del fratello.

— Be', cosa vuoi? Fred ridacchio.

— Perche sei cosi pallido e smunto, fratellino mio? Delusioni d'amore?

— Cosa diavolo vuoi?

— Un'udienza da Sua Altezza il Direttore ad Interim, se cosi aggrada a Vostra Grazia. — Fred sorrise, e fu un sorriso odioso quant'altri mai. — Una, udienza, privata, se, non, vi, dispiace, mio, signore — disse, scandendo bene le parole.

— Bene. Vieni su.

Fred scosse il capo.

— Spiacente, non mi va. Ci sono troppi dannati impianti-spia nel tuo ufficio. Troviamoci da qualche altra parte, che ne dici?

— Dove?

— Il club al quale appartieni, per esempio. La Sala di Bronzo.

Walton balbetto.

— Ma non posso lasciare l'edificio in questo momento! Non c'e nessuno che…

— Immediatamente — disse Fred, seccato. — La Sala di Bronzo. E nella San Isidro, vero? Nel grattacielo Neville?

— Va bene — disse Walton, rassegnato. — C'e un fabbro che deve salire quassu per fare un certo lavoro. Lasciami il tempo di annullare l'ordine e saro da te.

— Tu scenderai subito — disse Fred. — Io arrivero cinque minuti dopo di te. E non avrai bisogno di annullare l'ordine. Ero 'io' il fabbro.

Neville Avenue, dove sorgeva il grattacielo Neville, era la strada piu elegante di tutta New York, un'ampia striscia di ferrocemento che attraversava il West Side, tra l'Undicesima Avenue e la West Side Drive, tra la Quattordicesima e la Quindicesima Strada. Era fiancheggiata da enormi edifici ad appartamenti nei quali i grandi capitalisti dell'epoca potevano avere appartamenti di quattro e perfino cinque stanze; e proprio in fondo alla Avenue, di fronte al grattacielo Neville, c'era la poderosa San Isidro, una fortezza di splendente metallo e di pietra i cui sostegni di berillio e acciaio descrivevano archi possenti di centocinquanta metri e piu.

Al centocinquantesimo piano della San Isidro si trovava la riservatissima Sala di Bronzo dalle cui finestre di quarzo si poteva vedere la distesa di Manhattan e la confusione frenetica di New Jersey, dall'altra parte del fiume.

Il jetcottero fece scendere Walton sul piano di atterraggio della Sala di Bronzo; diede una mancia troppo alta al conducente, ed entro nell'edificio. Una porta di bronzo gli si paro dinnanzi. Tocco con la chiave la piastra segreta; la porta si apri silenziosamente, e lo fece entrare.

Lo schema colorifico, quel giorno, era il grigio; luce grigia usciva dalle pareti luminescenti, tappeti grigi soffocavano i passi, tavoli grigi con piatti grigi si vedevano nella vasta distesa grigia e discreta. Un cameriere vestito di grigio, alto non piu di un metro e trenta, si avvicino silenziosamente a Walton.

— Lieto di rivederla, signore — mormoro. — Il signore non e venuto qui da tempo.

— No — disse Walton. — Sono stato troppo occupato, purtroppo.

— Terribile tragedia, la morte del signor FitzMaugham. Era uno dei nostri membri piu famosi e degni. Il signore desidera la sua solita stanza?

Walton scosse il capo.

— Ho un ospite… mio fratello Fred. Avremo bisogno di una stanza per due. Fred si fara identificare, al suo arrivo.

— Naturalmente. Mi segua, prego.

Lo gnomo lo guido, attraverso la penombra grigia, fino a un'altra porta di bronzo, e poi lungo un corridoio che

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