computer, il trucco consisteva nel trovare il linguaggio giusto, il metodo appropriato e la corretta sequenza dei comandi per comunicare loro cosa si desiderava. Gary era convinto che questo valesse anche per le persone. E aveva ragione, quantomeno riguardo alle persone. Facevano sempre esattamente quello che voleva lui, sempre.»
Charlie scosse la testa guardandola con un’espressione seria. «Per uno dei due non e stato cosi, Beth. Alla fine o un computer o una persona non hanno fatto esattamente quello che Gary voleva.»
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«Come dolce c’e una torta di
Beth guardo Constance come per cercare aiuto, ma ricevette solo un sorriso d’incoraggiamento. Questo significava che si fidavano di lei o che la stavano mettendo alla prova? Senti aumentare la confusione che provava e scosse la testa, ma Charlie stava facendo segno al cameriere di avvicinarsi mentre Constance non la guardava affatto. Congedato il cameriere, Charlie si volto verso Beth ansioso di ascoltarla.
«Cominciamo dal fratello, Bruce» le suggeri vedendo che esitava a parlare.
«In Bruce» disse Beth dopo una pausa «sembra che genio e follia vadano di pari passo, ma e tutta una finzione. Gary non era pazzo» si affretto a precisare senza sapere perche lo stesse difendendo anche adesso. In preda alla confusione si fermo, poi aggiunse prudentemente: «Non si rendeva conto di quello che ci faceva… che faceva a loro.» Dovette fermarsi nuovamente perche nemmeno questo era esatto. Charlie emise un vago brontolio e Constance si limito ad aspettare. Beth provo a spiegarsi. «Le sue priorita erano diverse» disse infine. «Tutto cio che aveva a che fare con problemi, rompicapi, giochi e ogni aspetto intellettuale aveva la precedenza, mentre le persone venivano dopo.» Riflette un secondo poi annui. «Vedete, non e che ignorasse le persone, piuttosto non rappresentavano una priorita per lui. Una volta» si affretto a dire, domandandosi nuovamente perche si desse tanto la pena di far comprendere a Charlie e Constance com’era Gary, dal momento che non aveva piu alcuna importanza «quando Jake era ancora sposato, la moglie gli diede un ultimatum. Poteva continuare a lavorare per sempre diciotto ore al giorno o poteva restare sposato con lei, le due cose insieme non erano compatibili. Gary capi perfettamente cosa stava accadendo e diede a Jake anche piu lavoro. Volle metterlo alla prova pur rendendosi perfettamente conto delle conseguenze che questo avrebbe avuto, del costo che Jake e sua moglie avrebbero dovuto pagare. Quello per lui era un altro problema, niente di piu. Aveva una buona comprensione dei meccanismi umani, ma li valutava con un metro tutto suo.»
Il cameriere porto il caffe e rimasero in silenzio finche non si fu allontanato. A quel punto Charlie disse: «Harry.»
Beth chiuse ripetutamente gli occhi e cerco di radunare i pensieri, di inquadrare Harry. «E sempre in tensione» disse lentamente. «E come se avesse avuto la visione di qualcosa che aveva sempre giudicato irraggiungibile, e all’improvviso si fosse convinto di poterci arrivare. Come la vetta di una montagna» aggiunse, e guardo alternativamente Charlie e Constance. «Dovete sapere che Harry e uno scalatore. Scala le montagne in maniera quasi ossessiva.» Charlie annui. «A volte ho l’impressione che stia sempre scalando una montagna anche se ha i piedi per terra. Non vorrei mai trovarmi sulla sua strada, non esiterebbe a togliermi di mezzo, e se dovessi finire a terra, pazienza.»
«Anche Gary?»
Beth scosse la testa. «Lei non capisce, Gary era gia arrivato in vetta e lo spronava, lo incoraggiava. Era il modello da imitare, la meta da raggiungere. Probabilmente nessuno lo ammirava piu di Harry.»
«Povero Gary» mormoro Constance quando Beth ripiombo nel silenzio. «A nessuno importava di lui come persona?»
Beth arrossi e abbasso la testa, osservando il mulinello che il movimento del cucchiaino formava nella tazza di caffe. «A Maddie si, naturalmente, e molto tempo fa anche a me. A Jake importava di lui.»
Il vortice nella tazza si allargo sempre di piu finche il caffe raggiunse il bordo e si verso fuori. Beth stava ripensando al funerale di Gary. Erano ritornati tutti a casa di Maddie e l’avevano trovata piena di gente, di curiosi, di amici, di estranei, alcuni puramente interessati, altri sinceri, alcuni stretti in capannelli, uniti dai bisbigli, altri che volevano toccare, dare pacche sulle spalle, consolare, partecipare al dolore. Beth era scappata di corsa al piano di sopra, nel piccolo ufficio di Maddie, e si era voltata con le spalle alla stanza, la testa china, le mani premute contro la porta come se i convenuti potessero seguirla e riuscire a entrare.
Si era sentita toccare sulla spalla e si era irrigidita, si era voltata di scatto ritrovandosi tra le braccia di Jake Kluge. Jake l’aveva abbracciata, le aveva accarezzato i capelli come una bambina, e Beth si era sentita oppressa dal senso di colpa, dalla consapevolezza di non sentirsi in lutto, di non provare sofferenza ne alcun coinvolgimento. Si sentiva in colpa per essere viva mentre Gary era morto, e forse era persino felice che lo fosse. Si sentiva in colpa perche non sapeva cosa avrebbe dovuto provare e si sentiva svuotata di ogni sentimento, come gli ospiti al piano di sotto, fredda come il ghiaccio. Jake le aveva mormorato parole senza senso e lei aveva pianto, non per Gary ma per se stessa e quel disastro che era la sua vita. Il senso di colpa era aumentato, raddoppiato; tanto che dovette allontanare bruscamente Jake non riuscendo piu a sopportarne la vicinanza. Jake indossava gli occhiali e le lenti erano cosi spesse da distorcere i suoi occhi chiari, ma non riuscivano a nasconderne il rossore. Il dolore assolutamente autentico di Jake l’aveva fatta sentire ancora piu in colpa.
Beth era corsa fuori e aveva vagato in auto per ore. Quando poi Jake l’aveva chiamata e lasciato un messaggio nella segreteria telefonica, lei l’aveva spenta. Beth sapeva che Jake voleva condividere il suo dolore, alleviare la reciproca sofferenza, ma lei non ne provava, se non per la ragazza che era stata tanto tempo prima.
Smise di fissare il caffe versato nel piattino e sulla tovaglia, sollevo lo sguardo e poso il cucchiaino. «Si staranno chiedendo dove sono finita» disse pacatamente. «E meglio che rientriamo.»
Mentre tornavano a Smart House, Charlie chiese a Beth di mostrargli il punto in cui si era fermata ad aspettare davanti al massiccio cancello di bronzo che ora invece era aperto. Charlie continuo a guidare e aspetto che Beth ripercorresse mentalmente i gesti compiuti il giorno del suo arrivo. Charlie cerco le telecamere proprio come aveva fatto Beth la prima volta, e con lo stesso risultato. Erano nascoste troppo bene. Arrivati a Smart House suono il campanello del portone e si udirono le quattro note della Bellringer Company. Qualche secondo dopo, la porta decorata dell’ingresso principale si apri e una donna di mezz’eta si scosto per lasciarli entrare.
«I signori sono Mr Meiklejohn e Mrs Leidl» disse Beth. «Lei e Mrs Ramos.»
Era una bella signora dalla stazza robusta, aveva capelli ingrigiti dal tempo che teneva raccolti in uno chignon, non era truccata, non indossava gioielli e nemmeno un orologio. Charlie si ricordo che, la sera in cui erano morti i due uomini, la donna e il marito avevano effettuato un’interurbana durata dalle undici e qualche minuto fino quasi alle undici e mezzo. Mrs Ramos, infatti, era da poco diventata nonna. La donna inclino leggermente la testa. «Vi mostro la vostra camera. Avete dei bagagli? Se volete lasciarci le chiavi della macchina provvederemo a scaricare i bagagli e a parcheggiarla nell’autorimessa. Mr Sweetwater ha chiesto di avvisarlo del vostro arrivo.» Aveva un timbro di voce molto gradevole, persino musicale, e non c’era traccia di alcun accento.
«Se vedro Milton lo avvisero io» disse Beth. «A dopo.» Li saluto con la mano, giro loro intorno e attraverso il grande ingresso.
«Desiderate prendere l’ascensore per salire?» domando Mrs Ramos.
«Certo che si» rispose Charlie, e la donna li condusse nell’ampio corridoio con la grande vetrata che si affacciava sull’atrio. Charlie emise un fischio.
«Possiamo passare da qui» disse Mrs Ramos. «Lo fanno quasi tutti, e la strada piu corta per andare da un capo all’altro della casa.»
Osservarono il giardino, la piscina, la sistemazione delle sedie, dei tavoli, del bar, il modo in cui l’ambiente era stato costruito per assomigliare a una collina rocciosa coperta da un’intricata giungla verde. L’aria era opprimente.
«Lei sa perche siamo qui?» le domando Charlie fermandosi per studiare il muro di roccia da cui scendeva l’acqua che si riversava in piscina.
«Me l’hanno spiegato.»
«Mi sembra di essere nel palazzo di un pascia» fu il commento di Charlie, e riprese a camminare. «Sara qui per il fine settimana? Potremmo avere bisogno di parlare con lei e suo marito.»
«Naturalmente» rispose. «Viviamo in un cottage all’interno della proprieta. Puo venire quando vuole.»
Charlie penso che si trattasse della tipica governante imperturbabile e impeccabile, e si chiese cosa nascondesse dietro quel volto sereno, quegli occhi neri e prudenti. Dopo aver attraversato l’atrio la donna si fermo nuovamente.
«Ecco l’ascensore» disse.
L’ascensore si trovava in fondo al corridoio e da li si dipartiva un corridoio piu piccolo, percorrendo il quale ci si allontanava dalla piscina. L’ascensore era al piano con le porte aperte e vi salirono. Sulla parete accanto alle porte il pannello di controllo era costituito da un pentagramma con note e pulsanti a filo del muro. Strisce di metallo dorato dividevano le pareti in sezioni irregolari, ognuna di un colore pastello differente che andava dall’azzurro al verde e al giallo. Per terra c’era una moquette di borgogna eccessivamente folta. Il soffitto color avorio era luminescente e costituiva la fonte di luce principale. Charlie aveva letto sui verbali che la cabina era lunga tre metri, larga uno e mezzo e alta due e mezzo.
«Dov’e l’aspirapolvere automatico?» domando a Mrs Ramos.
«Nel pannello centrale della parete di fondo» rispose indicandolo con il mento. «A questo piano non posso mostrarglielo. Funziona soltanto quando l’ascensore e nel seminterrato. Questi sono gli indicatori di piano» spiego loro, e premette una delle note. «La prima nota fa chiudere le porte.» Le porte si chiusero silenziosamente. «Quella successiva serve per farle aprire, e le note in scala corrispondono ai piani. Ora ci troviamo al pianterreno, la vostra stanza e al primo.» La donna premette un’altra nota. Non si percepiva alcun movimento e sembrava che la cabina fosse immobile. «Quando il computer e in funzione non e necessario premere alcun tasto, si dice semplicemente dove si vuole andare. E tutto automatico.»
Li condusse lungo il corridoio del primo piano avanzando tra la vetrata e le porte delle stanze; tra le porte delle stanze si aprivano ampie porzioni di muro su cui erano appesi quadri di valore, ognuno illuminato da una lampada posta al di sopra della cornice. Passarono davanti a parecchie porte chiuse prima che la donna si fermasse e ne aprisse una. Mrs Ramos non entro, ma tenne loro aperta la porta. «Spero che starete comodi. Se avete bisogno di qualcosa potete chiamare la cucina digitando il numero sei sul telefono. Mi assicurero che Mr Sweetwater venga messo al corrente del vostro arrivo.»
Durante il percorso e per tutto il tempo delle spiegazioni Constance era rimasta in silenzio e vigile. «Lavorava per Gary Elringer?» chiese d’un tratto a Mrs Ramos.
«No. Lavoro per la societa. Mr Elringer stava qui solo in alcuni periodi. Mi occupo della casa per la societa.»
«E le piace, Mrs Ramos? Mi riferisco a Smart House, al computer che controlla ogni cosa.»
Per un istante il volto amabile e ben allenato della governante lascio il posto a un’espressione dura e severa. Ma se Constance non avesse osservato attentamente il viso della donna non se ne sarebbe accorta, tanto quel cambiamento fu impercettibile.
«Il computer e spento, non comanda piu nulla.» Per dovere professionale diede uno sguardo alla stanza in modo da assicurarsi che fosse tutto a posto, si volto e se ne ando.
Mentre Constance apriva le tende, Charlie esamino la serratura della porta e la targhetta numerata all’esterno, cercando d’immaginare come quel marchingegno funzionasse quando il computer era operativo. Decise che non sarebbe mai riuscito a capirlo, cosi accosto la porta e cerco un modo a lui piu familiare per chiuderla a chiave. Non trovo niente.
«Questa non e una casa!» esclamo Constance davanti alla vetrata. La finestra si affacciava sulla distesa grigia e bellissima dell’oceano coperto di foschia. La stanza era decorata con sfumature di colore che andavano dal violetto al lavanda e al blu scuro, e aveva qua e la oggetti
C’erano due letti gemelli, una scrivania con computer, un televisore, dei cassettoni, un grande armadio a muro e una sala da bagno equipaggiata in modo stravagante. Sembrava proprio di essere in un costoso albergo, ne convenne Charlie dopo aver ispezionato la stanza, tranne che non c’era modo di chiudere a chiave la porta. Charlie pero sapeva che sarebbe ricorso al vecchio trucco della sedia sotto la maniglia.
Uscendo dalla stanza trovarono Beth in corridoio. «Vi accompagno in soggiorno» disse. «Milton vi sta aspettando insieme a Bruce e a un paio di altre persone.» Si avvio lungo il corridoio con
