— Chi e che sta cercando di far uscire dai gangheri qualcuno? In ogni caso chi si e messo in tasca quell’anticipo? Io?
Vuole sul serio essere rimborsato? Non so dirlo. L’idea di rifondergli la paga mi disgusta, e non soltanto perche ci smeno dei soldi. Vorrei poterlo leggere, ma non riesco a cavare niente da lui a quel livello; adesso sono completamente bloccato. Bluffero. Dico: — Che storia e questa? E tutta quella fatica sprecata? Io il lavoro l’ho fatto. Non capisco proprio quali dannati irragionevoli motivi tu abbia per rifiutarlo. Almeno mi tengo i cinque dollari. Almeno quelli.
— Restituiscimi i soldi.
— Va in malora.
Comincio ad andarmene. Lui mi acchiappa — il suo braccio, completamente steso verso di me, dev’essere lungo quanto una delle mie gambe — e mi tira verso di lui. Comincia a scrollarmi. Sto battendo i denti. Lui ha un sorriso piu largo che mai, pero i suoi occhi sono demoniaci. Agito i miei pugni verso di lui, pero, con le braccia che ha, non arrivo neanche a toccarlo. Mi metto a urlare. Si riunisce una folla. Di colpo ci sono tre o quattro altri uomini con i giaccotti da universitari che ci circondano, tutti neri, tutti giganteschi, anche se non grossi come lui. I suoi compagni di squadra. Ridono, schiamazzano, saltellano. Per loro io sono soltanto un burattino. — Ehi! Ti disturba? — chiede uno di loro. — Ti serve aiuto, Yahya? — strilla un altro. — Cosa t’ha fatto quel fottuto merdone vociante? — urla un terzo. Formano un anello e Lumumba mi spinge verso l’uomo alla sua sinistra, che mi afferra, e mi sballottano qui e la nel cerchio. Giro vorticosamente; incespico; barcollo; loro non mi lasciano mai cadere. Intorno e intorno e intorno. Una gomitata mi esplode sulle labbra. Sento sapore di sangue. Qualcuno mi schiaffeggia violentemente, e la mia testa rimbalza all’indietro. Dita tese mi si conficcano nelle costole. Sento che mi stanno facendo del male, parecchio; che insomma questi giganti stanno pestandomi ben bene. Una voce che mi sembra vagamente la mia offre a Lumumba il rimborso, ma nessuno ci fa caso. Loro continuano a farmi girare dall’uno all’altro. Adesso niente schiaffi, niente colpi secchi, ma pugni. Dov’e la polizia del campus? Aiuto! Aiuto! Porci poliziotti aiutatemi! Invece non viene nessuno. Non ce la faccio piu a respirare. Quanto mi piacerebbe lasciarmi cadere sulle ginocchia, raggomitolarmi per terra. Loro stanno urlandomi qualcosa, epiteti razziali, parole che afferro solo vagamente, un gergo da fratelli di sangue che dev’essere stato appena inventato; io non capisco che cosa stanno urlandomi, pero posso sentire l’odio in ogni sillaba. Aiuto! Aiuto! Il mondo ruota vorticosamente, selvaggiamente. Adesso lo so che cosa proverebbe una palla da canestro, se potesse provare qualcosa. Il pestaggio continua, l’annullamento di un movimento senza fine. Per favore, qualcuno, chiunque, mi aiuti, li fermi. Provo un forte dolore allo stomaco: un mucchio di metallo bianco-caldo dietro il mio sterno. Non riesco a vedere. Riesco soltanto a sentire. Dove sono i miei piedi? Finalmente sto crollando. Guardo come arrivano veloci verso di me i gradini. Il freddo bacio della pietra mi ammacca la guancia. Puo darsi che abbia gia perso conoscenza: come faccio a parlare? Un motivo di conforto, uno solo, c’e, almeno. Piu in basso di cosi non posso scendere.
22
Lui era pronto per innamorarsi quando incontro Kitty: maturo al punto giusto e impaziente: quello che ci vuole per impastarsi emotivamente. Puo anche darsi che sia stata tutta una seccatura; quello che lui provo non fu tanto amore quanto piuttosto soddisfazione all’idea di essere innamorato. O forse no. Lui non ha mai compreso quello che provava per Kitty, sotto ogni aspetto. La loro storia d’amore risale all’estate del 1963; lui la ricorda come l’ultima estate di speranza e di buon umore prima del lungo autunno di caos entropico e di disperazione filosofica provocati dalla societa occidentale. Era il momento in cui Jack Kennedy stava portando avanti certe cosucce, e mentre queste cosucce non stavano andandogli eccessivamente bene politicamente, lui ancora manovrava per dare l’impressione di essere li li per ottenere tutto con un colpo solo, se non proprio in quel preciso momento, senz’altro in una seconda e definitiva scadenza. Gli esperimenti nucleari nell’atmosfera erano appena stati banditi. Era stata installata la linea rossa Washington-Mosca. In agosto il segretario di stato Rusk annunciava che il governo Sud- vietnamita stava rapidamente prendendo il controllo delle aree supplementari del paese. Il numero degli americani morti combattendo in Vietnam non era ancora arrivato a cento.
Selig, che aveva 28 anni, aveva appena traslocato dal suo appartamento in Brooklyn Heights per un posticino in West Seventies. In quel periodo lavorava come agente di cambio, tra tutte la cosa piu inverosimile. Era stata un’idea di Tom Nyquist. Dopo sei anni, Nyquist era ancora il suo piu intimo e forse unico amico, sebbene l’amicizia fosse andata sfumando considerevolmente nell’ultimo anno, o negli ultimi due: la sicurezza di se quasi arrogante che caratterizzava Nyquist rendeva Selig sempre piu sconfortato, e fini per iniettargli il desiderio di mettere una qualche distanza, psicologica o geografica, tra se e l’individuo piu anziano. Un giorno Selig aveva detto, tutto pensieroso, che se anche soltanto gli fosse riuscito di mettere insieme un po’ di soldi — diciamo 25 mila dollari o giu di li — se ne sarebbe andato su un’isola remota a passare un paio d’anni della vita contemporanea, qualcosa del genere. Lui non aveva mai scritto niente di serio e non era sicuro di desiderarlo proprio sinceramente. Segretamente sperava che Nyquist gli avrebbe passato i soldi — Nyquist poteva raggranellare 25 mila dollari lavorando un pomeriggio, se gli saltava il pallino — e gli avrebbe detto: — Ecco qui i soldi, mio caro amico, va pure e cerca di essere creativo. — Invece Nyquist non si comporto affatto in quel modo. Disse che la maniera piu facile per un tizio qualunque, privo di capitali, per arrivare a fare un sacco di soldi in un battibaleno era di prendere un lavoro come agente in una ditta specializzata in compravendita azionaria. Le provvigioni sarebbero state decenti, sufficienti per viverci e per mettere qualcosa da parte, ma i soldi verdi sarebbero venuti portando avanti tutte le manovre di compravendita degli agenti esperti, le vendite al minuto, il blocco di nuove emissioni, gli intervalli arbitrali. Se ti ci applicherai abbastanza, gli aveva detto Nyquist, potrai fare tutti i soldi che vuoi. Selig protesto che lui non ne sapeva niente di Wall Street. — Potrei insegnarti tutto in tre giorni — disse Nyquist.
Effettivamente ci volle meno. Selig scivolo nella mente di Nyquist per una rapida scorpacciata di terminologia finanziaria. Nyquist aveva arrangiato bellamente tutte le definizioni: titoli comuni e preferenziali, a breve e lunga scadenza, opzioni doppie, obbligazioni, buoni convertibili, guadagni di capitali, situazioni speciali, titoli di stato a capitalizzazione fissa e mobile, profferte secondarie, specialisti e quello che fanno, il mercato di borsa, l’indice Dow-Jones, i diagrammi, e tutto il resto. Selig si ficco tutto nella memoria. Nei trasferimenti da mente a mente, con Nyquist, c’era una vividezza di qualita tale che rendeva facile ogni sforzo mnemonico. Il gradino seguente fu quello di farsi ingaggiare come tirocinante. Tutte le grandi agenzie di cambio erano alla ricerca di gente che voleva cominciare, Merril Lynch, Goodbody, Hayden Stone, Clark Dodge, un mucchio di loro. Selig ne scelse a casaccio una e ci ando. Gli diedero un quiz di borsa valori come prova preliminare; lui sapeva la maggior parte delle risposte e quelle che non conosceva le tiro fuori direttamente dalla mente dei suoi esaminatori, la maggioranza dei quali si erano applicati al mercato fin dalla fanciullezza. Fece una figura perfetta e fu assunto. Dopo un breve periodo di addestramento supero i test per il patentino, e molto dopo divento un rappresentante operativo registrato alle dipendenze di un ufficio di cambio, discretamente nuovo, in Broadway accanto alla 72a Strada.
Lui era uno dei cinque agenti di cambio, tutti abbastanza giovani. La clientela era prevalentemente ebrea e generalmente anziana: vedove settantacinquenni che abitavano negli enormi appartamenti residenziali della 72a Strada, e sarti in pensione che masticavano sigari e vivevano in West End Avenue e a Riverside Drive. Alcuni di loro avevano proprio un mucchio di soldi, che investivano nei modi piu prudenti possibili. Alcuni erano praticamente senza un centesimo, pero insistevano a comperare quattro azioni della Con. Edison e tre della Compagnia dei telefoni solo per avere l’illusione della prosperita. Dal momento che la maggioranza dei clienti erano anziani e non lavoravano, la maggior parte degli affari nell’ufficio erano trattati di persona e non per telefono; c’erano sempre una decina di cittadini anziani che chiacchieravano in gergo davanti alla telescrivente che trasmetteva i listini di borsa, e, ogni tanto, uno di loro si accostava barcollando alla cattedra del suo agente favorito e piazzava un ordine. Il quarto giorno di lavoro di Selig un cliente di venerabile eta subi un decisivo attacco di cuore nel corso di un recupero di nove punti. Nessuno si mostro sorpreso o almeno addolorato, ne gli agenti ne gli amici della vittima: i clienti morivano nell’ufficio con la media di uno al mese, venne a sapere Selig. Destino. Finisci per aspettartelo che i tuoi amici caschino li morti, quando arrivi a una certa eta. Rapidamente lui divento un favorito, soprattutto delle vecchie signore; a loro piaceva perche era un bel ragazzo ebreo, e parecchie si offrirono di presentarlo alle loro avvenenti nipotine. Queste offerte lui le rifiuto sempre, pero con molta grazia; era una regola fissa per lui, quella di essere cortese e paziente con loro, di recitare la parte del nipote. La maggioranza di loro era