tratti di fumo di sigaretta o di pipa. Noi inseriamo una macroistruzione condizionata per la quale, se il rilevatore di fumo si attiva a un livello minimo di pericolosita, allora vengono compiute determinate operazioni. Per esempio il condizionatore d’aria viene riprogrammato per aspirare il fumo e cambiare l’aria piu spesso, o altre cose simili. Questa e una funzione permessa da una macroistruzione, si tratta di una serie di comandi contenuti in un file permanente che viene attivato da un segnale, in questo caso il rilevatore di fumo. Naturalmente il fumo di un vero incendio mette in moto ben altre procedure: scattano l’allarme, l’impianto antincendio e tutto quello che serve in circostanze come questa. Ogni serie di comandi puo essere attivata da un tasto, da una combinazione di tasti o da qualunque segnale sia stato programmato. E questo cio che il computer portatile puo fare, inviare segnali.»
Constance annui con un’aria assorta. «Capisco. Quindi, proprio come ha suggerito Bruce, il computerino potrebbe essere stato usato per cancellare la presenza di qualche giocatore?»
Il ragazzo sollevo per un istante le spalle magre. «Certo, e questo il punto. Gary potrebbe aver programmato questa funzione o tante altre. Non so se l’abbia fatto, ma avrebbe potuto.»
«Grazie per averci fatto da guida» disse Charlie prendendo sottobraccio Constance. «Andiamo al piano di sopra. Ci vediamo dopo.»
Alexander si allontano in un attimo. Charlie e Constance salirono le scale e, arrivati’in cima, Constance disse: «Charlie, l’avvelenamento da anidride carbonica e diverso dall’anossia, e tu lo sai.»
Charlie sorrise. «Pensavo che avrei dovuto spiegarlo io a te.»
«Ma perche hai dato seguito alla cosa quando eravamo nella cella frigorifera?»
Charlie appoggio un dito sulla bocca. «Voglio che parlino tutti il piu liberamente possibile. Se al nostro assassino occorrevano informazioni interne, chi meglio di Alexander avrebbe potuto fornirgliele? Mio Dio, in quella testa deve avere dei chip al posto del cervello. Guarda, e arrivato qualcuno, anzi, piu di uno.»
Charlie stava guardando l’atrio dall’alto della vetrata. Constance lo raggiunse e vide Milton con tre persone che non conoscevano, due uomini e una donna. La donna era molto bella.
«Diamo un’occhiata veloce alla camera di Gary e al tetto dell’edificio, poi andiamo a conoscere i nuovi arrivati.»
La camera di Gary fu una delusione. Senza i suoi oggetti personali sembrava un’altra lussuosa suite d’albergo composta da due stanze: un piccolo ufficio con due computer e la camera da letto. C’era poi un gabinetto separato e una sala da bagno grande il doppio di quella della stanza di Charlie e Constance. Charlie si guardo intorno con un’aria insoddisfatta. «Ci ritorneremo. Ora andiamo sul tetto.»
Anche quello fu una delusione. La nebbia era diventata cosi fitta da inghiottire interamente il mare, e anche la terra era poco visibile. La cupola era di vetro, la pavimentazione in plastica ma Charlie si accorse che era costituita da pannelli solari. Una piccola costruzione di legno di sequoia alloggiava l’ascensore e un gran numero di sedie pieghevoli e tavolini da giardino. L’aria era talmente fredda e umida, lassu, che non indugiarono a lungo.
Ripresero l’ascensore per il pianterreno ed entrarono nell’atrio dove un piccolo gruppo di persone si era radunato al bar per bere qualcosa. L’odore di cloro, delle gardenie e dei fiori d’arancio rendeva l’ambiente troppo soffocante per Constance. Mentre si avvicinavano al bar si accorse di odiare quella casa. Per quanto bella, moderna, confortevole e comoda, era anche inumana nelle proporzioni, nella scelta dell’arredamento e dei colori, nella presenza di occhi nascosti che potevano spiarti ovunque.
«Constance, Charlie» li saluto Milton Sweetwater. «Vi presento Laura e Harry Westerman e Jake Kluge. Ora avete conosciuto tutti.»
Accadeva spesso che gli uomini d’affari verso la cinquantina si assomigliassero in alcuni particolari, per la leggera pancetta che avevano messo su, per l’incipiente calvizie o cose simili. Su questo rifletteva mestamente Charlie mentre si davano la mano e si scambiavano reciprocamente brevi occhiate indagatrici. Davanti a se pero aveva due esemplari di uomini d’affari in perfetta forma. Jake Kluge era alto e possente, aveva capelli castani e lisci piuttosto lunghi e flosci. Dietro alle lenti a contatto trasparivano occhi azzurro chiaro. Milton aveva detto loro che Harry Westerman era uno scalatore, e in effetti ne aveva tutto l’aspetto. Possedeva un corpo sodo, nerboruto e una muscolatura tonica, sotto la pelle non aveva nemmeno un filo di grasso. Gli occhi scuri e penetranti in quel momento sembravano irrequieti e impazienti. Laura Westerman era uno schianto. Trattenne la mano di Charlie una frazione di secondo piu del dovuto, e la cosa non sfuggi a nessuno dei due. Per anni a New York Charlie aveva visto quel genere di donna camminare in strada con scatole per cappelli, borsette per il trucco, correre per incontrare il tal fotografo o arrivare in tempo alla sfilata di moda negandosi qualunque caloria in eccesso rispetto alla quantita accuratamente stabilita dal proprio nutrizionista. Aveva visto anche i mariti di queste donne, accecati dalla gelosia o cosi presi dai loro interminabili impegni da non accorgersi che le mogli si concedevano a ogni uomo che incontravano.
«La casa non le fa paura, spero» disse Jake a Constance. «All’ultima riunione abbiamo deciso di non attivare nessuna funzione durante questo fine settimana, tranne quelle piu semplici a noi piu famigliari. Non c’e niente di cui preoccuparsi, il rischio ormai e pari a quello di qualunque ascensore di Manhattan.»
«In un certo senso e un vero peccato» intervenne Charlie prima che Constance rassicurasse Jake riguardo ai suoi timori. «Mi sarebbe piaciuto vedere tutta la baracca in funzione.»
Harry Westerman si volto di scatto e ando dietro al bancone del bar. «Stavamo bevendo un Martini, voi cosa desiderate?»
«Ottima idea» disse Charlie dopo che Constance ebbe risposto al suo sguardo annuendo. «E per le luci?» domando indicando con un ampio gesto l’atrio e il giardino. «E stato programmato un timer o bisogna fare il giro per accenderle e spegnerle una per una?»
«C’e un quadro di comando generale» rispose Milton lanciando sguardi imbarazzati a Harry, intento a preparare i cocktail. «Oppure si possono spegnere singolarmente.»
Harry verso nei bicchieri gli altri due aperitivi e li poso sul bancone. «Di solito sono controllate da Smart House» disse. «Come tutto il resto.» Charlie porse il bicchiere a Constance e comincio a sorseggiare il suo Martini. «Cosa pensa di riuscire a scoprire esattamente in un fine settimana, Mr Meiklejohn?» gli domando Harry energicamente, come tutto cio che faceva. «La polizia ci ha tenuto qui per giorni, e continua comunque a tornare per le indagini. Ho votato contro un suo coinvolgimento, volevo informarla di questo.»
«So gia alcune cose di cui la polizia non e stata informata» rispose tranquillamente Charlie. «So del gioco e dei computer portatili che potevano intervenire sul sistema operativo principale. E ora so che la decisione di aprire un’altra indagine non e stata unanime. Direi che ho fatto dei progressi.»
Harry si rabbuio e il suo sguardo si fece piu penetrante. Laura rise sommessamente. «Harry pero si e convinto» intervenne la donna. «Quando ne abbiamo discusso alla fine si e detto d’accordo con tutti gli altri.»
Harry le fece segno di tacere e Charlie noto che, nonostante Laura fingesse di ignorarlo, in realta era incredibilmente attenta a ogni gesto e a ogni espressione del marito.
«Di che computer portatile sta parlando?» domando Harry.
Charlie guardo Harry e poi Jake che rispose scuotendo la testa. «Gary non lo ha fatto vedere a nessuno di voi due?» Poi, rivolto a Laura: «Nemmeno a lei?»
Questa volta Laura fece una risatina nervosa, raggiunse il marito dietro al bancone e comincio a esaminare attentamente le bottiglie. «Puo aggiungere ancora un particolare al conto delle cose che sa e che non abbiamo raccontato alla polizia. Gary amava i segreti piu di qualsiasi altra cosa. Le assicuro che se avesse avuto un giocattolino come quello lo avrebbe conservato gelosamente, quantomeno finche non fosse stato pronto per la grande dimostrazione di lunedi. Non e cosi, tesoro?» disse rivolta a Harry con un tono beffardo.
«Tutto quello che so e che non me ne ha parlato.»
«Mi venisse un colpo» mormoro Jake Kluge. «Ma e ovvio che doveva avere una cosa del genere, piu di una. Dove sono? Lei li ha visti? Ce li ha Alexander?»
Charlie scosse la testa. «Temo di no. Alexander dice di non essere riuscito a trovarli. Perche ha detto che e ovvio?»
«Avremmo dovuto immaginarlo» rispose Jake. «E ovvio che ci debba essere un comando manuale. Un altro asso nella manica di Gary. Devono essere da qualche parte. Alexander li ha cercati?»
«Ha detto che non e riuscito a trovarli. Perche sono importanti, Mr Kluge?»
Jake trasali poi sorrise. «La prego, Jake. Posso chiamarvi Charlie e Constance?» domando. «Lo vede, Charlie, e gia riuscito a spiegarci qualcosa. C’erano alcune funzioni svolte da questa dannata casa che non siamo stati in grado di immaginare, e questo spiega perche. Se Gary poteva sovrapporre un comando manuale al sistema principale, avrebbe avuto la possibilita di farlo funzionare secondo determinate caratteristiche. Harry, andiamo a cercare Alexander. Grazie, Charlie.»
Harry usci da dietro al bar e si allontanarono insieme.
«Solo una cosa prima che andiate via» li fermo Charlie. «Mi sembra di capire che nessuno di voi due fosse molto entusiasta di chiarire una volta per tutte questa brutta situazione. Perche avete cambiato idea?»
Jake si strinse nelle spalle. «Io non ho mai detto di essere contrario.»
«Ma lo era?»
Per un istante guardo Charlie con curiosita, poi annui. «Penso che ognuno di noi desideri solo lasciarsi tutto questo alle spalle e riprendere l’attivita aziendale. Come ha detto Harry, crediamo poco nell’apporto di una nuova investigazione.»
«E stata la casa?» domando Charlie quasi in un bisbiglio.
«Cristo santo!» sbotto Harry. Riprese a camminare ma Jake lo afferro per un braccio.
«Aspetta un attimo» gli disse Jake. «Lo abbiamo assunto. La societa lo ha assunto per fare domande e noi abbiamo accettato di rispondere.» Quindi lascio la presa e volse lo sguardo verso Charlie, «No, Charlie, non nel modo che insinua con la sua domanda. La casa non poteva intenzionalmente uccidere nessuno.»
«Non ho parlato di intenzioni» borbotto Charlie. «Ma Jake, Harry, se non e stata la casa allora e stata una persona. Volete lasciarvi alle spalle anche questo? Volete lasciar perdere tutto anche nel caso in cui arrivassimo a stabilire che e stata una persona a uccidere due uomini?»
Harry lancio un’occhiata rabbiosa a Milton Sweetwater, come se la responsabilita di avergli fatto cambiare idea fosse tutta dell’avvocato. «La Bellringer potrebbe andare a picco» rispose bruscamente Harry. «Non mi interessa un accidente chi sia stato. Voglio solo risolvere la faccenda una volta per tutte, cosi potremo tornare a occuparci della societa. La soddisfa questo?»
Charlie annui. «Assolutamente si. Jake?»
«E vero, lei non ha parlato di intenzioni, ma nemmeno di morti accidentali. Questa e la terza ipotesi.»
«Lo terro a mente» rispose Charlie in maniera conciliante. «E se scoprissimo che e stata una persona? Che effetto avra sulle aspettative della societa?»
Jake scosse la testa. «Non lo so. Nessuno di noi lo sa. Forse in un modo o nell’altro andremo tutti in rovina… comunque ci andremo di sicuro se non chiariamo questa storia. Collaboreremo, Charlie. E questa la vera domanda che le sta a cuore?»
«In parte, in parte. Ci vediamo dopo.» Si rivolse a Constance e disse: «Andiamo a disfare le valigie e a lavarci le mani.»
Milton li informo che la cena sarebbe stata pronta alle sette. Laura osservo Charlie prendere per mano Constance, e con l’accenno di un sorriso agito le dita verso di lui per salutarlo.
Salendo le scale Constance comincio a ridere sommessamente, Charlie emise una specie di brontolio. «Non ci troverai niente di divertente quando me la carichero in spalla e partiro per il Messico.»
«No, tesoro» gli rispose Constance.
Ritornati in camera, Constance disfece le valigie mentre Charlie esaminava il contenuto della busta che gli aveva consegnato Milton. Studio a lungo le piantine della casa, che trovo disegnate stupendamente. Lo statuto della societa lo intimoriva, e le relazioni del medico legale erano troppo agghiaccianti per essere esaminate prima di cena. Di fronte alla lista dei giocattoli indicati come armi del delitto increspo le labbra, piego il foglio e lo mise in tasca. Sollevo lo sguardo dai fogli sparsi sulla scrivania e vide Constance davanti alla finestra, intenta a osservare la nebbia fitta che saliva e calava, svelava, nascondeva, indispettiva. Le si avvicino e le cinse la vita.
«Che cosa ne pensi?» gli domando Constance.
«Sono come passeggeri di una nave che un capitano folle ha gettato in mezzo alla tempesta. Tutti loro avrebbero desiderato che Gary finisse a mare. Milton vuole che la societa sia stabile come l’IBM o la Ma Bell, non ama il disordine. Jake e in lizza per la scalata al potere, ai soldi, al prestigio e a tutto quello che oggigiorno significa essere il grande capo di un’azienda. Dietro quella facciata da Monte Rushmore, Harry potrebbe nascondere un’invidia patologica. Bruce invece e pazzo, anche lui affetto da invidia ma per altre ragioni, si sente in debito con la vita. Beth voleva affrancarsi dalla schiavitu psicologica che Gary alimentava in lei. Per quanto riguarda Laura vedremo in seguito, ma non ho il minimo dubbio che anche lei avesse un motivo per eliminare Gary.» Charlie le premette le spalle. «Come sto andando?»
